Il mondo Smart è già qui.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo | Posted on 09-03-2012

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Smartcity on www.lastampa.itQui sotto un’intervista a Carlo Ratti di  Paolo Mastrolilli, tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

Carlo Ratti, ingegnere a Torino, docente al Mit, ci accompagna nel futuro prossimo.

di PAOLO MASTROLILLI

INVIATO A NEW YORK

Quando ci sveglieremo nelle città intelligenti, i muri di casa si sposteranno al nostro passaggio, gli elettrodomestici ci parleranno, e l’autobus verrà a prenderci al portone invece di doverlo rincorrere. L’auto si guiderà da sola, ricordando a memoria dove vogliamo andare, dove parcheggiare e quale menù ci piace, al nostro ristorante preferito, per prenotarlo senza neppure telefonare.

La nostra bici saprà fra quanti minuti comincerà a piovere, e chi provasse a rubarla non riuscirà a svoltare l’angolo. Sceglieremo le strade da percorrere in base alle previsioni del traffico o di quanto è pulita la loro aria, e se qualcuno si sentisse male, tutti saprebbero in fretta dove sta e come soccorrerlo.

Professor Ratti, quando ci sveglieremo in queste città?

«Oggi. Al massimo domani, perché molte cose che abbiamo descritto sono già operative, o lo stanno diventando».

Carlo Ratti ha 41 anni e dirige il Senseable City Lab al Massachusetts Institute of Technology, dove si progettano i centri urbani del futuro prossimo. Se Italo Calvino fosse ancora vivo lo odierebbe, perché Ratti ha più fantasia di lui, e le sue città non sono invisibili.

Ci può spiegare cosa sono queste smart city?

«Uso l’esempio della Formula uno. Fino a qualche anno fa, per vincere era necessaria una buona macchina e un buon pilota. Oggi è indispensabile un sistema telemetrico e decine di sensori, che mandano le informazioni in tempo reale ai computer dei box. Così l’auto diventa intelligente, comunica, e permette ai tecnici di intervenire per modificarla in corsa. Ecco, le città intelligenti funzioneranno così».

In quale modo?

«Ci sono due modelli concettuali. Il sistema dall’alto, che centralizza e distribuisce tutte le informazioni raccolte dai sensori, i cellulari e i vari strumenti elettronici già disseminati nelle nostre città; e quello dal basso, che si attiva attraverso le comunicazioni degli stessi cittadini. Io segnalo una buca per strada, l’amministrazione viene a ripararla».

Cominciamo dal principio. Ci svegliamo la mattina, e il muro della stanza da letto si sposta per farci andare in cucina?

«Volendo sì. A Saragozza abbiamo presentato il Digital Water Pavilion, con muri di acqua che si azionano al nostro comando. È un po’ la realizzazione del sogno di Michelangelo, che colpisce il suo Mosè col martello chiedendogli perché non parla. Ecco, adesso l’architettura è viva e gli elettrodomestici ci parlano».

Quindi il frigo ci avverte che il latte è in scadenza e bisogna consumarlo in fretta.

«Non solo. La lavastoviglie raccoglie in un chip tutte le informazioni sul consumo di elettricità e acqua, aiutandoci a scegliere il momento migliore per accenderla. Così risparmiamo energia ed evitiamo i picchi di consumo, che sono come gli ingorghi nel traffico. Ad aprile presenteremo a Milano alcuni di questi elettrodomestici».

Finiamo di bere il latte, buttiamo il cartone, e poi?

«Un chip segue il suo percorso. Si chiama Trash Track. Lo abbiamo già fatto a Seattle, scoprendo che una cartuccia di inchiostro aveva percorso 6.152 chilometri prima di arrivare a destinazione. Troppo, non funziona. Così invece possiamo seguire lo smaltimento, snellirlo, aumentare il riciclo, ed evitare che i rifiuti finiscano in discariche illegali».

A questo punto scendiamo in strada sereni, e ci avviamo in ufficio. Come?

«Prima ipotesi: prendiamo il bus. Oggi bisogna aspettarlo, inseguirlo, sperare che arrivi in tempo a destinazione. Nelle città intelligenti, grazie all’uso di algoritmi dinamici, l’autobus sarà “on demand”. Verrà a cercarci dove ci troviamo e potrà prevedere quando raggiungerà la nostra fermata, perché saprà esattamente come va il traffico. Questo significa usare meglio le infrastrutture esistenti, risparmiando i soldi per ricostruirle».

Ma noi preferiamo l’auto.

«Se ci piace guidare, potremo farlo per il nostro gusto, ma tutte le auto saranno autopilotate. Questo significa più sicurezza e archviazione dei sistemi arcaici che usiamo oggi per regolare il traffico.

L’auto saprà in tempo reale dove ci sono gli ingorghi per evitarli, conoscerà i parcheggi dove c’è posto e pagherà il pedaggio automaticamente, facendoci risparmiare anche il costo delle multe. Conoscerà l’indirizzo dei negozi dove vogliamo andare o il ristorante, che già oggi si può prenotare col sistema “open table”. Così risparmieremo un sacco di tempo e diminuiremo l’inquinamento, perché la maggior parte delle emissioni avvengono proprio nei momenti morti del trasporto urbano.

Niente targhe alterne, insomma, o come minimo lo sapremo con grande anticipo. Sistemi del genere esistono già in città come Singapore o Londra, dove per entrare al centro ci sono strumenti che fanno pagare il pedaggio leggendo la targa. A Singapore poi piove spesso, ma lo fa a macchia di leopardo.

Un tempo, quando arrivava il temporale, era impossibile trovare un taxi. Ora il sistema Live Singapore avvisa con cinque o dieci minuti di anticipo dove sta per piovere, così i cittadini e i guidatori di taxi, si possono organizzare».

E se siamo così ecologisti da volere la bici?

«In Danimarca abbiamo lanciato un programma chiamato Copenhagen Wheel. Sono bici modificate, con la ruota posteriore che le trasforma in ibridi elettrici. Ricevono tutte le informazioni sul traffico, il tempo ed altro, e registrano la strada percorsa.

Questo serve a tenere la contabilità di un sistema di miglia come quello delle linee aeree, che poi premia chi fa più chilometri in bici. È un programma che migliora anche la salute pubblica, perché chi fa moto sta meglio, e consente alla comunità di risparmiare molti soldi di cure».

Saremo anche più sicuri?

«Certo, perché come scriveva Jane Jacobs in “The Death and Life of Great American Cities”, ci saranno mille occhi nelle strade. Quelli dei cittadini, che potranno segnalare qualunque problema.

Da questo punto di vista, la città più intelligente al mondo è Il Cairo, dove la primavera araba è esplosa grazie alle comunicazioni dei social media».

Non c’è il rischio che un criminale approfitti di questi sistemi?

«Sì: tutte le invenzioni umane possono essere usate per il bene o il male. L’enorme diffusione delle informazioni tra tutti, però, aumenta anche la capacità di controllo dei singoli cittadini».

Non sono sistemi che interessano anche alla politica?

«In America stiamo ridisegnando le mappe del Paese sulla base del flusso delle comunicazioni, e anche in Gran Bretagna. Serve a riscrivere i confini delle amministrazioni, privilegiando la convenienza per i cittadini».

E la privacy, che fine farà?

«Ne stiamo discutendo. Diventeremo una società dove è impossibile dimenticare, come prevedeva Calvino nella “Memoria del mondo”. All’origine di tutte queste azioni, però, deve sempre esserci la volontarietà del soggetto che partecipa, fornisce e riceve informazioni. Perciò preferiamo i modelli dal basso».

Quando le vedremo, riconosceremo queste città?

«Saranno come quelle in cui viviamo, non Metropolis. Sono già quelle in cui viviamo, solo un po’ più efficienti».

Ne state costruendo di nuove?

«Sì, ma con modalità diverse. A Guadalajara, in Messico, stiamo realizzando una Ciudad Creativa Digital promossa dal governo, riqualificando un antico quartiere storico. In Russia, invece, stiamo preparando una nuova città da zero. Ne stiamo costruendo una in Arabia Saudita, che diventerà un grande polo per la ricerca energetica: hanno capito che il petrolio sta finendo, e vogliono essere all’avanguardia delle nuove fonti».

E l’Italia?

«È molto avvantaggiata, perché ha strutture urbanistiche che tutto il mondo le invidia. Venezia, per esempio, non sarebbe mai potuta diventare una città industriale, ma sarà una smart city perché questi strumenti sono molto più leggeri. Anche Torino è all’avanguardia: ci sono vari progetti già allo studio».

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