Placido Rizzotto e i funerali di Stato

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 16-03-2012

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Placido Rizzotto avrà i funerali di Stato. La decisione è stata comunicata ieri dal sottosegretario Antonio Catricalà al segretario del Psi Riccardo Nencini. Trova ascolto l’appello, lanciato in primo luogo da l’Unità e da molte associazioni e personalità di area, per il riconoscimento dei Funerali di Stato per il sindacalista socialista, ucciso dalla mafia il 10 marzo del 1948, e i cui resti sono stati rivenuti solo pochi giorni fa. Con questo gesto, anche se piccolo e molto tardo, l’Italia restituisce  onore e dignità ad un uomo che con coraggio si oppose ai soprusi, alle prevaricazioni, all’arbitrio fascista e mafioso, al dominio di pochi su molti. Un socialista, un sindacalista,un simbolo di libertà, di impegno politico e civile in difesa dei più deboli. Uno degli uomini che ha rappresentato e  rappresenta gli anticorpi di un Paese che spesso si è presentato come corrotto e non riformabile.

Chi era Placido Rizzotto?

Placido Rizzotto era un socialista, spesso dipinto come un comunista (ad esempio nel film di Scimeca), era nato a Corleone, in Sicilia, nel 1914. Rimasto orfano di madre da piccolo dovette lasciare la scuola per mantenere la famiglia dopo l’arresto del padre, accusato ingiustamente di associazione mafiosa. Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Carnia, in Friuli, e dopo l’8 settembre si unì ai partigiani della Resistenza; tornò in Sicilia a guerra finita. Qui divenne presidente dei combattenti dell’ANPI, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne sindacalista della CGIL. Rizzotto cercò di convincere i contadini a ribellarsi al sistema di potere della mafia, al caporalato, e al latifondismo.  Guidò nell’occupazione delle terre gestite dalla mafia e tentò di organizzare la distribuzione dei terreni incolti alle famiglie oneste. La mafia tentò di isolarlo e lo minacciò più volte, Rizzotto proseguì nelle sue lotte e continuò a guidare il movimento contadino di occupazione delle terre, diventando anche segretario della Camera del lavoro di Corleone.

Rizzotto sostenne con forza i Decreti Gullo, che imponevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte o malcoltivate dei proprietari terrieri. Uno dei terreni che vennero assegnati alle cooperative apparteneva a Luciano Liggio, all’epoca giovane mafioso di Corleone che negli anni Cinquanta si affermò come uno tra i più sanguinosi boss della mafia. La mafia decise di reprimere i tentativi di rivolta dei contadini e il primo maggio del 1947 sparò contro duemila persone – soprattutto contadini – che manifestavano contro il latifondismo a Portella della Ginestra. Undici persone furono uccise, ventisette restarono ferite, negli anni sulla strage si fecero molte altre ipotesi e riflessioni relative agli interessi di chi, oltre la mafia, poteva voler reprimere le rivolte. La situazione di Rizzotto divenne sempre più difficile, peggiorata anche dal cattivo rapporto con Liggio: Rizzotto lo aveva umiliato pubblicamente sollevandolo durante una rissa scoppiata tra ex partigiani e uomini del boss mafioso Michele Navarra – a cui Liggio era affiliato – e appendendolo all’inferriata della villa comunale.

Il 10 maggio del 1948 Rizzotto, che aveva 34 anni, venne attirato in un’imboscata da Pasquale Criscione, un compagno del sindacato fedele a Navarra, e venne rapito e ucciso nella campagna di Corleone. La CGIL proclamò uno sciopero generale. Giuseppe Letizia, un pastore di 13 anni, assistette al suo omicidio di nascosto ma venne scoperto e fu ritrovato il giorno dopo dal padre, mentre delirava. Questi lo portò nell’Ospedale dei Bianchi, diretto da Navarra, dove il ragazzo, sempre delirante, parlò di un contadino assassinato durante la notte e venne curato con un’iniezione. Morì pochi giorni dopo per tossicosi, molto probabilmente avvelenato su ordine di Navarra.

Le indagini sull’omicidio di Rizzotto vennero condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e portarono all’arresto di Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, che confessarono di aver rapito Rizzotto insieme a Luciano Liggio. Criscione e Collura ritrattarono la confessione durante il processo e furono assolti per insufficienza di prove.

