Smart City. La sfida delle città intelligenti.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 09-03-2012

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Qui sotto un articolo di  Juan Carlos De Martin tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

La sfida delle Città intelligenti di

Juan Carlos De Martin

Anche in Italia si parla sempre più spesso di “Smart City”, le metropoli del futuro più efficienti, ecologiche e digitali. Vi raccontiamo i progetti che promettono di migliorarci la vita

TORINO

Nel 1800 solo il 3% della popolazione mondiale viveva in città. Oggi circa un persona su due ci vive. Nel 2050 si prevede che la percentuale salirà al 70%. Insomma, per scelta o per necessità, gli esseri umani vogliono vivere sempre più vicini gli uni agli altri. Non stupisce, quindi, che di recente abbiano successo negli Stati Uniti libri come quello di Edward Glaeser, dal titolo «Il trionfo della città: come la nostra più grande invenzione ci rende più ricchi, più intelligenti, più ecologici, in salute e felici».

Oltre a rendere più intelligenti noi che ci abitiamo, però, ora c’è un forte interesse a rendere le città stesse più «intelligenti». Ecco perché si parla tanto, in Italia come in Europa e nel resto del mondo, di «smart cities», di «città intelligenti». Il concetto di «smart city» è frutto dell’incontro di almeno quattro profonde trasformazioni che da decenni stanno cambiando il mondo intorno noi.

 La rivoluzione urbana sopra ricordata. Una consapevolezza ecologica ormai patrimonio condiviso. L’emergere della cosiddetta società dell’informazione, con la conseguente enfasi sull’intelligenza, la preparazione e la creatività. E infine la rivoluzione digitale, ovvero, quell’insieme di tecnologie che sta mutando il modo in cui lavoriamo, impariamo e, più in generale, viviamo.

Parlare di «smart city» significa pensare alla città del futuro in maniera integrata: ambiente, persone, tecnologie. In questo senso, la «smart city» si distingue dalla sorella più strettamente tecnologica, la città digitale, espressione che sottolinea il ruolo delle tecnologie informatiche. Tuttavia la città digitale è essenziale per la realizzazione della «smart city».

Potremmo dire che una città digitale non è detto che sia «smart», mentre di sicuro una «smart city» dovrà per forza essere «digital». Il digitale come condizione necessaria, anche se non sufficiente, per ess e r e «smart».

Il digitale ormai permea in maniera capillare tutte le società avanzate, e le città non fanno eccezione. Pensare a una città senza un buon accesso a Internet è ormai impensabile, né più né meno come oltre un secolo fa divenne impensabile una città senza elettricità. Ma c’è altro, di ben più specifico. Le tecnologie digitali, infatti, si prestano in maniera particolare a rendere più efficienti sistemi complessi e geograficamente compatti come le città.

Pensateci: centinaia di migliaia o milioni di abitanti che si spostano, producono, consumano, vivono nello spazio di relativamente pochi chilometri quadrati. Un numero inferiore (ma non di molto) di veicoli di vario tipo che si spostano per le strade. Reti, dalle fognature allo smaltimento rifiuti, dall’illuminazione pubblica ai semafori, dalla telefonia all’elettricità. I negozi e i luoghi di intrattenimento.

La stratificata rete dei servizi municipali: anagrafe, scuole, giardini, biblioteche, trasporti pubblici.

Questo intricato sovrapporsi di persone, veicoli, reti e servizi all’interno degli spazi urbani è ciò che rende le città così attraenti. Ma è anche evidente che le città contemporanee sono tutt’altro che perfette: traffico spesso difficoltoso, problemi di parcheggio, negozi che si pensava aperti e invece sono chiusi, mezzi pubblici che non si sa di preciso quando passino, semafori rotti o buche per strada che non si sa a chi e come segnalare, buche delle lettere introvabili se non si è della zona…

Il digitale promette di risolvere, o quanto meno attenuare, molti di questi problemi. Su due piani: un piano nascosto – come nascoste sono molte reti di servizio delle città – e un piano palese, visibile ai cittadini.

Il piano nascosto è quello formato da un’informatica diffusa per le città, soprattutto sensori che nascosti sotto l’asfalto o inseriti nei pali della luce, misurano lo stato del traffico, l’inquinamento istantaneo, il livello di rumore, il grado di riempimento dei bidoni dell’immondizia. Informazioni che possono venir raccolte ed elaborate per migliorare molti servizi e anche per sostenere con dati oggettivi le decisioni della politica.

Il piano palese è quello dei servizi e delle informazioni che fluiscono tra i cittadini e soggetti pubblici e privati. Sono informazioni offerte via Rete:come mai, per esempio, è spesso ancora impossibile leggere su Internet gli orari di apertura di tutti i negozi di un determinato comune? Sono meccanismi amichevoli ed efficaci per segnalare problemi o bisogni all’amministrazione (l’idea più brillante del sindaco di New York, Michael Bloomberg, è stata la creazione del numero centralizzato 311, al quale i newyorkesi si sono rivolti centinaia di milioni di volte, dando al sindaco un quadro straordinariamente preciso dei bisogni dei suoi concittadini), sono cultura offerta via Internet, dal contenuto degli archivi a quello delle biblioteche fino agli eventi artistici e culturali pubblici.

La combinazione di questi due livelli si pone al servizio di ambiente e persone, contribuendo in misura determinante a dar vita alle «smart cities». Con la speranza che ci rendano, come dice Glaeser, «più ricchi, più intelligenti, più ecologici, più in salute e più felici».

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