Il Partito Politico oggi.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 06-04-2011

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,

0

Postiamo un contributo di Walter Tocci sul “Partito politico oggi”, uscito anche sull’Unità del 6 aprile 2011, sperando sia utile spunto di riflessione.

Per la prima volta nella sua vita il Pd si prende cura della forma partito. Bersani ha annunciato un lungo lavoro per dare un senso moderno a quella parola partito che, unici in Italia, portiamo nel simbolo. E’ appena cominciato con un seminario di studio  tra dirigenti nazionali e periferici e autorevoli studiosi italiani, europei e americani. Si è discusso fuori dai soliti schemi giornalistici. Nessuno si è impigliato nelle false alternative – primarie si o no, partito leggero o pesante, partito degli iscritti o degli elettori – che in passato hanno condotto il dibattito su strade senza uscita. La pubblicazione dei materiali offrirà l’occasione per allargare la discussione a tutto il partito. Tutti hanno scansato il rischio di uno sterile amarcord dei vecchi partiti di massa. Si tratta di ripensare la funzione del partito come costruttore di democrazia nell’Italia di oggi, come protagonista della ricostruzione civile del dopo Berlusconi. E’ davvero necessario? E’ possibile praticamente? Siamo in grado di realizzarlo? Partire da queste domande, a mio avviso, aiuta a evitare il rischio e a cogliere l’opportunità.

1) La necessità di un rilancio della forma partito scaturisce da una lettura critica del ventennio, come ha sottolineato Maurizio Migliavacca nell’introduzione. Negli anni novanta l’idea di demolire i partiti, peraltro non nuova, prometteva un futuro radioso per la politica: più decisione, potere diretto ai cittadini e Seconda Repubblica. Queste promesse sono clamorosamente fallite. Il populismo, tra i tanti difetti, ha anche quello di non prendere alcuna decisione rilevante per il futuro del paese. L’ultima scelta importante è stato l’euro, poi solo propaganda e gestione corrente. Il potere dei cittadini non è mai stato così debole e mai così forte il dominio delle oligarchie economiche, politiche e corporative. Le recenti manifestazioni dei giovani e delle donne hanno messo a nudo prima di tutto queste diseguaglianze. E infine, la Repubblica invece di rinnovarsi rischia di spezzarsi sotto i colpi del leghismo e del sovversivismo dall’alto. Dove è il pericolo è anche ciò che salva, diceva il poeta. Proprio nelle fratture della crisi democratica si misura la necessità del rilancio del partito, come soggetto collettivo della Decisione, come promotore dell’Eguaglianza, e come forza coesiva dell’Unità della Repubblica.

2) Alcuni processi oggettivi – società mediatica e personalizzazione, ad esempio – militano contro la possibilità di organizzare grandi partiti. Tutto ciò è vero, ma contiene anche esagerazioni strumentali. La cultura del community organizing, ad esempio, ha suggerito a Obama di utilizzare i nuovi media come infrastruttura organizzativa della vittoria elettorale. I vecchi partiti italiani sapevano ben utilizzare la personalizzazione come fattore coesivo dell’organizzazione, tanto è vero che ancora oggi parliamo di Moro e Berlinguer, per dire solo degli ultimi.

Auguri Presidente e buona fortuna.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 02-01-2011

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

0

Per leggere il testo integrale del discorso presidenziale cliccare qui.

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sì è confermato essere l’unico evento di unità politica, culturale e sociale della Nazione in questo momento difficile della storia repubblicana. 13 milioni di persone, secondo i dati auditel, hanno ascoltato il discorso del Presidente, che in 15 cartelle ha sintetizzato il disagio di un paese al cui interno operano svariate forze disgregatrici: forze che mirano a frantumare l’Unità nazionale, come quella sociale, che sono interessate a riportare i rapporti di forza tra le differenti componenti istituzionali, economiche e politiche a una specie di guerra permanente, finalizzata a sfibrare il tessuto connettivo del Paese in vista del trionfo degli interessi particolari sull’interesse collettivo e generale.

Non stupisce, da questo punto di vista, la freddezza e le critiche che arrivano da casa leghista, dopo le importanti parole del Presidente sul valore della storia patria, sulla sua Unità (in occasione del 150enario), di quel momento costitutivo che è stato il Risorgimento e di quella stagione costituente che è stata la resistenza partigiana e la liberazione dal dominio nazi-fascista.

