“Arte-ficio. Trasfigurare la comunicazione” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 11-05-2014

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trasfigurare la comunicazione

ARTE – FICIO”

Arte, comunicazione, linguaggi ed iconografie dei poteri dagli anni settanta ad oggi, nel percorso artistico di

ETTORE PASCULLI e GIULIANO GALLETTA

A CURA DI ROBERTO MASTROIANNI

PALAZZO DUCALE DI GENOVA – LOGGIA DEGLI ABATI

DALL’ 08 AL 29 MAGGIO – INGRESSO LIBERO

Aperto tutti i giorni dalle 14 alle 19

La mostra espone la ricerca artistica e il percorso culturale di Ettore Pasculli, un protagonista della rivolta creativa degli anni settanta a Milano, arricchiti e messi in relazione con quelli del genovese Giuliano Galletta, proponendo una panoramica emblematica della loro più che quarantennale carriera artistica. L’esposizione mostra e svela un interesse per l’iconografia del corpo e del potere, dei “segni”, l’immagine, il suo statuto disciplinante e la sua natura politica, tutte questioni che si pongono come fondamentali per la comunicazione, l’arte, lo spazio pubblico e le sue dinamiche a cavallo tra il XX e il XXI secolo. All’estetizzazione della società i due artisti hanno contrapposto una politicizzazione dell’arte espressa attraverso la scrittura e la manipolazione delle immagini. Si può affermare senza dubbio che nell’officina dell’arte e della comunicazione cui Pasculli ha dato vita siano state messe in discussione le pratiche artistiche e le strategie dell’informazione, il valore delle immagini e della rappresentazione dell’umanità; tutto ciò l’ha portato alla consapevolezza che il valore disciplinante delle immagini è prima di tutto antropologico e che il disciplinamento politico è solo una parte dell’azione portata avanti dalla rappresentazione e dall’auto-rappresentazione della corporeità e del potere.

L’incontro tra l’artista milanese e quello genovese è stato reso possibile dalla disponibilità di “Palazzo Ducale Genova. Fondazione per la cultura” ad accogliere l’esposizione museale dal titolo “Arteficio. Arte, comunicazione, linguaggi ed iconografia del potere dagli anni Settanta ad oggi”, ospitata nei prestigiosi spazi di Palazzo Ducale di Genova (“La Loggia degli Abati”, a cura di Roberto Mastroianni e con un progetto allestitivo di Walter Vallini, maggio 2014).
La mostra, divisa in due sezioni di carattere antologico, ha messo a confronto una selezione del corpus delle opere di Ettore Pasculli e Giuliano Galletta, proponendo un percorso nella loro pluriennale carriera artistica, e in questo modo ha restituito il filo rosso della loro poetica e sperimentazione su materiali, codici e linguaggi, nell’arco di tempo che intercorre dal periodo della stagione della “rivolta creativa” (1968-1980) alle loro attuali ricerche sulla rappresentazione/auto-rappresentazione della soggettività, in relazione ad alterità e crisi del soggetto e delle istituzioni sociali, e all’iconografia del corpo e del potere.
L’esposizione ha proposto pertanto un excursus nella storia e nella ricerca artistica di Ettore Pasculli, a partire dagli anni dell’esperienza milanese del “Laboratorio di Comunicazione Militante”, di cui E.P. è stato fondatore insieme a Brunone, Columbu e Rosa, e della “Fabbrica di Comunicazione Militante” di San Carpoforo a Brera, fino al contemporaneo interesse per l’arte visiva, il cinema sperimentale e le retoriche di costruzione dell’identità individuale e collettiva. L’immagine emersa come risultato di questo viaggio creativo, politico e concettuale è stata messa in dialogo con la produzione di Giuliano Galletta, un artista visivo, scrittore e giornalista genovese, che rappresenta a tutti gli effetti un altro caso esemplare, nel panorama italiano, di benjaminiana “politicizzazione della politica” in risposta all’estetizzazione diffusa della “società dello spettacolo”.
La sezione dedicata a Giuliano Galletta propone infatti stralci della trentennale ricerca portata avanti dall’artista genovese sul “soggetto”, sulla sua assenza/mobilità instabile, sulla sua costruzione e sui linguaggi visivi e scritturali, a partire dalla collaborazione con Edoardo Sanguineti per arrivare all’ultima sperimentazione sul “romanzo visivo” e il “museo del Caos”. Entrambi gli artisti portano avanti una critica decostruente alle retoriche della naturalità e della reificazione, attraverso le quali i poteri e la società mettono in forma l’umanità singola e associata. Come allievi ideali di Guy Debord, Roland Barthes, Michel Foucault, Marcel Duchamp, e Walter Benjamin, entrambi riconoscono al détournement e al bricolage concettuale ed espressivo un potere di smascheramento delle strategie di comunicazione e assoggettamento che riproducono impostazioni e rapporti di forza imposti dalle narrative sociali. Attraverso il foto-ritocco, il citazionismo e il mélange dei linguaggi, dei materiali e dei codici essi rivendicano per la sperimentazione artistica il valore critico di riappropriazione della propria individualità, libertà e possibilità e in qualche modo operano attraverso una “politicizzazione dell’arte” per contrastare l’estetizzazione della società dello spettacolo.

Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo (di Fulvia Palacino).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me... | Posted on 23-11-2013

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Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo. Esposte a Palazzo Ducale 78 opere piene di suggestioni, evocazioni e guerre.

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Appartenere a due mondi così diversi, a Fukushi Ito non ha mai provocato crisi d’identità. È nata a Nagoya nel 1952, ma si sente un ibrido armonico: «L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra Italia e Giappone, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità un amalgama adeguato», dice l’artista. «E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa». Sono ormai 30 anni che Ito lavora lungo un filo rosso a cavallo tra le due nazioni, ed espone in tutto il mondo. Ora, è la volta di Genova: mentre vi è ancora allestita la rassegna Edward Munch, Palazzo Ducale ospita la mostra Fukushi Ito. Luce, spazio, tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1980-2013): 78 opere che indagano la fenomenologia del visibile e dell’invisibile.

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Genova, Palazzo Ducale, fino al 30 novembre 2013 ospita la mostra di Fukushi Ito.

La luce. Curata dal filosofo e critico Roberto Mastroianni, la mostra è un percorso attraverso installazioni, foto, trasparenze, videoproiezioni e led, e racconta l’incredibile sintesi tra le due culture raggiunta dalla ricerca di Ito: il risultato non è un semplice “sommatoria” tra Oriente e Occidente. È piuttosto un insieme olistico, un’unità-totalità non esprimibile soltanto con il raggruppamento delle parti che lo costituiscono. Tra luce, spazio e tempo, Ito individua ciò che permette alle cose di essere visibili: ci sono anche il buio, la forma e i colori. Ma non si ferma qui. Va oltre. Scova le dinamiche nascoste della natura e, con tecniche che rielaborano anche la tradizione giapponese, le rende visibili attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato.

Dove e quando. Genova, Palazzo Ducale (piazza Giacomo Matteotti 9), dal 5 al 30 novembre 2013.

“Vecchioenuovo”. Ito, certo, parte da lontano: la tradizione millenaria del Giappone. Tuttavia, le piace sperimentare, e accosta materiali antichi a quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. Cinque sezioni tutte da esplorare.

Nel vivo. Alle grandiose “installazioni di luce” come In the space, in the time 0203, una scritta al neon colorata del 2002, nella sezione Trasparenza Ito affianca lavori in cui le immagini di personalità da lei scelte sono sovrapposte a elementi legati a quel personaggio, come paesaggi urbani, scritti e opere: le immagini sono estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali; poi vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce.ito-3-412x620

Trasparenza. Qui ci sono 60 quadri di piccole dimensioni, tutti trasparenti, che documentano le guerre nel mondo del passato e del presente. Sempre riflettendo sulla luce, le opere sono realizzate con il sistema computerdrawing; e la stessa tecnica la usa per Ri-creare, che è il titolo della terza sezione. A proposito, a Genova c’è il pezzo forte: In the space, in the time. Virtual landscape Compo 89, del 2007. È composta da tre elementi, la Forza della natura, rappresentata da un iceberg che si scioglie; la Forza dell’uomo, rappresentata da Oriana Fallaci, uno dei personaggi che hanno maggiormente inciso sulla crescita dell’artista e, a suo dire, dell’umanità; e la Forza sociale, sarebbe a dire le guerre.