Nel 2000 è uscito il film Placido Rizzotto, diretto da Pasquale Scimeca e dedicato alla vita del sindacalista: il film ricevette delle critiche perché non parla mai esplicitamente della militanza di Rizzotto nel Partito Socialista e lo dipinge invece come comunista

Per scaricare e vedere il film “Placido Rizzotto” di Pasquale Scimeca del 2000 si può usufruire, dell’esclusiva per i lettori dell’Unità on line. Si ringrazia Pasquale Scimeca e la Arbash s.c.a.r.l. per la gentile concessione a titolo gratuito, utile alla diffusione di una maggiore cultura dei diritti, dell’antimafia e delle libertà.

Spagna, verso le elezioni 2012 (di Aldo Garzia).

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 06-04-2011

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È assai singolare la situazione che si è venuta a creare in Spagna dopo l’annuncio di José Luis Rodríguez Zapatero che non sarà lui a guidare il Psoe nelle elezioni politiche del 2012. Reggerà la sfida in Parlamento con i Popolari di Mariano Rajoy nell’ultimo anno di legislatura ma sarà un altro a disputare il match in cui in ballo c’è il terzo mandato consecutivo a guida socialista. Quanto al metodo della successione, è probabile che vengano usate le “primarie” con qualche accortezza maggiore rispetto a ciò che accade nell’italico Pd (voteranno, come nel caso recente che ha scelto il candidato socialista per la Comunidad di Madrid, solo gli iscritti al Psoe).

Si chiude così un ciclo politico iniziato nel 2000 con la conquista – a sorpresa – della segreteria del Psoe e consolidatosi nel 2004 con la leadership di governo. Con l’uscita di scena tra un anno di Zapatero esce però ammaccato pure quel “socialismo dei cittadini” che era l’idea-forza con cui il leader socialista aveva cercato di voltar pagina rispetto all’era di Felipe González (premier dal 1982 al 1996). Zetape, come lo chiamano in Spagna, pensava che nell’epoca della globalizzazione economica e della fine dei vincoli interni in economia una nuova idea di socialismo andasse praticata più sul terreno della democrazia politica, dei diritti e della laicità rispetto alle tradizionali politiche socialdemocratiche di welfare all’insegna di piena occupazione e ridistribuzione dei redditi. La Spagna del dopo José Maria Aznar, tornata per otto anni a una politica di destra estrema, sembrava la società ideale per praticare quel nuovo socialismo che aveva nel filosofo Philip Pettit il teorico ispiratore.

PSE. Il documento di Atene.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 14-03-2011

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Il 4 marzo 2011, i leader del PSE convenuti ad Atene hanno approvato un forte documento di politica europea e economica, alternativo alle linee che si stanno affermando a livello europeo. All’incontro non hanno partecipato esponenti italiani, troppo impegnati nelle discussioni interne ad un partito che non esiste e che non si può/vuole  definire socialdemocratico (il PD).

La retorica “oltrista” ha portato il PD a non avere collocazione e cornice teorico politica. Scegliere il PSE significherebbe perdere Fioroni e pochi altri ex democristiani e allora i dirigenti del Pd preferiscono non essere socialisti e tenersi Fioroni… lascio giudicare a voi: tra andare a parlare con Milliband di politica, di economia e di  Europa o  tenersi Fioroni scelgono Fioroni… Totò avrebbe risposto: “ma mi facci il piacere”…

Qui di seguito un’ampia sintesi, che tradotta da Claudio Bellavita.


L’Europa è nelle mani sbagliate. Non bisogna dare la colpa all’Europa ma alla maggioranza conservatrice che la governa.

Ci siamo riuniti per mettere  a punto una alternativa alla linea dominante “solo austerità”: questo mese sarà decisivo per l’Unione Europea, i paesi dell’eurozona e soprattutto per il popolo europeo. Sono in gioco i principi su cui fu fondata l’unione europea: solidarietà e destino comune.

I conservatori europei si stanno preparando a sacrificare questi principi per mettere stati e cittadini in competizione gli uni con gli altri. le proposte che sono state messe all’ordine del giorno del  prossimo Consiglio Europeo sono tutte improntate all’istituzionalizzazione dell’austerità e all’annacquamento del nostro modello sociale e delle istituzioni di welfare.

Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi 30 mesi, la linea è ancora quella di far pagare il fallimento dei mercati finanziari alla gente comune.

Il PSE ha una alternativa chiara,socialmente responsabile ed economicamente credibile,

per mantenere un corretto ritmo di crescita, e garantire l’occupazione, il progresso sociale e il pareggio dei bilanci pubblici.

