Claudia Virginia Vitari. “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti” (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me... | Posted on 13-01-2015

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Locandina studiodieci def.

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

 

 

Inaugurazione Venerdì 16 gennaio ore 18,00

Dal 16 gennaio al 1 febbraio 2015, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

 

“Il corpo in questione. Forme, collassi e mutamenti” di Claudia Virginia Vitari è una mostra personale inserita nella rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da studiodieci citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati sono chiamati a confrontare la loro poetica con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità, attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

Il settimo appuntamento della rassegna è una personale che, attraverso l’esposizione di sculture, disegni, video, installazioni e bozzetti, propone un percorso nel lavoro plastico e visuale di Claudia Virginia Vitari. Questa giovane artista torinese, dal forte profilo internazionale, indaga i processi di morfogenesi sociale, culturale e politica con particolare attenzione alle dinamiche di inclusione/esclusione, attraverso una ricerca scultoreo-installativa e grafico-visuale che fa dell’interazione tra disegno, scrittura e materiali (vetro, carta, gesso, ferro, in particolare) la cifra specifica della sua poetica. La mostra si presenta, sia come un percorso di carattere retrospettivo – a partire dai cicli storici “Melancholie”, “Percorso Galera” (realizzati dopo una ricerca nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e “Le città invisibili Nikosia” (tratto dall’esperienza nella realtà “non istituzionale” Radio Nikosia di Barcellona, le cui attività si ispirano all’ antipsichiatria di Basaglia), sia come una presentazione/anticipazione del futuro ciclo di opere sui migranti e richiedenti asilo, a partire da una ricerca in corso nel mondo dei rifugiati a Berlino. Attraverso la presentazione in mostra di una selezione di “cubi” e “teche”, di un video prodotto per un contesto museale spagnolo, 3 opere inedite su carta cinese di grandi dimensioni, i bozzetti preparatori del nuovo ciclo sui richiedenti asilo e installazioni site specific di disegni di piccole dimensioni, la mostra intende mettere in evidenza il filo rosso della produzione dell’artista: la centralità del corpo, la sua figurazione e la relazione tra rappresentazione, retoriche socio-politiche e pratiche disciplinanti. Nei lavori dell’artista il mutare dei corpi e della loro rappresentazione si accompagna alla scritturalità biografica dei soggetti rappresentati nel tentativo di congelare visivamente quelli che la nostra società potrebbe considerare “eventi catastrofici” ovvero il collasso della dimensione psichica, le migrazioni dovute all’instabilità geopolitica oppure all’infrangersi dell’ordine sociale. Vi è la consapevolezza, da parte della Vitari, che le dinamiche socio-politiche e identitarie si basino su equilibri instabili e precari e che la loro rottura produca nuove condizioni e collocazioni socio-individuali, spesso determinate dalle narrative che accompagnano i ruoli sociali e i canoni di vita buona e giusta.  Per questi motivi le opere dell’artista mettono in scena una figurazione tesa a rendere ragione della “messa in forma dell’umano” da parte delle “istituzioni totali” e delle dinamiche di potere che pervadono la società. La corporeità e la sua rappresentazione assumono pertanto il valore di dispositivi di senso e significazione atti a smascherare, in modo poetico ed allusivo, l’azione delle pratiche bio-politiche capaci di produrre forme di umanità e disumanità socialmente determinate, accettate e perseguite. Il corpo, in questa prospettiva, è il luogo e il sostrato semiotico, in cui si manifestano le pratiche di disciplinamento antropo-politico, in cui si iscrivono criteri e canoni di vita giusta e di inclusione/esclusione promossi, veicolati e imposti dalle tassonomie socio-politiche e culturali. La rappresentazione dei “corpi individuali” diventa in questo modo specchio e figura dei “corpi sociali” in un processo bi-univoco tra singolarità e generalità, che fa della deformazione o figurazione rappresentativa un elemento di indagine, critica e produzione artistica intorno ai “modelli” e alla “retoriche di umanità”.  Il disegno e la ricerca sui materiali si integrano, pertanto, con la resa scritturale dei “discorsi” tratti dalla letteratura scientifica, dall’epica o dalle testimonianze autobiografiche dei soggetti ritratti, articolando un dispositivo artistico capace di parlare di umanità e disumanità, dei canoni e criteri, attraverso cui questi due concetti vengono determinati, accettati e promossi. La morfogenesi sociale dell’umano, in questa prospettiva, viene resa visibile dalle pratiche di figurazione, attraverso le quali l’artista può rendere ragione della percezione del sé individuale e collettivo in relazione alle istituzioni o alle norme sociali o al collasso psichico o alla condizione di esclusione e marginalità sociale, di cui il migrante quanto il carcerato o il folle sono portatori. Le “istituzioni totali”, siano esse il carcere, il manicomio o i centri d’accoglienza, diventano, quindi, un campo di ricerca nel quale muovere analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce le narrative e le costrizioni linguistiche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa. È convinzione della Vitari che la costruzione dell’identità risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione, della psichiatra o della gestione delle migrazioni e dei profughi. La rappresentazione diventa quindi lo strumento per materializzare l’equilibrio dinamico, attraverso il quale le narrative antropologiche operano sui corpi degli umani collocandoli all’interno di catalogazioni socio-scientifiche dal valore politico. Il percorso espositivo mette, quindi, in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” o dalle “carte cinesi”, come fossero orme, tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine”, dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici come l’Epopea di Gilgamesh.

