Tea Giobbio/Walter Vallini. “Trans-formazioni. La luce e le sue forme” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 23-06-2014

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giobbio vallini 2014

Tea Giobbio e Walter Vallini“Trans-formazioni. La luce e le sue forme”

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

Inaugurazione Venerdì 6 giugno ore 18,00

Dal 7 giugno al 6 aprile 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

 

“Trans-formazioni.” La luce e le sue forme di Tea Giobbio e Walter Vallini è la terza mostra della rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da studiodieci citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

Il terzo appuntamento della rassegna propone un dialogo tra un’artista visiva (Tea Giobbio) e un art-designer (Walter Vallini), che indagano la morfogenesi e le trasformazioni del reale attraverso una ricerca fotografica ed installativo-funzionale, che cerca di rendere ragione del rapporto tra immagine-percezione, luce-oscurità, emersione e collocazione delle forme nello spazio e nel tempo.

La selezione di opere dei due artisti interagisce nello spazio della galleria proponendo un dialogo tra impostazioni, sperimentazioni e ricerche contrapposte, ma integrate e complementari: da una parte, la ricerca fotografica sulle trasformazioni del corpo, del tempo, dello spazio e dei fenomeni psico-fisici e la loro interazione con il regime dello sguardo, con la percezione e le strutture narrative della coscienza, dell’identità-alterità e della memoria (Giobbio); dall’altra, la ricerca oggettuale ed installativa (Vallini), che, attraverso il recupero di forme pop ed ironiche, dà vita a giochi di luce in relazione alla spazialità e alla memoria visiva del fruitore, dando forma ad oggettualità artistico funzionale che rende ragione di un immaginario culturale capace di mettere in forma lo spazio attraverso la luce.

“Trans-formazioni”. La luce e le sue forme è, infatti, una bi-personale che intende portare a rappresentazione le relazioni tra luce, spazio, forme, identità e alterità, passato e futuro, mettendo in mostra fotografia e e sculture funzionali, che ripropongono il percorso espositivo di livello internazionale dei due artisti, ponendo attenzione ai concetti di crisi, trasformazione, e mutamento in relazione all’alterità e identità  culturale, spaziale e corporea. La ricerca dei due artisti articola i temi della percezione e il regime della tattilità e dello sguardo, attraverso opere,  che usano materiali e  forme, al fine di creare narrazioni installative e fotografiche, capaci di presentarsi come immagini esemplari della memoria (culturale e cognitiva) individuale e collettiva.

 

Tea Giobbio

Nelle fotografie di Tea Giobbio prende forma una riflessione sull’identità/alterità, il divenire la stabilità delle forme e la loro possibile trasformazione, in esse la centralità del corpo, come portatore di genere, cultura e precarietà esistenziale, diventa lo strumento per mettere in relazione il tempo, lo spazio e l’identità con il loro mutamento. Le fotografie diventano pertanto spazi virtuali, in cui viene messa in scena la relazione tra il sé (corporeo e culturale) e la sua storia, percezione e auto-percezione (individuale e collettiva), attraverso la creazione di rappresentazioni iconiche del corpo e delle sue trasformazioni, in relazione alle tematiche di genere, alla cultura e alla biografia dell’artista, oppure di veri e propri quadri narrativi, in cui il rapporto tra identità e alterità (organica, inorganica, fisica …) assume la forma della metamorfosi surreale e fiabesca, che interroga i limiti del conscio e dell’inconscio, dell’umano e del non umano (ex. il ciclo “I dormienti”). Il corpo nudo e le sue trasformazioni e le sue contraddizioni diventano pertanto oggetto, soggetto e rappresentazione in una cornice, che ironicamente permette di articolare un lavoro fotografico e un discorso meta-fotografico sulla natura della fotografia e dell’opera d’arte. Il corpo assume quindi il valore simbolico di icona della trasformazione, al fine di articolare un discorso sulla presenza e sull’assenza. “L’assenza” e “la presenza”, “l’identità e l’alterità”, “la natura” e “la cultura”, “il reale” e “il surreale” diventano  quindi le cifre di una poetica in cui il buio e la luce giocano un effetto disvelante sulle dinamiche della costruzione di sé e del mondo.