Il PSE ha capito che la crisi non è colpa della gente comune o del welfare, ma dell’avida e irresponsabile politica dei governi conservatori di alcuni stati dell’Unione e della perdurante mancanza di controlli sui mercati finanziari.

Nel corso del 2011, lo smantellamento del welfare attraverso la riduzione generalizzata degli stanziamenti ridurrà il livello di vita in tutta la UE, indebolendo quelli che sono già deboli. Il messaggio che mandano i conservatori è “noi prendiamo le decisioni, voi i sacrifici, noi parliamo a nome dei ricchi che sono i soli che possono permettersi uno stato povero”.

Invocando confuse e misteriose “esigenza tecniche”, i conservatori vogliono imporre, a partire dai piccoli stati, un diktat di ultraliberismo e di misure di sola austerità che renderà impossibile superare la crisi, perché bloccherà le possibilità di crescita.

L’Europa non riesce a resistere alle pressioni dei governi conservatori di Francia e Germania, e  a dare una risposta alla crisi del debito diversa dagli aumenti fiscali e dai tagli alla politica sociale, di crescita e di occupazione.

La politica franco-tedesca vuole ridurre i paesi europei a sussidiari delle grandi corporations: con un’Europa dominata da due stati, gli altri paesi e il parlamento europeo verranno totalmente ignorati.

Noi non vogliamo uno scontro tra stati in Europa: l’Europa ha un valore suo proprio. E siamo convinti che per uscire dalla crisi bisogna usare il metodo della Comunità Europea, basato non sugli ukase, ma su coordinamento, sussidiarietà e solidarietà, coinvolgendo tutti gli stati dell’Unione e le istituzioni europee.

Le misure che si stanno preparando e che si  vorrebbero imporre in fretta,sono di strangolamento economico,riduzioni salariali, tagli nella protezione sociale e nella funzione pubblica, in contraddizione non solo col progetto di Europa 2020, ma anche alla Carta dei diritti e alla sovranità dei singoli stati nel perseguire le loro politiche sociali.

I conservatori non hanno un quadro complessivo della crisi mondiale: in nome della sovranità del mercato finanziario globale non hanno proposte per affrontare con le cospicue forze dell’Europa gli attacchi alle valute, i dumping commerciali e la speculazione sulle materie prime.

I socialisti d’Europa hanno un progetto per una crescita sostenibile,per avere più lavoro e lavori migliori con una politica industriale europea, per garantire la piena occupazione e il progresso sociale, per ridurre il debito pubblico aumentando il reddito e quindi le entrate fiscali.

Vogliamo il progresso nella prosperità e non la recessione con l’austerità: la differenza tra la nostra strategia e quella dei conservatori osannati dalla finanza mondiale è di 8 milioni di posti di lavoro  nei prossimi 5 anni.

Il nostro progetto è di fare agire tutti insieme i paesi e le istituzioni europee

-insieme, darci una vera politica industriale europea e far riprendere gli investimenti nelle manifatture. Servono regole, innovazione, ricerca energetica e ambientale, investimenti nell’efficienza produttiva, non tagli ai salari e ai benefici sociali

-insieme, arrivare a  una vera integrazione sociale europea, anziché incoraggiare la concorrenza al ribasso delle protezioni sociali. Definire insieme standard minimi di spesa sociale e di eguaglianza di possibilità e di genere.

Occorre un Patto europeo per l’occupazione e il progresso sociale, per garantire la crescita e combattere la disoccupazione. Gli stati membri devono essere posti in grado di investire in miglioramento dell’istruzione, dell’innovazione, dell’addestramento al lavoro nei settori a maggiore intensità di lavoro, come le tecnologie verdi, la salute e l’assistenza.

Bisogna elaborare politiche per combattere la disoccupazione giovanile e lo sfruttamento all’ingresso del mercato del lavoro.

Occorre stabilire standard europei minimi di sicurezza sociale, di salario e di qualità del lavoro. Su tutti questi temi, il Pse lancerà una campagna sociale di informazione e di lotta.

