Giorgio Griffa. Il paradosso del più nel meno

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Eventi, Teoria e critica filosofica | Posted on 19-01-2015

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Dopo un lavoro di più di un anno e mezzo sono contento di annunciarvi l’uscita, per Gribaudo-Feltrinelli, dell’ultimo libro che ho scritto con un gruppo di amici sull’opera pittorica e l’avventura intellettuale  di un maestro della pittura novecentesca (Giorgio Griffa).

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In questo libro “su” e “con” Giorgio Griffa una storica dell’arte (Martina Corgnati), un giornalista scientifico (Giulio Caresio) e un filosofo (Roberto Mastroianni) dialogano sui percorsi millenari del “less is more” che soggiacciono alla vita e alla ricerca artistica, scientifica e filosofica dell’uomo.

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“Prima c’è stato il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Nel quinto atto Teseo dice: Love, therefore, and tongue-tied simplicity In least speak most, to my capacity. Mi sembra giusto estrapolare le parole in least speak most. Stanno a indicare la consapevolezza di una condizione antica, che risale al tempo anteriore all’invenzione della scrittura. Il mito fissava le conoscenze in metafore idonee a facilitare la memoria. Le parole del mito costruiscono immagini le quali comprendono quel sovrappiù che il linguaggio diretto della parola scritta tenderà a escludere. […] Dunque less is more non è soltanto una formula fortunata. È la sintesi di un processo millenario”.

Giorgio Griffa.

In questo libro “su” e “con” Giorgio Griffa una storica dell’arte (Martina Corgnati), un giornalista scientifico (Giulio Caresio) e un filosofo (Roberto Mastroianni) dialogano sul percorso e sulla natura della pratica artistica di Giorgio Griffa, capace di portare a rappresentazione la facoltà dell’uomo di formare mondi attraverso segni semplici ed elementari e di condensare il “più” di cultura, storia e spiritualità umane nell’apparente “meno” dell’azione simbolica e della pratica artistica..

 

Un libro dedicato, insomma, al paradosso del less is more, in cui si intrecciano le riflessioni dell’artista Giorgio Griffa sulla pittura e la poesia, con il pensiero del “giornalista-osservatore di scienza” Giulio Caresio sui fondamenti della meccanica quantistica e le nuove conquiste delle scienze neurali, con la filosofica lettura del mondo di Roberto Mastroianni che disegna un interessante parallelo tra la pittura di Griffa e la speculazione filosofica di Arnold Gehlen.

Due brevi testi di Griffa e Caresio e un saggio di Mastroianni fanno da  introduzione ai tre dialoghi che costituiscono il “melting pot”, fulcro di spunti, interazioni e connessioni del libro.

A completare il volume, un testo incisivo di  Martina Corgnati – che conosce e segue Giorgio Griffa da molti anni – inquadra profondità e singolarità del suo percorso di conoscenza di artista e di poeta.

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Eccovi qualche spunto estrapolato dai testi del libro:

Giorgio Griffa

Prima c’è stato il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Nel quinto atto Teseo dice:

Love, therefore, and tongue-tied simplicity
In least speak most, to my capacity.

Mi sembra giusto estrapolare le parole in least speak most. Stanno a indicare la consapevolezza di una condizione antica, che risale al tempo anteriore all’invenzione della scrittura. Il mito fissava le conoscenze in metafore idonee a facilitare la memoria. Le parole del mito costruiscono immagini le quali comprendono quel sovrappiù che il linguaggio diretto della parola scritta tenderà a escludere. […]
Dunque less is more non è soltanto una formula fortunata. È la sintesi di un processo millenario.

Giulio Caresio

La funzione d’onda della meccanica quantistica, la cui scoperta risale all’inizio del secolo scorso, descrive meglio di ogni altro strumento matematico e fisico la realtà del mondo particellare in cui siamo immersi e di cui siamo costituiti. Una realtà di cui si dissolve una parte fondante non appena si tenti di afferrarla con la stessa scienza che ne ha suggerito l’esistenza. Ogni tentativo di misura  da parte dell’uomo provoca il collasso della funzione d’onda. Svanisce il sovrappiù.
[…] Qualcosa di diverso, ma che presenta interessanti  analogie, accade nell’ambito delle neuroscienze che si indirizzano sempre più allo studio della realtà impalpabile delle connessioni.
[…] Le connessioni sono il software, l’aspetto leggero, evanescente, che “poggia” sull’hardware: i neuroni.
E, anche in questo caso, è il “soft”-ware che fa la differenza.
Tra le maglie di quelle connessioni, di quel sovrappiù, si annida il mistero della vita in cui si ritrovano, intrecciano ed  evolvono memorie, conoscenze, esperienze, porzioni di noto e di ignoto, fors’anche le tracce di un dialogo possibile tra pittura, scienza e filosofia.

