PERSONA – In the space and in the time by FUKUSHI ITO

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi | Posted on 24-06-2017

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“Persona”. In the space e in the time è una mostra personale dal carattere retrospettivo di Fukushi Ito, curata da Roberto Mastroianni, promossa dall’Associazione MetaMorfosi e ospitata dal M.A.G.- MetaMorfosi Art Gallery di Amalfi nei prestigiosi spazi degli Antichi Arsenali della Repubblica Amalfitana (9 giugno-12 luglio 2017), attraverso la quale  presenta al pubblico una dimensione antropologica, non esplicitamente tematizzata ma da sempre presente, nel lavoro dell’artista giapponese.

Fukushi Ito è un’artista giapponese che da più di trent’anni vive e lavora tra l’Italia e il Giappone, sviluppando la propria ricerca e la propria poetica all’incrocio tra spazi e tempi diversi (due patrie, diversi linguaggi, diversi contesti simbolici e materiali), accettando la sfida della contemporaneità, cercando di rendere le contraddizioni del presente attraverso i codici e le innovazioni specifiche della sperimentazione artistica in un contesto globalizzato. Da molti anni l’artista si dedica a indagare artisticamente il rapporto tra spazialità, temporalità, luce, ombra, forma, energia, materia e condizione esistenziale dell’uomo, attraverso cicli di opere che portano tutte lo stesso titolo, “In the space, in the time”, attraverso le quali si dedica a una personale esplorazione dell’universo: alla ricerca delle condizioni di possibilità della presenza delle cose nello spazio e nel tempo e dello statuto esistenziale dell’essere umano. Come abbiamo avuto la possibilità di affermare in altre occasioni[1], “spazio” e “tempo” sono, per Ito, dimensioni dell’identità ontologica ed esistenziale e si relazionano alla memoria singolare e collettiva, permettendo di assumere, preservare e rielaborare l’eredità del proprio universo valoriale e culturale. La stessa formazione artistica di Fukushi ne è un esempio. Parte dalla pittura tradizionale giapponese, che fa della washi (la carta di fibre vegetali fatta a mano) e dei pigmenti naturali supporti materici utili ad accogliere un gesto capace di portare a rappresentarzione le cose nella loro essenzialità simbolica con tratti semplici e raffinati, facendo propria la lezione delle scuole tradizionali di pittura giapponese: in primis la “Scuola di Rimpa”, con la sua attenzione alla sinergia tra decorazione e pittura e al valore simbolico del materiale e quella di Katsushika Hokusai, caratterizzata da un modo leggero e potente di rappresentare le figure nello spazio, dando vita ad un immaginario concretamente pittorico del “mondo fluttuante”. Dall’arte tradizionale giapponese Fukushi si distanzia però quasi subito dopo l’arrivo in Italia e inizia un percorso che vede i materiali antichi accostarsi e integrarsi con quelli contemporanei: la washi e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led, al fine di dare vita a complesse installazioni che superano la dimensione visuale emergendo nella spazialità. A ben vedere il rapporto artistico tra cultura occidentale e giapponese ha molti precedenti nel Novecento, basti pensare al nipponismo implicito dell’Art Nouveau e del Liberty o al Fluxus. La specificità della ricerca artistica di Fukushi Ito è però quella di aver realizzato una particolare forma di adattamento/traduzione dello stile e delle tematiche giapponesi in codici e linguaggi estremamente attuali e artisticamente contemporanei. I temi della temporalità e della spazialità, l’attenzione per la luce e i materiali si caratterizzano, inoltre, nella poetica di Ito per una costante riflessione antropologica, sempre implicita ma essenziale, che emerge esplicitamente in tutta la propria potenza in opere come quelle in mostra, in cui l’umano assume la funzione di “figura esemplare” di una condizione ontologica e antropologica[2]. Questo interesse per l’umano nella valenza multipla di “persona”, “personaggio”, “figura esemplare”, capace di incarnare una condizione socio-storica ed esistenziale e diventare modello di umanità per le generazioni future, portando a rappresentazione la potenza iconica dell’incontro tra tradizione e innovazione, è a ben