La favola è finita

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 29-05-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 28 maggio 2010)

La favola è finita. Dopo aver raccontato per due anni che, grazie alle virtù taumaturgiche del premier, l’Italia era al riparo della crisi, ora il Governo vara una manovra da 24 miliardi, senza precedenti negli ultimi anni.

L’Italia rischia la bancarotta, e i mercati – i grandi poteri finanziari europei – chiedono lacrime e sangue. Berlusconi, respingendo il sacrosanto invito delle opposizioni a presentardi di fronte al Paese con un discorso di verità, manda avanti con non poco cinismo Letta e Tremonti (a quel che si dice protagonisti un durissimo duello sulla manovra) e poi, incassato il sì di Confindustria, della Cisl, della Lega, cerca di riaprire i giochi con Fini terrorizzato da un complotto di Tremonti per un governo di emergenza.

Tutto questo sulle spalle dei cittadini.

La manovra non è manovra espansiva. Nessuno può pensare che riprendano i consumi e cresca il Pil tagliando i salari dei dipendenti pubblici e le pensioni, la ricerca e l’innovazione, o aggravando di nuovi controlli l’attività degli artigiani e delle piccole imprese. La manovra non è manovra equa. 24 miliardi non dovevano venire dal taglio dell’11% delle prestazioni sociali, della sanità, dell’assistenza, riducendo di un mese la durata dell’anno scolastico (come propone il Ministro Gelmini): sono misure classiste e antipopolari, destinate a mandare in bancarotta gli enti territoriali, i più vicini ai cittadini.

Si tratta solo di una manovra recessiva, volta a dire a chi ha in mano il debito italiano che si taglia selvaggiamente. Il Tremonti antiliberista, con venature di sinistra, si è arreso al Tremonti monetarista. Nel mirino il pubblico e i servizi, col plauso di banche, grandi capitali e grande finanza. Questo occorreva all’Italia ora: un discorso di verità in cui accanto ai politici, facessero la loro parte le grandi fortune del Paese: 24 miliardi,e forse più, potevano venire da un aumento del prelievo sullo scudo fiscale, da un contributo di solidarietà dei redditi alti – di tutti- , da una tassazione delle grandi rendite finanziarie e delle grandi proprietà, oltreché dalla sacrosanta lotta a sprechi e ruberie. E così, in un momento difficile per l’Europa (come Napolitano ha detto con forza intervenendo al Congresso Usa), e in una fase di discredito morale della politica, aggravato dall’offensiva sulle intercettazioni dei giorni scorsi, un governo diviso e debole si presenta unito con sotterfugi e doppiezze per una manovra enorme come costi sociali e inutile come volano per riprendere a crescere. Ascoltare i lavoratori e le proteste, quindi, è ora più che un dovere democratico.

E’ la condizione perché, ammesso che la favola è finita, non cominci un incubo senza risveglio.

Il lavoro e il capitale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 04-02-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 2 febbraio 2010).

“Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”.

Lo ha scritto papa Benedetto XVI° nell’enciclica Caritas in veritate, i cui concetti ha ribadito domenica all’Angelus, davanti agli operai di Portovesme.

Chissà Sergio Marra, operaio di 36 anni, suicida perché prostrato dopo aver perso il lavoro a Zingonia, in una piccola fabbrica chimica, se aveva letto di quest’enciclica.

Certo è che il capitale la sua persona, la sua integrità non l’hanno rispettata. Il lavoro ridotto a merce, precarizzato all’estremo, prima vittima delle multinazionali (così per Termini Imerese, dove Marchionne paga il prezzo del suo shopping internazionale, così per l’Alcoa di Portovesme, dove gli americani chiudono dalla mattina alla sera), non più un valore – quello di cui parla l’art.1 della Costituzione –, oggi è frullato.

Poche chiacchiere: solo la fine del credo liberista degli anni 90, che ha travolto tutte le culture politiche, potrà fermare questo massacro.

Occorre un nuovo credo lavorista, o laburista: una vera e propria rivoluzione copernicana delle politiche economiche e sociali. Su queste colonne sosteniamo da tempo questa tesi, anche quando eravamo più soli.

La compagnia oggi si è arricchita: il cardinale Tettamanzi (Milano), il cardinale Poletto (Torino), il cardinale Scola (Venezia), il cardinale Romeo (Palermo). La Chiesa – lo testimoniano anche gli operai a San Pietro – sembra uno dei pochi baluardi morali e sociali a difesa del lavoro. E così la CGIL, colpevolmente isolata dalle altre confederazioni sindacali.

E tuttavia all’appello mancano ancora i soggetti che più possono compiere la rottura col passato.

Il primo sono gli imprenditori, o meglio la Confindustria, attardata a chiedere vecchie politiche liberali anziché un’azione volta a aumentare i sostegni pubblici alle aziende che danno lavoro stabile, duraturo, garantito.

Il secondo è il Governo, che agisce come se fosse l’opposizione denunciando demagogicamente questa o quella impresa salvo poi non prendere iniziative forti e chiare: per trovare un investitore, anche internazionale a Termini, per sostenere costi quel che costi Portovesme, e per intraprendere un programma deciso di sostegno all’occupazione e di lotta alla precarietà – anticamera della disoccupazione – , decantata dal ministro del Lavoro come regno delle opportunità. E infine le opposizioni, a partire dal Pd. Anche dai carri del Carnevale, leggiamo oggi, è scomparsa la sinistra.

Un’estinzione lunga e inesorabile. Più coraggio e più radicalità: questo ci si aspetta da Bersani. E’ l’ora della rinascita di una grande forza politica che tuteli e rappresenti il lavoro, e l’aspirazione a un lavoro vero e a un reddito sicuro.