ECCELLENZE ILLUMINATE. LIGHT COMMUNICATION IN ART & DESIGN

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 07-07-2014

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eccellenze 7luglio

 

Dal 07 Luglio 2014 al 07 Luglio 2014

MILANO

LUOGO: Accademia di Belle Arti di Brera

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 869551

E-MAIL INFO: adele.olivieri@tiscali.it

SITO UFFICIALE: http://www.accademiadibrera.milano.it/

 

La presentazione dell’Art-Book segue la Mostra tenutasi dall’8 al 13 aprile presso gli spazi pubblici dell’Accademia di Brera. Un Progetto nato dalla volonta’ di rappresentare, tramite l’interpretazione di artisti, “oggetti d’uso comune”, realizzati da eccellenze industriali e artigianali per elevarli a “simboli d’Arte”, attraverso un nuovo modo di essere protagonisti. Questa Mostra, diventa espressione di un innovativo approccio di comunicazione in cui il design e lo stile assurgono a “vere” Opere d’Arte illuminate da un particolare progetto di “comunicazione illuminotecnico”. Importanti artisti del gruppo “Quelli di Franco Fontana” – allievi del grande Maestro, eccellenza della moderna cultura italiana – hanno espresso e interpretato gli importanti marchi accuratamente selezionati per la loro particolare attenzione e sensibilita’ alla raffinatezza progettuale, esecutiva, ai valori e alla tradizione culturale di cui sono fieramente intrisi: Astor doors, Bike4light, Cordivari Design, Dyson, Cantine Giorgi, Enrico Cassina Manufactured by Officine Meccaniche Porro, Poltronova, Promemoria, Rubinetterie Stella, Kreoo.
La luce rappresenta la metafora del mettere in evidenza e dello scoprire i particolari e i dettagli più intimi, magari inespressi, di ciò che gli oggetti ci rappresentano e il progetto di luce ne amplifica la potenzialità comunicativa. La Mostra d’Arte “Eccellenze illuminate” esprime questo messaggio dualistico che intende mettere in risalto sotto una “nuova luce” quanto di meglio oggi le eccellenze produttive sono in grado di esprimere: se stesse e la nuova visione di comunicare con i propri pubblici attraverso il linguaggio colto, libero ed eclettico qual è quello dell’Arte Contemporanea.  Un Progetto complesso e articolato che ha richiesto un attento studio di Lighting Communication & Light Engineering in collaborazione con l’azienda DGA specializzata in prodotti e corpi iluminotecnici di alta qualita’, nonchè capacita’ multidisciplinari per equilibrare stili, oggetti, dimensioni, e soprattutto spazi, trasformandoli in un ”unicum d’Arte”. Un Progetto ideato per accogliere il visitatore in un’atmosfera quasi monografica sul tema a cui hanno congiuntamente lavorato bevisible+ e PLAN. Il curatore culturale PH.D. Roberto Mastroianni ha selezionato i Marchi di eccellenza e gli artisti coinvolti. Tre innovativi architetti hanno diretto il Progetto: Walter Vallini, architetto e designer di formazione artistico-progettuale, Lorenzo Polla e Chiara Bertolaja architetti e light designer, coadiuvati dal prof. Antonello Andrea D’Egidio, professore in comunicazione istituzionale e culturale.
TEMA EVENTO DI PRESENTAZIONE: ECCELLENZE ILLUMINATE: Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo”. Il meeting focalizza l’incontro tra “anime illuminate” che scelgono di comunicare attraverso l’Arte Contemporanea. Ossia attraverso un linguaggio universale diverso, dirompente e allo stesso tempo prestigioso, che offre “nuove e impensate” aree di dialogo con appassionati, professionisti e opinion leader del settore design e della cultura in generale. E’ questo lo spirito dell’incontro o meglio “l’intersezione” tra Arte e “imprese di eccellenza” che scelgono media eccellenti per comunicare – l’Arte appunto. E in tutto ciò prende forma il cosiddetto “nuovo mecenatismo” ossia l’impresa che non sponsorizza l’Arte ma bensì la sostiene, la stimola, la sviluppa come “missione sociale” dettata dal progresso intellettuale contemporaneo. Aziende, artisti e intellettuali uniti dal “livore” del miglioramento culturale che attraverso Eventi d’Arte formano, magari anche inconsapevolmente, nuove coscienze sociali.
La “luce” diventa il punto fermo di riferimento che illumina menti e oggetti, raccontando le forme attraverso una rappresentazione di chiaroscuri che permettono scenografie “essenziali” senza orpelli superflui in un’epoca contemporanea in cui anche l’eticismo dei costi fa la differenza per i moderni mecenati.