Walter Vallini

Le “sculture funzionali” (installazioni di art design) di Walter Vallini rappresentano un tentativo bene riuscito di coniugare una forte spinta artistica, ironica e pop con l‘oggettualità del mezzo tecnologico e con le sue forme. L’art designer si interroga e mette in scena una figurazione installativa basata sulle libere associazioni, che attraverso il lavoro, sulla luce e i materiali produce effetti di superficie, caratterizzati da un dolce funzionalismo e finalizzati a rimandare al contesto culturale di riferimento, in modo da articolare un discorso cognitivo e percettivo sulle reminiscenze e i valori culturali dello spazio, della luce e dell’oggetto. Siamo in presenza di interventi di differnti dimensione (ex. il ciclo sulle croci), che articolano in modo ironico e gentilmente provocatorio gli stereotipi culturali, che i colori e i materiali, mettono in scena con un linguaggio pop e facilmente accessibile alla comune percezione. Walter Vallini è un architetto, un designer e un artista che integra e pratica diversi linguaggi, dando vita ad una produzione in pezzi unici capaci di presentarsi come sintesi alta tra arte e design. Le sue sculture funzionali sono in grado di occupare lo spazio e metterlo in questione come solo può essere fatto da qualcuno che conosca la grammatica degli spazi e dell’architettura. La materia manipolata, colorata, inserita nello spazio diventa infatti “protagonista” di una scultura pop-ironica, che vede nella luce l’elemento principale della figurazione e della realizzazione dell’oggetto, assumendo valore materico capace di interpellare la nostra memoria culturale, percettiva e cognitiva riportandoci alla mente il rapporto con gli oggetti dell’infanzia e della cultura in generale.

 

 

Tea Giobbio è nata a Buenos Aires da genitori italiani. Torna in Italia nell’infanzia, si laurea in Medicina e si specializza in Oculistica. Da 15 anni lavora con la fotografia. Iniziando con immagini in bianco e nero, negli ultimi tempi usa prevalentemente il colore, lavorando sempre su immagini che “inventano una realtà”, grazie ad una sorta di “chirurgia delle immagini”. Sue opere sono state esposte in numerosi spazi pubblici e privati italiani e stranieri tra i quali Castel dell’Ovo di Napoli, Studio 303 di NewYork, il CRAB di Brera, e il CAMeC di La Spezia.

 

Walter  Vallini è nato a Roma, architetto, art-designer, organizzatore e curatore di eventi legati al design ed all’arte contemporanea, si è laureato in Architettura presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Ha vinto l’IDIA Award 1989. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerosi libri e riviste di settore. Sue opere sono state esposte in numerosi spazi pubblici e privati italiani e stranieri tra i quali Castel dell’Ovo di Napoli, Studio 303 di NewYork, il CRAB di Brera, e il CAMeC di La Spezia.

 

 

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere.

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” (rassegna di arte contemporanea)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 27-03-2014

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 LOGO StudioDieci

 

 

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” è il titolo della stagione espositiva 2014-2015, curata da Roberto Mastroianni e prodotta da Studio Dieci CityGallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici. Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati dal curatore saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”. Le personali e bi-personali dal valore retrospettivo hanno la finalità di mettere in luce il filo rosso nella produzione di artisti giovani o affermati che hanno consapevolmente o inconsapevolmente affrontato i temi della morfogenesi dei fenomeni naturali, culturali e politici e del loro mutamento radicale in momenti di crisi e trasformazione. La collettiva dal titolo “Katastrofè. La crisi e le sue forme” rappresenterà, invece, il momento di sintesi del percorso espositivo, in cui un numero maggiore di artisti saranno chiamati a produrre opere inedite, la cui realizzazione è sollecitata dalle teorie dell’epistemologo francese.

