Gli schiavi in rivolta di Rosarno

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 10-01-2010

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di Davide Orecchio (tratto da www.rassegna.it)

Il sistema malato e vessatorio della Piana di Gioia Tauro era noto da tempo. Rapporti e denunce avevano fornito tutti gli elementi per comprenderlo. Sulla base di quelle informazioni, chi di dovere avrebbe potuto intervenire. Ma non è stato fatto nulla

Succede, prima o poi, che gli schiavi si ribellino. È successo a Rosarno, dove gli africani sfruttati nei campi di Gioia Tauro sono entrati nella dimensione della rivolta. Dimensione che appartiene antropologicamente a ogni essere umano quando percepisce che la misura è colma, che il limite della sopportazione è stato superato, quando lavora 14 ore al giorno per pochi euro, vive all’aria aperta o tra le mura di edifici dismessi, senza un bagno o acqua per pulirsi, esposto ogni giorno alla violenza del primo caporale che passa.

La ribellione degli immigrati si è indirizzata contro il sistema mafioso, criminale ed economico che li sfrutta. Contro il territorio che ospita questo sistema e contro le persone che lo abitano. Un’”insurrezione” - secondo quanto riferito da un sacerdote di Libera – che sarebbe stata innescata da una notizia falsa diffusa tra gli immigrati: che quattro di loro erano stati uccisi. Chi ha diffuso la voce e perché? Siamo forse di fronte a un altro segnale di destabilizzazione del territorio calabrese ad opera delle cosche, dopo la bomba di Reggio Calabria? Se le cause sono ancora oscure, le conseguenze sono state immediate e ben visibili: panico, violenza e reazione altrettanto e più violenta da parte degli abitanti di Rosarno.

Così nella zona di lotta sono entrati gli italiani. Molti di loro affermano di essere disoccupati – e c’è da credergli – e non vogliono più gli africani intorno. Altri, invece, traggono profitto da quell’economia spesso illegale e in nero che si sostiene sul lavoro semischiavistico degli immigrati. In una città, Rosarno, il cui sindaco pochi mesi fa è stato arrestato con l’accusa di collusione mafiosa. Questa situazione – il sistema malato e vessatorio della Piana di Gioia Tauro – era nota da tempo. Rapporti e denunce da parte di sindacati e associazioni avevano fornito tutti gli elementi per comprenderla ( leggi qui, e qui, e ancora qui). Sulla base di quelle informazioni, chi di dovere avrebbe potuto intervenire per sanare una condizione evidentemente utile sotto il profilo economico ma inaccettabile sul piano del diritto e della convivenza sociale. Ma non è stato fatto nulla e oggi assistiamo all’ennesima, nota replica italiana: l’emergenza della cronaca e l’impreparazione delle istituzioni, quando a Rosarno un intervento “calmo” e tempestivo di quelle medesime istituzioni avrebbe potuto evitare la violenza.

Assistiamo anche a un dibattito politico e strumentale sui fatti di Rosarno, dove il ministro dell’Interno addebita gli scontri a “politiche troppo tolleranti”. Una lettura, quella di Maroni, che lascia di stucco e irrita. Anche perché non si è mai visto che persone accolte con tolleranza e un minimo di solidarietà rispondano con la violenza.

Eppure – al di là delle strumentalizzazioni leghiste – a destra le opinioni sono diverse. Il “Giornale” oggi apre con questo titolo: “Hanno ragione i negri”, che è un titolo spudorato e aggressivo ma prende una posizione precisa. Sui clandestini Feltri scrive che “non li si può sfruttare in modo vergognoso e prendere a fucilate mentre fanno lavori che i nostri disoccupati disdegnano”. Al polo opposto del centrodestra, il finiano “Secolo d’Italia” incalza scrivendo, nell’editoriale di Flavia Perina, che “il Pdl deve approfondire la riflessione sul tema immigrati e legalità per riportare politiche degne di uno Stato di diritto dove esistono sacche di illegalità e sfruttamento al limite dello schiavismo, che minacciano di trasformarsi in autentiche polveriere sociali”.

Bene. Magari il prossimo passo di questa “riflessione” sarà la presa d’atto che la legge Bossi-Fini sull’immigrazione ha fallito. Ma non c’è tempo per aspettare che la riflessione a destra maturi, o che tra qualche giorno, finiti i clamori della cronaca, addirittura si dilegui. Ci sono questioni che vanno affrontate subito. A cominciare dalla lotta all’economia sommersa, schiavistica e criminale che pervade il Mezzogiorno. Una lotta che non sembra interessare al governo del Cavaliere Berlusconi.

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