 

CATALOGO D’ARTE E PROGETTO EDITORIALE

La Mostra è stata interamente documentata con immagini e testi nel volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” curato da Antonello Andrea D’Egidio, Roberto Mastroianni e Walter Vallini con il contributo del Maestro Franco Fontana per – Altralinea Edizioni (Firenze) – sezione “Intersezioni”. Il libro verra’ distribuito e diffuso presso le migliori librerie in Italia e all’estero.
L’Art Book si struttura in tre parti: la prima dedicata ai contributi culturali seguita dallacsezione dedicata ai “Marchi eccellenti” e ai loro oggetti interpretati dagli artisti, quindi una parte conclusiva dedicata alle opere d’Arte del gruppo “Quelli di Franco Fontana”. Il volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” verra’ presentato alla stampa il 07 luglio presso l’Accademia di Brera alla presenza dei curatori, delle autorita’ accademiche di Brera, dei giornalisti e dei rappresentanti delle imprese partner.
Programma di Eccellenze illuminate. Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo” (inocontro del 7 luglio 2014).
11.30 Accrediti
11.45 Apertura lavori
Introduzione
Antonello Andrea D’Egidio – Communication director della Mostra
Roberto Mastroianni – Curatore della Mostra
Walter Vallini – Art Director e Curatore progetto Mostra
Luigi Erba – Critico d’Arte
Filippo De Filippi – Curatore progetto studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera
Adriana Toti – Altralinea Edizioni (Firenze)
Cristina Trivellin – DARS
Ringraziamenti
13.00 Light Lunch
13.45 Saluti e consegna libri

Biografia di un Sogno (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 04-10-2013

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biografia di un sogno

Testo critico di BIOGRAFIA DI UN SOGNO

di ALESSANDRA ELETTRA BADOINO, CHIARA MORANDO

FUSION ART GALLERY, piazza Peyron 9g – 10143 Torino

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 3 OTTOBRE 2013 ORE 19.00

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La mostra personale del duo artistico “Articolazione”, formato da Alessandra Elettra Badoino e Chiara Morando, mette in scena, attraverso diverse installazioni inedite, il rapporto realtà-mondo onirico, riflettendo sulla materialità del sogno, dei suoi contenuti e delle sue condizioni di possibilità. L’intento delle due artiste è portare a rappresentazione in modo non psicanalitico, ma concettuale e materico la realtà onirica come realtà specificamente umana, legata ad una dimensione dell’irrazionale, dell’utopico (immaginato, violato, deturpato, compromesso o potenzialmente aperto ad un qualche tipo di realizzazione). La materia, nelle loro installazioni, viene chiamata a rendere ragione delle modalità con cui può essere organizzata in una “spazialità antropica non comune”: non più spazio dell’azione e della parola umana, ma luogo del sovvertimento delle regole logiche e “spazio trascendentale”, ovvero determinato dalla condizione di possibilità ed esistenza, di una dimensione specifica dell’umano spesso rimossa (il sogno).

biografia di un sogno2

Il “prato” diventa quindi il “luogo dell’orizzontalità”, culla primitiva del sogno e del sonno, contrapposto ai “luoghi della verticalità”, la “sfera degli affari umani” della nostra quotidianità, caratterizzati dall’azione conscia e strategicamente orientata. La “pietra” assume il valore di concretizzazione del pensiero razionale e irrazionale, che determina il soggetto nelle sue attività diurne e notturne e, nello stesso tempo, si presenta come materiale rappresentazione del peso dei sogni nella determinazione dell’identità e della realtà del soggetto. Le due artiste, forti della loro esperienza e dei loro studi da scenografe, riescono quindi a dare vita ad installazioni artistiche capaci di “mettere nello spazio” le contrapposizioni della soggettività (onirico-veglia, maschile-femminile, forza-fragilità…) e della realtà specificamente umana, attraverso un’interpellazione continua della realtà nella sua materialità, capace di concretizzare una ricerca concettuale ed una poetica attenta alle dimensione rimossa della quotidianità e alle inesauribili contraddizioni dell’esistenza.

 

Biografia di un sogno

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 01-10-2013

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 invito biografia sogno

BIOGRAFIA DI UN SOGNO

di ALESSANDRA ELETTRA BADOINO, CHIARA MORANDO

FUSION ART GALLERY, piazza Peyron 9g – 10143 Torino

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 3 OTTOBRE 2013 ORE 19.00

 

“Biografia di un sogno” è il nome che dà il titolo alla mostra personale di Alessandra Elettra Badoino e Chiara Morando, vincitrici del primo premio del concorso “Verticalità” promosso dalla Regione Liguria, dalla Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo, dal CRAC – Centro Regionale per l’Arte Contemporanea – dal Comune di Genova e da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Le due artiste genovesi, entrambe scenografe, nel 2008 avviano insieme una ricerca artistica che ha come punto di partenza lo studio dello spazio. I loro lavori sono firmati sotto la sigla “Articolazione”.