Roberto Mastroianni

Nel caso della pittura di Griffa un approccio filosofico si rende necessario. Non solo perché egli è un raro caso di pittore filosofo, una figura antica quasi estinta (che trova i suoi precursori in Leonardo, Piero della Francesca…), ma soprattutto perché è un pittore che crede che l’arte abbia un portato di verità, una funzione conoscitiva, sapienziale, sacrale, che interroga la scienza (la fisica quantistica, per esempio), la poesia (Ezra Pound, Paul Valery…) e la stessa filosofia (Wittgenstein, Platone…). E poi, Griffa la necessità di una visione più ampia sul suo lavoro e sull’arte in generale l’ha spesso affermata, insistendo sul fatto che «Bisognerebbe invece relazionarsi all’arte come espressione di tutti i saperi e le emozioni di un periodo; come sintesi di tutta la storia di quella specifica fase. Troppo spesso, invece, lo “specialista” si occupa di arte e non di storia, di scienza, di società, di poesia… ed è così che la sua lettura risulta limitata,  se non addirittura povera o sterile».

Martina Corgnati

Riflettendo sulla natura stessa della pittura e dei suoi strumenti, cioè implodendo e lasciandosi risucchiare, per così dire, verso il fondo di se stessa, senza paura della tradizione né della propria natura intrinseca, della propria semplicità e del proprio carattere, la pittura di Griffa ha incontrato dunque un punto cruciale in cui i diversi saperi e linguaggi si incontrano e  da cui tornano a dipartirsi per una specie di strano ed essenziale gioco di armonie. L’arte, non a caso, è un’esperienza essenziale dell’umanità; nasce nel fondo della preistoria e continua seguendo il cammino di ogni civiltà finché la civiltà esiste.

Per vedere la scheda del libro cliccare qui:

Giorgio Griffa – Il paradosso del più nel meno

di Giulio Caresio, Martina Corgnati, Roberto Mastroianni
ed. Gribaudo/Feltrinelli, Milano 2015, 176 pp., 12,90 €

ECCELLENZE ILLUMINATE. LIGHT COMMUNICATION IN ART & DESIGN

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 07-07-2014

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Dal 07 Luglio 2014 al 07 Luglio 2014

MILANO

LUOGO: Accademia di Belle Arti di Brera

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 869551

E-MAIL INFO: adele.olivieri@tiscali.it

SITO UFFICIALE: http://www.accademiadibrera.milano.it/

 