-insieme, riesaminare la spesa pubblica con criteri di efficienza, e istituire la tassa sulle transazioni finanziarie e la carbon tax sulle produzioni inquinanti di energia per avere risorse aggiuntive per la riduzione del debito e gli incentivi all’innovazione

-insieme affrontare il problema del debito, cercando di ridurlo con l’aumento del Pil e degli occupati e non con la riduzione dei contributi ai disoccupati , la miseria e la disperazione sociale. Anche i creditori delle banche che hanno provocato il disastro devono contribuire al risanamento. E poi dobbiamo usare fino in fondo la grande forza dell’euro e delle emissioni garantite dalla Banca Centrale Europea

-insieme, ricordare lo scopo per cui è stata costituita l’Unione europea, per superare gli egoismi delle nazioni e per garantire un progresso sociale ed economico costante coerente e solidale. L’Unione Europea è una fantastica opportunità per le nazioni e per gli individui. ma dobbiamo cambiarne le regole di funzionamento, accentuando la parte sociale e dettando precise regole di controllo finanziario e intelligenti regole fiscali che lascino lo spazio per garantire il progresso sociale comune e gli investimenti anticiclici.

I socialisti europei e le proposte per uscire dalla crisi economica

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 25-09-2010

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(tratto dal Sito del Partito Socialista Europeo-traduzione nostra).

Il membro del Parlamento Europeo francese Pervenche Bères (gruppo di Democratici & dei socialisti) ha presentato un rapporto sugli effetti della crisi e come affrontarla. Sig.ra Bères ha descritto le misure concrete per combattere la crisi, mettente a fuoco in particolare sulle nuove fonti di reddito – quale una tassa di operazione finanziaria (FTT).

Il PES (Partito Socialista Europeo) ha lungamente sostenuto che l’uscita dalla crisi non può essere ridotta ad una serie di tagli successivi dei bilanci nazionali. ma dovrebbe essere basata sull’identificazione di nuove fonti di reddito su una nuova politica dell’occupazione. Il PES è inoltre convinto che l’investimento nella tecnologia verde debba diventare una priorità a e non possa essere sacrificato per le misure di austerità a breve termine.

Membro del comitato del Parlamento Europeo per l’occupazione e gli affari sociali, Pervenche Bères ha presentato un’analisi delle cause e degli effetti della crisi. Per affrontare la crisi e per favorire un nuovo modello basato sull’imparzialità e sulla sostenibilità, propone un insieme di misure concrete: un FTT, un salario minimo fisso e più investimento nelle tecnologie verdi.

Un decennio vissuto da leader e da premier

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 01-08-2010

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Pubblichiamo un articolo dell’amico e compagno Aldo Garzia sul decennale di Zapatero leader e capo ci governo.

Zapatero, a sorpresa, è stato eletto segretario del Partito socialista spagnolo nel 2000. Poi ha vinto le elezioni politiche del 2004 e del 2008, rendendo più democratica e solidale la Spagna grazie alla messa in pratica dell’idea del “socialismo dei cittadini”. Da due anni il premier di Madrid fa però a pugni con la crisi economica. Ma nella festa per il decennale da segretario ha avvertito amici e nemici: «Non mi arrendo, ho voglia di combattere». Di lui aveva detto D’Alema: «È un fenomeno effimero»

di Aldo Garzia

Lunedì scorso 26 luglio, nella storica sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, si sono svolti i festeggiamenti per celebrare i dieci anni trascorsi da quando José Luis Rodríguez Zapatero è stato eletto segretario. Cerimonia sobria, come è nello stile del leader socialista. Invitato tutto il gruppo dirigente del Psoe e del governo, poi un discorso di poco più di venti minuti in cui Zapatero è tornato a sfoderare la grinta e l’ottimismo che gli sono abituali per ribadire l’impegno a fronteggiare la crisi economica in cui si è impantanata la Spagna (il video dei festeggiamenti si trova su internet: http://psoe.es/zapatero10/). Gli occhi gli sono diventati lucidi nel rivedere le immagini del Congresso che lo elesse leader nel 2000 e poi quelle delle due consecutive vittorie elettorali nel 2004 e nel 2008. La prima conferenza stampa da premier la concluse con una frase che resta un impegno: «Le responsabilità politiche non mi cambieranno». E in questa piccola cerimonia le prime parole di ringraziamento le ha rivolte a José Bono, oggi presidente del Parlamento, che nel 2000 batté ai voti per diventare segretario del Psoe.

20 giugno. Un anniversario.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 22-05-2010

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Il 20 giugno 1970 entrava in vigore lo Statuto dei Lavoratori, in una fase molto violenta, per l’Italia e l’Europa, di conflitto tra capitale e lavoro. Il movimento operaio e democratico  segnava un passo in avanti nella direzione dell’emancipazione materiale di uomini e donne, in un momento di grossi conflitti sociali.

