Rivoluzione facebook, istruzioni per l’uso.

Posted by roberto09 | Posted in Comunicazione, Lo spazio della Polis | Posted on 19-03-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 18 marzo 2010)

Il sorpasso negli USA da parte di Facebook di Google, nell’ultima settimana (considerando i click sulla home page) è solo l’ultima conferma della rapidità dell’esplosione dei social network.

La rete è a una svolta: da straordinario luogo di ricerca individuale (Google) e collettiva (Wikipedia) diventa una forma – talvolta la forma – della socializzazione e della costruzione di comunità.

Ha già conosciuto grandi esperienze politiche vincenti (l’elezione di Obama, in cui i social network hanno giocato un ruolo importante) e ora, come fu per Google anni fa, Facebook conosce una rapida valorizzazione pubblicitaria e economica. Non si può negare il fatto che oggi è sempre più difficile resistere a Facebook, rimanendone fuori, e per chi ha un ruolo pubblico o sociale è praticamente impossibile.

Non va fatta l’esaltazione acritica di questi strumenti, come luoghi assoluti della partecipazione e della condivisione. Hanno due facce. Così è stato per Google: luogo incredibile della ricerca e della conoscenza  (molto affastellata e non critica: ma capace di offrire una quantità di informazioni prima non accessibili) ma anche luogo in cui d’autorità, chi ne detiene il controllo, determina gerarchie delle informazioni e delle notizie.

Così è per Facebook: luogo della condivisione tra amici, e della ricostruzione di relazioni perdute o oscurate, e al tempo stesso gigante digitale capace di detenere in pochissime mani informazioni anche personalissime di 400 milioni di persone (il doppio rispetto a dieci mesi fa). Un po’ luogo della fratellanza, e un po’ Grande Fratello. Ma ciò che va visto, nella rivoluzione digitale  -il cui cuore è la velocità senza precedenti nella trasmissione di dati e di informazioni – è l’opportunità gigantesca di fronte a cui si trova il genere umano: ha a disposizione una tecnologia che può travolgere i fossati antichi e recenti nell’accesso alla conoscenza.

Come ha giustamente detto Fini, a internet, a una visione liberale e libertaria della rete, andrebbe riconosciuto il Premio Nobel per la Pace.

Il vero confine, con cui Zuckerberg (fondatore di Facebook) oggi, come Jobs o Gates ieri si devono confrontare è quello della privatizzazione e della mercificazione della conoscenza: ogni volontà di trasformare la rete in un grande supermercato della cultura e delle idee bloccherebbe la libera condivisione del sapere, e l’opportunità di un effetto moltiplicatore della cultura (giacché il sapere è l’unica merce che, distribuita, non si consuma ma si riproduce), grazie ai social network e ai loro predecessori.

Navigare, o partecipare a queste comunità, richiede forza, spirito critico, autonomia: altrimenti si diventa schiavi di un mercato, non produttori e fruitori di cultura. Insomma: ci vuole consapevolezza per essere protagonisti, e non comparse di queste esperienze così innovative.

Comments (2)

Ma si ricorda che anch’io li ho questo se ha un facebook? :)
Ma io mi chiedo, non sara che forse siamo i schiavi dei movimenti sociali, i schiavi della economia, della publicita che non e piu mascata, ed adesso della comunicazione? Non sara che anche questa e un po “sovra- saturata”? Per che, “miracolosamente” non comunichiamo piu:) la technologia intesa male ha preso il luogo della spontaneita, crediamo in un photo virtuale, in un messagio virale, in una stampa che puo essere qualsiasi cosa, ma non libera, e legiamo un schermo,e sempre poche sono le cose che ricordiamo di quel che abbiamo letto.
E la technologia sara sempre intesa male, xhe dentro la popolazione i neuroni non si moltiplicano, ma si diminusicono. Se In passato abiamo preservato la carta scritta, adesso diamo un semplice “delete”. Questo non e social media, questo e “brain wash”. Having a friend “on-line” doesnt mean u have a friend. Reading somthing “on -line” doesnt mean u understand it, but ull give it forward for others to do the same, and then we wake up one day and finally understand we trusted somthing we never understood or felt.
Comunichiamo viralemente, ma non parliamo piu, e quando vogliamo farlo, non troviamo le parole, per che ormai, loro sono gia dimenticate dentro nell schermo del’ nostro ufficio. Ed adesso? Adesso anche se vogliamo cancellare tutii i nostri profili di “social media”, non possiamo farlo piu, per che altrimenti non esissteremo piu:) Per che la gente oggi, vive “on-line”.(ricordiamoci quei neuroni que siano persi, e continuerano)

ho sbagliato una parola: era “chiesto”, non “questo “

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