La logica della catalogazione socio-scientifica e normativo-politica, in quest’ottica, viene “ri-articolata” dall’artista, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le auto-narrazioni dei pazienti o dei carcerati, dei profughi…) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza i margini delle pratiche istituzionali e rimette al centro dell’attenzione l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” tendono a presentare come pericolosa, non autosufficiente, criminale… La scelta dei materiali e la pratica della grafica figurativa e scritturale permettono all’artista di mettere in  evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica disciplinante che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione. Tutto questo lavoro si accompagna ad una leggerezza e a una maestria del disegno, capace di donare un alone poeticamente fluttuante alle opere. L’artista riesce, in questo modo, a dare vita a opere dal forte impatto che integrano un lavoro sui corpi, prevalentemente sui volti, con un disegno dal tratto raffinato e leggero, che viene fatto dialogare con una scritturalità scientifica, normativa o letteraria e collocato in cubi o teche di ferro, vetro, in cui i supporti della grafica e della scrittura (carta, vetro..) si contrappongono alla pesantezza dei materiali contenitivi in un gioco di pesantezza-leggerezza, che si presenta come emblema della transitorietà delle collocazioni e forme sociali.

 

 

 

Claudia Virginia Vitari | è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects” con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

 

Roberto Mastroianni | è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali in Italia ed all’estero. Ha tenuto seminari in differenti Università Italiane e straniere. Per maggiori informazioni: www.robertomastroianni.net

Claudia Virginia Vitari. “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 05-01-2015

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Locandina studiodieci def.

Inaugurazione venerdì 16 gennaio

Claudia Virginia Vitari

“Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti”

A cura di Roberto Mastroianni per studiodieci

Rassegna KatastrofèLa crisi e le sue forme

 

Dal 16 gennaio al 1 febbraio 2015

Inaugurazione venerdì 16 ore 18.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

guardiania a cura dell’ANFFAS di Vercelli

spazio senza barriere architettoniche

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” (rassegna di arte contemporanea)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 27-03-2014

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 LOGO StudioDieci

 

 

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” è il titolo della stagione espositiva 2014-2015, curata da Roberto Mastroianni e prodotta da Studio Dieci CityGallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici. Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati dal curatore saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”. Le personali e bi-personali dal valore retrospettivo hanno la finalità di mettere in luce il filo rosso nella produzione di artisti giovani o affermati che hanno consapevolmente o inconsapevolmente affrontato i temi della morfogenesi dei fenomeni naturali, culturali e politici e del loro mutamento radicale in momenti di crisi e trasformazione. La collettiva dal titolo “Katastrofè. La crisi e le sue forme” rappresenterà, invece, il momento di sintesi del percorso espositivo, in cui un numero maggiore di artisti saranno chiamati a produrre opere inedite, la cui realizzazione è sollecitata dalle teorie dell’epistemologo francese.

Assumendo il precedente di Salvador Dalì, che dedicò un ciclo di opere alla teoria di René Thom (la più famosa è “La coda di rondine- serie sulle catastrofi” del 1983), gli artisti accettano la sfida di confrontarsi con una teoria filosofica e farla interagire con la propria poetica, i materiali e i linguaggi da loro utilizzati, al fine di dare vita ad un’indagine artistica sulla crisi che il mondo sta attraversando e sulle sue possibili evoluzioni.