Fukushi Ito, poliedro a 62 facce, una delle opere esposte a Palazzo Ducale di Genova nella sezione “Trasparenza”.

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Fukushi Ito, “MP Leonardo da Vinci”, 2009.

Mio. Ecco l’elemento antropologico, quello che caratterizza tanto la carriera di Ito agli inizi degli anni ’80, e che lei non dimentica mai. Sei installazioni scultoree – su 26 esistenti – sono esposte per raccontare quali figure abbiano maggiormente influenzato la sua opere: tra di esse Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Musashi Miyamoto. Tutte queste opere s’intitolano MP, acronimo di Mio Personaggio, e sono state realizzate tra il 2009 e il 2010. E poi, alla fine, ancora l’uomo, e ancora il computer: nella sezione Dittico l’immagine umana si dilata, sempre con l’ausilio del computer drawing.

La citazione. «Che il mondo sia là significa che non è da nessuna parte, perché è l’apertura dello spazio tempo», dice Jean-Luc Nancy.

 

Fulvia Palacino

Vademecum

• A cura di Roberto Mostroianni.
• Allestimento di Walter Vallini.
• In collaborazione con fondazione regionale per la Cultura della regione Liguria e con il patrocinio di Consolato generale del Giappone a Milano.
• Orari: dal lunedì al venerdì 9,00-19,00; sabato e domenica 14,00-19,00.
• Ingresso gratuito.
• Info: tel. +39 010 562046 oppure www.palazzoducale.genova.it.
• La mostra è accompagnata dal volume Nello spazio e nel tempo, a cura di Roberto Mastroianni, Altra Linea editore.

Mangiare e dormire

Al Veliero (Top Level): via Al Ponte Calvi 10-r, Genova; tel. +39 010 277 0722.
Le Rune (Low Price): vico Domoculta, Genova; tel. +39 010 594951.

NH Plaza (Top Level) 4 stelle: via Martin Piaggio 11, Genova; tel. +39 010 83161.
Hotel Acquario (Low Price) 3 stelle: vico San Pancrazio 9, Genova; tel. +39 010 246 1456.

Per vedere la galleria fotografica delle opere in mostra cliccare qui 

 

FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 30-10-2013

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a cura di Roberto Mastroianni

in collaborazione con

Fondazione Regionale per la Cultura e lo spettacolo della Regione Liguria

con il patrocinio di

Consolato Generale del Giappone a Milano

PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Liguria Spazio Aperto

6-30 novembre 2013

Piazza Giacomo Matteotti 9, Genova

Inaugurazione martedì 6 novembre 2013 ore18.00

Natura e tecnologia, il pensiero scientifico e la riflessione olistica

sono la dimensione entro la quale il mio lavoro oscilla” (Fukushi Ito)

Il Palazzo Ducale di Genova dal 6 al 30 novembre 2013 presenta la mostra “FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)”, a cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni e con allestimento progettato dall’architetto Walter Vallini. L’esposizione, in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo della Regione Liguria, ha il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Cinque distinte sezioni espositive presentano la sintesi degli ultimi trent’anni di attività artistica di Fukushi Ito, che propone un percorso nato da un’esistenza fluttuante fra Oriente e Occidente e che pone il visitatore al centro di un’esperienza visiva e sensoriale densa e unica: installazioni ambientali, foto e trasparenze, videoproiezioni e led, sono tutti pensati come tappe di un viaggio che sin da subito coinvolge il pubblico attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato di un’arte che amplifica gli stimoli sensoriali, chiedendo al visitatore di dilatare il proprio universo percettivo.