vedere presente sin dagli esordi della carriera dell’artista. Nel 1984, ad esempio, Fukushi diede vita, insieme ad altri artisti giapponesi che operavano in Italia e Giappone, al “Group Sou” che nel 1987 realizzò un’installazione collettiva per la sezione “Group Art Work” di un’esposizione internazionale organizzata in sinergia con Manifesta 8. L’opera collettiva dal titolo “Progetto Persona” si presentava come un’installazione ambientale di prismi triangolari di diversi colori, che riprendevano la forma dell’ideogramma giapponese che indica il concetto di “persona” (人). Fu questa un’opera giovanile dal chiaro riferimento antropologico che utilizzava già i codici espressivi, che poi sarebbero diventati tipici della sua poetica, e che nelle parole di Pierre Restany si presentava come altamente sistematica, simbolica e universale[3]. Negli anni successivi, Ito dedicò la maggioranza delle sue forze creative a indagare il nesso spazialità e temporalità, attraverso opere di carattere installativo e fotografico, non abbandonando però mai definitivamente l’interesse per l’umano e la propria esemplarità, che si materializzava nella realizzazione di opere dedicate a personaggi per lei fondamentali per motivi biografici o socio-storici o artistici. Queste “figure esemplari”, con cui Fukushi ha imbastito un dialogo in questi decenni, sono sempre rappresentativi di una specificità socio-storica, sono sempre grandi creatori e innovatori capaci di assumere e superare la tradizione di cui sono portatori, diventando metafora essenziale di una certa epoca e di una certa condizione sociale, materiale e di discorsi determinati sul mondo e le sue trasformazioni: siano essi personaggi storici (ex. Macchiavelli) o artisti o intellettuali contemporanei (ex. Gillo Dorfles, Lucio Fontana, Bruno Munari…). Tutti quanti sono emblemi di alcune specificità culturali e sono stati importanti per la formazione artistica e biografica dell’artista e, nello stesso tempo, hanno segnato l’orizzonte culturale e sociale di riferimento di questa nostra epoca globalizzata. Vi è in questa operazione artistica, che ha prodotto e produce installazioni di materiali e linguaggi compositi, la consapevolezza che non sia solo il mondo a prendere forma ed emergere dall’apertura dello spazio-tempo, ma che siano soprattutto le personalità individuali ad essere capaci di dare forma a se stesse e al proprio mondo, incarnando elementi di innovazione, rottura e conservazione della memoria e della tradizione culturale, sociale, artistica e intellettuale. I personaggi con cui Ito si è confrontata negli anni sono molti, tra gli altri: il grande samurai dell’epoca Edo, Miyamoto Musashi; Korin Ogata, pittore della scuola Rimpa; il pittore di Ukiyoe, Katsushika Hokusai; il romanziere Jun’ichirō Tanizaki; Yukio Mishima; Paolo Uccello; Piero della Francesca; Leonardo da vinci, Niccolò Macchiavelli, Lucio Fontana; Bruno Munari; Oriana Fallaci; Gillo Dorfles… Tutti personaggi che si presentano come “esemplari” ed “emblematici” e in qualche modo “eccezionali” nella propria storicità, biografia e produzione, ponendosi come punti di riferimento per una tradizione, che da loro prende il via o che in loro trova elevata espressione e compimento.  Il carattere iconico delle opere viene ottenuto sovrapponendo immagini foto realistiche di paesaggi, dei personaggi stessi, riproduzioni dei loro scritti e delle loro opere dando vita ad un “paesaggio virtuale” che produce una “realtà dilatata”, anche grazie ad immagini digitali estratte dal mondo del web e della comunicazione televisiva. La saturazione e la sovrapposizione delle immagini e la loro proiezione nell’ambiente espositivo, grazie all’uso della luce montata all’interno delle installazioni a forma di poliedro, restituisce la sensazione immersiva di una contemporaneità popolata di immagini e figure che circondano la nostra esistenza e formano il tessuto connettivo del mondo globalizzato. A queste opere dal valore iconografico fanno da contraltare le installazioni scultoree che articolando spigoli, sfere e figure geometriche cercano di restituire in modo astratto l’essenza dei personaggi così come essi sono percepiti e rappresentati nell’immaginario artistico ed emotivo di Ito.