 

Una rappresentazione artistica della teoria delle catastrofi, della crisi e delle sue forme.

 

La “teoria delle catastrofi” è una teoria epistemologica, il cui iniziatore è René Thom (filosofo e matematico francese), che cerca di rendere ragione della morfogenesi dei fenomeni naturali e sociali.

Per Thom, la realtà è composta da campi di forze ed elementi in equilibro dinamico, che tendono ad una stabilità strutturale. L’evoluzione cui sono soggetti passa attraverso dei momenti di instabilità, che non sono caotici e causali, ma che seguono configurazioni topologicamente stabili e ripetibili, che  sono indipendenti dalla natura stessa del fenomeno fisico analizzato, sia esso fisico, chimico, biologico, linguistico, storico, psicologico, politico….

La realtà tutta è soggetta, in questa prospettiva, ad evoluzione e cambiamento che porta sistemi dinamici (un elemento, una forma, uno Stato, una Persona…) a lenti e inesorabili trasformazioni che sfociano in repentini cambiamenti di stato. Il momento della trasformazione repentina è definito “evento catastrofico” ed è caratterizzato da punti e configurazioni determinate che possono essere descritte secondo le categorie sopracitate. Secondo questa teoria fenomeni come l’acqua che bolle, la schizzofrenia, l’oltrepassamento di un confine il collasso di una civiltà, possono essere spiegati come eventi catastrofici, attraverso i quali i fenomeni stessi assumono nuova stabilità e forma.

Gli artisti sono chiamati a portare a rappresentazione, da punti di vista e con poetiche e materiali differenti, gli eventi le configurazioni catastrofiche che i fenomeni naturali e sociali e la nostra condizione socio-storica stanno attraversando.

 

STAGIONE  ESPOSITIVA 2014/2015

Roberto Mastroianni incontra lo StudioDieci CityGallery di Vercelli

Katastrofé. La crisi e le sue forme

  

Irene Pittatore. “Ultime stanze”

(28 marzo-27 aprile 2014). Personale

 

Pietro Reviglio ed Eleonora Roaro, “Instabilità, equilibrio ed infinito. Forma, ripetizione, differenza e movimento”

(2-18 maggio 2014). Bipersonale

 

Walter Vallini e Tea Giobbio, “Trans-formazioni. La luce e le sue forme”

(6 giugno-27 luglio). Bipersonale

 

Lucia Nazzaro, “Scarti. Forme dell’umanità negata”

(12 -28 settembre 2014). Personale

 

Tea Taramino, “Sulla soglia”

(3- 26 ottobre 2014).Personale

 

Carla Crosio e Fiorenzo Rosso, “Futuro anteriore” e “Spazi per l’immaginario”

(31 ottobre- 16 novembre 2014). Bipersonale

 

 

Margherita Levo Rosenberg, “Prima che il gallo canti”.

(21 novembre-14 dicembre 2014). Personale

 

Claudia Virginia Vitari, “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti”

(16 gennaio- 1 febbraio 2015). Personale

 

Elio Garis,  “Le logiche della natura. Tensione, spazio e movimento”

(6-22 febbraio 2015). Personale

 

Davide Lovatti, “Istantanee del tempo e dello spazio”

(27 febbraio- 23 marzo 2015). Personale

 

Valter Luca Signorile, “a belly without reins”

(29 marzo- 19 aprile 2015).

 

Claudio Rotta Loria, “Morfogenesi dello spazio”

(8 – 31maggio-2015).

 

“Katastrofé. La Crisi e le sue forme”

5-28 giugno 2015

 

“LE CITTA’ INVISIBILI” di Claudia Virginia Vitari (Evento collaterale della torinese Kermesse Internazionale Arte Plurale)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 27-11-2013

