Rosarno si abbattono i campi degli immigrati.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 10-01-2010

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

0

di Carlo Ciavoni ( tratto da www.repubblica.it del 10 gennaio 2010).

ROSARNO - Tutto sommato è  stata una notte tranquilla, quella appena trascorsa. La prima dopo tre giorni in cui, al comprensibile risentimento della popolazione di Rosario contro il degrado atavico della loro città, s’è mischiato il subdolo e bestiale avvertimento della ‘ndrangheta rivolto ai “negri”, che si sono semplicemente ribellati allo stato di schiavitù nel quale sono costretti e che li costringe a  sgobbare 15-18 ore per 2 euro l’ora, nei campi dove si raccolgono arance che nessun altro vuole raccogliere a quel prezzo e, oltre tutto, sbattuti a sopravvivere in veri e propri lager, tuguri indecenti fatti di cartone e platicatra, tra fango e topi.

La demolizione dei tuguri. E così, mentre anche Benedetto XVI grida forte, durante l’Angelus di poco fa, che “gli immigrati hanno gli stessidiritti di tutti”, i vigili del fuoco, intanto, hanno cominciato a demolire la baraccopoli dell’ex Rognetta, l’ex deposito alimentare alla periferia di Rosario, occupato dagli immigrati. Le ruspe hanno abbattutto le capanne costruite alla meglio dai raccoglitori di arance, all’esterno della fabbrica.  Nelle prossime ore  -  è stato annunciato – verrà demolito anche il capannone principale, dove gli “schiavi” avevano costruito altre decine di tuguri e dove, molti di loro,  avevano contratto malattie alle vie respiratorie, provocate dal fumo delle immondizie bruciate per riscaldarsi. Costretti a lasciare in tutta fretta i loro “alloggi”, hanno abbandonato tutto quel poco che avevano: decine di biciclette, che servivano per raggiungere i campi delle arance e dei mandarini, vestiti, pentole e utensili da cucina, bombole del gas. Ma anche letti, coperte, resti di cibo, centinaia di carpe, valige…

Molti si sono nascosti. La polizia ha anche prelevato e spostato 67 immigrati, che si erano sistemati nella baraccopoli in località “Collina”, nel territorio di Rizziconi, a circa 10 chilometri da Rosarno. In tutto, dall’inizio delle operazioni di sfollamento, sono quasi 1.300. Tutti sono stati portati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) in centri di accoglienza calabresi e pugliesi. Tuttavia, nella zona di Rizziconi risultano esserci ancora una cinquantina di extracomunitari che non hanno voluto lasciare la zona, perché tuttora impegnati nella raccolta degli agrumi. Del resto, risulta assai difficile stabilire quanti extracomunitari siano ancora nascosti nelle campagne o dagli stessi proprietari degli aranceti. Sono poi oltre 350 gli immigrati arrivati nella notte nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Bari-Palese, dopo essere stati trasferiti ieri dall’ex Opera Sila, una delle strutture dove erano ospitati gli extracomunitari che hanno dato vita alla rivolta di Rosarno. Gli immigrati sono arrivati a bordo di pullman in due gruppi. I primi 204 sono giunti a Bari attorno alle 23 di ieri, gli altri 150 sono arrivati alcune ore più tardi, attorno alle 2 di oggi. Al loro arrivo gli immigrati apparivano particolarmente stanchi e provati dal viaggio. In molti hanno detto di essere andati via spontaneamente da Rosarno. Gli extracomunitari sono stati identificati, hanno avuto la possibilità di parlare con interpreti che hanno spiegato loro le condizioni di permanenza del centro. Hanno potuto quindi cenare e sono andati a dormire. Il centro si trova nell’area dell’aeroporto militare di Bari-Palese e può accogliere sino ad un massimo di 900 persone. L’arrivo degli immigrati e tutte le procedure per la loro sistemazione si sono svolte con regolarità alla presenza di un presidio di forze di polizia e dalla Digos e anche di un gruppo di persone tra iscritti e simpatizzanti di partiti e associazioni. Deportati con treni speciali. Hanno lasciato tutti la stazione di Lamezia Terme. Saranno stati 400, forse di più, arrivati nella serata di ieri da Rosarno. Una parte di loro erano rimasti in attesa di raggiungere Puglia, Lazio e Lombardia. bastava guardarli negli occhi per cogliere la delusione, la tristezza profonda, mista a rabbia, per la sorte loro toccata. Qualcuno ha avuto anche la lucidità e la forza di dire che la Calabria “non è tutta uguale. A Sibari, come in altre parti della regione, ad esempio – ha detto qualcuno di loro  – è meglio che a Rosarno dove ci hanno trattato male subito, fin dall’inizio”. Qualcun altro aggiunge: “Si parla di Calabria terra di accoglienza, però mi chiedo: dove sta l’accoglienza? State perdendo tutti i vostri valori”. Dopo i primi due scaglioni del gruppo fermo per diverse ore e tenuto sotto controllo da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza partiti intorno a mezzanotte, anche la parte rimanente ha potuto salire sui treni diretti verso diverse destinazioni come Milano, Napoli, Foggia, a nord di rosarno, e Palermo, a sud. Nel gruppo c’erano anche sei persone che, ignorando che Lamezia si trovasse a nord rispetto a Rosarno ed alla Sicilia, si erano imbarcate sul treno regionale assieme agli altri per poi dirigersi a Palermo. Quando, giunti in stazione a Lamezia, si sono accorti dell’errore, era già troppo tardi ed hanno aspettato nella sala d’attesa il treno che all’alba di stamani li sta portando in Sicilia “Sono i rampolli della ‘ndrangheta”. “A sparare agli immigrati sono stati sicuramente uomini della ‘ndrangheta, per far vedere che sono loro a controllare il territorio”. Non usa mezzi termini il sostituto procuratore alla Procura nazionale antimafia, Alberto Cisterna che, in un’intervista al quotidiano della Cei,  Avvenire, ricostruisce la dinamica dei disordini registrati a Rosarno. “Quando la gente si è sentita aggredita – spiega – si è rivolta ai mafiosi che sono stati costretti ad intervenire perché non possono perdere la faccia”. “Così – racconta Cisterna – hanno mandato qualche squadraccia di giovani killer che hanno sempre a disposizione”, per incutere terrore. La questione di fondo, secondo il magistrato, è che “la gente si rivolge a loro, nel senso che sono loro la gente”, “sono onnipresenti”. “I primi che hanno sparato giovedì scorso addosso agli immigrati – ricostruisce Cisterna – sono stati sicuramente i rampolli di mafia”. Ogni volta che una minoranza crea difficoltà, “vanno e fanno un raid – aggiunge – . Tutti i giovani delle famiglie mafiose della Piana di Gioia Tauro vanno armati fin da ragazzi”. A qualcuno di loro sarà venuto in mente di sparare agli immigrati mentre passavano “per sport” ma non hanno messo in conto la reazione. Roberto Maroni.  “Purtroppo a Rosarno è avvenuto quello che noi temevamo”. Lo ha detto il ministro dell’interno in una intervista a sky tg 24. Dopo dieci anni “senza fare nulla”, ha aggiuto il titolare del Viminale, “e parlo delle autorità locali e territoriali”, sono nate comunità di extracomunitari che erano “delle vere e proprie bombe innescate”. In due anni, ha sottolineato Maroni, abbiamo rimpatriato 40 mila clandestini.

Comments are closed.