Appello della ragazza ucraina: le ragioni della protesta

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 21-02-2014

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Da piazza Maidan un’attivista dell’opposizione lancia un grido di aiuto sulla rete Internet via Facebook. Il video, sottotitolato in italiano dagli stessi attivisti, è un duro atto di accusa contro il governo – paragonato all’Unione Sovietica – accusato di dittatura, oppressione e di aggredire con violenza i manifestanti. Non c’è alcun cenno però alla organizzazione paramilitare degli attivisti, che usano bombe molotov e armi da fuoco contro le forze dell’ordine.

Spazio alla cultura. 4 iniziative torinesi su RSI (Radio Televisione Svizzera) LA1

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 04-02-2014

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Su RSI La1  4  iniziative torinesi, in cui vengo anche citato come critico e curatore… buona visione…

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La cultura ha sempre combattuto per creare nuovi spazi in grado di ospitare delle proposte innovative. Ad ogni epoca corrispondono sfide diverse per chi cerca di esprimersi in modo indipendente e le sfide dei nostri giorni sono ben riassunte nella dinamica scena culturale di Torino. A guidarci attraverso quattro iniziative emblematiche, alcune di successo e altre più problematiche, saranno il geografo Alberto Vanolo e l’artista Irene Pittatore, da anni impegnati in una riflessione sull’arte urbana nella capitale piemontese.

Per vedere le interviste cliccare qui

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 25-01-2014

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foto di scrittore ucraino

Un amico, Massimo Maurizio (che insegna letteratura russa all’Università di Torino), ha tradotto un documento dello scrittore ucraino Jurij Andruchovic. Leggete e diffondete per favore.

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Cari amici, ma prima di tutto, giornalisti e redattori di testate straniere, in questi giorni ricevo moltissime domande da parte vostra, mi si richiede di commentare la situazione a Kiev e in tutta l’Ucraina, di esprimere un giudizio su quello che sta succedendo e di formulare qualche previsione, almeno per il futuro prossimo.
Dal momento che non sono fisicamente in grado di scrivere un articolo di analisi per ogni singolo giornale, ho deciso di preparare questo breve documento, che ognuno di voi potrà utilizzare come meglio crede. Le cose importanti, di cui voglio parlare sono queste.

In quattro anni scarsi di governo il regime di Janukovič ha portato il paese e la società al limite della tolleranza. La cosa peggiore è che si è chiuso da sé in un vicolo cieco, dove deve mantenere il potere all’infinito e con ogni mezzo, altrimenti dovrà rispondere del suo operato in tribunale, incorrendo in pene severissime.

La portata dei furti e dell’arbitrio vanno ben oltre ogni concezione dell’avidità umana. Questa è l’unica risposta del perché da più di due mesi il regime spinge per un’escalation “organizzata” della violenza rivolta contro le proteste pacifiche: gli attacchi dei poliziotti delle squadre speciali al Majdan si accompagnano a persecuzioni individuali di attivisti d’opposizione e semplici partecipanti alle azioni di protesta (tallonamenti, percosse, automobili e case bruciate, incursioni in appartamenti privati, arresti, infiniti processi penali).

La parola chiave è impaurire. E poiché questa tattica non funziona e la gente protesta in maniera sempre più massiva, il potere intensifica la repressione. “La base legislativa” per attuarla è stata creata il 16 gennaio, quando i deputati del Parlamento, completamente sottomessi al presidente e con ogni tipo di violazioni dell’ordine del giorno, delle procedure di votazione e, non ultima, della Costituzione, hanno votato in pochi minuti (!) e per alzata di mano (!) una serie di cambiamenti legislativi, che introducono nel paese una vera dittatura e lo stato d’emergenza, senza che quest’ultimo sia stato dichiarato. Per esempio, io, scrivendo e diffondendo queste righe, sono perseguibile in base a diversi articoli del codice penale: “diffamazione”, “fomentazione d’odio” e altri.

