Placido Rizzotto e i funerali di Stato

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 16-03-2012

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Placido Rizzotto avrà i funerali di Stato. La decisione è stata comunicata ieri dal sottosegretario Antonio Catricalà al segretario del Psi Riccardo Nencini. Trova ascolto l’appello, lanciato in primo luogo da l’Unità e da molte associazioni e personalità di area, per il riconoscimento dei Funerali di Stato per il sindacalista socialista, ucciso dalla mafia il 10 marzo del 1948, e i cui resti sono stati rivenuti solo pochi giorni fa. Con questo gesto, anche se piccolo e molto tardo, l’Italia restituisce  onore e dignità ad un uomo che con coraggio si oppose ai soprusi, alle prevaricazioni, all’arbitrio fascista e mafioso, al dominio di pochi su molti. Un socialista, un sindacalista,un simbolo di libertà, di impegno politico e civile in difesa dei più deboli. Uno degli uomini che ha rappresentato e  rappresenta gli anticorpi di un Paese che spesso si è presentato come corrotto e non riformabile.

Chi era Placido Rizzotto?

Placido Rizzotto era un socialista, spesso dipinto come un comunista (ad esempio nel film di Scimeca), era nato a Corleone, in Sicilia, nel 1914. Rimasto orfano di madre da piccolo dovette lasciare la scuola per mantenere la famiglia dopo l’arresto del padre, accusato ingiustamente di associazione mafiosa. Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Carnia, in Friuli, e dopo l’8 settembre si unì ai partigiani della Resistenza; tornò in Sicilia a guerra finita. Qui divenne presidente dei combattenti dell’ANPI, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne sindacalista della CGIL. Rizzotto cercò di convincere i contadini a ribellarsi al sistema di potere della mafia, al caporalato, e al latifondismo.  Guidò nell’occupazione delle terre gestite dalla mafia e tentò di organizzare la distribuzione dei terreni incolti alle famiglie oneste. La mafia tentò di isolarlo e lo minacciò più volte, Rizzotto proseguì nelle sue lotte e continuò a guidare il movimento contadino di occupazione delle terre, diventando anche segretario della Camera del lavoro di Corleone.

Rizzotto sostenne con forza i Decreti Gullo, che imponevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte o malcoltivate dei proprietari terrieri. Uno dei terreni che vennero assegnati alle cooperative apparteneva a Luciano Liggio, all’epoca giovane mafioso di Corleone che negli anni Cinquanta si affermò come uno tra i più sanguinosi boss della mafia. La mafia decise di reprimere i tentativi di rivolta dei contadini e il primo maggio del 1947 sparò contro duemila persone – soprattutto contadini – che manifestavano contro il latifondismo a Portella della Ginestra. Undici persone furono uccise, ventisette restarono ferite, negli anni sulla strage si fecero molte altre ipotesi e riflessioni relative agli interessi di chi, oltre la mafia, poteva voler reprimere le rivolte. La situazione di Rizzotto divenne sempre più difficile, peggiorata anche dal cattivo rapporto con Liggio: Rizzotto lo aveva umiliato pubblicamente sollevandolo durante una rissa scoppiata tra ex partigiani e uomini del boss mafioso Michele Navarra – a cui Liggio era affiliato – e appendendolo all’inferriata della villa comunale.

Il 10 maggio del 1948 Rizzotto, che aveva 34 anni, venne attirato in un’imboscata da Pasquale Criscione, un compagno del sindacato fedele a Navarra, e venne rapito e ucciso nella campagna di Corleone. La CGIL proclamò uno sciopero generale. Giuseppe Letizia, un pastore di 13 anni, assistette al suo omicidio di nascosto ma venne scoperto e fu ritrovato il giorno dopo dal padre, mentre delirava. Questi lo portò nell’Ospedale dei Bianchi, diretto da Navarra, dove il ragazzo, sempre delirante, parlò di un contadino assassinato durante la notte e venne curato con un’iniezione. Morì pochi giorni dopo per tossicosi, molto probabilmente avvelenato su ordine di Navarra.

Le indagini sull’omicidio di Rizzotto vennero condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e portarono all’arresto di Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, che confessarono di aver rapito Rizzotto insieme a Luciano Liggio. Criscione e Collura ritrattarono la confessione durante il processo e furono assolti per insufficienza di prove.

Nel 2000 è uscito il film Placido Rizzotto, diretto da Pasquale Scimeca e dedicato alla vita del sindacalista: il film ricevette delle critiche perché non parla mai esplicitamente della militanza di Rizzotto nel Partito Socialista e lo dipinge invece come comunista

Per scaricare e vedere il film “Placido Rizzotto” di Pasquale Scimeca del 2000 si può usufruire, dell’esclusiva per i lettori dell’Unità on line. Si ringrazia Pasquale Scimeca e la Arbash s.c.a.r.l. per la gentile concessione a titolo gratuito, utile alla diffusione di una maggiore cultura dei diritti, dell’antimafia e delle libertà.

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