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Invito_Vitari_01
DAL 30 NOVEMBRE AL 6 GENNAIO 2013
Inaugurazione Sabato 30 alle ore 17
LE CITTÀ INVISIBILI 
personale di Claudia Virginia Vitari.
A cura di Roberto Mastroianni.
Mausoleo della Bela Rosin, Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino
Orario apertura:
dal venerdì alla domenica,10-12 e14-17
o su prenotazione.per info Ufficio attività culturali:
tel. 011 4429836-55-58-63
Evento collaterale della Kermesse Arte Plurale 2013 la  tappa torinese della mostra di Claudia Virginia Vitari, dopo la personale del giugno 2013 all’Arts Santa Monica di Barcellona , mette in mostra disegni, suoni e light box dal work in progress in collaborazione con Radio Nikosia di Barcellona: una delle prime emittenti realizzata da persone con problemi di salute mentale (http://radionikosia.org).
In collaborazione con Biblioteche Civiche Torinesi, Cooperativa I passi e Associazione Volontari Arcobaleno.
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Una Selezione di Lightboxes e disegni  di Claudia Virginia Vitari saranno in esposizione e vendita presso la Galleria d’Arte Raffaella De Chirico.
Dal Martedì al Venerdì 
14.30 – 20 Sabato
11 – 19.30 Aperture straordinarie: 
1-8-15-22-29 Dicembre 2013Lunedì chiusoGalleria d’Arte Raffaella De ChiricoVia Vanchiglia 11/A
10124 TorinoPh +39 011.19.50.35.50Fax +39 011.19.50.27.65

La mostra “Le città invisibili” sarà inaugurata sabato 30 novembre 2013 alle ore 17.00 presso gli spazi espositivi del Mausoleo de la Bela Rosin  Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino.

L’introduzione del catalogo,edito da Berlin Art Projects,è a cura dell’antropologo e fotografo Martin Correa, ideatore del progetto Radio Nikosia, e degli psicologi Márcio Mariath Belloc e Karol VeigaCabral.

Testo  critico di Roberto Mastroianni.

La mostra “Le città invisibili” rappresenta il punto di arrivo del suo percorso di ricerca artistica e teorica, iniziato con “Melancholie” e “Percorso Galera” (realizzati a partire dalle esperienze nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e che ha visto in Nikosia e nei nikosiani (l’esperienza “non istituzionale” di Radio Nikosia, a Barcellona) un punto di svolta fondamentale per definire gli interessi, la poetica e le modalità espressive dell’artista.  Vitari ri-articola la logica della catalogazione scientifica di tipo lombrosiano (evidente nel gruppo di 14 cubi che danno forma a “Le città invisibili- la maschera”) e la genesi linguistico discorsiva della narrazione dominante sulla marginalità, la follia e l’uomo folle (nelle 3 vetrine/ moduli narrativi, “Le città invisibili- Nikosia”).  Vi è una consapevolezza profonda del valore antropologico delle istituzioni nel lavoro di Claudia Virginia Vitari: lei è cosciente che la “messa in forma dell’umano” risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche  che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione e della psichiatrizzazione. Le “istituzioni totali” diventano, quindi, il caso studio esemplare capace di diventare oggetto di analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce, rendere visibile, le narrative, le costrizioni simboliche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa, producendo forme di inclusione ed esclusione.  Vitari mette in scena, in questo modo,  una “fenomenologia artistica dell’invisibile”, fedele all’idea che l’arte debba portare a percezione ciò che  rimane occultato, invisibile, e renderlo comprensibile nelle sue dinamiche profonde. La logica della catalogazione scientifica viene quindi “ri-articolata”, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le narrazioni dei pazienti o dei carcerati..) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza la gabbia dell’istituzione totale e rimette al centro del discorso l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” istituzionali tendono a presentare come  pericolosa,  non autosufficiente, criminale…

Il lavoro sui materiali, la pratica di scrittura e la figurazione permettono infatti all’artista di mettere in evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica scritturale che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione e, al contempo, marchiare simbolicamente e materialmente il marginale. Il percorso espositivo mette quindi in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” , come fossero orme tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine”, dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come  Erving Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici o antichi come l’Epopea di Gilgamesh.

Claudia Virgina Vitari  è una “cantastorie delle forme di umanità” intenta a raccontare l’epica quotidiana dei processi di disciplinamento ed istituzionalizzazione, cosciente che i vincoli simbolici e materiali delle istituzioni rispondano a “retoriche di verità che ammantano logiche di potere”, cui le persone possono in qualche modo sottrarsi, innescando processi di liberazione basati sulla narrazione e la ri-articolazione simbolica del sé e del mondo.

 

Claudia Virginia Vitari/ Note biografiche

Claudia Virginia Vitari è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’ Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects“ con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

Roberto Mastroianni

 

Roberto Mastroiani è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari  in differenti Università Italiane e straniere.

