Nel folto del segno.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 15-05-2017

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InGenio Arte Contemporanea
DAL 5 AL 31 MAGGIO 2017
Inaugurazione venerdì 5 dalle 17.00 alle 19.00

 


DAL 5 AL 31 MAGGIO 2017

Inaugurazione venerdì 5 dalle 17.00 alle 19.00

NEL FOLTO DEL SEGNO
A cura di Roberto Mastroianni

La “scrittura automatica”, come retaggio di un certo surrealismo; il tratto ossessivo e calligrafico, come capacità espressiva di un microcosmo interiore che non accetta mediazione formale; la ricerca di un’espressione simbolica, capace di portare alla luce universi interiori e inconscio collettivo: sono questi gli elementi che uniscono i lavori dei tre artisti di diversa generazione, formazione ed esperienza messi in mostra da InGenio Arte Contemporanea dal 5 al 31 maggio 2017 in collaborazione con il Laboratorio “La Galleria”, la Circoscrizione 8, ETH e l’Archivio “Mai Visti e Altre Storie” (www.maivisti.it).

Un certo “gusto per l’invisibile”, cui le forme alludono, di cui i segni sono traccia, anima i lavori di Cosimo Cavallo, Andrea di Capua ed Emanuele Longo che attraverso una gestualità, mossa da una razionalità interiore e non perfettamente allineata con il senso comune, fa di questi artisti degli esempi alti di “Arte irregolare”. Le dimensioni e le categorie dell’ “Art Brut” teorizzate da Jean Dubuffet, tra le altre la spontaneità creatrice e il bisogno di realizzare immagini, immaginario e artefatti senza seguire mode e regole prestabilite, vengono in qualche modo trascese e trasfigurate in opere dal forte valore estetico, che scelgono il tratto della penna o della matita con finalità figurative o pseudo calligrafiche.

Tutti e tre gli artisti, sembrano avere alle spalle, chi in modo esplicito e chi implicito, una certa lezione surrealista e la ricerca di una messa in forma di archetipi e forze specificamente umane che scelgono la ripetizione segnica come strumento espressivo di paesaggi e ombre interiori in relazioni alle forme del reale e della tradizione di un certo informale e di una certa tribal art. La carta, la mina e l’inchiostro diventano così lo strumento per realizzare segni raffinati ed eleganti ed esplicitamente ossessivi, che danno forma a elementi dinamici dal forte impatto in cui la figurazione declina in gestualità calligrafica e il segno in dimensione quasi musicale della figurazione.

Nelle opere di Cosimo Cavallo il gesto della mano ripercorre la memoria alla ricerca di tracce sensibili immutate nel tempo, che si rapprende in immagine nella ripetizione con cui la penna sulla carta, si ostina a delineare volti, ombre, paesaggi, figure. Cosimo celebra le serialità, come veicolo con cui rivolgersi all’invisibile e articolare una lingua per parlare di quel che non può essere espresso a parole e così facendo costruire ponti tra mondi cui solo il gesto artistico può alludere.

Andrea Di Capua, invece, dà vita a intricate e sottili ramificazioni che si fanno figurali attraverso la raffinatezza pseudo calligrafia, mettendo in forma segni che sembrano astratti, ma che precipitano in motivi concreti dal forte impatto ornamentale, se per ornamentale e decorativo intendiamo i motivi ripetitivi ereditati dalla storia del gusto e dell’arte che assumono un valore astratto e spirituale dopo la lezione di Matisse. La presenza del reale, il segno ossessivo e ripetitivo, la rete di elementi, l’ansia, la parola, il gesto, il pittogramma, il segno modulato che incide il foglio o il colore che accentua o cancella danno in questo modo vita a figurazioni, al contempo, pesanti e leggere.

Emanuele Longo, giovane artista indipendente, indaga infine le simboliche più complesse, attraverso un’analisi che ripercorre e condensa la storia dei segni dalla preistoria a oggi, interrogando l’inconscio collettivo e la memoria della mano condensata nell’arte tribale e nella storia della pittura, alla ricerca di un universo espressivo che sappia mettere insieme microcosmo e macrocosmo in una ricerca dai tratti spirituali e alchemici, dando in questo modo vita a figurazioni in cui il segno rappresenta, attraverso fittissime trame, il suo universo interiore e gli archetipi di valore antropologico.

InGenio Arte Contemporanea
C.so san Maurizio 14/E
Apertura su richiesta rivolgendosi in Via Montebello, 28/B
InGenio bottega d’arti e antichi mestieri
Via Montebello, 28/B
Apertura dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00 orario continuato
ingenio@comune.torino.it – tel. 011883157 - www.comune.torino.it/pass/ingenio
Sul sito aggiornamenti mensili con approfondimenti sugli eventi e i laboratori.
Facebook: InGenio – Bottega d’arti e antichi mestieri

VORREI DIRTI TANTE COSE…

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Eventi | Posted on 15-05-2017

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InGenio Arte Contemporanea – Dal 11 al 26 NOVEMBRE – Inaugurazione venerdì 11 novembre ore 17.00

VORREI DIRTI TANTE COSE… – A cura di Ornella Rovera – Testo critico di Roberto Mastroianni

Sculture e fotografia come esiti delle riflessioni sull’esperienza, fatta da un gruppo di giovani artisti, nell’ambito della mostra Fantasmi dello spettro dedicata all’autismo che si è tenuta, nel mese di aprile 2016, a Palazzo Barolo e a InGenio Arte Contemporanea.

Opere degli studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che hanno collaborato all’evento come mediatori culturali o hanno tenuto laboratori rivolti al pubblico.

Coordinamento dei lavori a cura dall’artista Ornella Rovera, Docente di Scultura.

Sono previste attività interattive con il pubblico a cura degli studenti.

 

InGenio arte contemporanea
C.so san Maurizio 14/E

Apertura su richiesta rivolgendosi in (open on request in) Via Montebello, 28/B

 

InGenio bottega d’arti e antichi mestieri
Via Montebello, 28/B

Apertura dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00 orario continuato
opening from Tuesday to Saturday, 10.00 am to 7.00 pm.

 

FiloArX di Giustino Caposciutti

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 15-05-2017

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InGenio bottega d’arti e antichi mestieri
InGenio Arte Contemporanea
Venerdì 16 settembre 2016 dalle ore 17.00 alle ore 19.00
avvio della performance di arte partecipata: FiloArX di Giustino Caposciutti

Palazzo Barolo
Sabato 17 settembre 2016 dalle ore 15.30 alle ore 17.00
proseguimento di FiloArX di Giustino Caposciutti.
Contributi critici di Roberto Mastroianni.

FiloArX è un grande intreccio di fili costruito dall’artista attraverso un laboratorio dove ogni persona presente colora e firma un filo che poi viene tessuto insieme a tutti gli altri dando luogo ad opere che sono la “fotografia” di un momento storico di una comunità, di una città, di un gruppo di persone: grandi e piccini. Dal 1993 circa 26.000 persone hanno partecipato a FiloArX, in Italia e all’estero.

 

FiloArX è anche una storia intessuta, nel tempo, con la Città dall’artista attraverso un’opera, allo stesso tempo Singolare e Plurale, fatta di fili visibili e invisibili che, simbolicamente e materialmente, uniscono luoghi e persone per un’arte come motore di cittadinanza attiva.

La postazione attrezzata di FiloArX rimarrà dal 18 SETTEMBRE al 9 OTTOBRE 2016 in una zona dell’atrio come laboratorio fruibile anche in autogestione dai visitatori del Palazzo.

Sarà possibile incontrare l’artista di martedì e giovedì mattina e di mercoledì e venerdì pomeriggio in orario di apertura del Palazzo.

 

evento che si svolge durante la mostra:
TRAMARE. Di filo in segno e di luogo in logo.
A cura di Alessia Panfili e Tea Taramino
con interventi del Torino Mad Pride

“HIROAKI ASAHARA – LE FORME DEL SILENZIO” (il catalogo)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 15-05-2017

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hiroaki-libro

H I R O A K I    A S A H A R A
LE FORME DEL SILENZIO
A cura di Roberto Mastroianni

Hiroaki Asahara, formatosi tra il Giappone e l’Italia, pittore e art designer, grafico, scultore e formatore ha saputo coniugare la tradizione dell’estremo oriente asiatico con l’estetica e la tecnica dell’occidente europeo. La natura è stato il referente principale della sua sperimentazione e della sua poetica, sia nella scelta dei materiali (la carta washi ed elementi naturali combinati con tecnologie di illuminazione e materiali sintetici) sia nell’elevazione delle forme e delle strutture, ispirate alla natura, come elementi simbolici inseriti in una figurazione artistica, interessata a interpretare il reale quale mondo sospeso e fluttuante. L’artista ha scelto come cifra principale della sua poetica il gesto libero della mano capace di generare configurazioni, assecondando i materiali e le rappresentazioni di quegli elementi che nella loro astrattezza o concretezza potessero esprimere la poeticità intrinseca del mondo naturale. Una precondizione fondamentale è stata rappresentata dal silenzio: il silenzio come modalità esistenziale
della creazione artistica e come elemento poetico cui dare forma con le opere.

Il volume documenta la grande mostra del maestro giapponese allestita a Torino, dal 17 giugno al 10 luglio 2016 in cinque sedi differenti: Palazzo Barolo, InGenio Arte Contemporanea, InGenio bottega d’arti e antichi mestieri, Ki-Gallery, Caracol Arte.

Per anteprima libro cliccare qui

Pagine: 62

Formato: 15×22 cm

Data di pubblicazione: 11-07-2016

Testi di: Roberto Mastroianni, Luciano Marocco, Tea Taramino

Fotografie di Ivan Catalano, Fulvio Colangelo, Federico Cano Correa. Progetto grafico di Fulvio Colangelo.

Lingua: Italiano

Copertina: Copertina Morbida Opaca

Editore: Prinp Editoria d’Arte 2.0

Prezzo libro cartaceo: 15.00 €

Prezzo ebook: 4.99 €

Formato ebook: .pdf

Hiroaki Asahara – Le forme del silenzio

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 15-05-2017

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hiroaki

Dal 17 giugno al 10 luglio 2016

HIROAKI ASAHARA: LE FORME DEL SILENZIO

A cura di Roberto Mastroianni

InGenio Arte Contemporanea e Palazzo Barolo, cantine

 

Inaugurazione venerdì 17 giugno

 

dalle ore 17. 00 alle 19.00, InGenio Arte Contemporanea

 

dalle 18.00 alle 20.00, Palazzo Barolo

Roberto Mastroianni alle 18.30 introdurrà il pubblico al lavoro dell’artista

 

Una piacevole passeggiata di 20’ nel centro di Torino collega i due luoghi.

 

In mostra una selezione dalla ricerca del Maestro dagli anni ‘70 ad oggi: pitture ad olio e opere in carta a mano, sculture luminose e non, quadri e rilievi. Inoltre, scenografie e opere realizzate con le scuole e i centri diurni.

Una collaborazione con la galleria Caracol, Ki-Gallery e l’associazione culturale Yoshin Ryu.

 

Una retrospettiva dedicata all’artista giapponese Hiroaki Asahara, mancato lo scorso anno, che – accanto all’intensa attività artistica personale – ha collaborato con la Città di Torino a diversi progetti: Arte Plurale, InGenio bottega d’arti e antichi mestieri, il Laboratorio La Galleria e altre realtà istituzionali pubbliche e private come Mus-e formando insegnanti, operatori, studenti e persone con disabilità alle tecniche della fabbricazione artigianale della carta a mano.

 

La mostra fa parte della rassegna Singolare e Plurale, una collaborazione fra la Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie della Città di Torino e l’Opera Barolo per la promozione di iniziative culturali e progetti di ricerca che abbiano al centro le arti intese come motore di cambiamento, crescita personale, salute pubblica e welfare sociale. A cura di Tea Taramino.

QUESTO FILO È LUNICA COSA CHE MI LEGA ANCORA A TE (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 18-11-2014

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Dal 7 al 22 novembre 2014

InGenio Arte Contemporanea.

Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Testo Critico a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

 

Questo filo è l’unica cosa che mi lega ancora a te

“Questo filo è l’unica cosa che mi lega ancora a te” è un’installazione interattiva site specific, nata dalla collaborazione tra l’artista Ennio Bertrand, Docente di Sistemi Interattivi e sei studentesse dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino (Elena Barberis, Federica Lincetto, Chiara Mazzotta, Elahe Salarzehim, Giulia Somma, Martina Stocchetti).

 

L’opera, ospitata negli spazi di InGenio Arte Contemporanea, si colloca all’interno del filone di ricerca sull’accessibilità per  un pubblico non vedente avviato nel 2012 – in preparazione di Arte Plurale – da Ennio Bertrand in collaborazione con Francesco Fratta dell’UICI Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino, con il coinvolgimento attivo di  studenti  nella progettazione,  realizzazione e mediazione culturale.

L’opera si presenta come una rilettura installativa del testo di Jean Cocteau La Voce Umana (1930).

Questo monologo sul crepuscolo dell’amore, sull’abbandono e l’incomunicabilità, vede come protagonista una donna che, attaccata al telefono cerca disperatamente di trattenere l’uomo che l’ha appena lasciata per un’altra donna, e consapevole dell’abbandono si strugge, trovando sull’orlo del suicidio – come unica ragione di vita – la telefonata promessa dall’amato. Cocteau usa il dramma straziante della donna frustrata e malata d’amore per setacciare l’angoscia umana, portando a rappresentazione un impasto contradditorio di tristezza, delusione, voglia di rivalsa, umiliazione, disperazione, affrontato dalla protagonista con apparente dignità che cede il posto allo sconforto, alla disperazione e ad improvvisi slanci d’ira. Il filo del telefono si trasforma così nell’unico, precario, e apparentemente indiscutibile strumento di relazione con l’altro e con le proprie emozioni.

A partire dal lavoro dell’artista francese e dalle sue innumerevoli interpretazioni cinematografiche e teatrali, Bertrand e le sue allieve mettono in scena l’interazione del pubblico con 4 telefoni, sviluppando la narrazione da quattro punti di vista diversi. Si crea così un gioco di immedesimazione, interazione e scambio di identità, attraverso cui il fruitore dell’opera ha la possibilità di entrare percettivamente e visivamente nella trama del testo, scomporlo e ricomporlo in una fruizione personale, ma comunque volutamente distonica. L’opera dell’artista francese viene infatti smembrata e ri-articolata e da essa vengono estrapolati alcuni nuclei tematici: la “violenza sulla donna”, la “fedeltà al testo”, il “discorso diretto/interpellazione” e la “vena tragicomica”, che diventano gli assi portanti dell’installazione. Attraverso la ricostruzione di una camera da letto, in cui gli oggetti ripropongono iconicamente le retoriche romanticamente leziose sulla condizione femminile, e la messa nello spazio di un artificioso letto a baldacchino, sul materasso del quale sono collocati i telefoni vintage, viene creata un’atmosfera di sospensione che si presenta come contesto ideale per la creazione di una fruizione relazionale dell’opera. Il pubblico è chiamato ad attivare l’installazione sollevando una delle cornette degli apparecchi telefonici, ad ognuno di essi sono stati attribuiti stralci casuali del testo, recitati dalla voce delle attrici, che nel tempo hanno interpretato La voce umana a teatro o al cinema, voci che si accompagnano alla proiezione sul materasso di immagini tratte da film contemporanei, che con i quattro temi e con il testo recitato non hanno niente a che fare. In questo modo l’installazione dà vita ad un contesto immersivo basato sugli innumerevoli montaggi narrativi che i fruitori possono mettere in atto. Il telefono diventa pertanto lo strumento attraverso cui il pubblico viene sollecitato, diventando interlocutore primo di una domanda/interpellazione esistenziale che arriva dalla cornetta o dalle immagini proiettate sul materasso. I fruitori possono allora decidere di immedesimarsi nella protagonista de La voce umana, accettando le sfide esistenziali del testo, oppure creare una narrazione composita attraverso l’articolazione di immagini e parole differenti. In ogni modo, la percezione concomitante dello spazio, delle immagini proiettate sul materasso creano un effetto distonico, capace di restituire l’atmosfera angosciante, anche se ironicamente articolata, gli intervalli e i silenzi, i vuoti della coscienza, della memoria e della percezione di sé alla base dell’opera di Cocteau. Se la grandezza de La voce umana è quella di elevare l’incomunicabilità e il vuoto a tema e la presenza di un canale comunicativo ad apertura vitale di speranza ed emozioni, il valore di questa installazione è restituire al telefono, oggetto ormai di uso comune e simbolo della banalità del quotidiano, la sua funzione di tramite con l’interiorità umana attraverso una costante relazione con gli altri. L’opera dà infatti vita a una molteplicità di spazi in cui prendono forma sollecitazioni sulla “quotidiana comunicativa” delle persone: uno spazio “reale” (quello della camera da letto della donna, nella piece e nell’installazione), uno “virtuale” (quello della telefonata/e, per essere più precisi quello contenuto negli apparecchi telefonici, di entrambe le opere) e  uno “immaginario” (quello delle emozioni e della riflessione sull’identità e sull’esistenza), nonché uno “relazionale” (quello messo in atto dai fruitori). In questa composita stratificazione di spazi, riferimenti testuali e visive, e relazioni, la condizione umana trova una possibilità di essere interrogata e portata a rappresentazione, attraverso un’installazione di forte impatto e valore concettuale.

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Ennio Bertrand vive a Torino e lavora impiegando immagini e tecnologie digitali. Le sue opere ripropongono minuscoli eventi, isolati dal flusso indistinto di informazioni e immagini che saturano le soglie della percezione, e quindi dilatati come sotto la lente di un microscopio da laboratorio.

Così nascono i Cieli, preziosi velluti trapuntati di piccoli LEDs che si illuminano con ritmi minimali. Le sequenze di fotogrammi televisivi riorganizzate in micro racconti di due, quattro o più immagini, si impongono con la forza di un tempo infinito nonostante provengano da una visione di frazioni di secondi.

Le installazioni sonore sono spazi interattivi in cui ogni movimento, nostro o di altri esseri viventi, viene amplificato e tradotto in suono, parola, immagine cangiante. O ancora sculture ottenute esclusivamente attraverso sistemi computerizzati, senza alcun intervento manuale e virtualmente riproducibili all’infinito.

È membro dell’associazione Arstechnica fondata nel 1988 a Parigi presso “La Cité des sciences et de l’industrie, La Villette” e cofondatore di Arslab, Arte Scienza e Nuovi Media a Torino nel 1996.

 

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere.

 

 

 

Dream of Love… (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 08-10-2014

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marilyn gagliano 

Dal 10 ottobre al 5 novembre 2014

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Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Mostra a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

in collaborazione con

 

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

“Queste immagini di Rosetta, ispirate ad uno dei servizi fotografici più famosi dedicati alla star hollywoodiana (Marilyn Monroe), vogliono dimostrare che anche tra le pieghe della disabilità si possono trovare numerosi elementi capaci di far emergere la sensualità di una donna: uno sguardo accattivante e trasognante, una bocca socchiusa che cela una sorriso appena accennato.
E se invece di un candido letto o di una comoda poltrona ci fosse una sedia a rotelle? Tutti questi elementi non cambierebbero il risultato finale, purché chi guarda riesca ad andare oltre quelle barriere che ostacolano i rapporti e cementano i pregiudizi…ma che in realtà sono solo un piccolo pezzo di un grande puzzle che se guardato per intero restituisce una immagine bellissima e sensuale” (Salvatore Giò Gagliano).

Salvatore Giò Gagliano: educatore, arte terapeuta e fotografo propone una re-interpretazione della storia dell’arte, con immagini capaci di includere la relazione tra iconografia classica e differenza psico-fisica, grazie a Rosetta la straordinaria interprete della comunità “Muni Prestinari” dell’ Anffas di Vercelli.

Una collaborazione con Studodieci/not for profit/citygallery/VC http://studiodiecivercelli.org/

Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

Fontewww.comune.torino.it/pass/ingenio

“LE CITTA’ INVISIBILI” di Claudia Virginia Vitari (Evento collaterale della torinese Kermesse Internazionale Arte Plurale)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 27-11-2013