L’arte di Fukushi Ito parte da lontano, da una tradizione millenaria, quella giapponese, che risolve le opposizioni fra due polarità opposte, spesso incompatibili per l’Occidente, pensando l’universo come un organismo vivente pervaso di una energia che cerca l’armonia tra forze contrastanti.

Fukushi Ito vive e lavora tra Italia e Giappone, ma per lei appartenere a due mondi così lontani per cultura e tradizioni non significa un momento di contrazione, non esprime una rinuncia a qualcosa, una impasse o a una crisi di identità; al contrario è il privilegio di poter avere due patrie, di poter raggiungere una sintesi superiore, perché come artista asiatica, e in particolare giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione: è ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrà essere.

“L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra queste due nazioni, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità una amalgama adeguata. E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa” – sottolinea Fukushi Ito – “Il fatto che gli esseri umani possano mantenersi in contatto con il mondo spostandosi attorno ad esso e l’assenza di frontiere in natura fanno sì che i problemi di una nazione si estendano a quelle circostanti, poi al mondo, e infine all’universo”

Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene per origine, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. E così Ito inizia ad accostare i materiali antichi con quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led.

Il lavoro di Fukushi Ito è dunque un infinito esercizio poetico che porta l’artista ad entrare ed uscire costantemente da due culture, per esplorare il mondo e trovare a livello artistico una sintesi che possa definire la presenza delle cose nello spazio e nel tempo.

Scrive Roberto Mastroianni nel testo in catalogo: “Ito ha compreso che non vi è “mondo” e non vi è arte, se non nello spazio e nel tempo, e che spazio e tempo possono accogliere artefatti, solo se questi sono collocati spazialmente e temporalmente in relazione alla luce, alle forme e al colore. Nello stesso tempo, ha compreso che l’arte è una modalità di espansione del nostro universo percepito e che il suo compito è rappresentare visibile l’invisibile […] Fukushi Ito si interroga, vede e percepisce le dinamiche con cui la realtà prende forma, le modalità con cui l’ambiente diventa mondo pensabile ed abitabile dall’uomo e decide di riproporle artisticamente. L’essere umano “fa” continuamente il proprio “mondo”, per questo motivo Fukushi Ito decide di “ri-fare il mondo” per raccontare l’umanità, la realtà e la stessa esperienza artistica”.

 

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

 

Le cinque sezioni in cui si sviluppa la mostra intendono restituire il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi portata avanti da Fukushi Ito; e attraverso l’uso della luce coinvolgono attivamente lo spettatore, chiamandolo a essere consapevolmente presente in spazi pensati come luoghi attivi di esperienza.

 

La prima sezione del viaggio che propone Fukushi Ito – “Installazioni” – sigla la dimensione sensoriale della mostra con la sublimazione del concetto di luce secondo Ito. “Nello spazio e nel tempo” (2010) è una grandiosa scrittura di luce al Led GRB colorata e artificiale che si trasforma in pura vibrazione, vita, energia, che si schiude nel buio e perde la propria indipendenza fondendosi con l’oggetto, e divenendo così parte di un tutto. Questa installazione di luce si connette con un’opera luminosa caratterizzata da 7 sfere astrali geometriche di varie dimensioni. Ito sovrappone le immagini di personaggi da lei scelti con paesaggi urbani, opere e scritti ricollegabili a loro: queste immagini, estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali, vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce. Ma non tutte le 62 facce delle sfere sono coperte, così da simulare l’idea del respiro.

 

La seconda sezione – “Trasparenza” – si compone di 60 quadri trasparenti di piccole dimensioni partendo da immagini del passato e del presente sulle guerre nel mondo: un lavoro di grande attenzione sulla luce, le linee geometriche, le immagini e la scrittura con opere realizzate tra il XX e il XXI secolo con il sistema computer drawing, in cui le figurazioni sono tratte dalle suggestioni contemporanee di internet, della televisione e della fotografia.