In breve, se noi accettiamo queste “leggi”, dobbiamo rassegnarci al fatto che in Ucraina diventerà vietato tutto ciò, che non è permesso dal potere. E il potere permette una cosa sola: sottomettersi ad esso. Rifiutando queste “leggi”, la società ucraina il 19 gennaio è scesa in massa e per l’ennesima volta in piazza per difendere il proprio futuro.

Oggi i telegiornali mostrano i manifestanti a Kiev con caschi e maschere molto diverse tra loro, a volte tengono in mano bastoni di legno. Non credete che siano “eversivi”, “provocatori” o “estremisti di destra”. Io e i miei amici ora andiamo alle manifestazioni agghindati così. In questo senso gli “eversivi” siamo io, mia moglie, mia figlia, i nostri amici. Non abbiamo altra scelta: noi stiamo difendendo la salute nostra e dei nostri cari. I poliziotti delle squadre speciali ci sparano addosso, i loro cecchini uccidono i nostri amici. A seconda delle fonti il numero di manifestanti uccisi soltanto nella zona attorno del parlamento e soltanto negli ultimi due giorni è di 5 o 7. Il numero di coloro che sono spariti senza lasciare traccia in tutta Kiev raggiunge decine di unità. Non possiamo interrompere le proteste, perché questo significherebbe acconsentire a far diventare la vita nel Paese un ergastolo.

La generazione dei giovani ucraini, cresciuti e formatisi nel periodo post-sovietico, rigetta organicamente ogni forma di dittatura. Se la dittatura vincerà, l’Europa sarà costretta a fare i conti con una Corea del Nord al suo confine orientale e, secondo stime diversa, con una quantità di profughi tra i 5 e i 10 milioni.

Non voglio spaventarvi. La nostra è una rivoluzione di giovani. Il potere combatte la sua guerra non dichiarata prima di tutto contro di loro. Quando scende il buio, per Kiev si muovono gruppi di “persone in borghese”, che sequestrano prima di tutto giovani, soprattutto se portano simboli europiesti o del Majdan. Li rapiscono e li portano nei boschi, dove li fanno spogliare e li torturano al freddo di gennaio.

Stranamente, vittime di queste arresti sono sempre più spesso giovani artisti, attori, pittori, poeti. Si ha l’impressione che nel Paese agiscano degli “squadroni della morte”, il cui scopo è distruggere tutto ciò che c’è di buono.

Un altro dettaglio importante: le forze di polizia organizzano negli ospedali imboscate ai manifestanti feriti, li portano via anche da lì (ripeto, i feriti!), li trasferiscono n luoghi sconosciuti per interrogarli. È diventato molto pericoloso chiedere aiuto in ospedale anche per un passante, ferito da una scheggia impazzita di una granata di plastica della polizia. I dottori alzano le bracciamo e consegnano i pazienti nelle mani dei cosiddetti “tutori dell’ordine”.

Tiriamo le somme: in Ucraina si stanno verificando senza fine crimini contro l’umanità, dei quali è responsabili l’attuale potere.

Se in questa situazione ci sono degli estremisti, essi sono i massimi rappresentanti del governo del Paese.

E ora sulle due domande che mi vengono fatte in continuazione: non so che cosa succederà e non so nemmeno che cosa potete fare per noi.

Potete però diffondere massimamente tra tutti i vostri contatti questa mia lettera. E inoltre, siate solidali con noi. Pensateci. Vinceremo in ogni caso, indipendentemente da quanto loro saranno brutali.

Senza esagerare si può dire che ora la popolazione ucraina sta difendendo con il proprio sangue l’idea europea di una società libera e giusta.

Spero davvero che lo apprezziate.