La presentazione dell’Art-Book segue la Mostra tenutasi dall’8 al 13 aprile presso gli spazi pubblici dell’Accademia di Brera. Un Progetto nato dalla volonta’ di rappresentare, tramite l’interpretazione di artisti, “oggetti d’uso comune”, realizzati da eccellenze industriali e artigianali per elevarli a “simboli d’Arte”, attraverso un nuovo modo di essere protagonisti. Questa Mostra, diventa espressione di un innovativo approccio di comunicazione in cui il design e lo stile assurgono a “vere” Opere d’Arte illuminate da un particolare progetto di “comunicazione illuminotecnico”. Importanti artisti del gruppo “Quelli di Franco Fontana” – allievi del grande Maestro, eccellenza della moderna cultura italiana – hanno espresso e interpretato gli importanti marchi accuratamente selezionati per la loro particolare attenzione e sensibilita’ alla raffinatezza progettuale, esecutiva, ai valori e alla tradizione culturale di cui sono fieramente intrisi: Astor doors, Bike4light, Cordivari Design, Dyson, Cantine Giorgi, Enrico Cassina Manufactured by Officine Meccaniche Porro, Poltronova, Promemoria, Rubinetterie Stella, Kreoo.
La luce rappresenta la metafora del mettere in evidenza e dello scoprire i particolari e i dettagli più intimi, magari inespressi, di ciò che gli oggetti ci rappresentano e il progetto di luce ne amplifica la potenzialità comunicativa. La Mostra d’Arte “Eccellenze illuminate” esprime questo messaggio dualistico che intende mettere in risalto sotto una “nuova luce” quanto di meglio oggi le eccellenze produttive sono in grado di esprimere: se stesse e la nuova visione di comunicare con i propri pubblici attraverso il linguaggio colto, libero ed eclettico qual è quello dell’Arte Contemporanea.  Un Progetto complesso e articolato che ha richiesto un attento studio di Lighting Communication & Light Engineering in collaborazione con l’azienda DGA specializzata in prodotti e corpi iluminotecnici di alta qualita’, nonchè capacita’ multidisciplinari per equilibrare stili, oggetti, dimensioni, e soprattutto spazi, trasformandoli in un ”unicum d’Arte”. Un Progetto ideato per accogliere il visitatore in un’atmosfera quasi monografica sul tema a cui hanno congiuntamente lavorato bevisible+ e PLAN. Il curatore culturale PH.D. Roberto Mastroianni ha selezionato i Marchi di eccellenza e gli artisti coinvolti. Tre innovativi architetti hanno diretto il Progetto: Walter Vallini, architetto e designer di formazione artistico-progettuale, Lorenzo Polla e Chiara Bertolaja architetti e light designer, coadiuvati dal prof. Antonello Andrea D’Egidio, professore in comunicazione istituzionale e culturale.
TEMA EVENTO DI PRESENTAZIONE: ECCELLENZE ILLUMINATE: Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo”. Il meeting focalizza l’incontro tra “anime illuminate” che scelgono di comunicare attraverso l’Arte Contemporanea. Ossia attraverso un linguaggio universale diverso, dirompente e allo stesso tempo prestigioso, che offre “nuove e impensate” aree di dialogo con appassionati, professionisti e opinion leader del settore design e della cultura in generale. E’ questo lo spirito dell’incontro o meglio “l’intersezione” tra Arte e “imprese di eccellenza” che scelgono media eccellenti per comunicare – l’Arte appunto. E in tutto ciò prende forma il cosiddetto “nuovo mecenatismo” ossia l’impresa che non sponsorizza l’Arte ma bensì la sostiene, la stimola, la sviluppa come “missione sociale” dettata dal progresso intellettuale contemporaneo. Aziende, artisti e intellettuali uniti dal “livore” del miglioramento culturale che attraverso Eventi d’Arte formano, magari anche inconsapevolmente, nuove coscienze sociali.
La “luce” diventa il punto fermo di riferimento che illumina menti e oggetti, raccontando le forme attraverso una rappresentazione di chiaroscuri che permettono scenografie “essenziali” senza orpelli superflui in un’epoca contemporanea in cui anche l’eticismo dei costi fa la differenza per i moderni mecenati.

 

CATALOGO D’ARTE E PROGETTO EDITORIALE

La Mostra è stata interamente documentata con immagini e testi nel volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” curato da Antonello Andrea D’Egidio, Roberto Mastroianni e Walter Vallini con il contributo del Maestro Franco Fontana per – Altralinea Edizioni (Firenze) – sezione “Intersezioni”. Il libro verra’ distribuito e diffuso presso le migliori librerie in Italia e all’estero.
L’Art Book si struttura in tre parti: la prima dedicata ai contributi culturali seguita dallacsezione dedicata ai “Marchi eccellenti” e ai loro oggetti interpretati dagli artisti, quindi una parte conclusiva dedicata alle opere d’Arte del gruppo “Quelli di Franco Fontana”. Il volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” verra’ presentato alla stampa il 07 luglio presso l’Accademia di Brera alla presenza dei curatori, delle autorita’ accademiche di Brera, dei giornalisti e dei rappresentanti delle imprese partner.
Programma di Eccellenze illuminate. Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo” (inocontro del 7 luglio 2014).
11.30 Accrediti
11.45 Apertura lavori
Introduzione
Antonello Andrea D’Egidio – Communication director della Mostra
Roberto Mastroianni – Curatore della Mostra
Walter Vallini – Art Director e Curatore progetto Mostra
Luigi Erba – Critico d’Arte
Filippo De Filippi – Curatore progetto studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera
Adriana Toti – Altralinea Edizioni (Firenze)
Cristina Trivellin – DARS
Ringraziamenti
13.00 Light Lunch
13.45 Saluti e consegna libri

Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo (di Fulvia Palacino).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me... | Posted on 23-11-2013

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Fukushi Ito a Genova, tra spazio e tempo. Esposte a Palazzo Ducale 78 opere piene di suggestioni, evocazioni e guerre.

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Appartenere a due mondi così diversi, a Fukushi Ito non ha mai provocato crisi d’identità. È nata a Nagoya nel 1952, ma si sente un ibrido armonico: «L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra Italia e Giappone, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità un amalgama adeguato», dice l’artista. «E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa». Sono ormai 30 anni che Ito lavora lungo un filo rosso a cavallo tra le due nazioni, ed espone in tutto il mondo. Ora, è la volta di Genova: mentre vi è ancora allestita la rassegna Edward Munch, Palazzo Ducale ospita la mostra Fukushi Ito. Luce, spazio, tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1980-2013): 78 opere che indagano la fenomenologia del visibile e dell’invisibile.

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Genova, Palazzo Ducale, fino al 30 novembre 2013 ospita la mostra di Fukushi Ito.

La luce. Curata dal filosofo e critico Roberto Mastroianni, la mostra è un percorso attraverso installazioni, foto, trasparenze, videoproiezioni e led, e racconta l’incredibile sintesi tra le due culture raggiunta dalla ricerca di Ito: il risultato non è un semplice “sommatoria” tra Oriente e Occidente. È piuttosto un insieme olistico, un’unità-totalità non esprimibile soltanto con il raggruppamento delle parti che lo costituiscono. Tra luce, spazio e tempo, Ito individua ciò che permette alle cose di essere visibili: ci sono anche il buio, la forma e i colori. Ma non si ferma qui. Va oltre. Scova le dinamiche nascoste della natura e, con tecniche che rielaborano anche la tradizione giapponese, le rende visibili attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato.

Dove e quando. Genova, Palazzo Ducale (piazza Giacomo Matteotti 9), dal 5 al 30 novembre 2013.

“Vecchioenuovo”. Ito, certo, parte da lontano: la tradizione millenaria del Giappone. Tuttavia, le piace sperimentare, e accosta materiali antichi a quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led. Cinque sezioni tutte da esplorare.

Nel vivo. Alle grandiose “installazioni di luce” come In the space, in the time 0203, una scritta al neon colorata del 2002, nella sezione Trasparenza Ito affianca lavori in cui le immagini di personalità da lei scelte sono sovrapposte a elementi legati a quel personaggio, come paesaggi urbani, scritti e opere: le immagini sono estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali; poi vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce.ito-3-412x620

Trasparenza. Qui ci sono 60 quadri di piccole dimensioni, tutti trasparenti, che documentano le guerre nel mondo del passato e del presente. Sempre riflettendo sulla luce, le opere sono realizzate con il sistema computerdrawing; e la stessa tecnica la usa per Ri-creare, che è il titolo della terza sezione. A proposito, a Genova c’è il pezzo forte: In the space, in the time. Virtual landscape Compo 89, del 2007. È composta da tre elementi, la Forza della natura, rappresentata da un iceberg che si scioglie; la Forza dell’uomo, rappresentata da Oriana Fallaci, uno dei personaggi che hanno maggiormente inciso sulla crescita dell’artista e, a suo dire, dell’umanità; e la Forza sociale, sarebbe a dire le guerre.

Fukushi Ito, poliedro a 62 facce, una delle opere esposte a Palazzo Ducale di Genova nella sezione “Trasparenza”.

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Fukushi Ito, “MP Leonardo da Vinci”, 2009.

Mio. Ecco l’elemento antropologico, quello che caratterizza tanto la carriera di Ito agli inizi degli anni ’80, e che lei non dimentica mai. Sei installazioni scultoree – su 26 esistenti – sono esposte per raccontare quali figure abbiano maggiormente influenzato la sua opere: tra di esse Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Musashi Miyamoto. Tutte queste opere s’intitolano MP, acronimo di Mio Personaggio, e sono state realizzate tra il 2009 e il 2010. E poi, alla fine, ancora l’uomo, e ancora il computer: nella sezione Dittico l’immagine umana si dilata, sempre con l’ausilio del computer drawing.

La citazione. «Che il mondo sia là significa che non è da nessuna parte, perché è l’apertura dello spazio tempo», dice Jean-Luc Nancy.

 

Fulvia Palacino

Vademecum

• A cura di Roberto Mostroianni.
• Allestimento di Walter Vallini.
• In collaborazione con fondazione regionale per la Cultura della regione Liguria e con il patrocinio di Consolato generale del Giappone a Milano.
• Orari: dal lunedì al venerdì 9,00-19,00; sabato e domenica 14,00-19,00.
• Ingresso gratuito.
• Info: tel. +39 010 562046 oppure www.palazzoducale.genova.it.
• La mostra è accompagnata dal volume Nello spazio e nel tempo, a cura di Roberto Mastroianni, Altra Linea editore.

Mangiare e dormire

Al Veliero (Top Level): via Al Ponte Calvi 10-r, Genova; tel. +39 010 277 0722.
Le Rune (Low Price): vico Domoculta, Genova; tel. +39 010 594951.

NH Plaza (Top Level) 4 stelle: via Martin Piaggio 11, Genova; tel. +39 010 83161.
Hotel Acquario (Low Price) 3 stelle: vico San Pancrazio 9, Genova; tel. +39 010 246 1456.

Per vedere la galleria fotografica delle opere in mostra cliccare qui 

 

FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 30-10-2013

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a cura di Roberto Mastroianni

in collaborazione con

Fondazione Regionale per la Cultura e lo spettacolo della Regione Liguria

con il patrocinio di

Consolato Generale del Giappone a Milano

PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Liguria Spazio Aperto

6-30 novembre 2013

Piazza Giacomo Matteotti 9, Genova

Inaugurazione martedì 6 novembre 2013 ore18.00

Natura e tecnologia, il pensiero scientifico e la riflessione olistica

sono la dimensione entro la quale il mio lavoro oscilla” (Fukushi Ito)

Il Palazzo Ducale di Genova dal 6 al 30 novembre 2013 presenta la mostra “FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)”, a cura del critico e filosofo Roberto Mastroianni e con allestimento progettato dall’architetto Walter Vallini. L’esposizione, in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo della Regione Liguria, ha il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Cinque distinte sezioni espositive presentano la sintesi degli ultimi trent’anni di attività artistica di Fukushi Ito, che propone un percorso nato da un’esistenza fluttuante fra Oriente e Occidente e che pone il visitatore al centro di un’esperienza visiva e sensoriale densa e unica: installazioni ambientali, foto e trasparenze, videoproiezioni e led, sono tutti pensati come tappe di un viaggio che sin da subito coinvolge il pubblico attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato di un’arte che amplifica gli stimoli sensoriali, chiedendo al visitatore di dilatare il proprio universo percettivo.

L’arte di Fukushi Ito parte da lontano, da una tradizione millenaria, quella giapponese, che risolve le opposizioni fra due polarità opposte, spesso incompatibili per l’Occidente, pensando l’universo come un organismo vivente pervaso di una energia che cerca l’armonia tra forze contrastanti.

Fukushi Ito vive e lavora tra Italia e Giappone, ma per lei appartenere a due mondi così lontani per cultura e tradizioni non significa un momento di contrazione, non esprime una rinuncia a qualcosa, una impasse o a una crisi di identità; al contrario è il privilegio di poter avere due patrie, di poter raggiungere una sintesi superiore, perché come artista asiatica, e in particolare giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione: è ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrà essere.

“L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra queste due nazioni, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità una amalgama adeguata. E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa” – sottolinea Fukushi Ito – “Il fatto che gli esseri umani possano mantenersi in contatto con il mondo spostandosi attorno ad esso e l’assenza di frontiere in natura fanno sì che i problemi di una nazione si estendano a quelle circostanti, poi al mondo, e infine all’universo”

Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene per origine, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. E così Ito inizia ad accostare i materiali antichi con quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led.

Il lavoro di Fukushi Ito è dunque un infinito esercizio poetico che porta l’artista ad entrare ed uscire costantemente da due culture, per esplorare il mondo e trovare a livello artistico una sintesi che possa definire la presenza delle cose nello spazio e nel tempo.

Scrive Roberto Mastroianni nel testo in catalogo: “Ito ha compreso che non vi è “mondo” e non vi è arte, se non nello spazio e nel tempo, e che spazio e tempo possono accogliere artefatti, solo se questi sono collocati spazialmente e temporalmente in relazione alla luce, alle forme e al colore. Nello stesso tempo, ha compreso che l’arte è una modalità di espansione del nostro universo percepito e che il suo compito è rappresentare visibile l’invisibile […] Fukushi Ito si interroga, vede e percepisce le dinamiche con cui la realtà prende forma, le modalità con cui l’ambiente diventa mondo pensabile ed abitabile dall’uomo e decide di riproporle artisticamente. L’essere umano “fa” continuamente il proprio “mondo”, per questo motivo Fukushi Ito decide di “ri-fare il mondo” per raccontare l’umanità, la realtà e la stessa esperienza artistica”.

 

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

 

Le cinque sezioni in cui si sviluppa la mostra intendono restituire il filo rosso della poetica e della sperimentazione su materiali e linguaggi portata avanti da Fukushi Ito; e attraverso l’uso della luce coinvolgono attivamente lo spettatore, chiamandolo a essere consapevolmente presente in spazi pensati come luoghi attivi di esperienza.

 

La prima sezione del viaggio che propone Fukushi Ito – “Installazioni” – sigla la dimensione sensoriale della mostra con la sublimazione del concetto di luce secondo Ito. “Nello spazio e nel tempo” (2010) è una grandiosa scrittura di luce al Led GRB colorata e artificiale che si trasforma in pura vibrazione, vita, energia, che si schiude nel buio e perde la propria indipendenza fondendosi con l’oggetto, e divenendo così parte di un tutto. Questa installazione di luce si connette con un’opera luminosa caratterizzata da 7 sfere astrali geometriche di varie dimensioni. Ito sovrappone le immagini di personaggi da lei scelti con paesaggi urbani, opere e scritti ricollegabili a loro: queste immagini, estratte da internet, dalla televisione o da fotografie digitali, vengono stampate su pvc trasparente e applicate a cornici di acciaio a forma di poliedro a 62 facce. Ma non tutte le 62 facce delle sfere sono coperte, così da simulare l’idea del respiro.

 

La seconda sezione – “Trasparenza” – si compone di 60 quadri trasparenti di piccole dimensioni partendo da immagini del passato e del presente sulle guerre nel mondo: un lavoro di grande attenzione sulla luce, le linee geometriche, le immagini e la scrittura con opere realizzate tra il XX e il XXI secolo con il sistema computer drawing, in cui le figurazioni sono tratte dalle suggestioni contemporanee di internet, della televisione e della fotografia.

 

La terza sezione – “Ri-comporre” – è un passaggio di sintesi ricostruttiva, come la definisce Roberto Mastroianni, in cui l’artista “compie un paziente lavoro di “ri-composizione” del reale e dell’elemento simbolico-rappresentativo, attraverso il quale la realtà viene resa alla percezione dell’uomo in modo organico”. Ito mette insieme frammenti di immagini computer drawing che si ripetono all’infinito all’interno di forme geometriche asimmetriche. A Genova Ito presenta un’opera di grandi dimensioni composta da tre elementi: La Forza della natura, rappresentata dallo scioglimento di un iceberg, la Forza dell’uomo, con l’immagine di Oriana Fallaci, e la Forza sociale, o forse sarebbe meglio dire la violenza sociale visto il chiaro riferimento alle guerre, il problema maggiormente sentito dall’uomo contemporaneo.

La quarta sezione – “Assemblage” – è un chiaro riferimento alla persona. Nonostante Fukushi Ito abbia posto l’attenzione della sua poetica artistica sulla luce, il tempo e lo spazio, l’elemento antropologico che aveva caratterizzato l’inizio della sua carriera a metà degli anni ’80 non è mai stato cancellato né tanto meno dimenticato. Ventisei installazioni scultoree, sette delle quali esposte in mostra e riferite ad altrettante figure storiche o contemporanee che hanno inciso sulla crescita artistica e umana di Fukushi Ito, nonchè sulla storia culturale e sociale dell’umanità: Leonardo Da Vinci, Oriana Fallaci, Piero della Francesca, Bruno Munari, Paolo Uccello, Piero Dorazio, Musashi Miyamoto. Proprio perché queste figure hanno influito sulla formazione artistica di Ito, le opere hanno il titolo caratterizzato dall’acronimo “MU”, ovvero “Mio Universo”, seguito dal nome del personaggio. Tutte e sette le installazioni scultoree presentano sfere e figure geometriche per restituire in maniera astratta l’essenza di questi personaggi così come sono stati percepiti e vissuti come donna e come artista da Ito. Le opere di questa sezione della mostra sono state realizzate nel biennio 2009/2010.

Nella quinta e ultima sezione – “Dittico” – è nuovamente la figura umana al centro della ricerca dell’artista: qui si assiste al dilatarsi dell’immagine umana grazie, ancora una volta, alla tecnica del computer drawing e stampa su canvas e le figure umane di riferimento sono quelle che hanno caratterizzato il percorso artistico di Fukushi Ito.

La mostra è completata da una pannello espositivo con alcuni lavori riferiti al quindicennio 1983-1993.

 

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Fukushi Ito, nata a Nagoya nel 1952, ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie di diversi paesi: fra questi Italia, Giappone, Australia, Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito, Russia, Israele, Slovenia, Irlanda.

Info mostra:

t. 010 5574000 | palazzo ducale@palazzoducale.genova.it

www.palazzoducale.genova.it

orari di apertura al pubblico:

Lunedì – Venerdì 9.00 / 19.00

Sabato – Domenica 14.00 / 19.00

Ingresso gratuito

Informazioni stampa:

Studio De Angelis

t. 02 324377 | c. 345 7190941 | info@deangelispress.it

NEW YORK INTERIORS Pictorial, photographic and cinematic perspectives of Pietro Reviglio

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti | Posted on 02-04-2013

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A critical essay by Roberto Mastroianni (la traduzione inglese del saggio critico di accompagnamento alla retrospettiva torinese di Pietro Reviglio presso la Fusion Art Gallery).

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From the logic of the scientific discovery to the logic of the artistic discovery.

“Astonishment” and “wonder” generate knowledge: they are feelings, emotions, passions that lead human beings to research, presiding over their organized cognitive knowledge like two tutelary deities since the times of Plato and Aristotle. The two philosophers were the first to recognize in these two moods the force that leads us to philosophical interrogation and, subsequently, to scientific research. Such realization marked the beginning of the history of Western thought and contemporary sciences. Classical philosophy provided us with an investigation of reality rooted in the astonishment for reality and for the laws governing the way it functions and transforms: “wonder” is a feeling that generates questions on “why” and “how” things happen and, at the same time, an emotion coming from finding answers to such questions. “Astonishment”, on the other hand, is the feeling that the “human animal” experiences when reality poses questions and we find answers capable of putting order in the exterior and interior chaos. At the same time, it is the feeling that human beings experience when they discover that the apparent nonsense of reality has meaning and significance and there is a logic which leads, organizes and moves reality.
”Astonishment” and “wonder” are only one side of the coin nonetheless: on the other side we find “disquiet” and “anguish”. The hard work of living is confined inside the horizon delimited by these opposite feelings and consists in giving sense and significance to the nonsense of reality by means of structured narratives.
The sciences, just like the arts, try to find meaning and significance in every thing that exists inside and outside us. The logic of the scientific and philosophical discovery (the observation and the narration of the laws presiding over the human and non-human reality) and the logic of art and technical disciplines (which shape this reality by representing and transforming it) seem to be at odds, but they are instead complementary, because they both deal with the dark depths of anguish and disquiet hidden behind astonishment and wonder. Some artists realize, consciously or unconsciously, that science and art are human practices sharing greater similarities than it seems at a first sight and, with their work, they try to connect knowledge with expression and analytical observation with production of emotional narrativity. Pietro Reviglio is among them: he is a man of science (an astrophysicist) but he is at the same time an artist. For this reason he is capable of combining the eye of the researcher with the eye of the creator.

