“Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo”

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-09-2009

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“La politica è desiderare qualcosa. In particolare, la politica socialdemocratica è desiderare il cambiamento perché solo il cambiamento promette il miglioramento delle condizioni di vita, alimenta la fantasia e consegna soluzioni possibili nell’immediato e stimoli ai sogni per il futuro [...] Noi, i socialisti, siamo sufficientemente temerari per desiderare qualcosa perché le idee sono la forza motrice della volontà, ma siamo anche abbastanza audaci per desiderare il cambiamento perché proprio il cambiamento può trasformare le utopie in realtà….”


Di seguito una mia recensione del 2005 che credo sia ancora molto utile.

Questa frase di Olof Palme incarna il ritratto umano è politico che emerge da “Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo”,  prima biografia di Palme in italiano uscita per la casa editrice Editori Riuniti ad opera di Aldo Garzia. La biografia di Palme copre  un vuoto evidente negli studi della storia del socialismo europeo in un paese come l’Italia, in cui da diversi anni si è aperto un dibattito raffazzonato ed impreciso sull’identità della sinistra italiana ed europea e  sulla collocazione internazionale di alcuni dei più importanti partiti della sinistra parlamentare. Il libro di Garzia ha l’importante merito di presentare al dibattito politico ed alle giovani generazioni la figura di un leader socialista e di uno statista che in pochi conoscono realmente, coprendo un vuoto imbarazzante che ancora vede l’assenza di biografie politiche ed umane di personaggi della storia europea degli ultimi decenni come Willy Brandt e François Mitterand.

Il volume presenta un ritratto potente della figura politica ed umana di un protagonista indiscusso della storia del socialismo europeo e lo fa attraverso un percorso articolato attraverso  cinque capitoli che dipingono la figura di Plame in relazione ai temi della formazione politica, della pace e del disarmo e dei rapporti tra i partiti comunisti e socialisti durante la guerra fredda. Di indubbio interesse sono il primo capitolo (L’omicidio), il secondo  (Il socialdemocratico) e il quarto (Il leader internazionale), mentre il terzo capitolo (Il premier) risulta godibile appieno solo dai conoscitori della politica svedese. Una vera sorpresa, per la sua attualità e  la precisione dell’analisi politica, invece è il quinto e ultimo capitolo (Il dialogo inconcluso con Enrico Berlinguer).

Il merito evidente dell’autore è di aver offerto al dibattito politico attuale, dagli evidenti toni pseudo-identitari, materiale utile alla riflessione sulla storia ed il futuro della sinistra europea ed italiana. Se dal primo capitolo del volume emerge l’affresco inquietante delle motivazioni di un omicidio politico, ancora privo di un colpevole, e le collusioni tra il fronte reazionario europeo e statuintense e gli interessi economici ed occulti (come le attività della P2), che avrebbero portato all’eliminazione di un protagonista internazionale delle politiche di distensione tra i due blocchi e del pacifismo politico; il secondo capitolo propone invece una figura di socialista di sinistra capace di coniugare un forte antistalinismo con pratiche di democratizzazione reale della società e dell’economia  e con il “neutralismo attivo” in politica estera.  E’ la figura del socialdemocratico, la sua formazione, il suo protestantesimo responsabile e solidale, il percorso politico di un uomo che è stato capace di rappresentare per trent’anni una via democratica e radicale al socialismo, che affascina e stupisce. Affascina lo spessore umano e la capacità di coniugare radicalismo dei principi con la quotidianità politica, portando la Svezia alla modernizzazione e democratizzazione economica, nello stesso tempo in cui la capacità di costruire la pace a livello internazionale portava il socialista a diventare mediatore dell’Onu e voce di un internazionalismo dei diritti interessato all’emancipazione di uomini e popoli. E’ però l’ultimo capitolo del libro che pone per la prima volta in modo argomentato e non ipocrita le ragioni di una crisi politica che attanaglia ancor oggi la sinistra italiana. Il confronto mancato tra Palme e Berlinguer, reale metafora di un mancato rinnovamento delle posizioni teoriche  della sinistra e dell’irrisolta questione socialista in Italia, che si presenta di estrema attualità.  Garzia, confrontando le posizioni della destra comunista italiana (Macaluso e Napolitano) con quella della sinistra ingraiana, propone un analisi feroce e puntuale della mancata rivoluzione culturale che avrebbe dovuto accompagnare la svolta dal PCI al PDS e, nello stesso tempo, ha il coraggio di segnalare, uscendo dall’apologetica attuale, gli errori di Berlinguer, il quale rifiutò di accettare un confronto politico più volte richiestogli da Palme.

L’attenzione che Palme, e attraverso di lui Brandt, aveva nei confronti del PCI e dell’Eurocomunismo, non trovarono corrispondenza in un’apertura da parte di Enrico Berlinguer e del suo partito, che aveva le caratteristiche di un grande partito socialdemocratico: radicamento nazionale, carattere di partito di massa, ancoraggio alla vita democratica e rotture inequivocabili, anche se a volte troppo prudenti, con lo stalinismo.

La grande anomalia italiana, l’assenza di un grande partito socialista e democratico, ebbe come conseguenza la mancanza di un serio dibattito sulle possibili strade che una sinistra di trasformazione avrebbe dovuto imboccare dopo la caduta del Muro di Berlino.  É interessante che in un paese in cui si parla tanto di socialismo e di una sua possibile rifondazione si sia dovuto aspettare il 2007 per avere una biografia su Palme e che ad oggi manchino traduzioni o opere sulle figure che hanno costruito il socialismo europeo. L’appello di Palme ad un rinnovamento delle pratiche e degli orizzonti politici della sinistra europea è rimasto inascoltato come gli appelli simili di alcune figure della storia del comunismo italiano. Garzia, tra le righe di un’autobiografia, pone infatti una questione: quale rapporto deve esserci tra l’eredità del socialismo europeo e quella del comunismo democratico in vista della sopravvivenza stessa della politica di liberazione incarnata dalle sinistre. A questo interrogativo non sono ancora state fornite delle risposte….

“Siamo di fronte a forme di mondializzazione dell’economia[...] Si rende necessaria e urgente una concertazione di politiche comuni della sinistra europea.[..] A me sembra che ci troviamo di fronte a livelli di rapporti tra forze e soggetti della sinistra che sono seriamente in ritardo rispetto a tali bisogni. Credo  molto al bisogno di nuove dimensioni internazionali, prima di tutto, all’esigenza di forti collegamenti europei.” Queste parole di Pietro Ingrao, in merito al rapporto con il socialismo europeo ed al bisogno di un’unità nazionale ed internazionale delle forze della sinistra, risalgono al 1984 e ci vengono consegnate da Garzia con il rimpianto di un’occasione mancata e da ventitré anni rincorsa: l’occasione di nuove forme di unità ed azione di una sinistra non minoritaria e capace di affrontare le sfide della globalizzazione neoliberista.

Insomma questo è un libro utile per comprendere quella filosofia della liberazione che era il socialismo democratico europeo, al di là della sua versione corsararappresentata dal craxismo, è un utile strumento di analisi e studio per coloro che, richiamandosi al socialismo europeo, rischiano scimmiottature identitarie di una storia che probabilmente è finita e che anche uno dei suoi più grandi personaggi avrebbe voluto rinnovata grazie al contributo del comunismo democratico. Ora la parola passa alla politica a tutti gli ex comunisti che si sono scoperti socialisti europei e a tutti i socialisti che militano all’interno di qualche partito comunista.

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