Impegno in doppiopetto

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane | Posted on 13-12-2009

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di Gianluigi Ricuperati (tratto da Il sole 24 ore/domenicale, 6 dicembre 2009)

propongo di seguito un articolo scritto da un amico, uno dei più promettenti giovani scrittori italiani, uscito recentemente sul “domenicale del Sole 24 ore”.

Signore, voglio sentire le tue mammelle.

Voglio far partire le cellule staminali.

La Casa Bianca è preparata

A farmi volare a velocità Mach 3 verso una località sicura segreta.

Frederick Seidel ha 73 anni e abita in un appartamento dell’Upper West Side con vista da falco su Broadway, veste in doppiopetto italiano e possiede almeno cinque motociclette Ducati di cui una fatta apposta per lui. Ha pubblicato Final Solutions (lui, ebreo) nel 1963, sotto l’egida di Robert Lowell, il padre della confessional poetry che di lì a poco  avrebbe intervistato per la Paris Review. Poi niente, per trent’anni circa: infine, uno dopo l’altro, volumi sempre più originali e potenti: è l’ennesimo caso di artista che trova la propria corda in tarda età, e quando la trova non sbaglia un colpo e d’incanto se ne accorgono tutti – anche la Paris Review, che lo intervista a sua volta sul penultimo numero. Nelle fotografie ha lo sguardo di chi si presenta all’ennesima cena in un ristorante stellato Michelin e vede, intorno, commensali, poi cannibali, poi ancora commensali, e infine ancora cannibali. Vede se stesso. Vede te e vede me. Io vorrei raccontare chi è Frederick Seidel; cos’hanno di unico ed esemplare i versi raccolti per la prima volta in Complete Poems 1959-2009, un volume antologico uscito in primavera da Farrar Straus & Giroux, raccogliendo recensioni entusiastiche da parte di critici, di poeti come Charles Simic e soprattutto una vasta ed eterodossa compagine di giovani narratori sparsi in giro per il mondo; vorrei raccontare perché all’improvviso mi è successo di riconoscere in un uomo nato nel 1936 un esempio di impegno pressoché assoluto – sì, impegno: ho usato proprio quella parola, per uno che ha passato tutta la vita a collezionare amanti bellissime, beni di lusso, e tonnellate di sprezzatura. Passo la gran parte del mio tempo a non morire.

Addio, piccola ape furibonda. Addio Alda Merini

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 08-11-2009

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Veleggio come un’ombra

Veleggio come un’ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l’inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s’addormenta mai
.

Ho un solo rimpianto: non averla conosciuta e frequentata.

Ho incontrato e frequentato molti intellettuali, filosofi, artisti e politici, ed alcuni di essi erano molto famosi, pochi erano in grado di toccare con le proprie parole e la propria scrittura l’animo umano.

Mi rammarico di non averla conosciuta, nel mio immaginario la sua arte era potente come quella di Carol Rama e le sue visioni toccavano le corde più profonde dell’anima, proprio come i quadri della pittrice. La sua arte era sofferenza e magia, le sue poesie erano una porta aperta su una follia più umana dell’umanità dei savi.

Avrei voluto incontrarla e confrontarmi con lei, con Alda Merini, ma ormai è troppo tardi: è morta, all’età di 78 anni, il 1 novembre 2009.

Molte parole sono state spese per ricordarle, alcune sono state spese male, altre pronunciate a vanvera…

Ho aspettato la fine della buriana mediatica per ricordare una donna importante per la mia formazione, alle cui poesie sono legato ed alle cui poesie tornavo spesso, cercando parole lucide per narrare la sofferenza del reale.

Ho incontrato la poesia di Alda Merini grazie ad una donna, che nelle parole della poetessa trovava conforto… ed ho capito l’umanità profonda dell’amore e della sofferenza attraverso di esse.

Della “piccola ape furibonda, cui piace cambiare forma e colore”, così come amava definirsi, rimangono solo le parole scritte, le fotografie e le interviste, in cui con una voce roca ed una penna in mano dava suono alla scrittura.

“Piccola ape”, sei stata la dimostrazione che tenere nella destra una penna ed una sigaretta non è qualcosa di frivolo, ma uno dei pochi modi per essere realmente umani dinanzi alla follia del reale , dei sani di mente e della loro piccola e triste borghesia.

Addio, mi mancheranno le parole che avresti ancora potuto scrivere.

Rome Noir. I fili sottili della globalizzazione si incrociano sul web e sono parte integrante dell’ultima sfera.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Lo spazio della Polis, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 16-10-2009

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Molti di noi hanno degli amici.

Molti di noi hanno amici da cui non vorrebbero separarsi.

I più fortunati hanno degli amici brillanti ed interessanti da cui non vorrebbero separarsi.

Io appartengo a quest’ultima categoria.

In parte la fortuna,  in parte le mille attività che porto avanti sono il motivo grazie al quale posso annoverare tra le persone a me care donne e uomini che la globalizzazione porta lontano, disseminandoli nei 4 angoli del globo, tra questi sicuramente vi è Chiara Stangalino.

Chiara non è “disseminata”, in verità abita a Torino, non lontano dai luoghi che vivo e che amo, ma sicuramente è una persona interessante e brillante, da cui non vorrei separarmi: è un’esperta di comunicazione, per molto tempo ha lavorato nell’ufficio stampa di Einaudi, si occupa di arte, organizzazione culturale, traduzione, scrittura ed ha una grande passione per la letteratura, specialmente quella noir.

Tra le sue ultime fatiche la curatela di una pubblicazione di autori italiani (una volta si sarebbe detto giallisti), per una prestigiosa casa editrice statunitense (Akashic books) dal titolo Rome Noir. Questo libro è un po’ una scommessa ed un’ avventura: tenta infatti di rendere accessibili alcuni dei migliori scrittori italiani (Lucarelli, Pincio, Carofiglio…) al mercato anglosassone, chiedendo loro di scrivere racconti noir su una città italiana (Roma).

La tua vita in 30 comode rate

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane | Posted on 02-09-2009

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“Il debito è una ragnatela in assenza di ragno – tessuta da ciascun partecipante, con la segreta illusione che al termine non ci sia la bestia ma il sogno [...]. È una ragnatela regolare. È una ragnatela perfetta. È la metafora banalissima e adatta su cui si regge l’intero sviluppo delle nostre economie degli ultimi vent’anni. Tutti sentono la presenza della ragnatela. Tutti sanno che c’è e la vedono. Alcuni immaginano di poterci vivere sopra per un po’, altri si sentono obbligati a farlo, altri ancora si sentono invitati a farlo [...].