Dream of Love… (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 08-10-2014

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marilyn gagliano 

Dal 10 ottobre al 5 novembre 2014

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Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Mostra a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

in collaborazione con

 

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

“Queste immagini di Rosetta, ispirate ad uno dei servizi fotografici più famosi dedicati alla star hollywoodiana (Marilyn Monroe), vogliono dimostrare che anche tra le pieghe della disabilità si possono trovare numerosi elementi capaci di far emergere la sensualità di una donna: uno sguardo accattivante e trasognante, una bocca socchiusa che cela una sorriso appena accennato.
E se invece di un candido letto o di una comoda poltrona ci fosse una sedia a rotelle? Tutti questi elementi non cambierebbero il risultato finale, purché chi guarda riesca ad andare oltre quelle barriere che ostacolano i rapporti e cementano i pregiudizi…ma che in realtà sono solo un piccolo pezzo di un grande puzzle che se guardato per intero restituisce una immagine bellissima e sensuale” (Salvatore Giò Gagliano).

Salvatore Giò Gagliano: educatore, arte terapeuta e fotografo propone una re-interpretazione della storia dell’arte, con immagini capaci di includere la relazione tra iconografia classica e differenza psico-fisica, grazie a Rosetta la straordinaria interprete della comunità “Muni Prestinari” dell’ Anffas di Vercelli.

Una collaborazione con Studodieci/not for profit/citygallery/VC http://studiodiecivercelli.org/

Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

Fontewww.comune.torino.it/pass/ingenio

Tea Taramino. “Sulla soglia”. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014 (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 02-10-2014

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tea sulla soglia studio dieci

Sulla Soglia. Sculture e installazioni (2004-2014)

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

Inaugurazione Venerdì 3 ottobre ore 18,00

Dal 4 ottobre al 26 ottobre 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

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“Sulla Soglia. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014” di Tea Taramino è una mostra personale inserita nella rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da studiodieci citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati sono chiamati a confrontare la loro poetica con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

Il quarto appuntamento della rassegna propone una retrospettiva (2004-2014) del lavoro di Tea Taramino: artista torinese che indaga i processi di morfogenesi dinamica del reale, attraverso una sperimentazione sui materiali organici e inorganici e una ricerca sulla loro trasformazione in una serialità di forme solo apparentemente stabili e in precario equilibrio, nel tentativo di rendere ragione del rapporto tra soggetto e mondo, tra immaginazione-percezione, staticità-movimento, equilibrio-instabilità, differenza-ripetizione, logiche del vivente e della relazione.

 

“Tutto merita un secondo sguardo” e “tutto merita una seconda possibilità”, direbbe Tea Taramino. Tutto merita un “secondo sguardo”, che vada oltre la superficialità, che sia capace di far emergere la logica profonda delle cose, l’arbitrarietà mutante e vivente delle configurazioni del reale.  Uno “sguardo” che assume il valore della “cura”, per l’organico come per l’inorganico, garantendo una seconda possibilità agli oggetti, come alle persone e agli elementi naturali. In questo modo le cose tornano a nuova vita, vengono scomposte nei propri elementi primi e rientrano in un gioco di riciclo, riuso e interazione che permette loro di diventare materiale per nuove configurazioni oggettuali di senso. Il “secondo sguardo” di Tea è un’attitudine spirituale che diventa operativa: è la capacità di andare oltre le apparenze e creare una relazione produttiva con le cose e le persone, dando forma a sculture e installazioni dalla forte valenza simbolica.

Rispetto e riguardo sono un’attitudine spontanea per un’artista come Tea che ha sperimentato la “pratica dell’arte vivente”, attraverso un’esperienza pluriennale maturata all’interno del progetto del PAV/Parco Arte Vivente di Torino, e in quella “dell’arte relazionale”, vissuta – in rapporto con la disabilità fisica e psichica o la marginalità sociale – come educatrice e conduttrice dell’atelier e archivio storico La Galleria, Circoscrizione 8 e come curatrice della manifestazione internazionale Arte Plurale e dello spazio InGenio Arte Contemporanea della Città di Torino: luoghi e progetti in cui l’arte diventa forma di integrazione e valorizzazione delle differenze.

Nelle opere e nella pratica dell’artista si ritrova un’attenzione per le piccole cose che compongono il reale e per le infinite possibilità che esse racchiudono, sempre nel tentativo di dare ad esse nuova forma e nuova vita. Che si tratti dei fiori o delle argille, della carta o dei gesti del pubblico, tutti gli elementi su cui si poggia lo sguardo e la mano dell’artista vengono riarticolati in nuova oggettualità attenta alla logica interna degli stessi elementi. Siamo infatti di fronte a una pratica artistica che tenta di vedere e ascoltare le dinamiche profonde delle cose, di seguire le venature della materia e dare spazio alle spontanee trasformazioni che la vita porta con sé: si tratti, ad esempio, di restituire nuova vita a fiori secchi o argilla, che mescolati danno forma a “terre crude” e che continuano a vivere e trasformarsi (le “Terremadri”,  2004-14), cambiando colore, densità e ospitando al proprio interno la vita di micro-organismi (ex. le muffe) e subendo trasformazioni bio-chimiche (ex. ossidazioni) oppure di installazioni relazionali che, all’insegna del riciclo e riuso, trasformano vecchia carta da recupero in origami tridimensionali che necessitano del respiro del pubblico per assumere nuova configurazione (“Prestami il tuo respiro”, 2014).

