Auguri Presidente e buona fortuna.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 02-01-2011

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Per leggere il testo integrale del discorso presidenziale cliccare qui.

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sì è confermato essere l’unico evento di unità politica, culturale e sociale della Nazione in questo momento difficile della storia repubblicana. 13 milioni di persone, secondo i dati auditel, hanno ascoltato il discorso del Presidente, che in 15 cartelle ha sintetizzato il disagio di un paese al cui interno operano svariate forze disgregatrici: forze che mirano a frantumare l’Unità nazionale, come quella sociale, che sono interessate a riportare i rapporti di forza tra le differenti componenti istituzionali, economiche e politiche a una specie di guerra permanente, finalizzata a sfibrare il tessuto connettivo del Paese in vista del trionfo degli interessi particolari sull’interesse collettivo e generale.

Non stupisce, da questo punto di vista, la freddezza e le critiche che arrivano da casa leghista, dopo le importanti parole del Presidente sul valore della storia patria, sulla sua Unità (in occasione del 150enario), di quel momento costitutivo che è stato il Risorgimento e di quella stagione costituente che è stata la resistenza partigiana e la liberazione dal dominio nazi-fascista.

La favola è finita

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 29-05-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 28 maggio 2010)

La favola è finita. Dopo aver raccontato per due anni che, grazie alle virtù taumaturgiche del premier, l’Italia era al riparo della crisi, ora il Governo vara una manovra da 24 miliardi, senza precedenti negli ultimi anni.

L’Italia rischia la bancarotta, e i mercati – i grandi poteri finanziari europei – chiedono lacrime e sangue. Berlusconi, respingendo il sacrosanto invito delle opposizioni a presentardi di fronte al Paese con un discorso di verità, manda avanti con non poco cinismo Letta e Tremonti (a quel che si dice protagonisti un durissimo duello sulla manovra) e poi, incassato il sì di Confindustria, della Cisl, della Lega, cerca di riaprire i giochi con Fini terrorizzato da un complotto di Tremonti per un governo di emergenza.

Tutto questo sulle spalle dei cittadini.

La manovra non è manovra espansiva. Nessuno può pensare che riprendano i consumi e cresca il Pil tagliando i salari dei dipendenti pubblici e le pensioni, la ricerca e l’innovazione, o aggravando di nuovi controlli l’attività degli artigiani e delle piccole imprese. La manovra non è manovra equa. 24 miliardi non dovevano venire dal taglio dell’11% delle prestazioni sociali, della sanità, dell’assistenza, riducendo di un mese la durata dell’anno scolastico (come propone il Ministro Gelmini): sono misure classiste e antipopolari, destinate a mandare in bancarotta gli enti territoriali, i più vicini ai cittadini.

Si tratta solo di una manovra recessiva, volta a dire a chi ha in mano il debito italiano che si taglia selvaggiamente. Il Tremonti antiliberista, con venature di sinistra, si è arreso al Tremonti monetarista. Nel mirino il pubblico e i servizi, col plauso di banche, grandi capitali e grande finanza. Questo occorreva all’Italia ora: un discorso di verità in cui accanto ai politici, facessero la loro parte le grandi fortune del Paese: 24 miliardi,e forse più, potevano venire da un aumento del prelievo sullo scudo fiscale, da un contributo di solidarietà dei redditi alti – di tutti- , da una tassazione delle grandi rendite finanziarie e delle grandi proprietà, oltreché dalla sacrosanta lotta a sprechi e ruberie. E così, in un momento difficile per l’Europa (come Napolitano ha detto con forza intervenendo al Congresso Usa), e in una fase di discredito morale della politica, aggravato dall’offensiva sulle intercettazioni dei giorni scorsi, un governo diviso e debole si presenta unito con sotterfugi e doppiezze per una manovra enorme come costi sociali e inutile come volano per riprendere a crescere. Ascoltare i lavoratori e le proteste, quindi, è ora più che un dovere democratico.

E’ la condizione perché, ammesso che la favola è finita, non cominci un incubo senza risveglio.

Norberto Bobbio e la Carta Costituzionale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 29-11-2009

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BOBBIO E LA CARTA. LA COSTITUZIONE NON È INTOCCABILE. FEDELI ALLA COSTITUZIONE FINO A VOLERLA CAMBIARE,

di Giorgio Napolitano, da il Riformista di venerdì 16 ottobre 2009

La lezione che Norberto Bobbio poteva offrire a chi si inoltrasse sulla via dell’impegno nella sinistra politica a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 giungeva controcorrente, in antitesi a posizioni prevalenti in quel campo. Posizioni in cui si rifletteva l’asprezza che la lotta politica stava raggiungendo in Italia, dopo la rottura dell’unità tra le forze antifasciste e dopo le elezioni del 1948 che avevano segnato una drastica contrapposizione tra l’alleanza di centro e la sinistra. Un’asprezza inseparabile da quella della guerra fredda che andava dividendo drasticamente il mondo in due blocchi, dei quali va ricordata la forte connotazione ideologica. Ai rischi fatali di antitesi e fratture, ben al di là dei confini italiani, si opponeva da parte di Bobbio l’«invito al colloquio»: al colloquio per lo meno – egli scrisse nel 1951 – tra gli uomini di cultura. (…).
La polemica di Bobbio interveniva, invece, a sollevare interrogativi di fondo, a seminare dubbi, a proporre argomenti complessi, e a farlo dai punto di vista di un uomo di pensiero, di uno studioso portatore di molteplici valori politici, come ha scritto di recente Revelli – liberalismo, democrazia, socialismo, federalismo – che avevano caratterizzato da “ircocervo” il Partito d’Azione. Non era dunque in nome di un bagaglio ideale ostile alla sinistra, era piuttosto in nome di un dichiarato interesse positivo per le sorti del movimento operaio e della sinistra, che Bobbio sviluppava il suo discorso, si rivolgeva a quegli interlocutori.