“Le città invisibili” di Claudia Virginia Vitari

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 08-05-2013

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Testo critico della mostra di Claudia Virginia Vitari all’Arts Santa Monica di Barcellona

Il “percorso galera” che porta a “Nikosia

Claudia Vitari

Claudia Virginia Vitari è una “cantastorie” dell’umanità, delle sue forme  e della marginalità. Claudia racconta storie (epiche, scientifiche, letterarie, individuali, collettive…) e lo fa in un modo particolare: non parla, ma scrive, scolpisce, disegna. Lei, giovane artista italiana dal profilo internazionale, porta a rappresentazione l’epica quotidiana dei “figli di un dio minore”, degli esclusi e dei marginalizzati (criminali, matti, migranti..), che “l’ordine del discorso” di una società produce. Lei racconta la persona folle, il carcerato, lo scarto  sociale che viene accantonato, rinchiuso, medicalizzato da una società, solo apparentemente bene organizzata, grazie alle retoriche del successo, dell’efficienza  e della normalità. Nello stesso tempo, racconta l’emancipazione possibile dall’“istituzione”, la dignità, le emozioni, l’umanità ferita, il disagio che porta ad entrare in un’istituzione totale o che da essa è generato. Esiste una storia, tutta occidentale, che porta alla strutturazione di quelle particolari “istituzioni totali”,  il carcere e il manicomio, sulle quali  Virginia si interroga e agisce dal punto di vista artistico: una storia nel doppio senso di storia/narrazione e storia/storicità. Esiste, infatti, una “storia della follia nell’età classica e moderna”, una “storia della clinica” e del “sistema carcerario” che sono in sé storicamente determinate e narrativamente organizzate, in modo da imporre un “ordine del discorso”, che come direbbe Foucault, “ammanta con  retoriche di verità logiche di potere”.  A ben vedere è questo il centro dell’interesse di Vitari, che lei declina analizzando artisticamente il legame tra individuo–società e quindi il rapporto di disciplinamento, che la società  opera sugli individui e sui loro corpi e, al centro di queste relazioni, il problema della natura del potere, del suo valore disciplinante e definitorio, in base al quale emergono criteri e statuti di “normalità” e di “vita buona e giusta” o “di anormalità, esclusione e marginalità”. Claudia Virginia Vitari ha deciso di raccontare queste storie, sempre collettive ed individuali, infarcite di nozioni scientifiche, riferimenti letterari, storici ed artistici: ha deciso di attraversare e restituire artisticamente l’immaginario della marginalità, che è sempre un immaginario di umanità in frantumi, di emozioni, sentimenti e relazioni e per fare ciò ha intrapreso un viaggio che l’ha portata dalle carceri ai manicomi, dalle “istituzioni chiuse” (i manicomi, il carcere…) ai progetti di “apertura” (come “Radio Nikosia”), autonomia ed emancipazione, che al seguito dell’esperienza e della teoria di Franco Basaglia propongono altre modalità di relazione con la persona folle.  Il risultato della sua ricerca è una pratica artistica capace di integrare disegno, scultura, scrittura, al fine di produrre atmosfere, installazioni figurative in ferro, resina, vetro in cui la narrazione prende corpo tra la figurazione morbida, veloce e abbozzata del ritratto/schizzo e la scrittura serigrafica dei testi letterari, sociologici o filosofici sulle istituzioni totali. Le atmosfere prodotte dalle installazioni diventano così il palcoscenico delle narrazioni di “un’epica quotidiana dell’marginalizzato”, che si presenta come il resoconto di un viaggio, che (a partire dal 2007 fino ad oggi) ha portato Virginia ad attraversare prigioni e ospedali psichiatri in un dialogo continuo con l’altro, al fine di recuperare i cocci di un’umanità in frantumi, per rimetterli assieme e porli in dialogo con l’osservatore, con la tradizione, con la classificazione scientifica. Da “Percorso Galera” a “Le città invisibili”, Vitari racconta di un viaggio di ricerca artistica, filosofica, sociale, perché in fin dei conti la “galera” è un antica nave ai cui remi sono incatenati prigionieri (i galeotti) e quella nave arriva fino a  Nikosia, la capitale di Cipro, unica città dell’Europa e del Mediterraneo ancora divisa in due dopo la fine di una guerra: una città in cui abitanti (i nikosiani) diventano metafora della scissione profonda nell’identità dell’uomo folle tra le mille cose che potrebbe e vorrebbe esprimere e la mancanza delle parole per farlo, a causa delle costrizioni interne ed esterne che glielo impediscono  e della condizione di inclusione ed esclusione che comunemente viene definita disagio mentale .

