Regionali Piemonte 2010. Intervista a Tuccari:”la politica deve guardare al futuro”

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 15-03-2010

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Tratta da www.corriereweb.net, di Michele Cento

Intervista a Francesco Tuccari, ordinario di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Torino e candidato alle Regionali piemontesi nella lista “Insieme per Bresso”.

“Ripartire dal futuro”. È l’idea guida della candidatura del prof. Francesco Tuccari nella lista “Insieme per Bresso”, che alle prossime elezioni Regionali del Piemonte sosterrà l’attuale goventratrice del centrosinistra Mercedes Bresso contro il leghista Roberto Cota. Una candidatura, quella di Tuccari, che coniuga cultura e impegno civile, in linea con l’esempio del suo maestro Massimo Salvadori e con la tradizione “bobbiana” dell’ateneo torinese.

Professore, da docente e da studioso lei ha dedicato gran parte della sua vita al mondo degli studi, dell’insegnamento e della cultura. Qual è stata la molla che ha fatto scattare in lei l’esigenza di candidarsi ad assumere un “ruolo pubblico” negli organi regionali del Piemonte?

Devo premettere che io amo moltissimo il mio lavoro di studioso e di professore e che in esso ho realizzato, almeno sino ad ora e con grandi soddisfazioni, il mio percorso di vita. Tre ragioni essenziali, tuttavia, mi hanno spinto ad accettare una candidatura alle prossime elezioni regionali nella lista “Insieme per Bresso”. La prima, di carattere più generale, è che ritengo ormai non soltanto doveroso ma anche necessario impegnarsi in prima persona, nelle sedi istituzionali più appropriate, a contrastare il crescente degrado che da diversi anni continua a investire la politica e lo stesso spirito pubblico nel nostro Paese. La seconda ragione, più specifica, ha a che fare con il mondo in cui svolgo da anni la mia professione. Le università italiane, e con esse tutto il sistema dell’alta formazione in Italia, sono ormai allo stremo. Conoscendo assai bene quel mondo e il suo disagio, vorrei dunque portare in un luogo strategico come la Regione le mie competenze, la mia esperienza e il mio impegno personale. Infine, ed è la terza ragione della mia decisione di «scendere in campo» (espressione, purtroppo, efficacemente sintetica!!), in Piemonte le prossime elezioni regionali vedranno contrapporsi non soltanto due candidati dalle caratteristiche molto diverse – Mercedes Bresso e Roberto Cota – ma due visioni radicalmente differenti delle prospettive e del ruolo della nostra Regione. E una di queste visioni – quella a dir poco «anacronistica»  rappresentata dalla Lega Nord – non può che suscitare la più viva apprensione in chi crede, come il sottoscritto, nei valori della solidarietà e della cultura. Ecco perché, ancora una volta, ritengo indispensabile assumere personalmente responsabilità politiche.

Il lavoro e il capitale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 04-02-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 2 febbraio 2010).

“Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”.

Lo ha scritto papa Benedetto XVI° nell’enciclica Caritas in veritate, i cui concetti ha ribadito domenica all’Angelus, davanti agli operai di Portovesme.

Chissà Sergio Marra, operaio di 36 anni, suicida perché prostrato dopo aver perso il lavoro a Zingonia, in una piccola fabbrica chimica, se aveva letto di quest’enciclica.

Certo è che il capitale la sua persona, la sua integrità non l’hanno rispettata. Il lavoro ridotto a merce, precarizzato all’estremo, prima vittima delle multinazionali (così per Termini Imerese, dove Marchionne paga il prezzo del suo shopping internazionale, così per l’Alcoa di Portovesme, dove gli americani chiudono dalla mattina alla sera), non più un valore – quello di cui parla l’art.1 della Costituzione –, oggi è frullato.

Poche chiacchiere: solo la fine del credo liberista degli anni 90, che ha travolto tutte le culture politiche, potrà fermare questo massacro.

Occorre un nuovo credo lavorista, o laburista: una vera e propria rivoluzione copernicana delle politiche economiche e sociali. Su queste colonne sosteniamo da tempo questa tesi, anche quando eravamo più soli.

