Frei Betto. Ritratto di un non allineato, eretico e teologo marxista

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 18-01-2010

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dio Antonio di Nozzo (tratto da Terra del 18 gennaio 2010).

PERSONAGGI. Frei Betto: frate domenicano, politico, giornalista, scrittore. Figura storica della lotta contro la dittatura militare brasiliana, vero e proprio “motore” del movimento di Porto Alegre e dei Forum sociali, autore con Fidel Castro del best seller “Fidel e la religione”. Il suo spirito critico è indomito. Non accetta neppure la moderazione del suo amico, il presidente Lula: «Abbiamo bisogno di politiche di governo, non della politica del governo».
Un mite, non tanto, politico e intellettuale brasiliano incontra una compagnia di danza di ex ragazzi di strada di Rio De Janeiro. Sono seduti attorno a un tavolo a poche ore dal debutto. L’uomo si aggiusta gli occhiali guardando i suoi giovani interlocutori. E inizia a parlare, scandendo le parole. «L’arte, tutta l’arte, è essenzialmente politica. Non può mai essere solo apparentemente politica. Perché la politica è tutto, è l’arma politica che vi permette di stare qui». Sorride appena, accennando a una pausa. «Pensate a questo: quando salite sul palco siete come i vostri fratelli sem terra che occupano il latifondo. Pensateci, stasera, quando salirete sul palco, anche voi starete occupando le terre del latifondo. È il vostro modo di fare politica. È il vostro modo di cambiare il mondo. Il vostro modo di cambiare la realtà ». Retorico? Demagogico? Se a pronunciare queste parole non fosse Frei Betto da Belo Horizonte probabilmente si.

Zapatero resuscita l’eurosinistra

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 06-01-2010

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Vertice con Delors e González per il via al semestre spagnolo: governiamo l’economia

(tratto da La Stampa del 6 gennaio 2010).

Metti cinque socialisti nella stessa stanza per tre ore e scopri che l’Europa ha bisogno di «una politica economica comune» per uscire dalla recessione e limitare gli effetti della crisi che ha colpito il continente. Mettili insieme nel momento in cui decolla il semestre spagnolo alla guida dell’Ue e allora capisci che il premier José Luis Zapatero ha in mente altro che non solo dirigere l’orchestra a dodici stelle. Vuole darle un impulso deciso, dire e fare «qualcosa di sinistra» per un continente in cui l’emorragia di posti di lavoro rischia di creare povertà e scontento. La chiave è una «governance comune», assicura il quintetto. Ovvero mettere insieme tutte le risorse della politica per risolvere i gravi problemi dell’economia.
Si sono visti in mattinata nel Palacio de la Moncloa di Madrid, dal 1977 residenza del capo del governo spagnolo. Si rivedranno ancora, a quanto pare. C’era Jacques Delors, il francese che alla guida della Commissione a cavallo fra gli Anni Ottanta e Novanta ha portato l’Europa al lancio del mercato unico e al Trattato di Maastricht. C’era Felipe González, già premier iberico, poi l’ex ministro Pedro Solbes. Infine Elena Salgado, titolare del Tesoro in carica, e l’ospite Zapatero. Tutti socialisti comunque. Una scelta che salta all’occhio.