[1] Cfr. R. Mastroianni, In the Space and In the Time, Altralinea edizioni, Firenze 2013

[2] Cfr. Ibidem

[3] Cfr. P. Restany, Group Sou- Progetto Persona- Esposizione Sou, Galleria Kodama, 1987 e S. Takahashi (a cura di), Le mostre di Fukushi Ito-Nello spazio e nel tempo, Museo d’arte della prefettura di Aichi, 1999

Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo (di Fulvia Palacino).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me... | Posted on 23-11-2013

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Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo. Esposte a Palazzo Ducale 78 opere piene di suggestioni, evocazioni e guerre.

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Appartenere a due mondi così diversi, a Fukushi Ito non ha mai provocato crisi d’identità. È nata a Nagoya nel 1952, ma si sente un ibrido armonico: «L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra Italia e Giappone, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità un amalgama adeguato», dice l’artista. «E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa». Sono ormai 30 anni che Ito lavora lungo un filo rosso a cavallo tra le due nazioni, ed espone in tutto il mondo. Ora, è la volta di Genova: mentre vi è ancora allestita la rassegna Edward Munch, Palazzo Ducale ospita la mostra Fukushi Ito. Luce, spazio, tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1980-2013): 78 opere che indagano la fenomenologia del visibile e dell’invisibile.

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Genova, Palazzo Ducale, fino al 30 novembre 2013 ospita la mostra di Fukushi Ito.

La luce. Curata dal filosofo e critico Roberto Mastroianni, la mostra è un percorso attraverso installazioni, foto, trasparenze, videoproiezioni e led, e racconta l’incredibile sintesi tra le due culture raggiunta dalla ricerca di Ito: il risultato non è un semplice “sommatoria” tra Oriente e Occidente. È piuttosto un insieme olistico, un’unità-totalità non esprimibile soltanto con il raggruppamento delle parti che lo costituiscono. Tra luce, spazio e tempo, Ito individua ciò che permette alle cose di essere visibili: ci sono anche il buio, la forma e i colori. Ma non si ferma qui. Va oltre. Scova le dinamiche nascoste della natura e, con tecniche che rielaborano anche la tradizione giapponese, le rende visibili attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato.

Dove e quando. Genova, Palazzo Ducale (piazza Giacomo Matteotti 9), dal 5 al 30 novembre 2013.

“Vecchioenuovo”. Ito, certo, parte da lontano: la tradizione millenaria del Giappone. Tuttavia, le piace sperimentare, e accosta materiali antichi a quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. Cinque sezioni tutte da esplorare.

Nel vivo. Alle grandiose “installazioni di luce” come In the space, in the time 0203, una scritta al neon colorata del 2002, nella sezione Trasparenza Ito affianca lavori in cui le immagini di personalità da lei scelte sono sovrapposte a elementi legati a quel personaggio, come paesaggi urbani, scritti e opere: le immagini sono estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali; poi vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce.ito-3-412x620

Trasparenza. Qui ci sono 60 quadri di piccole dimensioni, tutti trasparenti, che documentano le guerre nel mondo del passato e del presente. Sempre riflettendo sulla luce, le opere sono realizzate con il sistema computerdrawing; e la stessa tecnica la usa per Ri-creare, che è il titolo della terza sezione. A proposito, a Genova c’è il pezzo forte: In the space, in the time. Virtual landscape Compo 89, del 2007. È composta da tre elementi, la Forza della natura, rappresentata da un iceberg che si scioglie; la Forza dell’uomo, rappresentata da Oriana Fallaci, uno dei personaggi che hanno maggiormente inciso sulla crescita dell’artista e, a suo dire, dell’umanità; e la Forza sociale, sarebbe a dire le guerre.

Fukushi Ito, poliedro a 62 facce, una delle opere esposte a Palazzo Ducale di Genova nella sezione “Trasparenza”.

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Fukushi Ito, “MP Leonardo da Vinci”, 2009.

Mio. Ecco l’elemento antropologico, quello che caratterizza tanto la carriera di Ito agli inizi degli anni ’80, e che lei non dimentica mai. Sei installazioni scultoree – su 26 esistenti – sono esposte per raccontare quali figure abbiano maggiormente influenzato la sua opere: tra di esse Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Musashi Miyamoto. Tutte queste opere s’intitolano MP, acronimo di Mio Personaggio, e sono state realizzate tra il 2009 e il 2010. E poi, alla fine, ancora l’uomo, e ancora il computer: nella sezione Dittico l’immagine umana si dilata, sempre con l’ausilio del computer drawing.

La citazione. «Che il mondo sia là significa che non è da nessuna parte, perché è l’apertura dello spazio tempo», dice Jean-Luc Nancy.

 

Fulvia Palacino

Vademecum

• A cura di Roberto Mostroianni.
• Allestimento di Walter Vallini.
• In collaborazione con fondazione regionale per la Cultura della regione Liguria e con il patrocinio di Consolato generale del Giappone a Milano.
• Orari: dal lunedì al venerdì 9,00-19,00; sabato e domenica 14,00-19,00.
• Ingresso gratuito.
• Info: tel. +39 010 562046 oppure www.palazzoducale.genova.it.
• La mostra è accompagnata dal volume Nello spazio e nel tempo, a cura di Roberto Mastroianni, Altra Linea editore.

