Le illusioni di Messori e dei “terzomondisti pavloviani”. Un incontro all’insegna dell’antisemitismo

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 09-01-2011

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Ecco trovata la sintesi tra la destra reazionaria, bigotta e ultra cattolica e il terzomondismo pavloviano che crede che ancora il mondo sia popolato da figure di colonizzati ribelli e antimperialisti, da appoggiare senza riserve sempre e comunque contro l’impero capitalista americano e la sua longa manu in Medio Oriente (Israele).

Sì, l’incontro è possibile, tra un socialismo degli imbecilli e un cristianesimo degli imbecilli, all’insegna di un punto di sintesi che da centinaia di anni trova il giusto male nel mondo: l’antisemitismo.

Per il cristianesimo degli imbecilli i mali del mondo sono prodotti dal popolo deicida, dal perfido giudeo capace dei crimini peggiori; per il socialismo degli imbecilli invece ogni dietrologia è giustificata dal complotto giudaico-massonico e da una volontà di conquista del mondo (alla Savi di Sion, per intenderci) contro la quale i diseredati di tutto il mondo devono unirsi e resistere, con la violenza generatrice di un nuovo ordine sociale.

La sintesi è quindi evidente: gli ebrei (i sionisti se preferite) sono la causa di tutti i problemi internazionali e il conflitto israelo palestinese è il problema, senza il quale la pace e la concordia governerebbero il mondo.

Non leggevamo, infatti, dal tempo del peggiore antiebraismo cattolico frasi come quelle di Vittorio Messori sul Corriere della Sera del 7 gennaio frasi che si presentano come un “inquadramento storico” della strage dei copti avvenuta la sera di capodanno ad Alessandria di Egitto e che, analizzando le radici dell’odio anticristiano in Medio Oriente, ne trovano la causa originaria nella presenza ebraica/sionista a Gerusalemme.

Scure di Tremonti sull’Istituto di Marotta «Ci fanno chiudere, scandalo mondiale»

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 28-05-2010

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Previsto tagli ai fondi per il tempio della filosofia di Palazzo Serra di Cassano. L’avvocato: «Decisione folle»

di Carlo Franco (tratto dal Corriere della Sera del 27 maggio 2010).

NAPOLI— La notizia l’ha appresa dal cronista e, quando si è reso conto della gravità della situazione, si è fiondato al giornale. Portando una serie di documenti che sanciscono l’eccellenza dell’e l’«impossibilità» di escluderlo dai contributi.

«Considerare il nostro Istituto un ente inutile, un ramo secco da spazzare via è una offesa che non posso accettare. E allora replico volando alto con la cultura: la scuola di Einstein, a Princeton, commentò così un altro momento terribile di Palazzo Serra di Cassano assediato dall’ignoranza: se l’Istituto dovesse chiudere sarebbe uno scandalo mondiale».

Solo un’altra volta avevamo visto Gerardo Marotta così preoccupato, fu la sera del terremoto, trent’anni fa ormai, quando piombò in redazione, terreo in volto, con il cappotto che non riusciva a coprire il pigiama di flanella.

Quella di oggi, però, è una rabbia diversa più razionale: «Se non ci rinnovano i contributi— dice— dovremo chiudere anche perché non ho più niente da vendere. L’ultima follia l’ho fatta vendendo un attico di mia moglie a Roma e con quei soldi stiamo andando avanti. Stanno finendo, però». È disperato e ci mostra il rendiconto dei revisori dei conti nel quale è scritto: «Per fronteggiare la situazione debitoria dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici l’avvocato Gerardo Marotta e i suoi figli Valeria, Barbara e Massimiliano hanno venduto l’appartamento al piano attico dell’edificio di piazza Grazioli 18 in Roma per il prezzo di un milione e 570mila euro. Con il ricavato di questa vendita si è riusciti a fronteggiare le spese per i seminari e le ricerche in corso, senza poter tuttavia colmare il vuoto creato dai mancati contributi per gli anni accademici 2002-2003 e 2007-2008». L’avvocato parla quasi con distacco come se non avesse armi per difendersi dai «nemici» che perfino uno come lui ha, ma poi l’orgoglio prende il sopravvento e riprende a squadernare imeriti della sua scuola unica al mondo — l’ha definita così l’Unesco — e della sua famiglia che non si è mai tirata indietro rispetto ai sacrifici che la gestione dell’Istituto imponeva. «È una sciagura, ci costringono ad ammainare la nostra bandiera e questo, per una crudele beffa, avviene il giorno prima della celebrazione del 35mo anniversario dell’Istituto. Ma noi abbiamo una fede incrollabile e faremo lo stesso festa ascoltando il discorso celebrativo di Marc Fumaroli, accademico di Francia».

Homo ridens. (Un modo per ricordare Edoardo: un grande del ’900, un compagno).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Lo spazio della Polis, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 22-05-2010

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di Edoardo Sanguineti (tratto dal Corriere della sera dell 18 maggio 2010).

L’uomo è l’animale che ride.

So benissimo che molti etologi alla Lorenz, e una quantità di «-ologi» senza fine, sono pronti a smentirmi con infiniti argomenti. Ma devo confessare che, personalmente, inclino a schierarmi con quel saggio autore della vita del grande Gargantua, padre di Pantagruel (libro pieno di pantagruelismo, diceva), il quale, rivolgendosi ai propri lettori, ricordava che è meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere è ciò che è proprio dell’uomo. Nel testo, Rabelais proclama, meglio e più precisamente, che appunto «mieux est de ris que des larmes escrire, pour ce que rire est le propre de l’homme».

Mi piace dire, e lo dico ad ogni occasione propizia, e anche quando propizia non è, che l’uomo nasce animale, e con molta pena e travaglio, suo e di chi lo umanizza, o si sforza di farlo, si fa umano, trasferendosi dalla sua naturale animalità alle sfere della società e della storia. Quest’operazione, per un groddeckiano come sono, dà risultati modestissimi. Ma l’orizzonte della cultura, che si giuoca per intiero tra Eros e Thanatos, non ha contenuti diversi. Chiunque abbia la pazienza di osservare un neonato, un bambino, un infante qualunque, sa perfettamente che un riflesso banale quale è il sorriso viene addomesticato, o vogliamo dire umanizzato, battezzandolo come sorriso. Che sia un effetto di mera soddisfazione digestiva, un segnale radicato più o meno in comportamenti gastrici, mi appare ipotesi ragionevole, e statisticamente diffusa. Chi ha voglia e pazienza, può impegnarsi anche nell’interpretazione di quel «risu cognoscere matrem », cui si esorta il «parvus puer» di Virgilio.