PS: I ragazzi ucraini chiedono di tradurre questa lettera nelle diverse lingue europee e di diffonderla

Occupy Taksim

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-06-2013

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 Pubblichiamo questo reportage di Murat Cinar, un amico turco (blogger e giornalista freelancer) che vive a Torino, sugli avvenimenti che si stanno svolgendo a Istanbul. Diamo tutto l’appoggio all’opposizione ed ai ragazzi turchi che in questi giorni stanno protestando contro la svolta repressiva, islamista ed autoritaria del Governo Erdogan, che mai ha brillato per laicità, ma che adesso getta la maschera sotto la quale si nascondono pulsioni da neo-califfo.

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Tutto inizia con le proteste pacifiche contro la distruzione di uno dei pochi parchi rimasti in centro città. Taksim è il cuore di Istanbul dal punto di vista dell’aggregazione sociale e lo è ancora di più il Parco di Gezi che è destinato a scomparire.

Le volontà politiche legate al partito al governo, AKP, da un po’ di tempo in modo arguto continuano a dire che al posto del parco sorgerà una caserma militare che era presente proprio in quel posto tempo fa, della quale però oggi non c’è nessun residuo. La nuova caserma oltre ad essere nettamente un simbolo militaristico in centro città comprenderà anche un centro commerciale, che ad Istanbul non manca proprio data la presenza di quelli costruiti in quantità esagerata in questi ultimi anni.

Nonostante il progetto sia già stato approvato da chi di dovere, il permesso per l’abbattimento degli alberi non era ancora arrivato, ma, abusivamente qualche giorno fa gli operai hanno iniziato a radere al suolo con il sostegno della polizia. I manifestanti che protestavano fin dal primo momento sono stati allontanati con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo. In giornata grazie ad un lavoro eccezionale di coordinazione il Parco di Gezi si riempie di nuovo di manifestanti, ‘sta volta si dorme anche di notte al parco. Il giorno dopo alle 05:00 di mattina le ruspe iniziano a distruggere gli alberi sempre con il sostegno della polizia. Dopo pochi minuti la polizia oltre a sparare di nuovo lacrimogeni inizia a raccogliere le tende dei manifestanti e le brucia con tutto quello che c’è dentro in mezzo al parco.

Sia il primo giorno sia il secondo vari parlamentari dell’opposizione appartenenti ai partiti CHP e BDP si presentano ad ore diverse al Parco per sostenere i manifestanti. Ormai si poteva parlare dell’inizio di un atto di resistenza. Infatti uno dei parlamentari del BDP Sirri Sureyya si mette per ben due volte davanti alle ruspe e blocca i lavori.

In questi istanti il presidente del consiglio Recep Tayyip Erdogan inaugura l’inizio lavori del terzo ponte sul Bosforo. Un progetto totalmente bocciato da parte di diversi istituti di ricerca privati e statali e dall’intero mondo scientifico. Come hanno dimostrato i due precedenti la soluzione per risolvere il problema del traffico di Istanbul non è costruire un terzo ponte. Durante il festeggiamento dell’inizio lavori Erdogan dice due cose su quello che sta succedendo a Istanbul affermando la “loro” decisione sulla costruzione della caserma, che nessuno potrà fermare i lavori e che, se qualcuno volesse piantare degli alberi al posto di quelli che verranno abbattuti, il suo governo sarebbe disposto a riservare una zona libera. La proposta di Erdogan è proprio come quella che ha fatto dopo i festeggiamenti negati del Primo Maggio, ossia quella di creare una grande piazza lungo mare, isolata dal resto della città, destinata alle manifestazioni.

La sera del terzo giorno il Sindaco di Istanbul insieme al prefetto ed al capo della Polizia tiene una conferenza stampa in cui oltre a condannare gli scontri e definire i manifestanti come degli infiltrati oppure esponenti dei gruppi estremisti specifica che i lavori avviati riguardano la ricostruzione del marciapiede del Parco. Anche questa presa in giro non ferma i manifestanti.

Dal pomeriggio di Venerdì 31 Maggio i manifestanti allontanati dal Parco di Gezi iniziano a raggrupparsi lungo la strada centrale di Taksim ossia Istiklal Caddesi. Secondo alcuni tweet di sera si iniziano a contare più di 40 mila persone. La polizia risponde brutalmente:lacrimogeni, manganelli ed idranti. In poco tempo Taksim diventa un campo di battaglia e sono più di 100 i feriti. Dopo qualche minuto la connessione internet telefonica 3G smette di coprire la zona di Taksim, tutte le vie che danno su Taksim da diverse zone vengono bloccate e secondo alcuni testimoni vari bus provenienti da diverse città per sostenere la rivolta vengono fermati ai caselli in autostrada. In questo momento i principali canali televisivi al servizio del potere trasmettono soap opera oppure Miss Turchia. Soltanto qualche canale televisivo di opposizione come Halk Tv, IMC Tv e Ulusal Kanal decide di dedicare tutto il palinsesto a quello che succede a Istanbul.

Contemporaneamente partono delle manifestazioni di sostegno in diverse città della Turchia; Izmir, Ankara, Giresun, Trabzon, Rize, Afyon, Antalya, Bursa, Isparta, Eskisehir, Edirne, Adana, Antakya, Bolu, Mersin, Konya, Hopa, Samsun, Kocaeli, Zonguldak, Kayseri. Sindacati, partiti politici, ONG, i gruppi politici della tifoseria calcistica. La polizia risponde brutalmente anche in queste occasioni, ad Izmir, Antalya, Isparta, Mugla e Kocaeli si sparano i lacrimogeni e vari manifestanti vengono portati in caserma. Le persone bloccano le strade e camminano verso la sede centrale del partito al governo AKP della loro città per sollecitare il presidente a dimettersi.

Infatti ormai lo slogan principale è “dimissioni Erdogan”. Secondo alcuni tweet ed il portale Ntvmsnbc la polizia di Istanbul in tarda serata aveva esaurito i lacrimogeni di scorta ed ora si inizia a buttare i lacrimogeni dagli elicotteri; la polizia spara con munizioni di plastica. Partono diversi bus da varie città confinanti portando nuovi rinforzi per la polizia. La metropolitana di Istanbul viene chiusa. In questo momento gli ospedali privati attraverso le comunicazioni in rete fanno sapere che accolgono gratuitamente i feriti, persone mettono dei fogli fuori dei loro palazzi in zona specificando che sono disposte ad accogliere i manifestanti feriti, i negozi aprono i battenti a Taksim, gli alberghi accolgono i manifestanti, i bordelli non ufficiali aprono le porte per accogliere le persone che scappano dai lacrimogeni, le farmacie decidono di non chiudere questa notte, in rete circolano i numeri telefonici degli avvocati volontari per difendere i manifestanti portati in caserma e le persone che vivono a Taksim tolgono la password della connessione wi-fi per compensare la mancata connessione 3G perché si deve parlare di quello che succede a Taksim al mondo e dalle caserme militari si vedono i soldati distribuire delle maschere anti-gas. Nessun canale televisivo grande interrompe la sua trasmissione per lanciare la diretta. Di notte ormai Taksim è coperta di capsule vuote di lacrimogeni, i pronti soccorsi sono pieni di persone ferite gravemente. Si parla di un morto, di una in fine di vita ma nessuna notizia ufficiale e definitiva ancora.

Il mercato senza vincoli della Thatcher e di Reagan è stato causa della crisi mondiale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 11-04-2013

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Vi propongo questa riflessione sulla Thatcher preso dal Blog/sito di Romano Prodi così per riflettere assieme su quello che sarebbe potuto essere il centro sinistra di questo Paese, se non fosse nato il PD e su quello che potrebbe essere questo Paese se avessimo Prodi come Presidente della Repubblica.

Thatcher/ Prodi: Suo successo è all’origine di attuale crisi “Mercato senza regole ha aumentato disparità fra ricchi e poveri”

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(AGI)  Bruxelles, 8 apr. – Margaret Thatcher “ha cambiato il mondo“, ma ha anche piantato le radici dell’aumento delle disuguaglianze fra ricchi e poveri, che ha provocato l’attuale crisi economica. Il giudizio è dell’ex premier italiano Romano Prodi.

“Non è stato Reagan che ha intuito e organizzato la nuova economia” ultraliberista negli anni ’80. “E’ stata Thatcher che l’ha applicata e diffusa in tutto il mondo, con il vangelo del tutto mercato”, ha ricordato Prodi, oggi a Bruxelles,
parlando con i cronisti a margine di una sua audizione all’Europarlamento nella sua veste di inviato Onu per il Sahel.

“L’economia si basa sul mercato, ma non un mercato senza nessun controllo, con il ruolo dello Stato sempre minore, con meno regole di tutti i tipi; il risultato di questo è stato un aumento delle differenze fra ricchi e poveri in tutti i paesi del mondo, esclusi
quelli scandinavi. La crisi economica stessa – ha continuato Prodi – è stata provocata da questa disparità“, basata sull’idea di “aumentare i consumi e pagare sempre meno chi produce i beni. Questo è stato un successo della Thatcher: l’idea – ha concluso l’ex premier – che il mondo debba svilupparsi senza alcuna regola e senza alcun controllo è stata sua”, ha concluso.

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Prodi: ”Thatcher e Reagan padri della crisi mondiale”

Audiointervista di Giulia Santerini a Romano Prodi su La Repubblica online del 8 aprile 2013

Prodi non nega le responsabilità della Thatcher relaticamente alla situazione economica mondiale. Anzi, le individua e le addita, e ne legge le conseguenze. Anzi, precisa:

«Le conseguenze non le leggo io, le leggono i fatti. In questo mondo affidato solo al mercato, per un brevissimo periodo di tempo ha tolto alcune incrostazioni all’economia mondiale. E poi ha progressivamente preparato questa crisi. Che questo sia dovuto alla Tatcher o ai suoi interpreti lo vedrà la storia».

In che modo la Thatcher avrebbe contribuito alla crisi?

«Voleva il mercato al 100%. Nessuno è contro il mercato, ma il solo mercato, senza vincoli di alcun tipo, ha portato gli squilibri che oggi sentiamo».

Prodi individua, poi, la naturale comunanza di intenti fra la politica della Gran Bretagna della lady di ferro e quella degli U.S.A. di Ronald Reagan.

La Thatcher e Reagan hanno cambiato il mondo, hanno portato una nuova regola nel mondo, non nella sola Gran Bretagna. La traccia che lascia è quella di essere stata la maestra di Reagan e di aver cambiato l’economia mondiale. Hanno cambiato il concetto del mondo. Stato il meno possibile, nessun intervento dello stato, gli squilibri sono la salute dell’umanità e noi siamo arrivati dove siamo arrivati.

Il mondo Smart è già qui.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo | Posted on 09-03-2012

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Smartcity on www.lastampa.itQui sotto un’intervista a Carlo Ratti di  Paolo Mastrolilli, tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

Carlo Ratti, ingegnere a Torino, docente al Mit, ci accompagna nel futuro prossimo.

di PAOLO MASTROLILLI

INVIATO A NEW YORK

Quando ci sveglieremo nelle città intelligenti, i muri di casa si sposteranno al nostro passaggio, gli elettrodomestici ci parleranno, e l’autobus verrà a prenderci al portone invece di doverlo rincorrere. L’auto si guiderà da sola, ricordando a memoria dove vogliamo andare, dove parcheggiare e quale menù ci piace, al nostro ristorante preferito, per prenotarlo senza neppure telefonare.

La nostra bici saprà fra quanti minuti comincerà a piovere, e chi provasse a rubarla non riuscirà a svoltare l’angolo. Sceglieremo le strade da percorrere in base alle previsioni del traffico o di quanto è pulita la loro aria, e se qualcuno si sentisse male, tutti saprebbero in fretta dove sta e come soccorrerlo.

Professor Ratti, quando ci sveglieremo in queste città?

«Oggi. Al massimo domani, perché molte cose che abbiamo descritto sono già operative, o lo stanno diventando».

Carlo Ratti ha 41 anni e dirige il Senseable City Lab al Massachusetts Institute of Technology, dove si progettano i centri urbani del futuro prossimo. Se Italo Calvino fosse ancora vivo lo odierebbe, perché Ratti ha più fantasia di lui, e le sue città non sono invisibili.

Smart City. La sfida delle città intelligenti.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 09-03-2012

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Qui sotto un articolo di  Juan Carlos De Martin tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

La sfida delle Città intelligenti di

Juan Carlos De Martin

Anche in Italia si parla sempre più spesso di “Smart City”, le metropoli del futuro più efficienti, ecologiche e digitali. Vi raccontiamo i progetti che promettono di migliorarci la vita

TORINO

Nel 1800 solo il 3% della popolazione mondiale viveva in città. Oggi circa un persona su due ci vive. Nel 2050 si prevede che la percentuale salirà al 70%. Insomma, per scelta o per necessità, gli esseri umani vogliono vivere sempre più vicini gli uni agli altri. Non stupisce, quindi, che di recente abbiano successo negli Stati Uniti libri come quello di Edward Glaeser, dal titolo «Il trionfo della città: come la nostra più grande invenzione ci rende più ricchi, più intelligenti, più ecologici, in salute e felici».

Oltre a rendere più intelligenti noi che ci abitiamo, però, ora c’è un forte interesse a rendere le città stesse più «intelligenti». Ecco perché si parla tanto, in Italia come in Europa e nel resto del mondo, di «smart cities», di «città intelligenti». Il concetto di «smart city» è frutto dell’incontro di almeno quattro profonde trasformazioni che da decenni stanno cambiando il mondo intorno noi.

 La rivoluzione urbana sopra ricordata. Una consapevolezza ecologica ormai patrimonio condiviso. L’emergere della cosiddetta società dell’informazione, con la conseguente enfasi sull’intelligenza, la preparazione e la creatività. E infine la rivoluzione digitale, ovvero, quell’insieme di tecnologie che sta mutando il modo in cui lavoriamo, impariamo e, più in generale, viviamo.

Parlare di «smart city» significa pensare alla città del futuro in maniera integrata: ambiente, persone, tecnologie. In questo senso, la «smart city» si distingue dalla sorella più strettamente tecnologica, la città digitale, espressione che sottolinea il ruolo delle tecnologie informatiche. Tuttavia la città digitale è essenziale per la realizzazione della «smart city».

Alessandria Venti Venti

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo | Posted on 07-03-2012

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Il progetto “Alessandria VentiVenti” è partito. Dopo la buona partecipazione on line offerta dagli alessandrini, l’iniziativa si è fatta “reale” mercoledì 29 febbraio (ore 21) presso il Chiostro di Santa Maria di Castello alla presenza dell’assessore all’Ambiente e Innovazione e Smart City di Torino, Enzo Lavolta, un  rappresentante della “Fondazione Torino Smart City”, Roberto Mastroianni, il coordinatore di Alessandria VentiVenti Nicola Mandirola e, naturalmente, i ragazzi stessi di Alessandria Venti Venti.

Si è parlato delle trasformazioni future di Alessandria perché essa divenga, come dicono gli organizzatori, intelligente, o “smart”, partendo dalla riqualificazione del polo universitario ma anche proponendo idee ed iniziative che riguardino il centro urbano nel suo complesso: innovazione, ambiente, qualità della vita, tecnologia, sicurezza sociale, il tutto per allineare Alessandria agli standard delle città europee (anche di provincia) più all’avanguardia ed “eco-friendly”, per  quindi realizzare un contesto cittadino anche profittevole, che generi introiti attraverso le più moderne forme di urbanizzazione.

Spagna, verso le elezioni 2012 (di Aldo Garzia).

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 06-04-2011

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È assai singolare la situazione che si è venuta a creare in Spagna dopo l’annuncio di José Luis Rodríguez Zapatero che non sarà lui a guidare il Psoe nelle elezioni politiche del 2012. Reggerà la sfida in Parlamento con i Popolari di Mariano Rajoy nell’ultimo anno di legislatura ma sarà un altro a disputare il match in cui in ballo c’è il terzo mandato consecutivo a guida socialista. Quanto al metodo della successione, è probabile che vengano usate le “primarie” con qualche accortezza maggiore rispetto a ciò che accade nell’italico Pd (voteranno, come nel caso recente che ha scelto il candidato socialista per la Comunidad di Madrid, solo gli iscritti al Psoe).

Si chiude così un ciclo politico iniziato nel 2000 con la conquista – a sorpresa – della segreteria del Psoe e consolidatosi nel 2004 con la leadership di governo. Con l’uscita di scena tra un anno di Zapatero esce però ammaccato pure quel “socialismo dei cittadini” che era l’idea-forza con cui il leader socialista aveva cercato di voltar pagina rispetto all’era di Felipe González (premier dal 1982 al 1996). Zetape, come lo chiamano in Spagna, pensava che nell’epoca della globalizzazione economica e della fine dei vincoli interni in economia una nuova idea di socialismo andasse praticata più sul terreno della democrazia politica, dei diritti e della laicità rispetto alle tradizionali politiche socialdemocratiche di welfare all’insegna di piena occupazione e ridistribuzione dei redditi. La Spagna del dopo José Maria Aznar, tornata per otto anni a una politica di destra estrema, sembrava la società ideale per praticare quel nuovo socialismo che aveva nel filosofo Philip Pettit il teorico ispiratore.

Le illusioni di Messori e dei “terzomondisti pavloviani”. Un incontro all’insegna dell’antisemitismo

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 09-01-2011

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Ecco trovata la sintesi tra la destra reazionaria, bigotta e ultra cattolica e il terzomondismo pavloviano che crede che ancora il mondo sia popolato da figure di colonizzati ribelli e antimperialisti, da appoggiare senza riserve sempre e comunque contro l’impero capitalista americano e la sua longa manu in Medio Oriente (Israele).

Sì, l’incontro è possibile, tra un socialismo degli imbecilli e un cristianesimo degli imbecilli, all’insegna di un punto di sintesi che da centinaia di anni trova il giusto male nel mondo: l’antisemitismo.

Per il cristianesimo degli imbecilli i mali del mondo sono prodotti dal popolo deicida, dal perfido giudeo capace dei crimini peggiori; per il socialismo degli imbecilli invece ogni dietrologia è giustificata dal complotto giudaico-massonico e da una volontà di conquista del mondo (alla Savi di Sion, per intenderci) contro la quale i diseredati di tutto il mondo devono unirsi e resistere, con la violenza generatrice di un nuovo ordine sociale.

La sintesi è quindi evidente: gli ebrei (i sionisti se preferite) sono la causa di tutti i problemi internazionali e il conflitto israelo palestinese è il problema, senza il quale la pace e la concordia governerebbero il mondo.

Non leggevamo, infatti, dal tempo del peggiore antiebraismo cattolico frasi come quelle di Vittorio Messori sul Corriere della Sera del 7 gennaio frasi che si presentano come un “inquadramento storico” della strage dei copti avvenuta la sera di capodanno ad Alessandria di Egitto e che, analizzando le radici dell’odio anticristiano in Medio Oriente, ne trovano la causa originaria nella presenza ebraica/sionista a Gerusalemme.