La mostra ospitata negli spazi torinesi della Fusion Art Gallery, curata da Walter Vallini e Roberto Mastroianni, sarà aperta al pubblico dal 27 settembre 2013 al 25 ottobre 2013, martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 16 alle 19,30.

Nel giorno dell’inaugurazione le artiste presenteranno la performance “Il Funambolo”  interpretata dal danzatore Luca Alberti.

Nella mostra saranno presenti opere inedite nate dalla riflessione sul legame tra dimensione reale e onirico.

Prato, ferro, pietra sono le materie prescelte per parlare di un sogno mai abitato, ma sempre spiato dal di fuori.

Questo sguardo restituisce un’idea di sogno diversa da quella a cui si è soliti pensare; non un sogno leggero, etereo, fragile e bidimensionale, ma “un sogno che vuole un proprio peso specifico, un sogno che vuole essere”.

In questo sogno nudo non emerge la memoria di un movimento onirico, neppure la sua interpretazione, bensì tutta la pesantezza di uno stare reale.

L’uomo, il corpo, la testa sono costantemente assenti, ma in questa assenza c’è un richiamo silenzioso ad abitare le forme del sogno.

 

 

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Sala Dogana. Giovani idee in transito

è un progetto di Comune di Genova

Assessorato Cultura e Turismo

Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

IRENE PITTATORE In principio era il verso. A cura di Roberto Mastroianni.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 07-05-2013

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materassi foto

Margini, scarti, linguaggio e figurazione nelle performance anti-naturalistiche del “verso”

 

“In principio era il verso, un urlo, un ringhio”, direbbe Irene Pittatore, un “verso” capace di far scaturire la forza contraddittoria, brutale, creativa e al contempo autodistruttiva della vita, ma nello stesso tempo era il “verso” che come figura linguistica, metrica e stilistica è capace di portare con sé razionalità e ordine poetico, diremmo noi.

Nell’arco disegnato tra il “verso”, inteso come raglio/urlo/vocalizzazione animalesca, e il “verso”, inteso come “unità metrica”, si colloca tutta la ricerca e la poetica dell’artista: proprio come il “verso” – “unità metrica”, le opere dell’artista articolano, dal punto di vista ritmico e visivo, una “rappresentazione” che si presenta come il risultato di un’azione creativa (poetica), che sgorga da una forza individuale, primordiale e rimossa: una forza brutale e ferina che la nostra società anestetizza, incapace di reggere l’urto della sua collettiva pluralità, e spinge verso i margini di quella narrazione in technicolor prodotta dall’industria culturale.

La ricerca di Irene Pittatore parte, dunque,  da qui e si concentra sul rapporto tra impulso vitale e forme del vivere singolo e associato, in una società che sembra ormai popolata di macerie e rovine, coscientemente espulse dal nostro immaginario cognitivo e ordinatamente collocate ai margini dell’auto-rappresentazione mainstream. È questa, infatti, un’autorappresentazione ordinata, asettica e pubblicitaria che fa proprie le retoriche di una società “ben organizzata”, ma che è in verità solo medicalizzata e ordinata secondo le forme narrative di un sogno (pubblicitario) precariamente realizzato. Una società che ha bisogno di creare “periferie” e “margini” interni ed esterni, in cui la centralità è posta dalle logiche del consumo e del potere, la quale produce esclusione, relegandola in zone d’ombra rimosse, in cui vengono collocati come “scarti” gli elementi non ascrivibili al proprio regime narrativo, al proprio “ordine del discorso”.

