“Attraverso” di Verteramo (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi | Posted on 11-11-2014

Tag:, , , , , , ,

0

Schermata 2014-11-09 alle 16.35.14

Segnalo l’Art Movie di Verteramo, presento  a The Others 2014, e il mio testo critico che lo accompagnava.

Scrive l’artista: “Attraverso pone al proprio centro la riflessione sulla violenza che riguarda la donna.

Questo lavoro è nato dal mio dialogo intercorso con prostitute, donne aventi un vario trascorso sentimentale ed emozionale, ma molto lontano dalla mia realtà. Ho raccolto e “sentito” la loro sofferenza, la loro solitudine. Mi sono accorta di come la violenza non sia solo quella riconoscibile, cioè quella fisica, ma possa essere verbale e avere radici sottili, ancora più profonde.

Ho voluto dedicare il video a tutte le donne che ogni giorno vivono piccole violazioni, che soffrono e si raccolgono nella loro solitudine. A quelle donne che vorrebbero ogni giorno grattare il muro su cui è scritta quella storia per poter cancellare ed eliminare. A quelle donne a cui è stata tolta la possibilità di pronunciarsi.

Sono le donne che magari vediamo e incontriamo quotidianamente ma che non lasciano trapelare nulla. Sono donne che appaiono come ritratte dalle pennellate in un quadro pittorico di Cézanne, ma assorte nella loro solitudine e in buio interiore.

Quale sguardo poniamo e pone la società sul tema della violenza? Dove risiede realmente la radice di questa permissione?”

 

direzione Verteramo,
riprese Renato Semolini

Testo Roberto Mastroianni

“Attraverso” di Roberta Verteramo è un art-movie di 5 minuti supportato dalla fondazione svizzera “Orienta-Art”, che si presenta come restituzione video di una performance realizzata nell’estate 2014 a Torino dalla poliedrica artista torinese. L’opera, ospitata dalla Riccardo Costantini Art Gallery negli spazi di “the Others 2014”, pone al proprio centro la riflessione sulla violenza di genere, creando un’atmosfera sospesa e anti-narrativa, che in modo allusivo e metaforico mette in scena la relazione tra il regime dello sguardo e quello dell’espressione corporeo-sensoriale. Il corpo della performer è infatti impegnato nel manifestare una presenza che, nell’azione e nel movimento, dà vita ad una serie di figurazioni conchiuse in dinamica relazione tra di loro. All’azione performativa spetta pertanto il compito di dare forma allo spazio e ad un’atmosfera di contraddittorie sensazioni di tensione, pacificazione e stabilità, che alternano disagio e quiete emotiva in una serie di immagini emblematiche della femminilità in rapporto alla realtà e alle sue costrizioni. Lo sguardo diventa quindi dispositivo semiotico capace di ritagliare e aprire varchi nel tessuto del reale, attraverso cui la figurazione performativa assume senso e significato, producendo degli squarci, capaci di portare in superfice le contraddizioni di una presenza umana, in qualche modo iconizzata e messa in cornice.  I varchi nella superfice testuale, prodotti dalle inquadrature e dagli oggetti, che fungono da cornice o da strappi nel tessuto visuale, spingono lo sguardo e l’attenzione dello spettatore ad “attraversare” la superficie del testo visuale che diventa in questo modo metafora della quotidianità e delle retoriche di verità e felicità obbligata.  Vi è in quest’opera della Verteramo la consapevolezza che lo sguardo è sempre di per sé oggettivante e che il “corpo-proprio”, specialmente quello femminile, subisce sempre un processo di costrizione/oggettivazione, che attribuisce forme, ruoli e valori attraverso un processo di limitazione della libera espressione del sè, in cui agiscono le mille forme di “microfisica del potere” in azione nella nostra quotidianità sociale e culturale. Vi è in questo opera una profonda consapevolezza della “scomodità” dello sguardo, che si presenta sempre come forma di violenza ed esercizio del potere, sia esso subito (in particolar modo quando esso è diretto sul corpo femminile), sia esso agito per imporre ruoli sociali o attribuzioni di senso e valore. A questa costrizione operata dalla visione, l’artista risponde con una liberazione del corpo in movimento, cosciente della “scomodità” imposta e rivendicando una forma di interazione naturale e “selvaggia”, anche se culturalmente e simbolicamente ordinata. In questo modo le scene presentano forme espressive del sé come la scrittura o movimenti in relazione allo spazio antropico, architettonico ed emotivo o agli oggetti culturali (quadri, utensili..), che si contrappongono a quell’oggettivazione che fa del corpo carne morta simile ai manichini presenti nel video. In questa prospettiva, il braccio penzolante dell’artista si presenta, ad un certo punto, come la denuncia di una violenza sottile e pervasiva, che “sempre produce retoriche di verità con cui ammantare logiche di dominio”, direbbe Michel Foucault, mentre l’unica presenza maschile in tutto il filmato, il continuo ondeggiamento della prospettiva e il sonoro ambientale ci ricordano il valore di artefatto culturale della realtà e dei ruoli vissuti ed imposti, presentandosi come elementi capaci di decostruire l’impianto retorico-discorsivo messo in campo dalla nostra realtà socio-culturale.

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere.