Storia di un fallimento

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 20-02-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 16 febbraio 2010).

L’uso politico strumentale del fattore sicurezza tocca a Milano, in queste ore, le vette dell’indecenza.

I partiti che da quasi vent’anni sono responsabili di tutto nella città e nella Regione, gli stessi che dal 94 ad oggi hanno governato per nove anni abbondanti con lo stesso premier e che hanno scritto e voluto la legge sull’immigrazione (la cosiddetta Bossi-Fini) in vigore dal 2003, anziché assumersi le proprie responsabilità organizzano una fiaccolata di protesta in via Padova, dove gli agenti di polizia, sottopagati e senza straordinari, già faticano a tenere gli animi tranquilli.

Una parte di questi irresponsabili, al grido “tolleranza zero”, annuncia: li prenderemo casa per casa, porta per porta! Le proposte di rallestramento dei moderni feldmarescialli leghisti (gli stessi della scomunica contro il cardinale Tettamanzi) sono state stoppate dal leghista Ministro dell’Interno e dallo stesso Bossi.

Italia: un paese unito dal razzismo

Posted by roberto09 | Posted in Comunicazione, Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 18-01-2010

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titolo originale: “Italy: a country united by racism” di Vittorio Longhi (tratto dal Guardian del 10 gennaio 2010, www.italiadallestero.info).

Dai vertici politici alla criminalità e impresa organizzate alla criminalità organizzata fino alle imprese, la persecuzione degli immigrati rappresenta un grande affare nella terra di Silvio Berlusconi.

“Il pericolo principale è quando camminano lungo le strade, semplicemente perché a Rosarno sono gli unici a non avere un’auto. Gli africani non possono rivolgersi alla polizia perché la maggior parte di loro non ha documenti né parenti disposti a difenderli. Quindi sono i bersagli ideali”.

Lo scrittore calabrese Antonello Mangano ha fornito una buona descrizione delle condizioni degli immigrati che lavorano per le aziende agricole in un libro provocatoriamente intitolato “Gli africani salveranno Rosarno. E forse anche l’Italia”. Lo ha scritto dopo la rivolta di immigrati del dicembre 2008 in risposta all’ennesima rapina e sparatoria operata dalle gang della ‘ndrangheta. Dopo che due ivoriani furono feriti gravemente, i loro amici provenienti da Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Mali, Togo, Eritrea e Sudan si erano uniti per opporsi ai criminali italiani, denunciando collettivamente l’attacco alle autorità. “La comunità africana ha rappresentato un vero movimento antimafia dal basso, con coraggio hanno alzato la testa, dimostrando un alto senso dello stato, molto più alto di quello dei nostri concittadini” scrisse Mangano.

E cosa è successo da allora a questi coraggiosi africani? Ulteriore sfruttamento, ulteriori attacchi da parte di gang e cittadini, fino a che hanno dovuto essere evacuati da Rosarno, ieri.

Questi fatti sono un chiaro avvertimento che sempre più immigrati in Italia stanno raggiungendo il limte della sopportazione, a causa dell’ostilità provocata da una campagna di criminalizzazione operata dai media e dalla politica nei confronti dei clandestini. “Dobiamo essere risoluti contro l’immigrazione clandestina” continua a ripetere il Ministro degli Interni Roberto Maroni, esponente della Lega Nord.

CACCIA AL NERO di Marco Rovelli

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 10-01-2010

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di Marco Rovelli (tratto da www.nazioneindiana.com).

[A Rosarno è in corso una rivolta di braccianti subsahariani. Ancora una volta qualcuno gli ha sparato contro, e loro si sono presi le strade. Ripubblico il capitolo di Servi in cui raccontavo della mia esperienza rosarnese. Dove, come si può leggere, quel che accade oggi non è che una conseguenza naturale degli eventi. Naturale e giusta.]

La sezione è ancora quella del Pci. Uno stanzone con del materiale vario accatastato in fondo, vicino alla porta, dall’altro lato un vecchio tavolo, alla sua sinistra una bandiera del Pci, aperta, dispiegata, e a destra una televisione. Davanti alla televisione, o meglio sotto, ché la televisione è poggiata su un ripiano a due metri da terra, è seduto un vecchio iscritto al partito. Gli siedo accanto, ai piedi una stufetta elettrica, e lui smette di guardare la tv, ci mettiamo a parlare, e mi racconta di quando il suo maestro se ne andò a Varese che lui aveva quattordici anni e gli aveva lasciato la forgia, e lui doveva sostenere la clientela di tutti i contadini della zona, e fare falci zappe e roncole per tutti.

La casa del popolo di Rosarno è intitolata a Peppe Valarioti, che ne era segretario nel 1980, quando lo ammazzò la ‘ndrangheta. A cinquanta metri da qui c’è anche una piazza che gli è stata intitolata: non lontano da quella piazza un paio d’anni fa hanno ucciso un ucraino che ripartiva per il suo paese con un pulmino, come d’uso i suoi connazionali gli avevano affidato i soldi da portare alle famiglie, quei soldi guadagnati nelle campagne raccogliendo arance e mandarini, conviene far così, mandarli col pulmino ché la commissione della Western Union è più alta e il pulmino i soldi li porta direttamente a casa, ma le voci corrono, e in questa zona sono velocissime, tanto veloci che le cose qui si sanno prima che accadano, così l’ucraino lo hanno aspettato che era buio e stava per partire, dev’essere andata che gli si sono presentati davanti con una pistola e lui ha fatto resistenza, così la pistola ha declinato il suo verbo e lui è caduto al suolo, crepato, accanto al nome di Peppe Valarioti, crepato anche lui per una pistola mafiosa, in un ristorante, accanto al suo compagno sindaco Peppino Lavorato, che per festeggiarlo, la notte di capodanno dopo il suo insediamento, gli avevano regalato una pioggia di fuoco, cinquantanove attentati in una notte, fucili mitragliatori che sparavano contro le serrande dei negozi, contro i vetri del comune, contro i portoni delle case, e poi il botto finale, con Peppe Valarioti, giovane intellettuale, crepatogli in faccia, al tavolo di un ristorante, un’altra pietanza da offrire all’altare del sacrificio.Io ho paura, mi dice Giuseppe (c’è un’eccedenza di Giuseppi qui, almeno nei nomi la tradizione ancora resta), Ho paura perché non sono da solo, perché c’è la mia famiglia con me. Un giorno davanti alla sezione hanno appeso delle teste di vitello mozzate, e qui il senso di queste cose ce l’abbiamo chiaro.

Rosarno si abbattono i campi degli immigrati.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 10-01-2010

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di Carlo Ciavoni ( tratto da www.repubblica.it del 10 gennaio 2010).

ROSARNO - Tutto sommato è  stata una notte tranquilla, quella appena trascorsa. La prima dopo tre giorni in cui, al comprensibile risentimento della popolazione di Rosario contro il degrado atavico della loro città, s’è mischiato il subdolo e bestiale avvertimento della ‘ndrangheta rivolto ai “negri”, che si sono semplicemente ribellati allo stato di schiavitù nel quale sono costretti e che li costringe a  sgobbare 15-18 ore per 2 euro l’ora, nei campi dove si raccolgono arance che nessun altro vuole raccogliere a quel prezzo e, oltre tutto, sbattuti a sopravvivere in veri e propri lager, tuguri indecenti fatti di cartone e platicatra, tra fango e topi.

Gli schiavi in rivolta di Rosarno

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 10-01-2010

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di Davide Orecchio (tratto da www.rassegna.it)

Il sistema malato e vessatorio della Piana di Gioia Tauro era noto da tempo. Rapporti e denunce avevano fornito tutti gli elementi per comprenderlo. Sulla base di quelle informazioni, chi di dovere avrebbe potuto intervenire. Ma non è stato fatto nulla

Succede, prima o poi, che gli schiavi si ribellino. È successo a Rosarno, dove gli africani sfruttati nei campi di Gioia Tauro sono entrati nella dimensione della rivolta. Dimensione che appartiene antropologicamente a ogni essere umano quando percepisce che la misura è colma, che il limite della sopportazione è stato superato, quando lavora 14 ore al giorno per pochi euro, vive all’aria aperta o tra le mura di edifici dismessi, senza un bagno o acqua per pulirsi, esposto ogni giorno alla violenza del primo caporale che passa.

La ribellione degli immigrati si è indirizzata contro il sistema mafioso, criminale ed economico che li sfrutta. Contro il territorio che ospita questo sistema e contro le persone che lo abitano. Un’”insurrezione” - secondo quanto riferito da un sacerdote di Libera – che sarebbe stata innescata da una notizia falsa diffusa tra gli immigrati: che quattro di loro erano stati uccisi. Chi ha diffuso la voce e perché? Siamo forse di fronte a un altro segnale di destabilizzazione del territorio calabrese ad opera delle cosche, dopo la bomba di Reggio Calabria? Se le cause sono ancora oscure, le conseguenze sono state immediate e ben visibili: panico, violenza e reazione altrettanto e più violenta da parte degli abitanti di Rosarno.

I nuovi clandestini

Posted by roberto09 | Posted in Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-09-2009

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Sarà  un caso, ma nelle ore in cui il Quirinale ha messo per iscritto le proprie perplessità sulla legge sulla sicurezza, e in particolare sul reato di clandestinità – suscitando il plauso di Fini e un atteggiamento prudente di Berlusconi -, Giorgio Napolitano ha fatto un duro monito ai governi (non solo a quello attuale) a commento dei tragici dati dell’emigrazione dal Sud resi noti dallo Svimez. E’ una sorta di paradosso, le cui ragioni affondano nella tormentata storia dell’unità dell’Italia: breve, fragile, attraverso una rivoluzione passiva – come fu il Risorgimento – subita, e non agita in prima persona, da una parte larga dei futuri italiani. E la Resistenza, con la successiva costruzione Costituzionale, hanno suscitato aspettative di riequilibrio territoriale e sociale in parte deluse nella storia repubblicana, e soprattutto in questa sgangherata seconda Repubblica. DC, PCI, PSI hanno fatto – nella diversità delle collocazioni e delle posizioni – assai di più per il Mezzogiorno di quanto non abbiano fatto le forze senz’anima di questa nuova stagione politica.

Il bilancio è li, eloquente: 700.000 emigrati, soprattutto giovani e ragazze, in undici anni. 122.000 nel 2008, con cifre enormi per Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Questi sono soprattutto diplomati e laureati che non trovano corrispondenza ad aspettative occupazionali qualificate. A loro si aggiunge l’esercito dei pendolari – 173.000 nel 2008 – che risiedono nel Mezzogiorno e lavorano al centro-nord, tornando ogni settimana o ogni quindici giorni. Anche loro in prevalenza diplomati e laureati. E così, finché arrivano in Italia le valigie di cartone degli africani, degli asiatici, dei sudamericani che si occupano di mansioni basse – e contro i quali si scatena la legge Maroni e interviene il reato di clandestinità -, dal sud parte una generazione di giovani, e si svuota un potenziale culturale e di talenti straordinario. I loro padri e le loro madri, i bisavoli e i trisavoli l’emigrazione, spesso da clandestini, con buona pace di Maroni, l’hanno conosciuta, sfidando pregiudizi e razzismo dei ceti dominanti del Nord e di altri Paesi. Oggi i nuovi emigranti e i pendolari conoscono la retorica sulla questione meridionale, quella egoista e chiusa sulla questione settentrionale, ma conoscono poco fatti e opportunità. Se il centrosinistra ha perduto è perché non ha interpretato il bisogno di riscatto di quella generazione, e non ha saputo indicare una strada concreta. Oggi a sua volta la destra, in questa crisi, ignora e dimentica il tema. Solo un massiccio investimento su scuola, formazione, università, sostegno allo start-up delle imprese dei giovani, incentivo a investire o a riportare il proprio sapere nel Mezzogiorno può cancellare questa vergogna nazionale. E’ qui, prima di tutto, che si fonda una nuova Unità del Paese. L’alternativa è un inarrestabile declino e svuotamento di una civiltà ricca e antichissima, tutt’al più trasformando il Sud in un grande centro commerciale.

Pietro Folena

fonte: Epolis del 17-07-2009