La vita è però eccesso di senso, la cui forza straborda rispetto allo spartito impostole dalle logiche del potere e dalle retoriche di verità: un eccesso di senso rimosso, anestetizzato, addomesticato e presentato nelle forme dell’organizzazione sociale, delle pratiche dell’innovazione e della bellezza artefatta, pratiche tese a presentare modalità di “vita giusta e buona”, che vedono nelle metropoli contemporanee il proprio palcoscenico privilegiato, in cui va in scena un’opera teatrale incapace di imporre fino in fondo il proprio copione e che è costretta ad inventarsi dei margini in cui relegare l’eccedere del senso e la marginalità indotta ed autoindotta. Le performance di Pittatore si collocano qui: nei margini veri o presunti dello spazio metropolitano contemporaneo, nei luoghi fisicamente marginali (le periferie degradate, gli spazi verdi apparentemente selvatici, ma urbanisticamente determinati, sulle linee di mappe fittizie o virtuali..) o simbolicamente di confine (il rapporto di genere, il conflitto/ incontro tra generazioni…). Questo perché il gesto artistico di Irene si rifà sempre a quel “duplice verso”, la cui forza vitale e genuina si può cogliere solo nei “margini” interni ed esterni, tra i “resti” di quelle “rovine”, che popolano il nostro immaginario e il nostro paesaggio cognitivo, presentandoci un mondo di macerie ordinate ed esteticamente organizzate, che non possono e non devono però essere “restaurate”, ma che devono in qualche modo essere “rovinate”, in modo che dai loro resti possa emergere senso e significazione.

A ben vedere però, quella della Pittatore non è un’estetica o  una poetica degli “scarti” e dei “resti”: non vi è nella sua ricerca e nella sua poetica un’attenzione compiaciuta o auto compiaciuta e fine a se stessa per la marginalità o per lo scarto, sia esso di umanità o materialità, ma un’attenzione per le spazialità antropiche e gli effetti di linguaggio che le producono. L’attenzione infatti non è posta sul disagio, sulle contraddizioni sociali, esistenziali, politiche o ideologiche che producono “marginalità” o che vengono presentate come “scarti” dal mainstream, o forse sarebbe meglio dire non è solo posta su questi elementi, ma soprattutto sui meccanismi simbolici e linguistici che producono differenza: differenza sociale, sessuale, generazionale, culturale, antropologica…

 

“In principio era il verso” di Irene Pittatore

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti | Posted on 07-05-2013

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Fusion Art Gallery_Invito Irene Pittatore

NEW YORK INTERIORS Pictorial, photographic and cinematic perspectives of Pietro Reviglio

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti | Posted on 02-04-2013

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A critical essay by Roberto Mastroianni (la traduzione inglese del saggio critico di accompagnamento alla retrospettiva torinese di Pietro Reviglio presso la Fusion Art Gallery).

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From the logic of the scientific discovery to the logic of the artistic discovery.

“Astonishment” and “wonder” generate knowledge: they are feelings, emotions, passions that lead human beings to research, presiding over their organized cognitive knowledge like two tutelary deities since the times of Plato and Aristotle. The two philosophers were the first to recognize in these two moods the force that leads us to philosophical interrogation and, subsequently, to scientific research. Such realization marked the beginning of the history of Western thought and contemporary sciences. Classical philosophy provided us with an investigation of reality rooted in the astonishment for reality and for the laws governing the way it functions and transforms: “wonder” is a feeling that generates questions on “why” and “how” things happen and, at the same time, an emotion coming from finding answers to such questions. “Astonishment”, on the other hand, is the feeling that the “human animal” experiences when reality poses questions and we find answers capable of putting order in the exterior and interior chaos. At the same time, it is the feeling that human beings experience when they discover that the apparent nonsense of reality has meaning and significance and there is a logic which leads, organizes and moves reality.
”Astonishment” and “wonder” are only one side of the coin nonetheless: on the other side we find “disquiet” and “anguish”. The hard work of living is confined inside the horizon delimited by these opposite feelings and consists in giving sense and significance to the nonsense of reality by means of structured narratives.
The sciences, just like the arts, try to find meaning and significance in every thing that exists inside and outside us. The logic of the scientific and philosophical discovery (the observation and the narration of the laws presiding over the human and non-human reality) and the logic of art and technical disciplines (which shape this reality by representing and transforming it) seem to be at odds, but they are instead complementary, because they both deal with the dark depths of anguish and disquiet hidden behind astonishment and wonder. Some artists realize, consciously or unconsciously, that science and art are human practices sharing greater similarities than it seems at a first sight and, with their work, they try to connect knowledge with expression and analytical observation with production of emotional narrativity. Pietro Reviglio is among them: he is a man of science (an astrophysicist) but he is at the same time an artist. For this reason he is capable of combining the eye of the researcher with the eye of the creator.

