Un giorno il mio Paese sarà libero.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 13-12-2010

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Da una parte, molte le retoriche sulla società civile, sui diritti umani e sulle libertà; dall’altra il ripetersi convulso delle retoriche anti-imperialiste.Da una parte, le retoriche che vedono nel premio Nobel una delle armi per contrastare le dittature; dall’altra, coloro che vedono nel Nobel una delle armi della propaganda dell’impero americano. Da una parte, la solidarietà a parole con la lotta di dissidenti che in ogni parte del mondo lottano contro dittature violente, repressive e antidemocratiche; dall’altra, la solidarietà radical chic con i peggiori regimi in nome di un comunismo anti-imperialista e terzomondista grottesco e di maniera.

No! Non vogliamo scegliere tra le due opposte e insensate posizioni, perché siamo democratici, laici, libertari e socialisti. Per questo motivo rigettiamo le retoriche e cerchiamo di costruire con la pratica politica un mondo migliore più giusto, libero e uguale in opportunità e diritti. Per questo motivo siamo a fianco, non solo a parole per quello che le nostre forze ci permettono, con i dissidenti di ogni regime totalitario e antidemocratico, siano essi iraniani, cinesi o africani.

Per questo motivo non spenderemo molte parole sul Nobel attribuito a un dissidente cinese e da esso non ritirato, poiché il regime lo costringe al silenzio e alla reclusione, e visto che non vogliamo spendere troppe parole vane, passiamo la parola a lui, sperando di farcene megafono, sperando che un giorno il suo Paese sia libero.

Di seguito un discorso di Liu Xiaobo, pubblicato su la Repubblica del 11/12/2010.

Per poter esercitare il diritto alla libertà di parola accordato dalla Costituzione bisogna adempiere al proprio dovere sociale di cittadino cinese.

La Cina alla fine diventerà una nazione governata dal diritto, dove i diritti umani saranno messi al primo posto.
Cara moglie, il tuo amore è la luce del sole che scavalca le mura del carcere. Riempie di senso ogni minuto che trascorro dietro le sbarre
Voglio ribadire a questo regime che io rimango fedele ai principi espressi nella Dichiarazione per lo sciopero della fame del 2 giugno, vent´anni fa: io non ho alcun nemico e non provo nessun odio

Questo è uno stralcio del discorso letto ieri dall´attrice Liv Ullmann alla cerimonia di consegna del Nobel per la Pace. E´ stato scritto da nel dicembre del 2009, quando venne condannato dal regime di Pechino a 11 anni di carcere

Nel corso dei miei oltre cinquant´anni di vita, il giugno del 1989 ha rappresentato uno spartiacque. Fino a quel momento ero un esponente della prima generazione di studenti entrati all´università dopo la reintroduzione degli esami d´ingresso che la Rivoluzione Culturale aveva abolito. Dopo aver completato gli studi rimasi all´Università Normale di Pechino per insegnare. Gli studenti mi accolsero bene. E nel frattempo facevo l´intellettuale pubblico, scrivevo articoli e libri che suscitarono un certo clamore negli anni 80. Dopo il 4 giugno del 1989 fui gettato in prigione con l´accusa di «propaganda controrivoluzionaria e istigazione» perché ero tornato dagli Stati Uniti per prendere parte al movimento di protesta.

Zapatero resuscita l’eurosinistra

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 06-01-2010

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Vertice con Delors e González per il via al semestre spagnolo: governiamo l’economia

(tratto da La Stampa del 6 gennaio 2010).

Metti cinque socialisti nella stessa stanza per tre ore e scopri che l’Europa ha bisogno di «una politica economica comune» per uscire dalla recessione e limitare gli effetti della crisi che ha colpito il continente. Mettili insieme nel momento in cui decolla il semestre spagnolo alla guida dell’Ue e allora capisci che il premier José Luis Zapatero ha in mente altro che non solo dirigere l’orchestra a dodici stelle. Vuole darle un impulso deciso, dire e fare «qualcosa di sinistra» per un continente in cui l’emorragia di posti di lavoro rischia di creare povertà e scontento. La chiave è una «governance comune», assicura il quintetto. Ovvero mettere insieme tutte le risorse della politica per risolvere i gravi problemi dell’economia.
Si sono visti in mattinata nel Palacio de la Moncloa di Madrid, dal 1977 residenza del capo del governo spagnolo. Si rivedranno ancora, a quanto pare. C’era Jacques Delors, il francese che alla guida della Commissione a cavallo fra gli Anni Ottanta e Novanta ha portato l’Europa al lancio del mercato unico e al Trattato di Maastricht. C’era Felipe González, già premier iberico, poi l’ex ministro Pedro Solbes. Infine Elena Salgado, titolare del Tesoro in carica, e l’ospite Zapatero. Tutti socialisti comunque. Una scelta che salta all’occhio.