 

La terza sezione – “Ri-comporre” – è un passaggio di sintesi ricostruttiva, come la definisce Roberto Mastroianni, in cui l’artista “compie un paziente lavoro di “ri-composizione” del reale e dell’elemento simbolico-rappresentativo, attraverso il quale la realtà viene resa alla percezione dell’uomo in modo organico”. Ito mette insieme frammenti di immagini computer drawing che si ripetono all’infinito all’interno di forme geometriche asimmetriche. A Genova Ito presenta un’opera di grandi dimensioni composta da tre elementi: La Forza della natura, rappresentata dallo scioglimento di un iceberg, la Forza dell’uomo, con l’immagine di Oriana Fallaci, e la Forza sociale, o forse sarebbe meglio dire la violenza sociale visto il chiaro riferimento alle guerre, il problema maggiormente sentito dall’uomo contemporaneo.

La quarta sezione – “Assemblage” – è un chiaro riferimento alla persona. Nonostante Fukushi Ito abbia posto l’attenzione della sua poetica artistica sulla luce, il tempo e lo spazio, l’elemento antropologico che aveva caratterizzato l’inizio della sua carriera a metà degli anni ’80 non è mai stato cancellato né tanto meno dimenticato. Ventisei installazioni scultoree, sette delle quali esposte in mostra e riferite ad altrettante figure storiche o contemporanee che hanno inciso sulla crescita artistica e umana di Fukushi Ito, nonchè sulla storia culturale e sociale dell’umanità: Leonardo Da Vinci, Oriana Fallaci, Piero della Francesca, Bruno Munari, Paolo Uccello, Piero Dorazio, Musashi Miyamoto. Proprio perché queste figure hanno influito sulla formazione artistica di Ito, le opere hanno il titolo caratterizzato dall’acronimo “MU”, ovvero “Mio Universo”, seguito dal nome del personaggio. Tutte e sette le installazioni scultoree presentano sfere e figure geometriche per restituire in maniera astratta l’essenza di questi personaggi così come sono stati percepiti e vissuti come donna e come artista da Ito. Le opere di questa sezione della mostra sono state realizzate nel biennio 2009/2010.

Nella quinta e ultima sezione – “Dittico” – è nuovamente la figura umana al centro della ricerca dell’artista: qui si assiste al dilatarsi dell’immagine umana grazie, ancora una volta, alla tecnica del computer drawing e stampa su canvas e le figure umane di riferimento sono quelle che hanno caratterizzato il percorso artistico di Fukushi Ito.

La mostra è completata da una pannello espositivo con alcuni lavori riferiti al quindicennio 1983-1993.

 

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Fukushi Ito, nata a Nagoya nel 1952, ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda.

Info mostra:

t. 010 5574000 | palazzo ducale@palazzoducale.genova.it

www.palazzoducale.genova.it

orari di apertura al pubblico:

Lunedì – Venerdì 9.00 / 19.00

Sabato – Domenica 14.00 / 19.00

Ingresso gratuito

Informazioni stampa:

Studio De Angelis

t. 02 324377 | c. 345 7190941 | info@deangelispress.it

Living in lift

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Lo spazio della Polis | Posted on 16-08-2012

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In autunno/inverno 2012 curerò (insieme a Walter Vallini) un progetto artistico/espositivo finanziato e promosso dalla Schindler, dal titolo “Living in Lift”, che prevederà 4 mostre collettive di fotografia, video arte e installazioni  sul tema della verticalità e dello spazio dell’ascensore, inteso come spazio della quotidianità rimossa e come luogo dell’abitare e vivere contemporaneo.