NEW YORK INTERIORS. Sguardi pittorici, fotografici e cinematografici di Pietro Reviglio (testo Critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 20-03-2013

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Testo Critico di Roberto Mastroianni 

Dalla logica della scoperta scientifica alla logica della scoperta artistica


10.57Lo “stupore” e la “meraviglia” sono generatori di conoscenza: sono sentimenti, emozioni, passioni che spingono l’uomo alla ricerca e presiedono come numi tutelari, sin da Platone ed Aristotele, al rapporto conoscitivo organizzato dell’uomo. Furono infatti i due filosofi ad individuare in questi due stati d’animo la molla che spinge l’uomo all’interrogazione filosofica, prima, e a quella scientifica dopo. La storia del pensiero occidentale e delle scienze contemporanee parte da là e la filosofia classica ci consegna un’indagine del mondo che affonda le sue radici nello stupore davanti al reale ed alle leggi del suo funzionamento e divenire. La “meraviglia” è nello stesso tempo sensazione che genera domande sul “perché” e sul “come” ed emozione prodotta dall’aver trovato risposte alle domande stesse.  Lo “stupore” è quel sentimento che l’animale umano prova nel preciso istante  in cui il reale sollecita domande e ad esse si trovano risposte che mettono ordine nel caos esteriore ed interiore. Lo “stupore” è il sentimento che gli uomini provano nel momento in cui scoprono che l’apparente illogicità del reale è dotata di senso e significato e che una logica presiede, organizza e muove la realtà.
La “meraviglia” e lo “stupore” sono, però, soltanto una delle due facce della medaglia: sull’altra è impressa “l’inquietudine” e “l’angoscia”. Il duro mestiere di vivere si concentra, quindi, tutto  nell’orizzonte delimitato da questi sentimenti contrapposti e consiste nel “fare senso”: nell’attribuire attraverso articolate narrazioni senso e significato all’apparente insensatezza della  realtà. 
Le scienze, quanto le arti, provano a rintracciare senso e significato in ogni cosa dentro e fuori di noi.  La logica della scoperta scientifica e filosofica (l’osservazione e la narrazione delle leggi che presiedono alla realtà umana e non umana) e la logica dell’arte e delle tecniche (che su questa realtà incidono, rappresentandola e trasformandola) apparentemente contrastano, ma in verità sono complementari, in quanto sempre riportano al fondo scuro dell’angoscia e dell’inquietudine che si nasconde dietro lo stupore e la meraviglia. Alcuni artisti si rendono conto, consapevolmente o inconsapevolmente, che la scienza e l’arte sono pratiche umane molto più simili di quanto sembri e con le loro opere tentano di ricongiungere la conoscenza e l’espressione, l’osservazione analitica e la produzione di narratività emotiva.  Pietro Reviglio è uno di questi: è un uomo di scienza (è un astrofisico), ma è nello stesso tempo un artista e proprio per questo motivo è in grado di coniugare lo sguardo del ricercatore con quello del creatore.
Anzi, per essere precisi, Reviglio era un astrofisico che faceva ricerca sperimentale sulle galassie e sulle strutture a grande scala dell’universo alla Columbia University di New York e che poi ha incontrato sulla sua strada la Arts Students League di New York  e là, tra  le lezioni di Robert Cenedella e Mary Beth McKenzie, ha scoperto che “l’inquietudine” e “l’angoscia”, il lato oscuro dello “stupore” e della “meraviglia”, potevano trovare risposte nella pittura. A quel punto lo scienziato è diventato artista.lady orange

Dall’allievo di Grotz (Cenedella) egli ha appreso una poetica e uno stile post-espressionista di matrice tedesca, che ha piegato alle esigenze dello sguardo addestrato alla ricerca scientifica. Da questa esperienza, capace di cambiare il corso di una vita, nasce una pratica artistica contraddistinta dal regime dello sguardo. Il “vedere”, il più filosofico e scientifico dei sensi,  lo sguardo che indaga le leggi della natura, i tagli di luce che attraversano la realtà, diventa in questo modo il senso con cui l’artista cerca di affrontare la realtà alla ricerca di risultati, che solo la “logica della scoperta artistica” può fornire.
In questo modo lo sguardo del ricercatore ri-orienta la propria attenzione al fine di individuare le leggi strutturali del reale e  portarle a rappresentazione, attraverso un processo poietico ed artistico di natura sperimentale molto simile a quello che il ricercatore usa in laboratorio.
Tutto si tiene, però, e l’arte e la scienza, apparentemente così distanti, si trovano unite sotto lo sguardo dell’artista scienziato.

