Grêveries

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 11-07-2010

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Lettera di Sergio Bologna del 22 giugno di Sergio Bologna al Manifesto intorno alla questione del diritto di sciopero e all’esaltazione della sinistra per Pomigliano. La lettera scatena una discussione sulle pagine del giornale e sul blog Nazione Indiana.


Com’è bello sentire il cuore del “popolo di Sinistra” pulsare così forte per gli operai di Pomigliano, inalberare ancora la bandiera dell’art. 1  della Costituzione, ergere il petto contro gli attacchi al diritto di sciopero!

Che spettacolo di virtù civiche e di democrazia! Poi ci viene un dubbio: ma dove cazzo eravate in questi ultimi quindici anni? Davanti ai videogiochi? Non vi siete accorti che il diritto di sciopero non esiste di fatto per più di un milione di precari e lavoratori autonomi da un bel po’ di tempo?

Quelle migliaia di giovani laureati che lavorano gratis nei cosiddetti tirocinii, hanno diritto di sciopero quelli? Messi
insieme fanno dieci Pomigliano. C’è un’intera generazione che è cresciuta senza conoscere diritto di sciopero, né Cassa Integrazione, né sussidio di disoccupazione, niente. “Bamboccioni” li ha chiamati un Ministro (di centro-Sinistra ovviamente). Ma tornate davanti alla tele a guardarvi Santoro!

Raccontatevi barzellette su Berlusconi, leggetevi “Repubblica” come la Bibbia, che altro in difesa della democrazia e del lavoro non sapete fare!

Come si fa a difendere la democrazia? La domanda avrebbe dovuto essere più difficile. Come si fa a difendere
(ormai) la dignità del lavoro? Il nodo infatti sta tutto qui. La storia della democrazia occidentale ha due passaggi: quello delle libertà (di opinione, di associazione, di religione ecc. ecc.) e quello della sicurezza sociale.

Il primo viene dalla Rivoluzione francese, il secondo dall’affermazione del movimento operaio e sindacale. Il primo è costato un sacco di morti, il secondo forse molto di più, ma in genere morti silenziose.
Milioni di donne e di uomini che hanno rischiato la vita, la miseria, la galera, il licenziamento per essere rispettati sul luogo di lavoro ed avere dallo stato un sistema previdenziale e assistenziale, il cosiddetto “modello sociale europeo”.
L’azione quotidiana di quei milioni di persone ha creato case del popolo, cooperative, scuole professionali, asili nido, ambulatori – insomma una specie di società parallela che viveva “separata” e con minimi livelli di autosufficienza dalla società in generale. Ha posto per prima il problema dell’eguaglianza femminile, ha combattuto l’alcolismo, ha guardato con rispetto ed interesse agli altri popoli (che conosceva, perché era costretta ad emigrare), ha condotto la lotta antifascista.

20 giugno. Un anniversario.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 22-05-2010

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Il 20 giugno 1970 entrava in vigore lo Statuto dei Lavoratori, in una fase molto violenta, per l’Italia e l’Europa, di conflitto tra capitale e lavoro. Il movimento operaio e democratico  segnava un passo in avanti nella direzione dell’emancipazione materiale di uomini e donne, in un momento di grossi conflitti sociali.

Lo “Statuto” fu una vittoria socialista: socialisti erano i legislatori (Giacomo Brodolini e Gino Giugni); socialista e riformista era l’impianto della legge approvata da un governo di centro sinistra ed i sindacati ritennero quella una loro vittoria, mentre la maggioranza silenziosa e reazionaria del Paese la subì.

Lo “Statuto” aveva una lunga storia, nasceva da un’idea di Giuseppe Di Vittorio (lo storico leader della CGIL), e per la prima volta costruiva una cornice di diritti e doveri per i lavoratori  italiani, restituendo loro dignità di persone all’interno del processo produttivo.

Lo “Statuto” fu uno spartiacque: prima il lavoro salariato era sottoposto all’arbitrio del padronato (i lavoratori subivano il cottimo, erano spiati e spesso cacciati per le loro idee politiche), dopo i lavoratori ebbero la certezza del licenziamento per giusta causa, la giornata lavorativa di 8 ore e la sicurezza di essere detentori di diritti e doveri.

Oggi nell’anniversario dello “Statuto” la nostra generazione non può che constatare lo smantellamento delle garanzie e la precarizzazione sociale e lavorativa, cui è sottoposta e nello stesso tempo l’esaurirsi della forza propulsiva di quel movimento operaio che ha portato all’estensione di diritti e opportunità per milioni di persone.

Davanti all’incertezza delle nostre vite individuali ed alla capacità di trasformare i problemi del singolo in problemi collettivi e quindi politici, non possiamo che lavorare per cercare di mettere assieme i pezzi di una generazione frantumata, in vista di una nuova affermazione di diritti e dignità