Il mio nome è legione. Le conseguenze virtuose delle bombe.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Lo spazio della Polis | Posted on 18-01-2010

Tag:, , , , , , , ,

0

Propongo un articolo molto interessante di un amico (Gianluigi Ricuperati), che spesso ospito su questo blog, e che affronta le conseguenze della guerra, tema da lui già affrontato in un libro uscito per Bollati Boringhieri ( Viet Now. La memoria è vuota) del quale potete leggere una recensione di Giorgio Vasta cliccando qui.

di Gianluigi Ricuperati ( tratto da www.giudiziouniversale.it).

Ho letto su una bellissima rivista francese, XXI, la storia delle isole “rattrappite” dagli effetti degli esperimenti nucleari (americani, francesi eccetera) negli anni cinquanta. Alle mamme delle isole Marshall, che davano alla luce bambini malformati, bambini-medusa, bambini-con-la-coda, le autorità statunitensi, che avevano la proprietà di quel gruppo di atolli sospesi nel mezzo dell’Oceano Pacifico, dicevano che doveva essere per forza la sifilide. E questo ovviamente gettava sulla loro vita matrimoniale ombre e vergogna, visto che partorire un feto rimasto minuscolo a causa dell’effetto delle radiazioni veniva percepito come lettera scarlatta e stigma dal “sapere” popolare, in tutto dipendente dalla cattiva o non-esistente informazione provvista dal “potere” dello Stato, in quel caso americano.

Mi ha colpito la forma della rabbia di una cittadina delle Isole Marshall, raccontata dall’articolo, una certa Ljion, che da tempo ha rinunciato a essere madre dopo aver fatto nascere diverse creature “irradiate”, mi ha colpito con la forza eufonica del francese pourquoi. Ripete mostrando al giornalista le fotografie dei feti malformati, pourqoui, pourquoi, pourquoi.

Le centinaia di esperimenti nucleari effettuati sotto la volta celeste e sotto la crosta terrestre ispezionano la storia del Ventesimo Secolo come una lunga colonna verticale di stetoscopi feroci, sintomi e strumenti al contempo, feroci contro qualunque cosa esistente: la terra in sé, i frutti che essa può dare, il corredo genetico delle popolazioni (la memoria “genetica” che ho indagato anche nel libro sul Vietnam, Viet Now, uscito da Bollati Boringhieri, la memoria che non si arrende mai, è quella intrecciata alle modulazioni infinitesimali dei nodi ribonucleici): la mente e l’immaginazione e la possibilità di vita di queste sfortunate vittime, schiacciate senza sosta dalle urgenze della ragione di Stato.

La fine di Haiti

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Mondo | Posted on 14-01-2010

Tag:, , , , , , , , , , , , ,

0

Tratto da www.aprileonline.info del 14 gennaio 2009 a cura della redazione.

Potrebbero essere migliaia i morti a Haiti, nel più devastante terremoto che abbia colpito il Paese caraibico negli ultimi due secoli. Fra le vittime accertate anche il medico brasiliano Zilda Arns, 75 anni, fondatrice della Pastorale del Bambino e punto di riferimento per tutta l’America Latina nella lotta contro la denutrizione e la mortalità infantile. Il suo nome era stato indicato per tre volte per il Nobel per la Pace.

Il Paese è “distrutto”, è una “catastrofe”, e crediamo che “migliaia di persone” possano essere morte, ha chiarito il presidente di Haiti, René Preval, che ha parlato di “scene inimmaginabili”. Nella capitale Port-au-Prince, il sisma di magnitudo 7,3 ha distrutto l’edificio di cinque piani che ospita il quartier generale della missione dell’Onu (Minustah) e ha gravemente danneggiato il palazzo presidenziale e la cattedrale. Molte le vittime tra i caschi blu: si teme che sia morto il comandante della missione, il generale tunisino Hedi Annabi e con lui otto cinesi, tre giordani e 11 brasiliani, senza contare le decine di dispersi e feriti.
Tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince sono crollati e l’unico ancora attivo non accetta più feriti perché è ormai al collasso per l’altissimo numero di persone ricoverato.
Duecento persone sono disperse in un albergo di lusso nella capitale, il Le Montana. Intanto si segnalano i primi atti dei sciacallaggio: un supermercato è stato saccheggiato nella periferia della capitale.

L’uomo in rivolta per le strade di Tehran: i giovani iraniani tra Camus e Montesquieu.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 05-01-2010

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

0

«Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice sì, fin dal suo primo muoversi.

Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo “no”?