Mangiare e dormire

Al Veliero (Top Level): via Al Ponte Calvi 10-r, Genova; tel. +39 010 277 0722.
Le Rune (Low Price): vico Domoculta, Genova; tel. +39 010 594951.

NH Plaza (Top Level) 4 stelle: via Martin Piaggio 11, Genova; tel. +39 010 83161.
Hotel Acquario (Low Price) 3 stelle: vico San Pancrazio 9, Genova; tel. +39 010 246 1456.

Per vedere la galleria fotografica delle opere in mostra cliccare qui 

 

FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 30-10-2013

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a cura di Roberto Mastroianni

in collaborazione con

Fondazione Regionale per la Cultura e lo spettacolo della Regione Liguria

con il patrocinio di

Consolato Generale del Giappone a Milano

PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Liguria Spazio Aperto

6-30 novembre 2013

Piazza Giacomo Matteotti 9, Genova

Inaugurazione martedì 6 novembre 2013 ore18.00

Natura e tecnologia, il pensiero scientifico e la riflessione olistica

sono la dimensione entro la quale il mio lavoro oscilla” (Fukushi Ito)

Il Palazzo Ducale di Genova dal 6 al 30 novembre 2013 presenta la mostra “FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)”, a cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni e con allestimento progettato dall’architetto Walter Vallini. L’esposizione, in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo della Regione Liguria, ha il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Cinque distinte sezioni espositive presentano la sintesi degli ultimi trent’anni di attività artistica di Fukushi Ito, che propone un percorso nato da un’esistenza fluttuante fra Oriente e Occidente e che pone il visitatore al centro di un’esperienza visiva e sensoriale densa e unica: installazioni ambientali, foto e trasparenze, videoproiezioni e led, sono tutti pensati come tappe di un viaggio che sin da subito coinvolge il pubblico attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato di un’arte che amplifica gli stimoli sensoriali, chiedendo al visitatore di dilatare il proprio universo percettivo.

L’arte di Fukushi Ito parte da lontano, da una tradizione millenaria, quella giapponese, che risolve le opposizioni fra due polarità opposte, spesso incompatibili per l’Occidente, pensando l’universo come un organismo vivente pervaso di una energia che cerca l’armonia tra forze contrastanti.

Fukushi Ito vive e lavora tra Italia e Giappone, ma per lei appartenere a due mondi così lontani per cultura e tradizioni non significa un momento di contrazione, non esprime una rinuncia a qualcosa, una impasse o a una crisi di identità; al contrario è il privilegio di poter avere due patrie, di poter raggiungere una sintesi superiore, perché come artista asiatica, e in particolare giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione: è ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrà essere.

“L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra queste due nazioni, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità una amalgama adeguata. E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa” – sottolinea Fukushi Ito – “Il fatto che gli esseri umani possano mantenersi in contatto con il mondo spostandosi attorno ad esso e l’assenza di frontiere in natura fanno sì che i problemi di una nazione si estendano a quelle circostanti, poi al mondo, e infine all’universo”

Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene per origine, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. E così Ito inizia ad accostare i materiali antichi con quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led.

Il lavoro di Fukushi Ito è dunque un infinito esercizio poetico che porta l’artista ad entrare ed uscire costantemente da due culture, per esplorare il mondo e trovare a livello artistico una sintesi che possa definire la presenza delle cose nello spazio e nel tempo.

Scrive Roberto Mastroianni nel testo in catalogo: “Ito ha compreso che non vi è “mondo” e non vi è arte, se non nello spazio e nel tempo, e che spazio e tempo possono accogliere artefatti, solo se questi sono collocati spazialmente e temporalmente in relazione alla luce, alle forme e al colore. Nello stesso tempo, ha compreso che l’arte è una modalità di espansione del nostro universo percepito e che il suo compito è rappresentare visibile l’invisibile […] Fukushi Ito si interroga, vede e percepisce le dinamiche con cui la realtà prende forma, le modalità con cui l’ambiente diventa mondo pensabile ed abitabile dall’uomo e decide di riproporle artisticamente. L’essere umano “fa” continuamente il proprio “mondo”, per questo motivo Fukushi Ito decide di “ri-fare il mondo” per raccontare l’umanità, la realtà e la stessa esperienza artistica”.

 

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

 

Le cinque sezioni in cui si sviluppa la mostra intendono restituire il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi portata avanti da Fukushi Ito; e attraverso l’uso della luce coinvolgono attivamente lo spettatore, chiamandolo a essere consapevolmente presente in spazi pensati come luoghi attivi di esperienza.

