“Ordo amoris”. Una mostra manifesto delle Hado Painters (il testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 24-03-2013

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Il mio testo critico di accompagnamento alla mostra “Ordo Amoris” delle Hado, in corso presso la Raffaella De Chirico Arte contemporanea di Torino.

Hado, Ordo Amoris - invito

Chi ha l’ordo amoris di un uomo ha l’uomo stesso

Max Scheler

Io sto dipingendo quel me stesso su cui poso lo sguardo, io sono contemporaneamente colui che guarda e colui che è visto.

Egon Schiele

Una mostra manifesto

 

“La filosofia è il proprio tempo espresso in concetti” diceva il buon vecchio Hegel. Alcune volte però la filosofia è chiamata ad esprimersi su qualcosa che è fuori dal proprio tempo o almeno che rispetto ad esso va controcorrente.  In queste rare occasioni i filosofi hanno il compito a dimostrare che la loro scienza non è inutile, antiquaria e libresca, ma che, invece, ha molto da dire sull’universalità di alcune espressioni esistenziali, sulle strutture antropologiche ad esse soggiacenti e sul valore degli oggetti sensibili, materiali e immateriali che compongono il cosmo. In queste rare occasioni la filosofia può dispiegare la sua potenza e rendere ragione del “posto dell’uomo nel mondo”, direbbe Arnold Gehlen, e delle relazioni tra questo “centro eccentrico” (l’uomo), per usare un’espressione di Helmut Plessner, e tutti i gradi dell’essere che compongono la realtà.

Queste rare occasioni, in cui la filosofia può essere chiamata in causa, sono solitamente momenti distonici rispetto al fluire del tempo storico-sociale e culturale: sono piccole o grandi fratture nella percezione unitaria del fluire socio storico (le guerre, gli shock culturali, i momenti di innovazione o recupero…), che mettono in discussione il mainstream, la percezione e il pensiero dominanti, anche se solo per pochi minuti. Spesso questi rari momenti sono prodotti da fatti tragici, attraverso i quali la “cosalità brutale” fa irruzione sulla scena, alcune volte, raramente, la riflessione filosofica viene sollecitata da fatti gioiosi o apparentemente non rilevanti e futili come l’arte, ancora più raramente dal tornare sulla scena di una teoria filosofica.  In tutti questi casi la filosofia è chiamata a “concepire”, “comprendere”, il manifestarsi di qualcosa di nuovo o di vecchio, che torna ad essere nuovo e quel “comprendere” prende le forme di un “prendere assieme” gli elementi che gli sono posti innanzi, rintracciando un filo rosso che li colleghi in un disegno organico di senso.

Sono molti gli elementi rari di una mostra come “Ordo amoris” delle Hado Painters, che fanno di essa un evento capace di sollecitare la riflessione, rendendola di per sé un evento filosofico artistico.

Bisogna essere chiari, però! La filosofia può essere intesa semplicemente come una disciplina della nostra enciclopedia dei saperi con le sue regole, il suo canone e la sua tradizione oppure una sorta di scienza applicata alla vita e alle sue forme. Nel primo caso, alcune delle considerazioni che seguiranno potranno essere considerate eccessive, provocando lo sdegno di un certo tipo di eruditi ed accademici, gli stessi che un altro filosofo (Giordano Bruno) definirebbe i “pedanti”, “gli asini con la toga”; nel secondo caso, un evento come la mostra “Ordo amoris” non potrà che essere considerato come non ordinario, che interpella e chiama in causa la filosofia e la vita, proprio a partire dalla sua costituiva vocazione filosofica di mostra manifesto.

È, infatti, un evento extra-ordinario, prodotto da una costellazione di elementi dal sapore destinale, che quattro artiste trentenni si uniscano per dare vita ad un “gruppo”, una volta si sarebbe chiamato collettivo, che rivendichino esplicitamente il figurativo come modalità espressiva dell’arte contemporanea e che considerino una mostra come un manifesto artistico, utilizzando come nucleo centrale della loro riflessione e della loro pratica un testo e una teoria filosofica.

L’arte contemporanea infatti ci ha abituato: alla frammentazione degli stili; alla sperimentazione di maniera; all’incapacità tecnica contrabbandata per concettualismo; alla sperimentazione dei materiali priva di riflessione teorica; alla singolarità dell’artista star; alle ferree leggi del mercato dell’arte ed al citazionismo ossessivo figlio di un post-modernismo abusato e per questo motivo svuotato di ogni forza teorica. Ed ecco che tutto di un tratto escono fuori dal nulla quattro ragazze, che hanno l’ardire di proporre un manifesto poetico, espressivo e stilistico che si basa sul recupero della manualità e del bel gesto artistico, che pretendono di fare pittura, dipingendo sul serio e proponendo la figurazione realista come campo di battaglia di tensioni, angosce, speranze e sperimentazioni. Inoltre formano un collettivo di sole donne, decidono che il nucleo centrale della loro riflessione è la rappresentazione dell’amore e del mondo degli affetti,  e incontrano in modo destinale uno dei più grandi filosofi del novecento facendo di un suo testo il proprio punto di riferimento. Insomma, ci sono tutti gli elementi per delineare i contorni di un evento non riconducibile alle comuni logiche del mercato e del sistema dell’arte contemporanea.

progetto project

Nate una decina di anni fa come gruppo con un altro nome (“Cenacolo”), con il doppio dei componenti, le Hado Painters (Elisa Filomena, Barbara Bonfilio, Moira franco, Anna Madia) decidono, dopo anni di ricerca comune, di ri-orientare la propria pratica artistica, darsi un nuovo nome e prepararsi ad una mostra manifesto, che dal 7 marzo al 14 aprile 2013 sarà ospitata nei locali della “Raffaella De Chirico Arte Contemporanea” . In un contesto tutto al femminile (una gallerista coraggiosa e quattro artiste che osano rivendicare il valore della pittura in relazione ad una tematica antropologico-filosofica) prende così forma  un evento che interpella il mondo della vita, la filosofia e l’arte attorno al concetto di ordo amoris.