La compagnia oggi si è arricchita: il cardinale Tettamanzi (Milano), il cardinale Poletto (Torino), il cardinale Scola (Venezia), il cardinale Romeo (Palermo). La Chiesa – lo testimoniano anche gli operai a San Pietro – sembra uno dei pochi baluardi morali e sociali a difesa del lavoro. E così la CGIL, colpevolmente isolata dalle altre confederazioni sindacali.

E tuttavia all’appello mancano ancora i soggetti che più possono compiere la rottura col passato.

Il primo sono gli imprenditori, o meglio la Confindustria, attardata a chiedere vecchie politiche liberali anziché un’azione volta a aumentare i sostegni pubblici alle aziende che danno lavoro stabile, duraturo, garantito.

Il secondo è il Governo, che agisce come se fosse l’opposizione denunciando demagogicamente questa o quella impresa salvo poi non prendere iniziative forti e chiare: per trovare un investitore, anche internazionale a Termini, per sostenere costi quel che costi Portovesme, e per intraprendere un programma deciso di sostegno all’occupazione e di lotta alla precarietà – anticamera della disoccupazione – , decantata dal ministro del Lavoro come regno delle opportunità. E infine le opposizioni, a partire dal Pd. Anche dai carri del Carnevale, leggiamo oggi, è scomparsa la sinistra.

Un’estinzione lunga e inesorabile. Più coraggio e più radicalità: questo ci si aspetta da Bersani. E’ l’ora della rinascita di una grande forza politica che tuteli e rappresenti il lavoro, e l’aspirazione a un lavoro vero e a un reddito sicuro.

Lettera aperta a Francesco Boccia

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 14-01-2010

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Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”,   14 gennaio 2010

La posizione espressa da Boccia a favore di una gestione del servizio idrico attraverso una società per azioni e l’apertura ai privati è in assoluta contraddizione rispetto alla delibera regionale dello scorso 20 ottobre approvata all’unanimità (e, dunque, anche dal PD) nella quale – oltre a sancire l’acqua come diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato e il servizio idrico come servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica – assume l’impegno di trasformare l’acquedotto da SpA in soggetto di diritto pubblico con partecipazione sociale.

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Gentile Francesco Boccia,

la ringraziamo per la sua risposta di cui leggiamo sul suo sito e su alcune testate giornalistiche.

Anche noi vogliamo, con questa nostra, fare ulteriore chiarezza e partiamo proprio dall’acquedotto pugliese oggetto del suo intervento del 2004. L’acquedotto di cui lei lamentava la cattiva gestione (e, fra le altre cose, la poca chiarezza della qualità e dei tempi di investimento) era allora (come oggi) una società per azioni a capitale pubblico da 5 anni, da quando cioè, nel 1999, il governo D’Alema aveva trasformato l’Ente Autonomo in una società commerciale disciplinata dal diritto privato.

Anche noi ci permettiamo di portare alla sua attenzione e a quella della cittadinanza alcune riflessioni.

La forma giuridica dell’impresa non è neutra ma definisce gli obiettivi di gestione. Nel caso di una società disciplinata dal diritto privato (art. 2247 c.c.), come una Spa, anche se a capitale pubblico, l’obiettivo è il profitto che sarà tanto più alto quanto più elevati saranno i ricavi (cioè il prezzo) e minori i costi. Dovunque il servizio idrico è gestito con logiche privatistiche le tariffe aumentano poiché su queste deve essere “caricato” l’utile (oltre che i costi di gestione e gli investimenti). Del resto, se il profitto è l’obiettivo di gestione, un’eventuale diminuzione dei consumi (traducendosi in una diminuzione delle entrate) determina un incremento delle tariffe come avvenuto, ad esempio a Firenze, dove il servizio idrico è gestito da Publiaqua, una SpA a maggioranza pubblica, le cui azioni sono possedute 49 Comuni e da 3 imprese private.

