RITORNO ALLA REALTA’

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 14-01-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 14 gennaio 2009)

Il ritorno all’attività politica a pieno regime spazza le illusioni natalizie di un nuovo clima nel Paese -animato dal conflitto e dal confronto sulle cose da fare, più che sulle persone o sulle ideologie-, e la speranza di una possibile svolta civile capace di incoraggiare quella grande maggioranza di lavoratori e di famiglie che si danno da fare con onestà e intraprendenza per il futuro.

Il Consiglio dei Ministri – nelle ore in cui l’emozione e l’attenzione di tutti va all’immane tragedia di Haiti – ha deciso tre cose: la prima, di non fare un decreto blocca-processi, a fronte delle riserve del Quirinale e del Presidente della Camera, e della netta contrarietà dell’opposizione; la seconda di costruire trentamila posti in carcere in più (quasi il doppio di oggi: sono cinquantamila), anche a fronte delle nuove norme che stabiliscono che un clandestino di per sé è un criminale – la cui coerenza si è vista all’azione nel pogrom di Rosarno- ; la terza, che la diminuzione delle tasse, con due aliquote, sbandierata ai quattro venti da Berlusconi, era un pesce d’aprile fuori stagione.

In questa riunione del CdM c’è la fotografia dei rapporti di forza nella maggioranza e della situazione reale della società italiana.

Nella maggioranza, la Lega -incassate le candidature a governatore in Veneto e Piemonte- la fa da padrona, dettando legge sulla sicurezza. Nella società italiana, invece, la crisi è ben più grave di quanto non sia stato detto finora: una riforma fiscale -vera e propria base di un patto democratico, tanto più se si rinuncia al principio sacrosanto della progressività dell’imposizione- ha costi enormi in un periodo di crescita, figurarsi ora, ed è più importante della riforma costituzionale. Il problema italiano è il rischio che nella crisi salti definitivamente una parte dell’apparato industriale – a cominciare dalla Fiat di Termini Imerese per arrivare a tanta piccola e media impresa senza capitale e senza sostegno creditizio-, e che l’indebitamento delle famiglie (minore rispetto ai grandi paesi occidentali prima della crisi) esploda sui mutui, sui prestiti, sul sistema bancario.

Di questo dovrebbe parlare il CdM, fuori da ogni propaganda: sarebbe un atto di forza, per Berlusconi, aprire un confronto sulle cose da fare (aumenti salariali, tassazione delle rendite, uscita dalla precarizzazione di massa, sostegno del credito alle PMI) davanti al Parlamento e al Paese.

Tanta parte dei lavoratori, si aspetta dal Pd e dall’opposizione di sostituire alle dodici domande di Repubblica -che finora hanno fatto il gioco del premier- una semplice domanda: “cosa state facendo per il futuro dei giovani e dell’Italia?”