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I dati forniti dalla “cosalità brutale”, che il fisico osservava ed organizzava in vista della scoperta di teorie generali, capaci di spiegare la realtà e le sue leggi, adesso vengono osservati, in modo tale che il loro naturale organizzarsi porti ad una complessiva rappresentazione del visibile e dell’invisibile. 
“Stupore” e “inquietudine” pongono domande e l’arte trova risposte, là dove la scienza non era più adeguata a rispondere il soggetto smette i panni del ricercatore ed indossa quelli dell’artista.
Per questi motivi,  l’arte di Reviglio può essere definita in qualche modo sperimentale, se per sperimentale si intende l’utilizzo di una pratica induttiva, che diventa regime dello sguardo e della produzione artistica.  Le carte della sua nuova avventura sono tutte sul tavolo, adesso bisognerà aspettare e capire dove il nuovo gioco porterà l’artista scienziato. Una nuova storia inizia qui, bisognerà aspettare e vedere quanto, cosa produrrà, cercando di coniugare “logica della scoperta scientifica” e “logica della scoperta artistica”.


Il periodo new yorkese: dai New York Paintings alle Nocturnal Visions

Fu così che nel ventre della “grande mela (marcia)”, nella New York di inizio millennio, il giovane scienziato si trovò davanti ad un cavalletto, in una scuola d’arte che fa dell’informalità e del rapporto paritario tra artista e allievi i propri tratti caratteristici. Vi era sicuramente un senso di precarietà e di mancanza in quel ragazzo abituato ad osservare le galassie: una mancanza che diventava desiderio e un desiderio vissuto come mancanza.  Il rigore della scienza sperimentale tracciava ordine nel caos esteriore, ma quello interiore rimaneva in movimento e solo la tela vuota permise di rintracciare, di trasformare il caos e l’inquietudine, portando alla scoperta di colori, punti, linee e superfici che prendevano forma e portavano ad ottenere un risultato (l’opera) simile al risultato di un esperimentocondotto in laboratorio.

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Cresciuto nello stupore della “logica della scoperta scientifica”, Pietro Reviglio ha trovato una nuova logica della scoperta, quella artistica, da condurre in un altro laboratorio: non più quello della scienza, ma il proprio studio di artista e il proprio spazio di vita quotidiana, la propria metropoli. Tutti gli elementi permanenti e i tratti caratteristici della poetica e dello stile espressivo di Reviglio sono già rintracciabili nelle sue prime opere e nel gesto intellettuale di trasposizione uno sguardo scientifico in una pratica artistica e da qui si dipana in un filo rosso che attraversa tutta la sua opera.
Gli elementi che fanno di Pietro un artista/scienziato sono tutti ascrivibili al regime dello sguardo: è lo sguardo del fisico, che procede ad assemblare elementi comuni e sparsi, in modo che il procedimento induttivo e logico-deduttivo porti a rappresentazione una figurazione dotata di senso; è lo sguardo, abituato ad analizzare la luce e i fenomeni fisici, che scorge nella realtà linee di forza che limitano e strutturano il reale, mostrandole e mettendo in crisi la rappresentazione pittorico e foto-realistica; è lo sguardo che viene accompagnato nei suoi  video a sperimentare volumi, dimensioni, profondità, spazi interiori ed esteriori. Lo sguardo indaga la realtà, penetra il visibile e cerca di rendere ragione dell’invisibile che vi sta dietro, sopra, affianco.

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Orange House (2007)

In questo modo, a partire da un’ossessione figurativa tipica degli autodidatti, le tele hanno cominciato a riempirsi di elementi di vita quotidiana, di oggetti sparsi ed apparentemente comuni e banali, che trovano collocazione in qualsiasi stanza di un giovane trentenne  in una megalopoli statunitense, dando vita ad un primo ciclo pittorico “The New York Paintings” (2005-2009).
Lo sguardo del ricercatore che si fa artista comincia quindi ad indagare il mondo circostante e lo vede animarsi delle inquietudini profonde che in lui si fanno singolari, ma che in quanto fenomeni umani sono sempre plurali. Gli scorci di città, le stanze di riposo, studio, vita, gli oggetti sparsi (i libri, le lampadine…), gli angoli delle strade, gli amici che diventano inconsapevoli ed involontari modelli: sono tutti questi elementi che Reviglio trova davanti ai suoi occhi e che indaga con lo sguardo del ricercatore, sorprendendosi, che gli elementi si incastrino quasi involontariamente, secondo una loro logica, portando all’emersione una rappresentazione. È questo il momento della scoperta di una logica intrinseca alla rappresentazione stessa che si manifesta coerentemente in un’opera. È questo il momento in cui l’artista può dire : “Io non faccio niente. Io guardo e poi dipingo, ma alla fine il dipinto si è fatto da solo come in un esperimento scientifico. Io so cosa ho dipinto solo alla fine all’inizio metto solo degli elementi che vedo attorno a me e cerco di capire come possano interagire”.
La realtà interiore ed esteriore bussa alla porta dell’artista e cerca con forza di essere espressa, rappresentata.