Come artista, curatrice, educatrice e progettista culturale del lavoro artistico della Divisione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie della Città di Torino, Tea Taramino ha maturato un’esperienza pratica nell’organizzazione e umana nella relazione che, unita alla sua competenza tecnica di artista di vecchia scuola, incontra il regime dello sguardo e la gestualità dando vita a opere che, “vivendo una propria esistenza”, si presentano come metafore oggettuali della dinamica strutturale del reale. In questa mostra, le cui opere sono presentate nella loro totalità come interventi installativi site specific, vengono messi in scena lavori che sono il frutto di questa dimensione di “attenzione” e “relazione” frutto di una doppia spinta di “controllo” e “abbandono”, cui la materia è sottoposta nel processo creativo. Da una parte il desiderio di forma, la volontà di controllare la materia e le sue reazioni nella sua trasformazione in opera; dall’altra, la capacità di abbandonare la materia a se stessa, permettendo ad essa di seguire le proprie strutturali trasformazioni e continuare a vivere e mutare, trasformandosi in forma vivente. L’equilibrio prodotto da questa doppia spinta porta l’artista ad individuare il confine labile in cui le cose si trasformano e assumono una forma apparentemente stabile: è quello il momento in cui la morfogenesi del reale dà vita ad una serialità di cose e situazioni che nella loro similarità si presentano come sempre differenti e che Tea porta a rappresentazione. Nel momento in cui l’equilibrio precario delle forme compare e diventa intellegibile per l’artista lei diventa cosciente della loro precarietà e scatta una pulsione conservativa, che porta Tea ad assumere il ruolo di “imbalsamatrice delle forme”, che vengono da lei portate a rappresentazione come dispositivi di senso e significato dall’altro valore simbolico. L’artista è infatti consapevole che gli elementi materici (l’argilla, i fiori, l’acqua e il colore…) subiscono sempre la “catastrofe” di una trasformazione, da cui emergono nuove forme, che nella ripetizione seriale si presentano come stabili, ma che si preparano sempre con piccoli mutamenti a nuove trasformazioni. In quello spazio tra il nuovo che già diventa vecchio, tra la materia che prende forma e tra la forma che torna materia si pone il gesto di antica sapienza manuale ed artistica di Tea ovvero il tentativo di “imbalsamazione” delle cose in manufatti artistici. In questo modo i fiori secchi e le terre vengono “conservate” in sfere e coni, che fissano in una forma pura e simbolicamente densa i processi di decomposizione e trasformazione della materia oppure i movimenti imprevedibili dell’acqua e gli inchiostri, vengono fissati con la tecnica del Suminagashi, sulla carta velina giapponese e fissati da elementi metallici – quale sorta di ulteriore scivolamento di piano e d’accento sulla precarietà della vita umana – per diventare un’ installazione muraria (“Si possiede solo ciò che non si può perdere in un naufragio”, 2014), capace di portare a rappresentazione il valore politico e sociale oltre che fisico e morfogenetico del mutamento del reale.

L’indagine di Taramino si concentra pertanto in questa retrospettiva sul concetto di “soglia” ovvero in quel confine mobile e fluttuante in cui la materia e le forme sembrano cristallizzarsi in una stabilità apparente che però è in continua trasformazione. La “soglia” è lo spazio in cui le forme si rapprendono dopo quelli che René Thom definirebbe “eventi catastrofici” ovvero “repentini mutamenti di stato”, che danno vita a nuove forme, distruggendo le precedenti. Questo spazio liminale viene portato a rappresentazione dall’artista nel contrasto tra il “desiderio di forma e mantenimento” e il flusso naturale delle cose, in un’attività che produce opere, materia manipolata, che continuamente fanno riferimento ad un immaginario collettivo ed individuale, che contiene forme del passato proiettate nel futuro (Cfr. “Quali certezze? Il futuro è immaginario”, 2013). È questo il modo per fissare le trasformazioni del reale in una simbolica potente, che prende la materia e l’articola attraverso una grammatica e una semantica antica, capace di rappresentare in modo inedito antiche contrapposizioni tra gli elementi naturali e tra il flusso e la struttura come nell’unione della simbolica del fuoco e dell’acqua, che dà vita ad una grande installazione di pesci di materiale metallico scurito capaci di ospitare il fuoco della materia in trasformazione (“Il mare brucia”, 2014). Tea sa che la natura contiene al suo interno una logica di emersione della realtà, che le continue trasformazioni cui sono sottoposte le cose rispondono alla legge della frattura e ricomposizione delle forme e sa che la realtà contiene il germe del cambiamento, anche sociale e politico non solo fisico, e che il comparire delle cose è come il sorgere di idee, corpi, stelle e che le cose nascono piccole e sono soggette a continui ed impercettibili mutamenti di stato, che ad un certo punto diventano così imponenti da dare vita a nuovi oggetti, nuove realtà fisiche, sociali, politiche o umane… In questa dinamica di trasformazione del mondo e della realtà si presentano i germogli di nuove forme, che forse potrebbero rendere migliore il nostro mondo. Davanti a questa consapevolezza scatta di nuovo il meccanismo della cura e si interseca con la pulsione dell’imbalsamatrice, per questo motivo lei prende in mano ciò che il suo “secondo sguardo” vede nella profondità delle cose e dà vita a degli spazi protettivi per quelle “scintille di vita”, che prima o poi supereranno il “punto catastrofico” diventando nuove realtà. Lei lo sa e nel frattempo se ne prende cura e crea per esse (idee, progetti…), che sembrano delle stelle nascenti, delle piccole abitazioni che le proteggano nella loro crescita (“Abitazioni per stelle nascenti”, 2014).