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DAL 30 NOVEMBRE AL 6 GENNAIO 2013
Inaugurazione Sabato 30 alle ore 17
LE CITTÀ INVISIBILI 
personale di Claudia Virginia Vitari.
A cura di Roberto Mastroianni.
Mausoleo della Bela Rosin, Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino
Orario apertura:
dal venerdì alla domenica,10-12 e14-17
o su prenotazione.per info Ufficio attività culturali:
tel. 011 4429836-55-58-63
Evento collaterale della Kermesse Arte Plurale 2013 la  tappa torinese della mostra di Claudia Virginia Vitari, dopo la personale del giugno 2013 all’Arts Santa Monica di Barcellona , mette in mostra disegni, suoni e light box dal work in progress in collaborazione con Radio Nikosia di Barcellona: una delle prime emittenti realizzata da persone con problemi di salute mentale (http://radionikosia.org).
In collaborazione con Biblioteche Civiche Torinesi, Cooperativa I passi e Associazione Volontari Arcobaleno.
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Una Selezione di Lightboxes e disegni  di Claudia Virginia Vitari saranno in esposizione e vendita presso la Galleria d’Arte Raffaella De Chirico.
Dal Martedì al Venerdì 
14.30 – 20 Sabato
11 – 19.30 Aperture straordinarie: 
1-8-15-22-29 Dicembre 2013Lunedì chiusoGalleria d’Arte Raffaella De ChiricoVia Vanchiglia 11/A
10124 TorinoPh +39 011.19.50.35.50Fax +39 011.19.50.27.65

La mostra “Le città invisibili” sarà inaugurata sabato 30 novembre 2013 alle ore 17.00 presso gli spazi espositivi del Mausoleo de la Bela Rosin  Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino.

L’introduzione del catalogo,edito da Berlin Art Projects,è a cura dell’antropologo e fotografo Martin Correa, ideatore del progetto Radio Nikosia, e degli psicologi Márcio Mariath Belloc e Karol VeigaCabral.

Testo  critico di Roberto Mastroianni.

La mostra “Le città invisibili” rappresenta il punto di arrivo del suo percorso di ricerca artistica e teorica, iniziato con “Melancholie” e “Percorso Galera” (realizzati a partire dalle esperienze nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e che ha visto in Nikosia e nei nikosiani (l’esperienza “non istituzionale” di Radio Nikosia, a Barcellona) un punto di svolta fondamentale per definire gli interessi, la poetica e le modalità espressive dell’artista.  Vitari ri-articola la logica della catalogazione scientifica di tipo lombrosiano (evidente nel gruppo di 14 cubi che danno forma a “Le città invisibili- la maschera”) e la genesi linguistico discorsiva della narrazione dominante sulla marginalità, la follia e l’uomo folle (nelle 3 vetrine/ moduli narrativi, “Le città invisibili- Nikosia”).  Vi è una consapevolezza profonda del valore antropologico delle istituzioni nel lavoro di Claudia Virginia Vitari: lei è cosciente che la “messa in forma dell’umano” risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche  che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione e della psichiatrizzazione. Le “istituzioni totali” diventano, quindi, il caso studio esemplare capace di diventare oggetto di analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce, rendere visibile, le narrative, le costrizioni simboliche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa, producendo forme di inclusione ed esclusione.  Vitari mette in scena, in questo modo,  una “fenomenologia artistica dell’invisibile”, fedele all’idea che l’arte debba portare a percezione ciò che  rimane occultato, invisibile, e renderlo comprensibile nelle sue dinamiche profonde. La logica della catalogazione scientifica viene quindi “ri-articolata”, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le narrazioni dei pazienti o dei carcerati..) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza la gabbia dell’istituzione totale e rimette al centro del discorso l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” istituzionali tendono a presentare come  pericolosa,  non autosufficiente, criminale…

Il lavoro sui materiali, la pratica di scrittura e la figurazione permettono infatti all’artista di mettere in evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica scritturale che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione e, al contempo, marchiare simbolicamente e materialmente il marginale. Il percorso espositivo mette quindi in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” , come fossero orme tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine”, dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come  Erving Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici o antichi come l’Epopea di Gilgamesh.

Claudia Virgina Vitari  è una “cantastorie delle forme di umanità” intenta a raccontare l’epica quotidiana dei processi di disciplinamento ed istituzionalizzazione, cosciente che i vincoli simbolici e materiali delle istituzioni rispondano a “retoriche di verità che ammantano logiche di potere”, cui le persone possono in qualche modo sottrarsi, innescando processi di liberazione basati sulla narrazione e la ri-articolazione simbolica del sé e del mondo.

 

Claudia Virginia Vitari/ Note biografiche

Claudia Virginia Vitari è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’ Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects“ con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

Roberto Mastroianni

 

Roberto Mastroiani è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari  in differenti Università Italiane e straniere.