Lei afferma che le tariffe dell’Acqua in Puglia sono più alte di quelle della Lombardia e del Veneto. Vero. Ma questo si spiega anche con il fatto che l’Acquedotto pugliese – attingendo la risorsa dai bacini e dalle fonti della Basilicata e della Campania ubicati a centinaia di chilometri di distanza – deve sostenere (a differenza dei casi citati e di numerosi altri) dei costi superiori per l’approvvigionamento idrico dovuti, ad esempio, all’impiego significativo di energia elettrica (i dati del 2007 parlano di 70 milioni di euro) per il trasporto dell’acqua. Del resto la determinazione delle tariffe del Servizio Idrico Integrato (come l’attività di controllo e la vigilanza sui servizi di gestione, nonché la determinazione dei livelli e degli standard di qualità e di consumo) – in base della normativa nazionale e regionale – spetta già all’ATO, ovvero ai Comuni consorziati che vi fanno parte.
D’altro canto non solo la ripubblicizzazione non esclude i Comuni, ma al contrario ne prevede un loro diretto coinvolgimento.

RITORNO ALLA REALTA’

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 14-01-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 14 gennaio 2009)

Il ritorno all’attività politica a pieno regime spazza le illusioni natalizie di un nuovo clima nel Paese -animato dal conflitto e dal confronto sulle cose da fare, più che sulle persone o sulle ideologie-, e la speranza di una possibile svolta civile capace di incoraggiare quella grande maggioranza di lavoratori e di famiglie che si danno da fare con onestà e intraprendenza per il futuro.

Il Consiglio dei Ministri – nelle ore in cui l’emozione e l’attenzione di tutti va all’immane tragedia di Haiti – ha deciso tre cose: la prima, di non fare un decreto blocca-processi, a fronte delle riserve del Quirinale e del Presidente della Camera, e della netta contrarietà dell’opposizione; la seconda di costruire trentamila posti in carcere in più (quasi il doppio di oggi: sono cinquantamila), anche a fronte delle nuove norme che stabiliscono che un clandestino di per sé è un criminale – la cui coerenza si è vista all’azione nel pogrom di Rosarno- ; la terza, che la diminuzione delle tasse, con due aliquote, sbandierata ai quattro venti da Berlusconi, era un pesce d’aprile fuori stagione.

In questa riunione del CdM c’è la fotografia dei rapporti di forza nella maggioranza e della situazione reale della società italiana.

Nella maggioranza, la Lega -incassate le candidature a governatore in Veneto e Piemonte- la fa da padrona, dettando legge sulla sicurezza. Nella società italiana, invece, la crisi è ben più grave di quanto non sia stato detto finora: una riforma fiscale -vera e propria base di un patto democratico, tanto più se si rinuncia al principio sacrosanto della progressività dell’imposizione- ha costi enormi in un periodo di crescita, figurarsi ora, ed è più importante della riforma costituzionale. Il problema italiano è il rischio che nella crisi salti definitivamente una parte dell’apparato industriale – a cominciare dalla Fiat di Termini Imerese per arrivare a tanta piccola e media impresa senza capitale e senza sostegno creditizio-, e che l’indebitamento delle famiglie (minore rispetto ai grandi paesi occidentali prima della crisi) esploda sui mutui, sui prestiti, sul sistema bancario.

Di questo dovrebbe parlare il CdM, fuori da ogni propaganda: sarebbe un atto di forza, per Berlusconi, aprire un confronto sulle cose da fare (aumenti salariali, tassazione delle rendite, uscita dalla precarizzazione di massa, sostegno del credito alle PMI) davanti al Parlamento e al Paese.

Tanta parte dei lavoratori, si aspetta dal Pd e dall’opposizione di sostituire alle dodici domande di Repubblica -che finora hanno fatto il gioco del premier- una semplice domanda: “cosa state facendo per il futuro dei giovani e dell’Italia?”

Vent’anni dopo la svolta

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 15-11-2009

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di Fabrizio Rondolino, 9 novembre 2009

da www.leragioni.it di


Mentre Achille Occhetto era a Barcellona con Claudio Martelli per partecipare ad una riunione dell’Internazionale socialista, a Rimini, su un camper trasformato in ufficio e parcheggiato dietro il palazzo dei congressi, Bettino Craxi amabilmente chiacchierava con Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Era il 22 marzo 1990, il Pci non era ancora diventato Pds e il segretario del Psi aveva appena terminato la sua relazione alla Conferenza programmatica. Volle incontrare D’Alema e Veltroni, che non conosceva personalmente, perché gli sembravano i migliori della nuova generazione, e i più promettenti. Craxi avrà avuto molti difetti, ma non gli mancava il fiuto politico.

