Cavour. Una vita diversa dal solito di Claudio Bellavita

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Politica nazionale | Posted on 07-08-2010

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In tempo di festeggiamenti sull’Unità d’Italia e sul suo 150nario, si sentiranno dire molte sciocchezze, in verità abbiamo già cominciato a sentirne: dalle urla scomposte di Bossi, che ha già cominciato a inveire contro l’Unità con i terroni, al rimpianto dei meridionali per le loro riserve auree e i bilanci in pareggio; dalla rivalutazione dei Borboni alle scempiagini sulla superiorità padana o papista .

Volendo dare un piccolo contributo alla discussione, sin modo un po’ più serio, postiamo questo piccolo saggio dell’amico e compagno Claudio Bellavita. Buona lettura.

Cominciamo dall’anagrafe: quello che tutti chiamano Camillo di Cavour, e che così si firmava, tecnicamente era Camillo Benso dei marchesi di Cavour, conte di Isolabella.

I Benso erano una antica famiglia di banchieri di Chieri, che già alla fine del 1200 si nobilitarono acquistando con altre 4 famiglie dal vescovo di Torino la signoria di Santena (che era un acquitrino). ne nacque un ramo cadetto, i Benso di Ponticelli (un pezzetto di Santena), che ebbero maggior fortuna e si comprarono prima la contea di Isolabella poi il marchesato di Cavour . Si dice che il secondo marchese abbia reso un importante servizio al Duca Carlo Emanuele II, sposando una sua amante francese, la Trecesson, che metteva le corna al ducale amante con il suo comandante delle guardie, che aveva il palazzo contiguo al suo, passando attraverso un armadio forato. Il tutto avveniva dove c’è adesso il San Paolo, dove di armadi forati non dovrebbero più essercene..

Il ramo principale, che solo nel 700 acquistò il titolo di conti di Santena, si estinse poco dopo, e iCavour acquistarono i loro diritti.

Infine, se Camillo avesse messo su famiglia, avrebbe potuto provvedere anche a suoi eventuali rami cadetti rivendicando  il titolo di conte connesso alla tenuta di Leri, che di fatto gli spettava. Ma, restato scapolo, non si venne mai a una divisione dei beni con il fratello Gustavo.

La famiglia, che si era piuttosto mal ridotta ai tempi del bisnonno Michele che mise al mondo ben 16 figli, di cui 8 figlie, tutte da dotare, si tirò su grazie al matrimonio del primogenito Filippo con Filippina di Sales, ricca ma soprattutto intelligente amministratrice, oltre che di idee molto avanzate per l’epoca, nonostante la parentela  con San Francesco di Sales. Fu la cosa migliore che fece il nonno di Cavour, che non doveva essere un’aquila visto che nell’esercito non andò mai oltre il grado di capitano mentre un suo fratello cadetto divenne generale.