Lo “Statuto” fu una vittoria socialista: socialisti erano i legislatori (Giacomo Brodolini e Gino Giugni); socialista e riformista era l’impianto della legge approvata da un governo di centro sinistra ed i sindacati ritennero quella una loro vittoria, mentre la maggioranza silenziosa e reazionaria del Paese la subì.

Lo “Statuto” aveva una lunga storia, nasceva da un’idea di Giuseppe Di Vittorio (lo storico leader della CGIL), e per la prima volta costruiva una cornice di diritti e doveri per i lavoratori  italiani, restituendo loro dignità di persone all’interno del processo produttivo.

Lo “Statuto” fu uno spartiacque: prima il lavoro salariato era sottoposto all’arbitrio del padronato (i lavoratori subivano il cottimo, erano spiati e spesso cacciati per le loro idee politiche), dopo i lavoratori ebbero la certezza del licenziamento per giusta causa, la giornata lavorativa di 8 ore e la sicurezza di essere detentori di diritti e doveri.

Oggi nell’anniversario dello “Statuto” la nostra generazione non può che constatare lo smantellamento delle garanzie e la precarizzazione sociale e lavorativa, cui è sottoposta e nello stesso tempo l’esaurirsi della forza propulsiva di quel movimento operaio che ha portato all’estensione di diritti e opportunità per milioni di persone.

Davanti all’incertezza delle nostre vite individuali ed alla capacità di trasformare i problemi del singolo in problemi collettivi e quindi politici, non possiamo che lavorare per cercare di mettere assieme i pezzi di una generazione frantumata, in vista di una nuova affermazione di diritti e dignità

Olof Palme ed il socialismo democratico

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 12-04-2010

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Recensione di Aldo Garzia del libro: “Tra utopia e realtà. Olof Palme ed il socialismo democratico” di Monica Quirico

Gli Editori Riuniti University Press hanno inviato in libreria Olof Palme e il socialismo democratico, un’antologia di scritti e discorsi del leader svedese.

Si tratta di un piccolo evento editoriale perché è la prima volta che quei testi sono tradotti in italiano. Del «modello svedese» si è discusso appassionatamente in alcuni cenacoli della sinistra italiana degli anni Settanta. Anche la personalità politica e di statista di Palme ha incuriosito a lungo, prima che una mano tuttora misteriosa premesse il grilletto nella notte del 28 febbraio 1986 uccidendolo all’uscita di un cinema mentre si apprestava a fare ritorno in metropolitana nella sua residenza accompagnato dalla moglie. Dopo quel delitto politico, l’oblio è tornato a dominare il dibattito italiano sulla socialdemocrazia svedese, che intanto declinava priva del suo leader di maggior prestigio. Destino d’oblio capitato pure a personaggi del calibro del tedesco Willy Brandt e dell’austriaco Bruno Kreisky che – come Palme – avevano cercato di far risorgere la socialdemocrazia europea negli anni più bui della «guerra fredda». Chi voleva documentarsi su quella fase, aveva a disposizione in italiano solo un libro del 1976 (Quale socialismo per l’Europa, edizioni Lerici), introdotto da Gaetano Arfè, che raccoglieva un carteggio tra Brandt, Palme e Kreisky che si interrogavano sul passaggio d’epoca di quegli anni. Avendo scritto l’unica biografia in italiano di Palme (Editori Riuniti, 2007), posso testimoniare l’assoluta assenza di fonti perfino sui suoi incontri con Enrico Berlinguer a Roma nel 1983 e nel 1984. Ora il lettore può farsi finalmente una opinione sulle idee-forza di uno straordinario protagonista della scena europea prima che cadesse il Muro di Berlino. E può orientarsi sui riferimenti politici contenuti nei testi tradotti grazie alla puntuale introduzione di Monica Quirico, curatrice e ideatrice del libro.

“Sinistra, diritti e territorio” (video)

Posted by roberto09 | Posted in Comunicazione, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 25-03-2010

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Video conclusivo della camapagna elettorale di Francesco Tuccari, candidato nella lista “Insieme per Bresso” alle regionali piemontesi del 28-29 marzo 2010,  con immagini tratte dal convegno “Sinistra, diritti, territorio”.

La Repubblica di Hammamet

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Politica nazionale | Posted on 19-01-2010

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di Luca Telese (tratto da www.antefatto.it, da Il fatto del 19 gennaio 2009).