Il progetto, la cui prima edizione è stata realizzata nell’ex Chiesa di San Carpoforo, sede del Dipartimento di Arti Visive e del CRAB – Centro di Ricerca Accademia di Brera (Zona Brera, via Formentini 10) dal 15 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012, assume l’ascensore come elemento di riflessione artistica sui temi dell’identità, dell’alterità, dell’ascesa/discesa, della soglia, dello spazio contemporaneo e del rapporto umano-tecnologia-mondo…

Saranno coinvolti artisti di differenti generazioni e si utilizzeranno 4 spazi museali, il progetto espositivo sarà così articolato:

A) due collettive negli spazi di Palazzo Ducale a Genova (una mostra per artisti senior negli spazi di “Liguria-Spazio aperto” della Fondazione regionale ligure per la cultura e lo spettacolo/ Fondazione Wolfsoniana di Genova, 8-30 novembre 2012,e  una collettiva di giovani artisti in “Sala Dogana”, 8-25 novembre 2012, selezionati sul territorio nazionale da una commissione che comprende direttori e curatori del CRAC-Circuito Regionale ligure Arte Contemporanea);

B) una collettiva senior e giovani artisti al CAMEC di La Spezia nel mese di gennaio 2013

C) Una collettiva negli Spazi di Castel dell’Ovo a Napoli nel febbraio 2013.

Il progetto espositivo sarà accompagnato da un catalogo.

Per i giovani artisti interessati  il bando di partecipazione può essere scaricato  andando sul sito di Palazzo Ducale di Genova (clicca qui) oppure scaricando qui il  pdf dd bando verticalità – bando

“Industria. Found(ry) Art in the Period of Modern patronage” di Jill Mathis

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 16-09-2011

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Domenica 2 ottobre 2011 inaugurerà a Palazzo Ducale di Genova  la mostra, da me curata, dal titolo “Industria” di Jill Mathis, artista/fotografa americana della “old school new yorkese”. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 2 al 30 ottobre – Piazza Matteotti 9, Genova- tel. 010 55 74000. Vi aspetto numerosi.

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Life without industry is guilt, and industry without art is brutality.

La vita senza operosità è peccato, l’operosità senza arte è brutalità.

J. Ruskin

La mostra Industria. Found(ry) Art in the Period of Modern Patronage di Jill Mathis (ospitata dalla Fondazione regionale ligure  per la cultura e lo spettacolo nelle prestigiose sale di Palazzo Ducale di Genova) mette in scena la relazione tra lavoro, industria e moderno mecenatismo, trasformando il processo produttivo, l’impresa e “l’umano messo a lavoro” in elementi di una narrazione artistica capace di restituire la dignità e l’orgoglio  del lavoro e dell’impresa e, al contempo, rendere ragione del sostrato squisitamente antropologico  che tiene insieme questi fenomeni.

Il termine “Found(ry) Art” potrebbe sintetizzare bene l’operazione artistica portata avanti da una fotografa dell’ “old school newyorkese”  capace di trasformare la “Fonderia” (Foundry) in una miniera di “oggetti ritrovati” (found object/ object trouvé) inserendoli in una sequenza narrativa che fa di questa mostra una mostra di “Found Art fotografica”, in cui le immagini/oggetti ri-trovati nei luoghi della produzione e del lavoro diventano oggetti artistici autonomi e capaci di rimandare a dimensioni di senso differenti  in un gioco di significanti ri-articolati esteticamente.

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Jill Mathis’ exhibition Found(ry) Art in the Period of Modern Patronage (hosted by the Fondazione regionale ligure per la cultura e lo spettacolo in the prestigious rooms of the Doge’s Palace of Genoa) stages the relationship between work, industry and modern patronage. It transforms the production process, the business and the ‘working man’ into elements of an artistic narrative able to restore dignity and pride to work and business while at the same time highlighting the anthropological substratum, which connects these phaenomena.  The term “Found(ry) Art” could well synthesize the artistic process of this photographer of the ‘New York old school’, able to see in the  ‘Foundry’ a mine of found objects/ object trouvé, setting them in a narrative sequence which makes of this exhibition one of photographic “Found Art”, where the images/objects ‘found again’ in the factory and in the production line become autonomous artistic objects able to refer to different dimensions of meaning, in a game of signifiers re-articulated in an aesthetic discourse.

Per leggere la critica (in italiano e inglese) continua la lettura, per vedere il programma di “Genova in Blu”, rassegna nella quale la mostra è collocata, Presentazione_GenovaInBlu_settembre.