Significa, per esempio, “ le cose sono durate troppo”, “fin qui sì, al di là no”, “vai troppo in là” e anche “c’è un limite oltre il quale non andrai”. Insomma questo no afferma l’esistenza di una frontiera.  Si ritrova la stessa idea di limite nell’espressione dell’uomo in rivolta  che l’altro “esageri”, che estenda il suo diritto al di là di un confine oltre il quale un altro diritto gli fa fronte e lo limita»[1].

Le strade di Tehran sono state attraversate, negli ultimi mesi, da un’onda di uomini in rivolta…  e noi li abbiamo e li stiamo lasciando soli.

Le parole dei grandi non sfamano i poveri

Posted by roberto09 | Posted in Mondo, Politica internazionale | Posted on 17-11-2009

Tag:, , , ,

0

di Pietro Folena (tratto da Epolis del 17 novebre 2009)

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Anzi: l’oceano.Quello che separa i paesi benestanti del Nord del mondo, e con loro le grandi potenze emergenti del Sud del pianeta, e i paesi nei quali un miliardo di esseri umani vive in condizioni di assoluta povertà e fa la fame. Ma c’è anche un oceano che separa la durezza delle denunce – lo sciopero della fame del Direttore Generale Diouf nei giorni precedenti l’Assemblea della Fao, la denuncia durissima fatta ieri dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, e la grandiosa forza morale del discorso di Papa Benedetto XVI° al vertice – dall’inconsistenza degli impegni concreti per raggiungere l’obiettivo di dimezzare la povertà da qui al 2015.Il documento conclusivo della riunione romana è un gigantesco imbroglio, come hanno denunciato le Ong di tutto il mondo. Qualcuno aveva suggerito di posporre più realisticamente l’obiettivo del dimezzamento della povertà e della fame al 2025, dieci anni dopo, in presenza di risorse finanziarie scarse e spesso, com’è successo recentemente anche per l’Italia, neppure disponibili.

Cresce la ricchezza morale degli Usa. Approvata la legge contro l’omofobia.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 01-11-2009

Tag:, , , ,

0

Propongo all’attenzione dei miei lettori questo post di Benedetto Zacchiroli ( tratto da www.benedettozacchiroli.eu)

Nota di Benedetto Zacchiroli

L’odore che senti è quello di una frase storica che descrive il passo in avanti fatto il 28 Ottobre 2009 alla Casa Bianca: “Nessuno in America dovrà più avere paura di camminare per strada tenendo per mano la persona che ama.”

Con queste parole il Presidente Barack Obama ha promulgato come legge federale il Matthew Shepard and James Byrd, Jr. Hate Crimes Prevention Act, atto approvato dal Congresso degli Stati Uniti il 22 Ottobre scorso. La legge implementa il United States federal hate-crime law del 1969 includendo i crimini commessi a causa dell’effettivo o presunto genere della vittima, del suo orientamento sessuale, della sua identità di genere o della sua diversabilità.

La legge è dedicata a una vittima dell’omofobia e una vittima dell’odio razziale. Matthew Shepard (nella foto), uno studente che venne torturato e ucciso nel 1998 vicino a Laramie nel Wyoming e James Byrd, Jr., un afroamericano che vene legato a un trattore, trascinato e decapitato in Texas sempre nel 1998.

Riporto alcune tra le parole più significanti del Presidente.

“Dobbiamo lottare non solo contro i crimini che distruggono lo scheletro ma anche contro quelli che distruggono gli spiriti. Non solo contro coloro che colpiscono il corpo ma che instillano la paura”.

“Dobbiamo proteggere i cittadini dalla violenza basta su come essi appaiono, su chi amano, su chi pregano o su chi sono”.

“Ogni volta che abbiamo combattuto, abbiamo fatto progressi non solo cambiando le leggi, ma cambiando il nostro cuore, grazie alla nostra volontà di metterci nei panni degli altri e alla nostra capacità di amare e accettare di fronte alla rabbia e al fanatismo.”

È inevitabile il confronto con il nostro paese. È inevitabile sentirsi indietro. Pensare ai continui distinguo degli oppositori a una legge contro l’omofobia. Distinguo capziosi, stupidi, demenziali. L’amministrazione americana, il 28 Ottobre si è mossa con coraggio contro ogni opposizione. Lo ha fatto con senso di responsabilità contro l’omofobia che, anche al di là dell’oceano, cresce. Nell’ultimo anno negli Stati Uniti sono state uccise 29 persone tra gay, lesbiche, bisessuali o transgender a causa del loro orientamento sessuale.