I ministri in pellegrinaggio e il pantheon della destra

Hammamet

Craxiani ad Hammamet, come fascisti su Marte. Malinconici, simpatici, vagamente surreali. Si aggirano per gli albergoni fantasma di questo paese fantastico, in un tempo fuori stagione: strade deserte, tassisti fermi agli angoli delle strade,ovunque ritratti ritoccati del presidente Ben Alì che pare il figlio di stesso, i ragazzi ventenni delle boutique delle griffe contraffatte che inseguono disperati i clienti: “Ehi, italiano, anche io ero amico di Bettino! Entra a vedere le borse…”.

È un luogo strano, un po’ Sherazade, un po’ Rimini: piove, e non si può nemmeno dire “governo ladro”. La sera fa freddo. Craxiani fuori stagione, craxiani che per due giorni affollano gli hotel spopolati come in un impossibile ritorno al passato, che la sera ballano il liscio e guardano lo spettacolino del cabaret, rievocano gli anni ruggenti e le cronache dei comitati centrali seduti intorno ai divanetti, “ti ricordi i meriti e i bisogni”?
E al centro c’è Gianni De Michelis che scherza e fa battute, come se fosse tornata l’aria di baldoria degli anni Ottanta.

Se doveva partire da questo angolo fuori dal tempo di Tunisia, la celebrazione di un eroe riabilitato, se doveva essere accesa qui, la stella più importante di un nuovo Pantheon dell’Italia berlusconiana – da Craxi a Mangano – qualcosa non è andato come doveva. Perché questa tribù è una tribù senza figli, e persino i tre ministri del governo Berlusconi, “i tre ministri socialisti”, si materializzano all’improvviso davanti alla tomba semplice e bianchissima del cimitero italiano, come se fossero paracadutati da un altro pianeta.

Non sono tre esecutori testamentari, ma tre Re magi: ecco Franco Frattini scortato da Tarak Ben Ammar, ecco Maurizio Sacconi, Renato Brunetta che si fa largo, solo un passo indietro. Il minuto di silenzio non si fa. Se questa doveva essere l’occasione per ribattezzare Craxi davanti all’opinione pubblica, l’operazione è riuscita meglio in Italia, dove è arrivata l’eco mediatica di un avvenimento che sul palcoscenico tunisino non c’è stato.

IL COMPAGNO CRAXI di Peppe Giudice

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 02-01-2010

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Craxi è stato ed è un personaggio controverso. In questo periodo di commemorazioni, rimpianti, insulti e damnatio memoriae della sua figura, in concomitanza con il decennale della morte, si sono lette, viste e  sentite molte riabilitazioni postume o invettive verso colui che riesce ancora a dividere il mondo politico italiano.

Non ho mai amato la figura di Craxi. Ero un bambino quando era all’apogeo del suo potere ed un ragazzino quando cadeva nella polvere.

Sono un socialista con riferimenti culturali e politici molto differenti da quelli che lui ha avuto e da quelli che lui ha creato.

Non era mia intenzione scrivere sul decennale della morte di Craxi, sulle imprecazioni di Dipietro, sulle sciocchezze dette da Fassino o sulle improbabili eredità politiche incarnate dai due figli del Craxi, nonostante ciò la nota scritta da Peppe Giudice (che gira in questi giorni in molte newsletter socialiste)  è molto interessante e merita di essere letta e discussa, anche se non completamente condivisa.

Per questo motivo  buona lettura.


Il compagno craxi di Peppe Giudice

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E’ stato il mio segretario nazionale per 16 anni.

Non l’ho mai amato politicamente, ho portato rispetto, questo sì, alla sua forte personalità; ho avuto dall’inizio l’impressione che volesse portare il socialismo italiano fuori dal suo alveo storico ma forse su questo esageravo probabilmente perché confondevo le posizioni di alcuni suoi “delfini” come Martelli con le sue.

Mi ha sempre irritato la sua arroganza, la sua tendenza a vedere il partito come un prolungamento della sua personalità. Ma probabilmente tale tratto della personalità era più il frutto di un carattere timido, ansioso ed insicuro che porta ad assumere toni aggressivi per difendersi dall’esterno, che di un atteggiamento intrinsecamente autoritario.

Allo scoppio di tangentopoli l’ho però veramente odiato; odiato profondamente lui ed i reggicoda. Tant’è che con altri compagni ho sperato che Martelli prendesse in mano il partito (pensate un po’!). Ma anche Formica e Ruffolo sostennero nel 92 Martelli pur essendo lontani da lui. Per tutti noi era fondamentale che abbandonasse subito la segreteria; in tal modo forse il PSI si poteva salvare.