SEGNO E ANIMA

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 08-10-2013

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MANGIACAPRA LOCANDINA

InGenio Arte Contemporanea

Dal 11 al 26 Ottobre 2013

SEGNO E ANIMA

PERSONALE di

 Giovanni Mangiacapra

a cura di Roberto Mastroianni

 

L’artista agisce nel colore, con la pittura materica, introducendoci in una fitta e articolata trama di emozioni, imbastita di silenzi, di ricordi e di presente.

www.giovannimangiacapra.it

 

Inaugurazione

Venerdì 11 ottobre ore 18.00

InGenio Arte contemporanea

C. San Maurizio 14e

Aperto dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 con orario continuato.

 

 

 

per apertura su richiesta rivolgersi a

InGenio bottega d’arti e antichi mestieri

Via Montebello 28b e – tel. 011. 883157 – fax 011. 884645

Aperto dal martedì al sabato dalle ore 9.00 alle 19.00 con orario continuato.

www.comune.torino.it/pass/ingenio – email: ingenio@comune.torino.it

 

ORIZZONTI RETROSPETTIVI. Mostra personale di Mauro Biffaro (Critica e proroga della Mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 14-08-2013

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bifaro sono come sogno

La mostra antologica e personale di Mauro Biffaro, “ORIZZONTI RETROSPETTIVI”, da me curata presso lo spazio InGenio arte contemporanea di Torino (info InGenio Arte Contemporanea C.so San Maurizio 14/E, Torino 10124 Tel 011 883157) è  prorogata fino a settembre.

Qui sotto la mia critica in accompagnamento alla mostra.

 

Mauro Biffaro è (è stato definito/si è definito) molte cose: un artefice, un lucano, un proletario dalla vocazione da ricco (fare arte), un epigono dei “poveristi”, un educatore, un anarco-individualista stirneriano, forse è tutte queste cose proprio perché  è un artista con una trentennale attività alle spalle, cui “InGenio Arte Contemporanea” dedica una mostra retrospettiva (Torino, 24 maggio -26 giugno 2013), che attraverso alcune opere esemplari intende ripercorre l’attività di questo poliedrico sperimentatore di materiali e linguaggi.  In lui convivono l’educatore/consulente didattico di importanti musei e istituzioni (per esempio, il Castello di Rivoli e La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e l’artista che ha introiettato la lezione duchampiana sull’autonomia e l’autoreferenzialità dell’arte. Questa convivenza tra due figure nella stessa persona è possibile proprio in quanto Biffaro è molte cose: è un artista di origine lucana, quindi è radicato nel territorio (qualsiasi territorio, il suo territorio, quasi per fedeltà alla terra che lo ha generato);  è un artefice, proprio in quanto è un artista e pertanto sa che deve produrre, attraverso i materiali e i linguaggi più disparati, opere concettualmente ed esteticamente impegnative; ed è un artista di stampo duchampiano proprio in quanto è un anarco-individualista, che sa che il gesto artistico è frutto, destino ed espressione di una personalità libera è individuale.

Questo suo “essere molte cose” si rispecchia nel suo percorso artistico, che in trent’anni ha attraversato diverse fasi, ed in cui materiali e temi differenti sono stati affrontati, sapendo però che ogni volta che la sua sperimentazione si apriva a nuove soluzioni quella precedente andava, in qualche modo, conclusa e che queste fasi produttive erano altrettante aperture verso nuovi orizzonti di ricerca.  Biffaro ha infatti praticato e portato all’estreme conseguenze tutte le pratiche e i linguaggi con cui si è cimentato, iniziando una sperimentazione, portandola all’apice delle sue possibilità, per esaurirla e in questo modo permettersi di aprirne un’altra.

La mostra “orizzonti retrospettivi” si propone quindi di ripercorrere questo movimento concentrico della carriera dell’artista, tendando di individuare in questa traiettoria una filo rosso che renda ragione nel suo complesso della sua attività.  L’inizio della carriera di Biffaro (prima fase, anni ‘70-’80) lo vede animare un collettivo artistico politico dal nome “Collettivo Van Gogh libero” e sperimentarsi con un’ arte concettuale dalle influenze “poveriste” ( sono di questo periodo le opere “mare/rame” e il tappeto persiano dipinto sulla tela di iuta utilizzata per il trasporto dei tappeti stessi). Sono questi gli anni dell’Accademia e dell’impegno politico, in cui Mauro dà forma alla sua concezione dell’arte come espressione della libertà individuale e dell’autonomia del gesto artistico.

