La Repubblica di Hammamet

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Politica nazionale | Posted on 19-01-2010

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di Luca Telese (tratto da www.antefatto.it, da Il fatto del 19 gennaio 2009).

I ministri in pellegrinaggio e il pantheon della destra

Hammamet

Craxiani ad Hammamet, come fascisti su Marte. Malinconici, simpatici, vagamente surreali. Si aggirano per gli albergoni fantasma di questo paese fantastico, in un tempo fuori stagione: strade deserte, tassisti fermi agli angoli delle strade,ovunque ritratti ritoccati del presidente Ben Alì che pare il figlio di stesso, i ragazzi ventenni delle boutique delle griffe contraffatte che inseguono disperati i clienti: “Ehi, italiano, anche io ero amico di Bettino! Entra a vedere le borse…”.

È un luogo strano, un po’ Sherazade, un po’ Rimini: piove, e non si può nemmeno dire “governo ladro”. La sera fa freddo. Craxiani fuori stagione, craxiani che per due giorni affollano gli hotel spopolati come in un impossibile ritorno al passato, che la sera ballano il liscio e guardano lo spettacolino del cabaret, rievocano gli anni ruggenti e le cronache dei comitati centrali seduti intorno ai divanetti, “ti ricordi i meriti e i bisogni”?
E al centro c’è Gianni De Michelis che scherza e fa battute, come se fosse tornata l’aria di baldoria degli anni Ottanta.

Se doveva partire da questo angolo fuori dal tempo di Tunisia, la celebrazione di un eroe riabilitato, se doveva essere accesa qui, la stella più importante di un nuovo Pantheon dell’Italia berlusconiana – da Craxi a Mangano – qualcosa non è andato come doveva. Perché questa tribù è una tribù senza figli, e persino i tre ministri del governo Berlusconi, “i tre ministri socialisti”, si materializzano all’improvviso davanti alla tomba semplice e bianchissima del cimitero italiano, come se fossero paracadutati da un altro pianeta.

Non sono tre esecutori testamentari, ma tre Re magi: ecco Franco Frattini scortato da Tarak Ben Ammar, ecco Maurizio Sacconi, Renato Brunetta che si fa largo, solo un passo indietro. Il minuto di silenzio non si fa. Se questa doveva essere l’occasione per ribattezzare Craxi davanti all’opinione pubblica, l’operazione è riuscita meglio in Italia, dove è arrivata l’eco mediatica di un avvenimento che sul palcoscenico tunisino non c’è stato.

IL COMPAGNO CRAXI di Peppe Giudice

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 02-01-2010

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Craxi è stato ed è un personaggio controverso. In questo periodo di commemorazioni, rimpianti, insulti e damnatio memoriae della sua figura, in concomitanza con il decennale della morte, si sono lette, viste e  sentite molte riabilitazioni postume o invettive verso colui che riesce ancora a dividere il mondo politico italiano.

Non ho mai amato la figura di Craxi. Ero un bambino quando era all’apogeo del suo potere ed un ragazzino quando cadeva nella polvere.

Sono un socialista con riferimenti culturali e politici molto differenti da quelli che lui ha avuto e da quelli che lui ha creato.

Non era mia intenzione scrivere sul decennale della morte di Craxi, sulle imprecazioni di Dipietro, sulle sciocchezze dette da Fassino o sulle improbabili eredità politiche incarnate dai due figli del Craxi, nonostante ciò la nota scritta da Peppe Giudice (che gira in questi giorni in molte newsletter socialiste)  è molto interessante e merita di essere letta e discussa, anche se non completamente condivisa.

Per questo motivo  buona lettura.


Il compagno craxi di Peppe Giudice

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E’ stato il mio segretario nazionale per 16 anni.

Non l’ho mai amato politicamente, ho portato rispetto, questo sì, alla sua forte personalità; ho avuto dall’inizio l’impressione che volesse portare il socialismo italiano fuori dal suo alveo storico ma forse su questo esageravo probabilmente perché confondevo le posizioni di alcuni suoi “delfini” come Martelli con le sue.

Mi ha sempre irritato la sua arroganza, la sua tendenza a vedere il partito come un prolungamento della sua personalità. Ma probabilmente tale tratto della personalità era più il frutto di un carattere timido, ansioso ed insicuro che porta ad assumere toni aggressivi per difendersi dall’esterno, che di un atteggiamento intrinsecamente autoritario.

Allo scoppio di tangentopoli l’ho però veramente odiato; odiato profondamente lui ed i reggicoda. Tant’è che con altri compagni ho sperato che Martelli prendesse in mano il partito (pensate un po’!). Ma anche Formica e Ruffolo sostennero nel 92 Martelli pur essendo lontani da lui. Per tutti noi era fondamentale che abbandonasse subito la segreteria; in tal modo forse il PSI si poteva salvare.