Claudia Virginia Vitari. “Le città invisibili”.Mostra con testo critico cura di Roberto Mastroianni

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 07-05-2013

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Claudia Vitari

Arts Santa Monica

La Rambla 7 / 08002 Barcelona

Tel. 0034 93 567 11 10

www.artssantamonica.cat

Inaugurazione martedì 4 giugno 2013 ore 19.00

5 giugno – 15 giugno

martedì-venerdì 11h-21h

sabato 11h-14h/16h-20h

domenica e lunedì chiuso

entrata libera

 

La mostra “Le città invisibili” sarà inaugurata martedì 4 giugno 2013 alle ore 19.00 presso gli spazi di Arts Santa Monica La Rambla 7.

L’introduzione del catalogo edito da Berlin Art Projects è a cura dell’antropologo e fotografo Martin Correa, ideatore del progetto Radio Nikosia, e degli psicologi Márcio Mariath Belloc e Karol VeigaCabral.

Testi  critici di Roberto Mastroianni e Elisa Teororo.

Catalogo in vendita presso: the Private space Barcelona.

La mostra “Le città invisibili” rappresenta il punto di arrivo del suo percorso di ricerca artistica e teorica, iniziato con “Melancholie” e “Percorso Galera” (realizzati a partire dalle esperienze nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e che ha visto in Nikosia e nei nikosiani (l’esperienza “non istituzionale” di Radio Nikosia, a Barcellona) un punto di svolta fondamentale per definire gli interessi, la poetica e le modalità espressive dell’artista. La mostra consiste in  17 sculture (14 cubi posati a terra e 3 vetrine) e due video (un documentario a cura di Andrea Testini realizzato in collaborazione con l’artista e una video installazione proiettata sulla Rambla,  creata insieme al visual artist Fernando Dominguez Cozar), attraverso questi manufatti  Vitari ri-articola la logica della catalogazione scientifica di tipo lombrosiano (evidente nel gruppo di 14 cubi che danno forma a “Le città invisibili- la maschera”) e la genesi linguistico discorsiva della narrazione dominante sulla marginalità, la follia e l’uomo folle (nelle 3 vetrine/ moduli narrativi, “Le città invisibili- Nikosia”).  Vi è una consapevolezza profonda del valore antropologico delle istituzioni nel lavoro di Claudia virginia Vitari: lei è cosciente che la “messa in forma dell’umano” risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche  che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione e della psichiatrizzazione. Le “istituzioni totali” diventano, quindi, il caso studio esemplare capace di diventare oggetto di analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce, rendere visibile, le narrative, le costrizioni simboliche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa, producendo forme di inclusione ed esclusione.  Vitari mette in scena, in questo modo,  una “fenomenologia artistica dell’invisibile”, fedele all’idea che l’arte debba portare a percezione ciò che  rimane occultato, invisibile, e renderlo comprensibile nelle sue dinamiche profonde. La logica della catalogazione scientifica viene quindi “ri-articolata”, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le narrazioni dei pazienti o dei carcerati..) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza la gabbia dell’istituzione totale e rimette al centro del discorso l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” istituzionali tendono a presentare come  pericolosa,  non autosufficiente, criminale…

Il lavoro sui materiali, la pratica di scrittura e la figurazione permettono infatti all’artista di mettere in evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica scritturale che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione e, al contempo, marchiare simbolicamente e materialmente il marginale. Il percorso espositivo mette quindi in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” , come fossero orme tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine” ,dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come  Erving Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici o antichi come l’Epopea di Gilgamesh.

Claudia Virgina Vitari  è una “cantastorie delle forme di umanità” intenta a raccontare l’epica quotidiana dei processi di disciplinamento ed istituzionalizzazione, cosciente che i vincoli simbolici e materiali delle istituzioni rispondano a “retoriche di verità che ammantano logiche di potere”, cui le persone possono in qualche modo  sottrarsi, innescando processi di liberazione basati sulla narrazione e la ri-articolazione simbolica del sé e del mondo.

 

Claudia Virginia Vitari/ Note biografiche

Claudia Virginia Vitari è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’ Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects“ con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

Roberto Mastroianni

 

Roberto Mastroiani è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari  in differenti Università Italiane e straniere.