ULTIME STANZE (VANITAS ARTIFICIS)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane | Posted on 11-11-2014

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Irene Pittatore_ Ultime stanze (vanitas artificis)_La performance a The Others_2014 (Photo Viviana Rossi)

Segnalo il premio vinto da Irene Pittatore per la sua performance “Ultime Stanze (Vanitas Artificis)” e la sua presenza a The Others 2014.

Premio Autofocus per la Performance

promosso da VANNI occhiali con il patrocinio del GAI

a cura di Olga Gambari

The Others

Via Borsellino 3, Torino

Venerdì 7 novembre ore 21.30

“ Su un cumulo di letame si compie un inseguimento.

Un pavone pezzato (pavone arlecchino), dalla coda rada e povera di piume, è

braccato a vista da un’artista vestita di bianco. L’ostinato quanto infruttuoso

tentativo di prossimità con l’animale si traduce presto in una nuova ricerca,

un’affannosa operazione di scavo nello sterco. Il dissotterramento porta alla luce

lunghe piume variopinte, pressoché intonse, naturalmente refrattarie alla sozzura.

(…)

quel che mi accade (è dovuto, forse) è rovistare sempre la nostalgia della bellezza,

o qualcosa che attiene la sua fine, un’evocazione. Qualunque progetto investa,

sembra che il mio (dis)corso persegua, sfidi e perseguiti quella perdita.

Di un discorso sulla ******** non è più (ancora?) tempo, quasi l’emersione della

parola (quella parola) fosse necessariamente esposta al materno, provvidenziale e

consolatorio approssimarsi del cumulo di letame.

Dai fondi della massa di deiezioni, l’ard(i/o)re di fare dalla bocca quell’unico verso

(della e non sulla ********) sfida e si espone all’inevitabile ostruzione del

volenteroso orifizio.”

Irene Pittatore, 1 novembre 2014

da Appunti sul verso della bellezza

Questa performance di Irene Pittatore si presenta come una tappa del progetto  Ultime Stanze e ha vinto il premio Autofocus promosso da Vanni Occhiali e si preesnta come un doloroso esercizio di vanità e di temporanea occupazione di un luogo ditortura e di morte ed è dedicato con commozione e gratitudine a Ignazio Vian e a tutti i condannati della resistenza italiana che ebbero queste celle come ultime stanze.

 

Fotografia: Irene Pittatore e Pino Chiezzi | Abiti: Clara Daniele Lab

Ringrazio l’azienda agricola Il Girasole di Alpignano per aver consentito le riprese del pavone e per l’accoglienza

“Ultime Stanze” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Teoria e critica filosofica | Posted on 27-03-2014

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Invito Pittatore_Ultime stanze

Inaugurazione Venerdì 28 marzo

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Irene Pittatore “Ultime stanze”

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

Inaugurazione Venerdì 28 marzo ore 18,00

Dal 29 marzo al 27 aprile 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

 

 

Ultime stanze di Irene Pittatore inaugura la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da StudioDieci Citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

“In principio era il verso, un urlo, un ringhio”, direbbe Irene Pittatore, un “verso” capace di far scaturire la forza contraddittoria, brutale, creativa e al contempo autodistruttiva della vita, ma nello stesso tempo era il “verso” che come figura linguistica, metrica e stilistica è capace di portare con sé razionalità e ordine poetico, diremmo noi.

Nell’arco disegnato tra il “verso”, inteso come raglio/urlo/vocalizzazione animalesca, e il “verso”, inteso come “unità metrica”, si colloca tutta la ricerca e la poetica dell’artista: proprio come il “verso” – “unità metrica”-, le opere dell’artista articolano, dal punto di vista ritmico e visivo, una “rappresentazione” che si presenta come il risultato di un’azione creativa (poetica), che sgorga da una forza individuale, primordiale e rimossa: una forza brutale e ferina che la nostra società anestetizza, incapace di reggere l’urto della sua collettiva pluralità, e spinge verso i margini di quella narrazione in technicolor prodotta dall’industria culturale.

La ricerca di Irene Pittatore parte, dunque, parte da qui e si concentra sul rapporto tra impulso vitale e forme del vivere singolo e associato, in una società che sembra ormai popolata di macerie e rovine, coscientemente espulse dal nostro immaginario cognitivo e ordinatamente collocate ai margini dell’auto-rappresentazione mainstream. La vita, in questa prospettiva, è eccesso di senso, la cui forza straborda rispetto allo spartito impostole dalle logiche del potere e dalle retoriche di verità: un eccesso di senso rimosso, anestetizzato, addomesticato e presentato nelle forme dell’organizzazione sociale, delle pratiche dell’innovazione e della bellezza artefatta, pratiche tese a presentare modalità di “vita giusta e buona”, che vedono nelle metropoli contemporanee il proprio palcoscenico privilegiato, in cui va in scena un’opera teatrale incapace di imporre fino in fondo il proprio copione e che è costretta ad inventarsi dei margini in cui relegare l’eccedere del senso e la marginalità indotta ed autoindotta. Le performance di Pittatore, restituite in modo video e foto realistico si collocano qui: nei margini veri o presunti dello spazio metropolitano contemporaneo, nei luoghi fisicamente marginali (le periferie degradate, gli spazi verdi apparentemente selvatici, ma urbanisticamente determinati, sulle linee di mappe fittizie o virtuali..) o simbolicamente di confine (il rapporto di genere, il conflitto/ incontro tra generazioni…). Questo perché il gesto artistico di Irene si rifà sempre a quel “duplice verso”, la cui forza vitale e genuina si può cogliere solo nei “margini” interni ed esterni, tra i “resti” di quelle “rovine”, che popolano il nostro immaginario e il nostro paesaggio cognitivo, presentandoci un mondo di macerie ordinate ed esteticamente organizzate, che non possono e non devono però essere “restaurate”, ma che devono in qualche modo essere “rovinate”, in modo che dai loro resti possa emergere senso e significazione. A ben vedere però, quella della Pittatore non è un’estetica o  una poetica degli “scarti” e dei “resti”: non vi è nella sua ricerca e nella sua poetica un’attenzione compiaciuta o auto compiaciuta e fine a se stessa per la marginalità o per lo scarto, sia esso di umanità o materialità, ma un’attenzione per le spazialità antropiche e gli effetti di linguaggio che le producono. L’attenzione infatti non è posta sul disagio, sulle contraddizioni sociali, esistenziali, politiche o ideologiche che producono “marginalità” o che vengono presentate come “scarti” dal mainstream, o forse sarebbe meglio dire non è solo posta su questi elementi, ma soprattutto sui meccanismi simbolici e linguistici che producono differenza: differenza sociale, sessuale, generazionale, culturale, antropologica…

La mostra Ultime stanze parte da questi presupposti e si pone come un punto di arrivo e una nuova partenza nella ricerca dell’artista. Le stanze di Studio Dieci si presentano infatti come le “ultime stanze” allestite dall’artista in questo percorso di svelamento delle macerie rimosse della nostra contemporaneità, al fine di mostrare l’inesorabile processo di degradazione della nostra società che si sta lentamente, ma inesorabilmente avvicinando al “punto catastrofico” di un cambiamento di forma, di cui non percepiamo ancora la configurazione. Macerie non rimosse, ma ostentate nel loro valore di degrado  e marginalità, che preannuncia un cambiamento di stato e di forma, sia nella realtà, sia nella poetica e nella pratica artistica di Pittatore.