 

La prima sezione del viaggio che propone Fukushi Ito – “Installazioni” – sigla la dimensione sensoriale della mostra con la sublimazione del concetto di luce secondo Ito. “Nello spazio e nel tempo” (2010) è una grandiosa scrittura di luce al Led GRB colorata e artificiale che si trasforma in pura vibrazione, vita, energia, che si schiude nel buio e perde la propria indipendenza fondendosi con l’oggetto, e divenendo così parte di un tutto. Questa installazione di luce si connette con un’opera luminosa caratterizzata da 7 sfere astrali geometriche di varie dimensioni. Ito sovrappone le immagini di personaggi da lei scelti con paesaggi urbani, opere e scritti ricollegabili a loro: queste immagini, estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali, vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce. Ma non tutte le 62 facce delle sfere sono coperte, così da simulare l’idea del respiro.

 

La seconda sezione – “Trasparenza” – si compone di 60 quadri trasparenti di piccole dimensioni partendo da immagini del passato e del presente sulle guerre nel mondo: un lavoro di grande attenzione sulla luce, le linee geometriche, le immagini e la scrittura con opere realizzate tra il XX e il XXI secolo con il sistema computer drawing, in cui le figurazioni sono tratte dalle suggestioni contemporanee di internet, della televisione e della fotografia.

 

La terza sezione – “Ri-comporre” – è un passaggio di sintesi ricostruttiva, come la definisce Roberto Mastroianni, in cui l’artista “compie un paziente lavoro di “ri-composizione” del reale e dell’elemento simbolico-rappresentativo, attraverso il quale la realtà viene resa alla percezione dell’uomo in modo organico”. Ito mette insieme frammenti di immagini computer drawing che si ripetono all’infinito all’interno di forme geometriche asimmetriche. A Genova Ito presenta un’opera di grandi dimensioni composta da tre elementi: La Forza della natura, rappresentata dallo scioglimento di un iceberg, la Forza dell’uomo, con l’immagine di Oriana Fallaci, e la Forza sociale, o forse sarebbe meglio dire la violenza sociale visto il chiaro riferimento alle guerre, il problema maggiormente sentito dall’uomo contemporaneo.

La quarta sezione – “Assemblage” – è un chiaro riferimento alla persona. Nonostante Fukushi Ito abbia posto l’attenzione della sua poetica artistica sulla luce, il tempo e lo spazio, l’elemento antropologico che aveva caratterizzato l’inizio della sua carriera a metà degli anni ’80 non è mai stato cancellato né tanto meno dimenticato. Ventisei installazioni scultoree, sette delle quali esposte in mostra e riferite ad altrettante figure storiche o contemporanee che hanno inciso sulla crescita artistica e umana di Fukushi Ito, nonchè sulla storia culturale e sociale dell’umanità: Leonardo Da Vinci, Oriana Fallaci, Piero della Francesca, Bruno Munari, Paolo Uccello, Piero Dorazio, Musashi Miyamoto. Proprio perché queste figure hanno influito sulla formazione artistica di Ito, le opere hanno il titolo caratterizzato dall’acronimo “MU”, ovvero “Mio Universo”, seguito dal nome del personaggio. Tutte e sette le installazioni scultoree presentano sfere e figure geometriche per restituire in maniera astratta l’essenza di questi personaggi così come sono stati percepiti e vissuti come donna e come artista da Ito. Le opere di questa sezione della mostra sono state realizzate nel biennio 2009/2010.

Nella quinta e ultima sezione – “Dittico” – è nuovamente la figura umana al centro della ricerca dell’artista: qui si assiste al dilatarsi dell’immagine umana grazie, ancora una volta, alla tecnica del computer drawing e stampa su canvas e le figure umane di riferimento sono quelle che hanno caratterizzato il percorso artistico di Fukushi Ito.

La mostra è completata da una pannello espositivo con alcuni lavori riferiti al quindicennio 1983-1993.

 

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Fukushi Ito, nata a Nagoya nel 1952, ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda.

Info mostra:

t. 010 5574000 | palazzo ducale@palazzoducale.genova.it

www.palazzoducale.genova.it

orari di apertura al pubblico:

Lunedì – Venerdì 9.00 / 19.00

Sabato – Domenica 14.00 / 19.00

Ingresso gratuito

Informazioni stampa:

Studio De Angelis

t. 02 324377 | c. 345 7190941 | info@deangelispress.it