Assumendo il precedente di Salvador Dalì, che dedicò un ciclo di opere alla teoria di René Thom (la più famosa è “La coda di rondine- serie sulle catastrofi” del 1983), gli artisti accettano la sfida di confrontarsi con una teoria filosofica e farla interagire con la propria poetica, i materiali e i linguaggi da loro utilizzati, al fine di dare vita ad un’indagine artistica sulla crisi che il mondo sta attraversando e sulle sue possibili evoluzioni.

 

Una rappresentazione artistica della teoria delle catastrofi, della crisi e delle sue forme.

 

La “teoria delle catastrofi” è una teoria epistemologica, il cui iniziatore è René Thom (filosofo e matematico francese), che cerca di rendere ragione della morfogenesi dei fenomeni naturali e sociali.

Per Thom, la realtà è composta da campi di forze ed elementi in equilibro dinamico, che tendono ad una stabilità strutturale. L’evoluzione cui sono soggetti passa attraverso dei momenti di instabilità, che non sono caotici e causali, ma che seguono configurazioni topologicamente stabili e ripetibili, che  sono indipendenti dalla natura stessa del fenomeno fisico analizzato, sia esso fisico, chimico, biologico, linguistico, storico, psicologico, politico….

La realtà tutta è soggetta, in questa prospettiva, ad evoluzione e cambiamento che porta sistemi dinamici (un elemento, una forma, uno Stato, una Persona…) a lenti e inesorabili trasformazioni che sfociano in repentini cambiamenti di stato. Il momento della trasformazione repentina è definito “evento catastrofico” ed è caratterizzato da punti e configurazioni determinate che possono essere descritte secondo le categorie sopracitate. Secondo questa teoria fenomeni come l’acqua che bolle, la schizzofrenia, l’oltrepassamento di un confine il collasso di una civiltà, possono essere spiegati come eventi catastrofici, attraverso i quali i fenomeni stessi assumono nuova stabilità e forma.

Gli artisti sono chiamati a portare a rappresentazione, da punti di vista e con poetiche e materiali differenti, gli eventi le configurazioni catastrofiche che i fenomeni naturali e sociali e la nostra condizione socio-storica stanno attraversando.

 

STAGIONE  ESPOSITIVA 2014/2015

Roberto Mastroianni incontra lo StudioDieci CityGallery di Vercelli

Katastrofé. La crisi e le sue forme

  

Irene Pittatore. “Ultime stanze”

(28 marzo-27 aprile 2014). Personale

 

Pietro Reviglio ed Eleonora Roaro, “Instabilità, equilibrio ed infinito. Forma, ripetizione, differenza e movimento”

(2-18 maggio 2014). Bipersonale

 

Walter Vallini e Tea Giobbio, “Trans-formazioni. La luce e le sue forme”

(6 giugno-27 luglio). Bipersonale

 

Lucia Nazzaro, “Scarti. Forme dell’umanità negata”

(12 -28 settembre 2014). Personale

 

Tea Taramino, “Sulla soglia”

(3- 26 ottobre 2014).Personale

 

Carla Crosio e Fiorenzo Rosso, “Futuro anteriore” e “Spazi per l’immaginario”

(31 ottobre- 16 novembre 2014). Bipersonale

 

 

Margherita Levo Rosenberg, “Prima che il gallo canti”.

(21 novembre-14 dicembre 2014). Personale

 

Claudia Virginia Vitari, “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti”

(16 gennaio- 1 febbraio 2015). Personale

 

Elio Garis,  “Le logiche della natura. Tensione, spazio e movimento”

(6-22 febbraio 2015). Personale

 

Davide Lovatti, “Istantanee del tempo e dello spazio”

(27 febbraio- 23 marzo 2015). Personale

 

Valter Luca Signorile, “a belly without reins”

(29 marzo- 19 aprile 2015).

 

Claudio Rotta Loria, “Morfogenesi dello spazio”

(8 – 31maggio-2015).

 

“Katastrofé. La Crisi e le sue forme”

5-28 giugno 2015