È questa la fase di dipinti come “Orange House” (2007), “Maureen” (2009), “Red Bulb” (2009), “Voyeurism: My Window” (2007),  quadri in cui la figurazione si presenta come un obiettivo da raggiungere, con ansia, alla ricerca di forme che restituiscano il visibile e l’invisibile della realtà.
Pian piano l’inquietudine prende il sopravvento  e la figurazione viene messa in crisi: le pennellate più spesse, i colori e le emozioni diventano più forti, il tratto più libero e il post espressionismo appreso alla Arts Students League viene superato in direzione di un tratto e di temi specificatamente individuali.

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Il punto di svolta, il raggiungimento di una poetica e di uno stile personale si ha con “Maureen” (2009), in cui la figura umana si staglia dando le spalle ad uno specchio, il paesaggio interiore dell’artista si ricongiunge a quello interiore delle stanze newyorchesi, fino ad allora rappresentate attraverso particolari ed oggetti, il volto della donna scompare in un ovale e con esso la sua identità specifica, acquisendo una generalità., una universalità capace di incarnare le inquietudine dell’uomo in relazione al femmineo ed all’intersoggettività prodotta dalla continua interrogazione.

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Maureen (2009)

Questo è il punto di svolta tra il ciclo dei “New York Paintings” e quello delle “Nocturnal Visions” (2009-2011)  che Reviglio inizia in America e continua in Italia e nel quale la figurazione tende a scomparire e gli scorci di città, edifici, elementi architettonici ed urbanisitici, persone, oggetti di uso comune diventano parte di scenari mentali sempre più ristretti e claustrofobici. Gli interni newyorkesi diventano così scenari mentali, in cui gli elementi architettonici rimandano ad un gioco di specchi tra interiorità ed esteriorità e l’inquietudine prende la forma di un articolato vivere lo spazio antropico in modo metaforico e metonimico. È questo il caso di un quadro emblematico di questo periodo dal titolo “10.57 P.M.” (2010), in cui le forme dello spazio architettonico, i limiti e i colori sfumano in un gioco di delimitazione dello sguardo e dello spazio, il cui protagonista è una scala capace di collegare stanze mentali plurime e forse contraddittorie, le cui porte sono rigorosamente chiuse e che lo sguardo è costretto a percorre tra pianerottoli e scalini di forte intensità cromatica.

 

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4.31 a.m. (2011)

I “New York Interios” di Reviglio acquistano in questo modo il loro peculiare carattere notturno (la dimensione diurna del primo ciclo di dipinti è definitivamente superata e il punto di svolta è “Maureen”): le stanze mentali sono stanze in cui la notte fa emergere angoscia ed inquietudine e le forme sfumano in pennellate potenti e quasi astratte di colore, come in “4.31 a.m.” (2011), o in cui gli oggetti comuni (un lavandino, uno specchio, una lampada) si presentano come il limite di un disagio, di pulsioni, angosce o speranze, come  confini che delimitano il mondo dell’artista ed arginano il suo travaglio interiore,  come in “1.37 a.m.” (2010) o in “6.04 a.m.” (2011).

 

1.37 a.m. (2010)

In ogni modo la fase newyorkese  ci consegna alcuni elementi che diventeranno costanti della poetica di Reviglio: una certa presenza/assenza del femminile, un tratto spesso, materico, la luce come elemento che delimita, forme falliche che attraversano le sue rappresentazioni e oggetti comuni che diventano parte di una narrazione onirica.

 

 

 

 

NEW YORK INTERIORS

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Eventi | Posted on 18-03-2013

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NEW YORK INTERIORS: pictorial, photographic and cinematographic insights of Pietro Reviglio

A RETROSPECTIVE CURATED BY ROBERTO MASTROIANNI


Living Lift al CAMeC di La Spezia

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 14-03-2013

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Dopo il successo di Torino, Milano, Genova e Napoli, a La Spezia dal 15 marzo al 14 aprile 2013 la mostra d’arte contemporanea “Living in Lift”, parte del più ampio progetto “Schindler per l’Arte”.

“Living in Lift”, che sarà inaugurata giovedì 14 marzo alle ore 18.00 presso il Centro Arte Moderna e Contemporanea (CAMeC) di La Spezia, è la mostra itinerante organizzata con il contributo ideativo e organizzativo di bevisible+, a cura di Walter Vallini e Roberto Mastroianni.

Sempre al CAMeC, nello stesso periodo, sarà possibile visitare l’esposizione “Verticalità”, composta dalle 12 opere vincitrici dell’omonimo concorso nazionale che, rivolto a giovani artisti italiani “under 35”, è stato presentato per la prima volta a Genova, presso Palazzo Ducale negli spazi di Sala Dogana, durante la terza tappa di Living in Lift nel novembre scorso.