EGITTO. Profilo dell’arte moderna e contemporanea dei paesi mediterranei

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti | Posted on 13-12-2009

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Il 16 dicembre 2009 presso i locali del “Circolo dei lettori” a Torino, in via Bogino 9 (Palazzo Granieri della Roccia)  parteciperò alla presentazione di un libro di Martina Corgnati ( storica e critica d’artea) dal titolo: “Egitto. Profilo dell’arte moderna e contemporanea dei paesi mediterranei”.

Interverranno:

Guido Curto

Roberto Mastroianni

Francesco Poli

Medhat Shafik

Sarà presente l’autrice. Vi aspetto numerosi.

Nei prossimi giorni pubblicherò una recensione puntuale del volume.

Il Presente dell’arte africana

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane | Posted on 13-12-2009

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di Marcella Manni (tratto da www.aprileonline.info, 9dicembre 2009)

Arte e libri.  Come si caratterizza l’arte contemporanea africana? Quali sono le pratiche artistiche e i modelli di identità in cui si riconoscono gli artisti africani che operano all’interno e fuori i confini del continente? Contemporary African Art since 1980 è la prima pubblicazione che propone un’ampia e articolata ricognizione degli esiti più recenti della produzione artistica che ha nell’Africa il punto di origine geografica

Nel corso delle ultime due decadi l’arte contemporanea africana ha visto un crescendo di interesse e di attenzione; nella stessa Africa, grazie anche alla presenza di una molteplicità di spazi culturali, (musei, gallerie, case d’aste, fiere) una produttiva mescolanza di idee, concetti, pratiche e obiettivi è emersa e ora Okwui Enwezor e Chika Okeke-Agulu ne tracciano le linee guida.

Lontani dall’insistere “sull’idea di Africa”, Enwezor e Okeke-Agulu veicolano un’identità africana come parte di un più ampio scenario che sottende spazi geopolitici e geoculturali. La forma dell’Africa oggi si presenta come un “network di posizioni, affiliazioni, strategie e filosofie che rappresentano la molteplicità di tradizioni culturali e archivi disponibili”.

La scelta di periodizzazione, concentrata sugli ultimi 30 anni, rende possibile analizzare come i movimenti riformatori democratici, il fallimento di modelli statali, la globalizzazione, la migrazione e l’esilio, l’ascesa politica dell’islam e la lotta contro l’apartheid hanno profondamente toccato e ridisegnato il campo della cultura africana e della sua produzione artistica.

Dalla Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo (BJCEM).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Eventi, Mondo | Posted on 08-09-2009

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L’Assemblea internazionale della BJCEM ha rieletto, sabato 5 settembre a Skopje (Macedonia), alla Presidenza dell’organizzazione il torinese Luigi Ratclif.

Proponiamo di seguito un intervista rilasciata pochi giorni fa dal Presidente, tratta dal sito  feeltorino.it.

XIV Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo (BJCEM)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 07-09-2009

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Dal 3 al 9 settembre 2009 sarò a Skopje in Macedonia alla Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo. Tra le mille cose che contraddistinguono il mio impegno culturale e politico c’è  la cooperazione internazionale in ambito artistico culturale (sono membro dell’Assemblea internazionale e della  Segreteria italiana della BJCEM).
L’obiettivo della Biennale è quello di gettare ponti tra le sponde dell’Europa e del Mediterraneo, in vista di un’integrazione che passi soprattutto attraverso la creazione di un tessuto simbolico comune, generato dalla forza creativa dei giovani artisti: un’integrazione capace di porre in dialogo culture diverse, valorizzandone i tratti comuni e non i falsi identitarismi
La  BJCEM è la più importante manifestazione europea di arte contemporanea, finalizzata alla valorizzazione della produzione giovanile, ed in questa edizione ospiterà: 230 produzioni di visual art, con più di 1000 artwork, 36 show, 31 produzioni musicali, 33 produzioni di images on the move, 27 produzioni letterarie…

Per  questa Biennale sono stati selezionati 708 artisti, tra i 18 ed i 30 anni, provenienti da 43 paesi Euro-Mediterranei. Questi numeri e la qualità degli artisti fanno della BJCEM uno dei più importanti start up per l’ingresso dei giovani sulla scena ed il mercato internazionale dell’arte.

La collocazione della Biennale in un paese dei Balcani  è un importante segnale nel percorso di integrazione politica e culturale dei paesi della riva est del Mediterraneo.

Torino- Skopje 2009