Il Presente dell’arte africana

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane | Posted on 13-12-2009

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di Marcella Manni (tratto da www.aprileonline.info, 9dicembre 2009)

Arte e libri.  Come si caratterizza l’arte contemporanea africana? Quali sono le pratiche artistiche e i modelli di identità in cui si riconoscono gli artisti africani che operano all’interno e fuori i confini del continente? Contemporary African Art since 1980 è la prima pubblicazione che propone un’ampia e articolata ricognizione degli esiti più recenti della produzione artistica che ha nell’Africa il punto di origine geografica

Nel corso delle ultime due decadi l’arte contemporanea africana ha visto un crescendo di interesse e di attenzione; nella stessa Africa, grazie anche alla presenza di una molteplicità di spazi culturali, (musei, gallerie, case d’aste, fiere) una produttiva mescolanza di idee, concetti, pratiche e obiettivi è emersa e ora Okwui Enwezor e Chika Okeke-Agulu ne tracciano le linee guida.

Lontani dall’insistere “sull’idea di Africa”, Enwezor e Okeke-Agulu veicolano un’identità africana come parte di un più ampio scenario che sottende spazi geopolitici e geoculturali. La forma dell’Africa oggi si presenta come un “network di posizioni, affiliazioni, strategie e filosofie che rappresentano la molteplicità di tradizioni culturali e archivi disponibili”.

La scelta di periodizzazione, concentrata sugli ultimi 30 anni, rende possibile analizzare come i movimenti riformatori democratici, il fallimento di modelli statali, la globalizzazione, la migrazione e l’esilio, l’ascesa politica dell’islam e la lotta contro l’apartheid hanno profondamente toccato e ridisegnato il campo della cultura africana e della sua produzione artistica.

Secondo gli autori è proprio la periodizzazione a giocare un ruolo fondamentale: l’arte contemporanea africana vede la sua origine nel post-colonialismo. Non è quindi necessario andare alla ricerca di riverberi di antiche tradizioni e allo stesso tempo sono da accantonare le letture dell’arte contemporanea africana alla luce di contrapposizioni interpretative come Occidente e Africa, popolare e accademico o indigeno e diaspora.

Enwezor e Okeke-Agulu, mostrano come l’architettura dell’arte africana del presente può essere dedotta dai movimenti di decolonizzazione, in un periodo in cui gli artisti hanno sviluppato un nuovo linguaggio critico, usato per disegnare spazi di produzione e teorie di percezione. Non si focalizzano su basi etnografiche e si allontanano da un modello interpretativo che tende a investire l’arte africana di un’aura etnocentrica, proponendo una lettura rispettosa sia dei confini socio-politici delineati dal post-colonialismo sia degli spazi geopolitici individuati dalla diaspora e dai movimenti transnazionali.

Una visione che si impegna a collocare gli artisti e la loro produzione all’interno di un contesto temporale e allo stesso tempo ad assegnare una dimensione autoriale ai suoi protagonisti, distante dall’etichetta di “tribale”, mostrando anche come gli artisti africani abbiano lavorato in un ambito internazionale fin dall’inizio del XX secolo, anche se esclusi dal dibattito delle avanguardie europee che pure tanto debbono agli “oggetti artistici” africani.

L’indagine teorica sugli artisti del trentennio in esame – oltre duecento – procede per nuclei tematici, accantonando lo svolgersi cronologico che si ritrova invece nelle 400 tavole, divise in anni Ottanta, Novanta, Duemila. E’ una lettura che tiene conto dei momenti storici in cui gli artisti si trovano ad operare e che costruisce un bagaglio segnico identitario che passa dalla politica, alla cultura, all’etica, all’impegno sociale.

Si parte dagli artisti che hanno posto al centro della loro pratica l’indagine dei profondi mutamenti sociali e politici, come il nigeriano Obiora Udechkwu, la denuncia politica di Moké o il lavoro imperniato sulle questioni razziali, tra gli altri, di Sue Williamson e William Kentridge.

Sono quindi analizzati gli artisti che trovano nella memoria e nel documento il proprio centro, da citare,tra gli altri, Mofokeng con il suo lavoro di archiviazione, i ritratti di Samuel Fosso, il lavoro documentaristico di David Goldblatt o i video monumenti di Candice Breitz.

Terzo nucleo tematico è individuato nel ricorso all’immaginario astratto che si ritrova ad esempio in Rosene Kosrof , nella mescolanza di astrazione e figurazione di Ghada Amer, nell’indagine sulla figura umana dei dipinti di Marlene Dumas e delle sculture di Jane Alexander; per concludere con una ricognizione delle tematiche di genere, differenza, sessualità e uso “politico” del corpo: da ricordare i photocollage di Wangechi Mutu, il controverso lavoro di Chris Ophili o le ibridazioni scultoree di Nandipha Mntambo, solo per citare alcuni nomi.

Il volume offre un approccio lontano da stereotipi interpretativi, consapevole dei limiti di un’indagine su sola base geografica, all’interno della quale gli autori rifiutano di farsi costringere. La visione di Enwezor e Okeke-Agulu ci parla di un’Africa de-territorializzata e ri-territorializzata nella pratica artistica, fatta di un mosaico di incommensurabili spazi produttivi, discontinuo e non lineare, come si presenta la mappa etnica, politica, sociale, culturale, linguistica e religiosa profondamente diversa del continente africano.

Okwui Enwezor , Chika Okeke-Agulu
Contemporary African Art since 1980

Damiani, 2009 pp. 368

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