
Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova. Autore di teatro, critico, saggista. Ieri mattina all’età di 79 anni Edoardo Sanguineti è deceduto nell’ospedale Villa Scassi a Genova, nella città che amava e che lo aveva visto nascere, nella città per cui ancora spendeva il suo impegno civile.
Con quel suo volto magro e l’odore di tabacco che imperniava sempre giacca e cravatta, che come un’uniforme non abbandonava mai, era diventato l’icona di un intellettuale totale che, dalle neoavanguardie in poi, era riuscito a diventare una delle figure chiave della cultura italiana del secolo scorso.
Ho incontrato Edoardo in un convegno internazionale sul futuro della sinistra europea a Genova nel 2008, quello che mi colpì era il volto scavato e la passione e l’entusiasmo di un bambino che sapeva ancora ridere di cuore per i grandi temi della filosofia, della letteratura e della politica.
Le nostre asperità e le nostre passioni ci unirono subito in modo ruvido…
Lui, l’icona novecentesca del letterato trasgressivo e comunista, che teneva una relazione su “l’attualità del materialismo storico”, che sarebbe poi confluita in un libricino dal titolo “Come si diventa materialisti storici”.
Io, il giovane filosofo e politico di formazione socialista, che tenevo una relazione dal titolo “Oltre il socialismo”.
Io trentenne e lui settantenne.
Lui un’icona e un mostro sacro della cultura italiana, io un giovane forse di belle speranze….
Due generazioni a confronto, due impostazioni politiche e culturali pericolosamente in rotta di collisione e nello stesso tempo in sintesi armonica.
Nulla di più diverso, nulla di più simile.
Devo confessare che mi “tremavano le vene e i polsi”, come direbbe il poeta da lui tanto amato e studiato, ad essere accostato a Sanguineti in una sessione di discussione dal titolo “i fondamenti”, ma nello stesso tempo era una specie di grande lusinga.
Edoardo Sanguineti è stato davvero una figura decisiva nella formazione di molti di noi: ci ha insegnato il gusto e la necessità di sperimentare nuovi linguaggi, convinto che il linguaggio dovesse diventare uno strumento per sovvertire un ordine intrinsecamente fascista in nome di un’assoluta libertà.
Ieri Edoardo se ne è andato, per sempre… rimane il rammarico di non avere condiviso molte più parole e molti più progetti e molti di noi si sentiranno più soli.
Fino all’ultimo è stato capace di dare forza a quella infinita passione politica, che lo muoveva per la città ed il Paese che amava e per la causa delle sinistre, e unirla alla ricerca intellettuale, con lui se ne va un altro pezzo di una generazione che ha contribuito nel bene e nel male a dare forma a questa nazione.
In questi anni di fine della politica e della cultura, in cui l’Italia sembra costretta ad un declino che assomiglia sempre più ad una lenta ed inarrestabile agonia, molto spesso essere chiamati intellettuali o politici assume tonalità di scherno e di disprezzo, mentre tutte le volte che Edoardo pronunciava quelle due parole era come se stesse parlando di ciò che di più alto e più dignitoso può essere concesso di fare ad un essere umano.
Adesso che la “nostra parte” nel gioco delle forze storiche sembra essere spazzata via, è solo l’esempio di uomini come Sanguineti che continua a farci credere che sia giusto continuare a combattere per cose come l’emancipazione materiale e spirituale degli uomini.
Molte amarezze e solo alcuni bei ricordi segnano questi anni di attività politica ed intellettuale, tra i pochi bei ricordi c’è quella giornata a Genova in cui ho per la prima volta incontrato Edoardo ed i suoi complimenti verso un “un giovane brillante, di cui non condivido l’impostazione, ma che sicuramente è un giovane intellettuale e politico preparato ed intelligente”.
Grazie Edoardo, mi dispiace non aver condiviso più parole e più progetti.
