L’inizio delle fini…
Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 23-08-2010
Tag:berlusconismo, centro-destra, ciampi, Costituzione, fare futuro, filippo rossi, gianfranco fini, governo tecnico, Napolitano, pd, PDL, Presidente della repubblica, slvio berlusconi
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Lo rottura tra Fini e Berlusconi, ufficializzata dalla cacciata dei finiani dal PDL e dalla formazione dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà, segna un punto di non ritorno per la politica italiana.
Una fase politica si chiude e non si ha certezza di cosa venga dopo.
La lunga transizione italiana tra Prima e Seconda Repubblica potrebbe vedere in questo evento l’inizio della fine. La nostra “povera patria” non ha ancora visto, infatti, una Seconda Repubblica, ma solo una non conclusa e devastante transizione tra la un prima ed un dopo.
La fase politica che inizia con tangentopoli e con la dichiarazione di voto di Berlusconi per Gianfranco Fini, allora candidato a Sindaco di Roma, sembra ormai andare verso la fine e ne è un segno evidente la nota di Filippo Rossi pubblicata su “Fare Futuro” il 19 agosto 2010.
Sarebbe facile deridere la scoperta dell’illiberalità di Berlusconi e del berlusconismo come “editti, ostracismo, dossieraggio e ricatti” e si potrebbe rimproverare a Fini ed ai Finiani di aver retto il gioco di Berlusconi per 15 anni: appoggiando governi illiberali e leggi ad personam, come la legge Gasparri sulle telecomunicazioni o la Cirielli, oppure proponendo leggi liberticide come la Bossi-Fini. Nello stesso tempo si dovrebbe ricordare la presenza di Gianfranco Fini, allora Vice Premier, al G8 di Genova nel 2001 nella camera di regia che coordinava le forze dell’ordine in una vasta repressione di manifestanti perlopiù pacifici fino ad arrivare a quella che è stata più volte definita la “macelleria messicana” della scuola Diaz.
Nello stesso tempo, bisognerebbe però ricordare i passi accorti e misurati che hanno portato l’ex leader missino a fare i conti con il proprio passato (la questione ebraica e “il fascismo come male assoluto” in primis ) e che Fini non fu l’unico a pensare di poter utilizzare Berlusconi nella fase post-tangentopoli: basti pensare a tutti coloro che lo votarono per non votare Occhetto e il PDS o a Casini, che di Berlusconi fu fedele alleato coprendone tutti i conflitti di interessi, o al Centro- Sinistra che pensò di poter con Berlusconi fare le riforme costituzionali.
Non sapremo mai se Fini ha operato in questi anni vistosi cambiamenti e revisioni del proprio passato per opportunismo oppure per convinzione e forse saperlo è poco importante.
Bisognerebbe evitare di frugare nel cuore dei politici e invece valutarli dai loro gesti pubblici e dalle loro azioni politiche.
La rottura tra Berlusconi e Fini potrebbe segnare la nascita di una destra europea, democratica e conservatrice anche nel nostro paese e questo sarebbe un bene in un paese come il nostro in cui la sinistra non vince quasi mai. Questa rottura potrebbe infatti portare a due fini: la fine del Berlusconismo o la fine dell’assetto democratico e repubblicano come lo abbiamo conosciuto fino ad adesso.
Se Berlusconi venisse neutralizzato dalla perdita della maggioranza parlamentare, dal proliferare degli scandali e dal malgoverno e il nostro Paese aprisse una fase costituente (un governo tecnico come quello che fu di Ciampi all’inizio degli anni novanta del secolo scorso), attraverso la quale dotare il nostro paese di una nuova legge elettorale, di nuove riforme strutturali (in grado di armonizzare innovazione ed internazionalizzazione) e di un assetto federale non secessionista e populista come quello voluto dalla Lega; in questo caso il Paese potrebbe trovare una strada con la quale uscire dal cul de sac in cui si è infilato.
Nel caso ci fossero nuove elezioni, che vedrebbero sicuramente un aumento di consenso per la Lega e la fine di ogni forma di garanzia costituzionale, il nostro Paese imboccherebbe la strada della fine.
Berlusconi sta, infatti, lanciando la sua ultima sfida alle istituzioni, il suo attacco al “Colle più alto, chiede elezioni immediate, affermando che i “formalismi costituzionali” non lo fermeranno, che esiste una costituzione sostanziale che lui incarna e che Napolitano non deve fare altro che registrare i voleri di un Premier senza più freni.
Se ciò accadesse sarebbe la fine.
Si aprirebbe infatti una nuova stagione, in cui la forma delle nostre istituzioni, da cui dipende la certezza del diritto e e le garanzie democratiche, ne uscirebbe radicalmente stravolta.
Berlusconi non lo sa, o fa finta di non saperlo, la democrazia è forma e rispetto delle istituzioni che regolano la vita comune e la Carta Costituzionale, su cui lui ha giurato, è chiara nell’attribuzione di competenze e garanzie: il Presidente della Repubblica vigila sul rispetto della Costituzione, mentre il Presidente del Consiglio governa….
In questo gioco, chesegna l’inizio di una doppia fine (quella di Berlusconi o dalla Repubblica che conosciamo) tutti sembrano essere fedeli al proprio ruolo (Napolitano fa il garante, Fini creale condizioni politiche della rottura…) solo il PD sembra non avere ancora scelto che ruolo giocare facendosi scavalcare a sinistra dall’ex-post-fascista Fini… e questo non è un bel segno.

