Olof Palme ed il socialismo democratico

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 12-04-2010

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Recensione di Aldo Garzia del libro: “Tra utopia e realtà. Olof Palme ed il socialismo democratico” di Monica Quirico

Gli Editori Riuniti University Press hanno inviato in libreria Olof Palme e il socialismo democratico, un’antologia di scritti e discorsi del leader svedese.

Si tratta di un piccolo evento editoriale perché è la prima volta che quei testi sono tradotti in italiano. Del «modello svedese» si è discusso appassionatamente in alcuni cenacoli della sinistra italiana degli anni Settanta. Anche la personalità politica e di statista di Palme ha incuriosito a lungo, prima che una mano tuttora misteriosa premesse il grilletto nella notte del 28 febbraio 1986 uccidendolo all’uscita di un cinema mentre si apprestava a fare ritorno in metropolitana nella sua residenza accompagnato dalla moglie. Dopo quel delitto politico, l’oblio è tornato a dominare il dibattito italiano sulla socialdemocrazia svedese, che intanto declinava priva del suo leader di maggior prestigio. Destino d’oblio capitato pure a personaggi del calibro del tedesco Willy Brandt e dell’austriaco Bruno Kreisky che – come Palme – avevano cercato di far risorgere la socialdemocrazia europea negli anni più bui della «guerra fredda». Chi voleva documentarsi su quella fase, aveva a disposizione in italiano solo un libro del 1976 (Quale socialismo per l’Europa, edizioni Lerici), introdotto da Gaetano Arfè, che raccoglieva un carteggio tra Brandt, Palme e Kreisky che si interrogavano sul passaggio d’epoca di quegli anni. Avendo scritto l’unica biografia in italiano di Palme (Editori Riuniti, 2007), posso testimoniare l’assoluta assenza di fonti perfino sui suoi incontri con Enrico Berlinguer a Roma nel 1983 e nel 1984. Ora il lettore può farsi finalmente una opinione sulle idee-forza di uno straordinario protagonista della scena europea prima che cadesse il Muro di Berlino. E può orientarsi sui riferimenti politici contenuti nei testi tradotti grazie alla puntuale introduzione di Monica Quirico, curatrice e ideatrice del libro.

Gli interventi raccolti in volume sono per lo più discorsi tenuti in occasioni pubbliche, ma sufficientemente significativi del linguaggio e della politica di Palme. Emerge innanzitutto la sua fiducia nella democrazia politica ed economica come fucina di consenso e trasformazioni. Del resto, la storia del welfare svedese si basa sul ruolo attivo degli operai e dei sindacati in un sistema di cogestione delle imprese all’interno di una economia di mercato regolato. È quella stessa tradizione che porterà proprio Palme a indicare nel Piano Meidner, alla fine degli anni Settanta, il punto critico mai raggiunto da un’altra esperienza socialdemocratica di governo (ecco perché tornare a discuterne): la possibilità che i lavoratori diventassero proprietari delle imprese reinvestendone in forma concordata i profitti. A Palme, per indicare questa meta, piaceva usare una precisa metafora: «Il capitalismo assomiglia a una pecora che va tosata periodicamente ma non ammazzata».
In questi discorsi raccolti in volume emerge anche il protagonismo di Palme sulla scena internazionale, che è poi l’apporto qualitativamente nuovo da lui dato alla storia della socialdemocrazia svedese che passa dal tradizionale «neutralismo» a un «neutralismo attivo» capace di agire sulla scena mondiale. Dal no alla guerra in Vietnam (pagata con la rottura dei rapporti diplomatici tra Stoccolma e Washington) al sostegno dei movimenti di liberazione nel Terzo mondo e di quelli democratici in Europa (Spagna, Grecia, Portogallo), dal contrasto dell’espansionismo sovietico alla ferma posizione anti-riarmo in Europa dei primi anni Ottanta, fino alla scelta di agire contro il regime dell’apartheid in Sudafrica e di mediare nei conflitti su mandato dell’Onu (come nel caso della guerra Iran-Iraq iniziata nel 1980). Da qui l’ipotesi che Palme potesse diventare segretario generale del Palazzo di Vetro.
Dalla lettura dei discorsi del leader svedese, si rafforza la convinzione che egli abbia interpretato un originale modo di pensare il socialismo nei decenni Settanta e Ottanta, frutto certo della storia del movimento operaio svedese e della più ferma autonomia dall’Unione sovietica e dagli Stati uniti. Ciò ha reso credibili i suoi progetti di critica e correzione del capitalismo che avevano nell’estensione delle conquiste del welfare il principale obiettivo di politica interna. E proprio con l’azione di Palme la Svezia, paese di nove milioni di abitanti, ha conquistato un ruolo e un prestigio internazionali inversamente proporzionali al peso della sua popolazione.
Se c’è stata una «terza via» tra capitalismo e comunismo nei decenni passati, non può che essere quella della Svezia di Palme. Come annota Monica Quirico, proprio per gli audaci indirizzi della sua politica Palme era un leader molto amato e molto odiato in patria dove era diventato premier nel 1969 raccogliendo il testimone di Tage Erlander. Sconfitto nelle elezioni del 1976, era tornato a guidare il governo nel 1982 ed era ancora primo ministro quando fu ucciso nel 1986.
Valga per tutte questa citazione di Palme presente nel volume: «La politica è desiderare qualcosa. La politica socialdemocratica consiste nell’auspicare un cambiamento. È chiaro tuttavia che il desiderio deve avere un indirizzo, e il cambiamento una meta. Noi socialisti siamo abbastanza presuntuosi da auspicare il cambiamento perché sappiamo che questo può trasformare le utopie in realtà».

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