Le due mostre “Living in Lift” e “Verticalità” hanno ottenuto il patrocinio della Regione Liguria, della Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo, del CRAC – Centro Regionale per l’Arte Contemporanea – e del Comune di La Spezia.

“Schindler per l’Arte” – “Living in Lift”

La mostra si compone dei lavori di 9 artisti – Ennio Bertrand, Fannidada, Ale Guzzetti, Fukushi Ito, Davide Lovatti, Matteo Mezzadri, Pietro Reviglio, Francesco Sena e Giovanna Torresin – a cui è stato chiesto di proporre un’interpretazione personale dell’ascensore attraverso video ed installazioni, con uno sguardo inedito su questi “luoghi non-luoghi”, spesso percepiti come spazi anonimi e freddi e che, invece, nascondono sorprendenti potenzialità espressive.

Una sezione della mostra, curata da Roberto Mastroianni, è stata dedicata alle opere di carattere installativo che Walter Vallini – eclettico architetto di origini toscane, ma di adozione torinese – ha realizzato per Schindler nell’ambito del progetto artistico “Living in Lift”. Esse rappresentano il tentativo di coniugare una forte spinta artistica, ironica e pop con l’oggettualità del mezzo tecnologico e con le sue forme.

Le opere create per “Living in Lift” stravolgono la consueta immagine dell’ascensore come luogo privo di significato e di vita. Attraverso lo sguardo creativo degli artisti, questo spazio diventa il “teatro” di pensieri, emozioni, associazioni d’idee e viaggi onirici di chi ci passa qualche istante della propria esistenza, in una sorta di multiforme e sorprendente allegoria della vita.

“Living in Lift” è una mostra itinerante e in progress, che prevede una serie di tappe lungo tutto il territorio nazionale. Dopo il debutto alla galleria torinese Fusion Art Gallery e la seconda tappa a Milano presso il Centro Ricerche dell’Accademia di Belle Arti di Brera (C.R.A.B.) nel 2011, l’esposizione è stata presentata nel novembre scorso a Genova, negli spazi di Palazzo Ducale, in collaborazione con il CRAC (Centro regionale per l’Arte Contemporanea) e la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo. Dal 23 febbraio al 6 marzo 2013 la mostra è stata allestita presso gli spazi di Castel dell’Ovo di Napoli.

“Schindler per l’Arte” – “Verticalità”

In concomitanza con la mostra “Living in Lift”, gli spazi del CAMeC ospiteranno anche le 12 opere vincitrici del concorso nazionale “Verticalità”, promosso dal CRAC, rete di cooperazione tra istituzioni operanti sul territorio, finalizzata a favorire e incrementare le attività di promozione, valorizzazione e ricerca delle espressioni artistiche contemporanee. A questo progetto, promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Regione Liguria e coordinato dalla Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo, hanno aderito Palazzo Ducale e i Comuni di Genova, La Spezia, Savona, attraverso la costituzione di un comitato scientifico che ha visto, oltre al CAMeC della Spezia, anche il Museo d’arte contemporanea di Villa Croce di Genova e Palazzo Gavotti (Pinacoteca Civica e Museo Fondazione di Arte Contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo) di Savona.

Le opere del concorso “Verticalità” sono state selezionate da una prestigiosa giuria composta, oltreché dai curatori Vallini e Mastroianni, da Maria Flora Giubilei, direttore Musei di Nervi e presidente della commissione, Matteo Fochessati, conservatore Wolfsoniana – Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova, Marzia Ratti, direttore dell’Istituzione per i Servizi Culturali della Spezia, Eliana Mattiauda, direttore Palazzo Gavotti di Savona, Monica Biondi, vicedirettore Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Ilaria Bonacossa, curatore Museo di Arte Contemporanea Villa Croce di Genova e Francesca Serrati, conservatore Museo di Arte Contemporanea Villa Croce di Genova.

Indirizzato ai giovani artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, il concorso richiedeva la progettazione di opere d’arte ispirate alle criticità e alle opportunità legate alla mobilità metropolitana, in particolare ai collegamenti verticali come ascensori e funicolari, in una città come Genova, con una conformazione orografica caratterizzata da dislivelli.

“Living in Lift” e “Verticalità”: dal 15 marzo al 14 aprile 2013

CAMeC di La Spezia

Vernissage: giovedì 14 marzo 2013, ore 18.00

Orari di apertura:

martedì – domenica ore 11.00-18.00, chiuso il lunedì (eccetto lunedì di Pasqua)

Ingresso gratuito.