C’è però un doppio retroscena che merita di essere ricordato. Il camper di Craxi era un luogo-simbolo della Prima repubblica ormai al tramonto: l’anno prima, all’Ansaldo di Milano, proprio in quel camper Craxi e Forlani avevano siglato l’accordo di pentapartito in seguito noto come “Caf”. Occhetto, invitato a Rimini, subodorò la trappola: “Mi farà salire sicuramente sul camper, ma io non voglio”. Trovò così la scusa della riunione di Barcellona, dove la sua presenza non era inizialmente prevista, e declinò l’invito, nonostante Craxi giungesse ad offrirgli un volo privato. Il buffo è che anche Martelli non avrebbe dovuto essere a Barcellona quel giorno: Craxi non vedeva di buon occhio la diplomazia parallela del suo delfino, e aveva riservato a sé ogni decisione riguardante l’Internazionale (fu in effetti lui, alla fine del ’91, a dare il via libera all’ingresso del Pds). L’aneddoto aiuta a capire quale groviglio politico, psicologico e umano governasse in quegli anni i rapporti fra il Pci-Pds e il Psi. E perché la caduta del Muro, anziché riunificare la sinistra italiana, la seppellì.

È nell’incomprensione radicale fra Berlinguer e Craxi che si trova la ragione dell’antisocialismo di Botteghe Oscure e dell’anticomunismo di via del Corso.

PD:ritorno di Folena, attenzione di Occhetto, crisi di SL

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 15-11-2009

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di Aldo Garzia, 14 novembre 2009,  tratto da www.aprileonline.info

Politica A motivare la scelta di Folena e l’apertura di credito di Occhetto sono le troppe incertezze di Sinistra e libertà. A riprova della confusione interna anche un ultimo epidosio: l’oscuramento del sito chiesto dai socialisti perché vi era pubblicato un testo relativo alle elezioni regionali che non era di loro gradimento visto che escludeva alleanze con il Pd (anche oggi collegandosi all’indirizzo www.sinistraeliberta.it compare la scritta ‘portale in allestimento’).

Cresce a sinistra l’attrazione verso il nuovo Pd di Pierluigi Bersani. Il primo a tornare a casa è’ stato Pietro Folena, nell’ultima legislatura presidente della Commissione cultura della Camera ed eletto come indipendente tra le fila di Rifondazione.
Lo scorso 11 novembre ‘l’Unità’ ha pubblicato una sua lettera indirizzata al neosegretario del Pd: “Caro Pierluigi, entrare nel Pd per chi non vi ha creduto alle origini significa cercare di condurre qui la lotta per una nuova idea e una nuova prassi della sinistra. Oggi lo posso fare perché la tua elezione a segretario del Pd apre una fase nuova”.

Un’altra apertura di credito viene da Achille Occhetto, il segretario della ’svolta’ che trasformò il Pci in Pds.

Bravi amici democratici… almeno avete votato Bersani.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Politica nazionale | Posted on 27-10-2009

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Una nota sulle elezioni di Bersani a Segretario del Pd ed un memo di Pietro Folena sullo stesso argomento.

Si può pensare che il PD sia un grande Partito, una grande scommessa ed un avvincente esperimento culturale e politico oppure no.

Si può credere che l’americanizzazione della società, che in Italia spesso coincide con una latinoamericanizzazione, sia il meglio che ci possa attendere oppure no.

Si può credere che le primarie siano il migliore strumento per garantire e disciplinare la partecipazione politica oppure no.

In ogni modo, i 3 milioni di partecipanti alle primarie del PD di domenica 25 ottobre 2009 sono un fenomeno difficilmente ignorabile.

Molti, anche il sottoscritto, non hanno creduto in un progetto confuso e nato senza precisi riferimenti politici e culturali come il PD veltroniano ed hanno scelto di non aderire a quel Patito e non sembra che la situazione, per il momento, sia cambiata; nonostante ciò 3 miloni di persone che, non volendo arrendersi alla decadenza del Paese, scelgono la partecipazione politica contro il “sultanismo” sono da rispettare.

Per questo motivo pensiamo che il neosegretario debba essere coerente con le sue dichiarazioni, precedenti e successive alla sua elezione, e finalmente lanciare un progetto politico che sappia essere di riscatto per milioni di donne e uomini, che in questo momento non si sentono politicamente rappresentati.