Nella seconda fase (anni ’80) l’artista comincia una ricerca sul linguaggio, le sue forme, il potere indicale dei codici linguistici e la loro arbitrarietà (è di questo periodo il ciclo sulle salamandre, i codici e i segnali stradali).

La terza fase inizia con una partecipazione alla mostra “Hic sunt leones II” (Parco Michelotti ex zoo di Torino, 1990), in cui Biffaro trasforma le sbarre della gabbia di una tigre in cavalletti, su cui appone una sua foto all’età di sei mesi e sul soffitto della gabbia una frase de “L’unico e la sua proprietà” di Stirner (“Unico ho ereditato il mio corpo, vivendo lo consumo”). È questa la fase del lavoro compiuto sulla comunicazione,  il linguaggio, il desiderio, la creazione dell’attesa e la manipolazione del consenso,  dell’esplicito lavoro sul rapporto tra linguaggio ed immagine.

La quarta fase, l’attuale,  vede l’artista lavorare con i ragazzi disabili, i down e i bambini, sviluppando un rapporto “appropriativo” delle potenzialità  e dei prodotti espressivi dei suoi educandi,  che diventano materiali di lavoro e sperimentazione per i suoi interventi artistici. Questo movimento concentrico della sperimentazione artistica ci consegna opere differenti per materiali e forma espressiva, ma in esso può essere rintracciato un filo rosso: il lavoro sui linguaggi, la comunicazione il desiderio e la sua manipolazione.

Mauro Biffaro è stato infatti, sin dagli anni ’70, un artista attento alla produzione di senso e significazione che la nostra società metteva in atto, al fine di produrre senso comune egemone e riprodurre in questo modo legami di subalternità e dominio.  Tutta la sua carriera è caratterizzata, infatti, da un interesse per il linguaggio come sede di vincoli simbolici che strutturano il desiderio e indirizzano l’azione, interesse che può manifestarsi in un lavoro sui codici o sulle fotografie stereotipali sull’amore romantico/passionale o sulle reclame.  Questa attenzione per il linguaggio è  dovuta alla sua formazione giovanile di grafico pubblicitario, che lo porta a leggere un nesso evolutivo tra la propaganda, la reclame, la pubblicità e la comunicazione tardo moderna, svelandone il meccanismo di creazione del desiderio e dell’attesa della sua soddisfazione. In questa prospettiva, la comunicazione non è nient’altro che una forma della seduzione e della manipolazione simile alla propaganda e il lavoro dell’artista si concentra nella produzione di cortocircuiti simbolico/cognitivi  dal valore smascherante e destrutturante, che presentano l’arte come una forma di  liberazione, in prima istanza per lo stesso artista che la pratica. Questo lavoro sul linguaggio e il desiderio, però, non è nient’altro che una ricerca sull’immaginario e le sue forme, che lui affronta con strumenti, materiali e pratiche diversi, siano essi la fotografia, le installazioni, la pittura…

Le opere in mostra sono rappresentative di questo percorso complesso ed affascinate e presentano l’utilizzo della rappresentazione foto realista (ad esempio in “Profumi e Balocchi”) come una risposta all’apologia dell’immagine, ponendosi in modo antagonistico ad un immaginario pubblicitario, che sembra essere diventato la cifra della società contemporanea, oppure  mettendo in scena il suo “vampirismo di ritorno” sull’immaginario e i materiali espressivi dei ragazzi con cui ha lavorato (intervenendo sulle opere da essi prodotte) o ancora intervenendo su strutture installative formate da giocattolini, che vengono assemblati e poi immersi nel colore, al fine di produrre strutture monocrome che attraverso la loro presenza, affermano e ricordano l’assenza che va colmata dalle narrazioni immaginarie di coloro che ad esse si rapportano.

Biffaro è un artista vero, un artista concettuale,  che crede nell’autonomia dell’arte e nella sua capacità di aprire orizzonti di senso, che lui ha cercato di portare a rappresentazione in trent’anni di lavoro, che sono attraversati e costituiti dal filo rosso delle  figure del desiderio e dalle pratiche linguistiche. Un filo rosso che questi “orizzonti restrospettivi” in mostra cercano di restituire nella loro articolata e lunga complessità.

 

Roberto Mastroianni

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari  in differenti Università Italiane e straniere.