QUEL RAGAZZO SENZA BRACCIA SUL TRENO DELL’INDIFFERENZA e la nostra risposta alla “zelante capotrena”

Posted by roberto09 | Posted in Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 30-12-2009

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di seguito l’articolo di Shulim Vogelmann uscito su Repubblica e la nostra risposta ai zelanti operatori di Trenitalia, insieme ad una vignetta di Tersite.

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Vi prego poniamo un limite alla deriva morale, politica ed esistenziale che stiamo attraversando.

Il fascismo alla fine non è altro che la legge del più forte, l’idea che vi sia una superiorità genetica, naturale, sulla quale fondare il puro arbitrio, che esaltato come bene collettivo può essere presentato come il proprio dovere.

“Faccio solo il mio dovere”. Che bella giustificazione, guarda caso la stessa che i criminali nazisti utilizzavano durante il processo di Norimberga, o che i soldati di tutto il mondo utilizzano dopo avere perpetrato qualche genocidio. “Facevo solo il mio dovere”, “ubbidivo solo agli ordini”.

Complimenti, zelante capotrena (se un maschio è un capotreno, una femmina dovrebbe essere una capotrena?), da noi nessun encomio però solo un sonoro: “va fa’n culo, stronza!”.

Allora, ricapitoliamo: un ragazzo portatore di handicap, cui mancano le braccia, sale su un treno, non ha potuto fare il biglietto, arriva la zelante capotrena e visto che il ragazzo non può pagare la multa, il sovrapprezzo, lo si fa scendere scortato dalla polizia ferroviaria.

Questo criminale senza braccia, questo handicappato, insomma come si permette di mettersi tra la “zelante capotrena” ed il “perfetto servizio di TrenItalia”,  insomma tutti coloro che salgono su un treno pieno di pulci o perennemente in ritardo di TrenItalia sanno benissimo che il servizio eccezionale e la cortesia del personale di bordo deve essere ripagata con celere rispetto delle regole e se lo “storpio” non ce la fa “va fa ‘n culo lo storpio”.

Insomma, Moretti, non il regista ma l’ex sindacalista che guida TrenItalia, dice che durante le vacanze di Natale prendere un treno è più o meno come imbarcarsi per una traversata nel deserto (bisogna portarsi i panini, l’acqua e poi fare in 5 ore la tratta Torino-Milano)  e poi se un portatore di handicap non riesce a fare il biglietto quella specie di Kapò in gonnella che fa? Chiama la Polfer?

No, dico ci rendiamo conto? Chiama la Polfer?!! E i due zelanti tutori dell’ordine che fanno? Intervengono “come un sol’uomo” a ripristinare l’ordine e la giustizia ferroviaria, imponendo ad un “pericoloso storpio” di scendere dal Bari-Roma ed aspettare il prossimo treno e fare il biglietto alla macchinetta self-service, coadiuvato da un altro “zelante capotreno”.

Insomma, nel Paese della criminalità diffusa l’ordine e la disciplina va ripristinato e da dove cominciare se non dal pericoloso handicappato? Bravi! Bravi! plaudiamo il “rigore morale”.

E se uno dei poliziotti dice:  “Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare”, lo dice perché sa che gli handicappati sono pericolosi e che li difendono sempre tutti, magari sobillati da pericolosi catto-comunisti.

E poi se un passeggero cerca di difendere lo “storpio” ci si può sempre rifugiare in un: “la risposta del capotreno è pronta: “Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!”

Bravi e zelanti come i nazisti! A quando l’eugenetica? Ma in fondo fate solo il vostro dovere, poco importa se con questo atteggiamento infangate l’onesto e duro lavoro di dipendenti pubblici e tuttori dell’ordine che con fatica svolgono il lavoro tutti i giorni, quotidianamente, confrontandosi con la criminalità (quella vera) e le storture di un Paese in cui tutto sembra andare alla deriva.

E poi al passeggero che non si fa mai i “cazzi propri”, che si intromette si può sempre chiamare in causa e minacciare di denuncia  perché:  “fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. “Perché mi hai offesa”. “Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?” le domando sempre più incredulo. Risposta: “Mi hai detto che sono maleducata”. Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno”.

“Brava  e zelante capotrena”, se il passeggero ti ha dato della maleducata, noi ti diamo della “fascista” e ti mandiamo a “fare in culo” e se vuoi denunciaci pure. Forte con i debole e debole come i forti, perfettamente fascista nel decidere che l’arbitrio istituzionalizzato ti mette dalla parte della ragione.

Per il resto vi prego fermiamoci prima che sia troppo tardi, che questo paese assomiglia sempre di più alla caricatura di se stesso: pizza, mandolino ed il mito degli “italiani brava gente”…

di seguito l’articolo uscito su Repubblica ed una risposta di Altroconsumo al Moretti di Trenitalia.