Graffiti writing a Torino (parlano di me…)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Eventi | Posted on 12-02-2011

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Posto questo articolo di  Margherita Parigini (tratto da www.arcitorino.it), in cui si parla del fenomeno graffiti writing a Torino, sperando possa essere di interesse.

Alle nostre spalle c’era un lungo terrapieno di cemento, crepato in più punti.
La vita gli aveva riservato un destino felice.
C’era disegnato sopra un graffito meraviglioso, almeno 30 metri di colori.
Draghi, gnomi, negri che suonavano il sax, sirene e uccelli tropicali, cazzi e tette, frutti esotici, ciclopi, cannabi e calibani, un sottomarino giallo, e alcune scritte tra cui ne spiccava una gigantesca:
NON VI CREDIAMO PIU’

MARGHERITA DOLCEVITA, Stefano Benni

Alla luce della recente conferenza tenutasi a Palazzo Nuovo, Aula Lauree di Lettere, organizzata da C.I.R.Ce, ci si è voluti porre una domanda: ma secondo quali modalità la presenza dell’Arci torinese offre spazio al fenomeno dei writers, sempre più dilagante?

Roberto Mastroianni, presidente di Altera, ha direttamente partecipato alla conferenza tenutasi il 25 e il 26 gennaio Scrivere la città  (cui hanno preso parte diverse personalità intellettuali dell’Università e non) tramite l’intervento intitolato Dal segno metropolitano al muralismo artistico: MurArte e PicTurin come esercizi di cittadinanza agita.

La conferenza ha ampiamente trattato il fenomeno su base territoriale, investendo anche negli aspetti di semiotica tralasciati dalle analisi più superficiali e, a dirla tutta, assai comuni che rendono il graffitismo una realtà così controversa.
Si è voluto ricostruire un percorso di significato attraverso cui i writers si sono sempre espressi.

L’individualità è una cosa rara al giorno d’oggi. Viviamo, per attingere ad una realtà di cliché, circoscritti da barriere tecnologiche che annullano ogni tipo di contatto umano. Affermare se stessi diventa sempre più difficile, così com’è difficile riconoscere in se stessi questo bisogno.
Spesso il fenomeno del graffitismo è stato interpretato non solo come esigenza d’esistere, ma chiara testimonianza di partecipazione attiva da parte del cittadino. La città viene letteralmente vista come una tela. Il graffito non è che una menzione figurativa del disagio sociale.

Il nostro occhio recepisce un’immagine, sia parola o figura, tramite una successione sistematica di livelli: vedere, leggere, comprendere. Per vedere s’intende poter materialmente visualizzare l’oggetto di studio; leggere vuole tradurlo (almeno mentalmente) in un’espressione vocale; comprendere si concentra sul significato dell’immagine.
Col graffitismo non si ha che una manifestazione permanente e di disturbo, ma soprattutto estranea a due di questi livelli: la tag, la firma del writer, è creata per non essere compresa e tradotta liberamente. E’ un simbolo d’irruenza intellettiva, se non di ribellione.

MurArte e PicTurin sono entrambi progetti indetti dal settore delle Politiche Giovanili del Comune: due canali che, a loro modo e con una loro storia ben differente, hanno tentato d’indirizzare il muralismo e le sue potenzialità artistiche. Una riqualificazione ambientale attraverso i colori, è così che lo spazio urbano incapace di vuoti è diventato ancor più duramente terreno di lotta e contrasti.
Questa collocazione del contributo artistico tramite una sua istituzionalizzazione ha generato  consensi e dissensi a pari merito.

Ma ci sono altre modalità per tentare di rendere giustizia ad una realtà come questa, allergica alle regole? Di certo nell’Arci.

Grazie alla benevolenza di Mariangela Coniglio, segretaria di Artefatti, siamo venuti a contatto con questo esperimento un po’ bizzarro di inclusione normativa della pratica artistica del graffitismo. Lei poco ne capisce di bombolette ma, una volta fattasi ridipingere le pareti della casa, si è appassionata alla causa; si occupa di progettualità, partecipare ad eventuali bandi promossi dalla Regione e dal Comune che offrano spazi ai writers da reinventare nella loro totalità.
Uno spirito di profonda condivisione e collaborazione anima Mariangela, o Mara come preferisce farsi chiamare: i numerosi progetti realizzati li hanno visti fianco a fianco con altre associazioni culturali di riqualificazione urbana, come Monkeys Evolution, Il Cerchio e le gocce, Style Orange.

Volendo invece sottolineare approcci radicalmente differenti, non si potrebbe fare a meno di ricordare l’Aleph, galleria per la fotografia, circolo culturale Amantes. Roberto Tos, Presidente dell’Amantes, dal 2005 dedica lo spazio alla Street Art in un’altra maniera ancora. L’idea di questo nuovo percorso nasce casualmente, durante i preparativi per le Olimpiadi Invernali 2006 tenutesi a Torino: a quell’epoca assistette alla “ripulita” dei muri, una faccia nuova e immacolata alla città che sarebbe stata sotto gli occhi della comunità internazionale per alcune settimane.
Tramite Rewriting e Across Rewriting, in questi cinque anni, si sono volute ricreare le condizioni “segrete” in cui operano dalla fine degli anni 60 i writers (primo fra tutto Taki 183 a New York). Una disinibita quanto astratta appropriazione dei sottopassaggi, delle metropolitane, dell’arte di strada irriverente.

Queste sono modalità differenti, colori differenti, realtà prospettiche che rendono e vivono il graffitismo in maniera sempre originale e controversa.
“L’arte è questo: scappare dalla normalità che ti vuole mangiare. Io fuggo sempre, e i miei disegni sono così perché so che possono essere cancellati, divorati in un attimo. Van Bongh” MARGHERITA DOLCEVITA, Stefano Benni.
Non è detto che volendo conoscerlo e istituzionalizzarlo sempre più a fondo non se ne snaturi l’essenza, ma forse, così facendo, si contribuisce alla sua evoluzione: un qualcosa di nuovo, intrigante e, ancora una volta, impossibile da catturare.

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