Spazio alla cultura. 4 iniziative torinesi su RSI (Radio Televisione Svizzera) LA1

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 04-02-2014

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Su RSI La1  4  iniziative torinesi, in cui vengo anche citato come critico e curatore… buona visione…

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La cultura ha sempre combattuto per creare nuovi spazi in grado di ospitare delle proposte innovative. Ad ogni epoca corrispondono sfide diverse per chi cerca di esprimersi in modo indipendente e le sfide dei nostri giorni sono ben riassunte nella dinamica scena culturale di Torino. A guidarci attraverso quattro iniziative emblematiche, alcune di successo e altre più problematiche, saranno il geografo Alberto Vanolo e l’artista Irene Pittatore, da anni impegnati in una riflessione sull’arte urbana nella capitale piemontese.

Per vedere le interviste cliccare qui

Occupy Taksim

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-06-2013

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 Pubblichiamo questo reportage di Murat Cinar, un amico turco (blogger e giornalista freelancer) che vive a Torino, sugli avvenimenti che si stanno svolgendo a Istanbul. Diamo tutto l’appoggio all’opposizione ed ai ragazzi turchi che in questi giorni stanno protestando contro la svolta repressiva, islamista ed autoritaria del Governo Erdogan, che mai ha brillato per laicità, ma che adesso getta la maschera sotto la quale si nascondono pulsioni da neo-califfo.

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Tutto inizia con le proteste pacifiche contro la distruzione di uno dei pochi parchi rimasti in centro città. Taksim è il cuore di Istanbul dal punto di vista dell’aggregazione sociale e lo è ancora di più il Parco di Gezi che è destinato a scomparire.

Le volontà politiche legate al partito al governo, AKP, da un po’ di tempo in modo arguto continuano a dire che al posto del parco sorgerà una caserma militare che era presente proprio in quel posto tempo fa, della quale però oggi non c’è nessun residuo. La nuova caserma oltre ad essere nettamente un simbolo militaristico in centro città comprenderà anche un centro commerciale, che ad Istanbul non manca proprio data la presenza di quelli costruiti in quantità esagerata in questi ultimi anni.

Nonostante il progetto sia già stato approvato da chi di dovere, il permesso per l’abbattimento degli alberi non era ancora arrivato, ma, abusivamente qualche giorno fa gli operai hanno iniziato a radere al suolo con il sostegno della polizia. I manifestanti che protestavano fin dal primo momento sono stati allontanati con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo. In giornata grazie ad un lavoro eccezionale di coordinazione il Parco di Gezi si riempie di nuovo di manifestanti, ‘sta volta si dorme anche di notte al parco. Il giorno dopo alle 05:00 di mattina le ruspe iniziano a distruggere gli alberi sempre con il sostegno della polizia. Dopo pochi minuti la polizia oltre a sparare di nuovo lacrimogeni inizia a raccogliere le tende dei manifestanti e le brucia con tutto quello che c’è dentro in mezzo al parco.

Sia il primo giorno sia il secondo vari parlamentari dell’opposizione appartenenti ai partiti CHP e BDP si presentano ad ore diverse al Parco per sostenere i manifestanti. Ormai si poteva parlare dell’inizio di un atto di resistenza. Infatti uno dei parlamentari del BDP Sirri Sureyya si mette per ben due volte davanti alle ruspe e blocca i lavori.

In questi istanti il presidente del consiglio Recep Tayyip Erdogan inaugura l’inizio lavori del terzo ponte sul Bosforo. Un progetto totalmente bocciato da parte di diversi istituti di ricerca privati e statali e dall’intero mondo scientifico. Come hanno dimostrato i due precedenti la soluzione per risolvere il problema del traffico di Istanbul non è costruire un terzo ponte. Durante il festeggiamento dell’inizio lavori Erdogan dice due cose su quello che sta succedendo a Istanbul affermando la “loro” decisione sulla costruzione della caserma, che nessuno potrà fermare i lavori e che, se qualcuno volesse piantare degli alberi al posto di quelli che verranno abbattuti, il suo governo sarebbe disposto a riservare una zona libera. La proposta di Erdogan è proprio come quella che ha fatto dopo i festeggiamenti negati del Primo Maggio, ossia quella di creare una grande piazza lungo mare, isolata dal resto della città, destinata alle manifestazioni.

La sera del terzo giorno il Sindaco di Istanbul insieme al prefetto ed al capo della Polizia tiene una conferenza stampa in cui oltre a condannare gli scontri e definire i manifestanti come degli infiltrati oppure esponenti dei gruppi estremisti specifica che i lavori avviati riguardano la ricostruzione del marciapiede del Parco. Anche questa presa in giro non ferma i manifestanti.

Dal pomeriggio di Venerdì 31 Maggio i manifestanti allontanati dal Parco di Gezi iniziano a raggrupparsi lungo la strada centrale di Taksim ossia Istiklal Caddesi. Secondo alcuni tweet di sera si iniziano a contare più di 40 mila persone. La polizia risponde brutalmente:lacrimogeni, manganelli ed idranti. In poco tempo Taksim diventa un campo di battaglia e sono più di 100 i feriti. Dopo qualche minuto la connessione internet telefonica 3G smette di coprire la zona di Taksim, tutte le vie che danno su Taksim da diverse zone vengono bloccate e secondo alcuni testimoni vari bus provenienti da diverse città per sostenere la rivolta vengono fermati ai caselli in autostrada. In questo momento i principali canali televisivi al servizio del potere trasmettono soap opera oppure Miss Turchia. Soltanto qualche canale televisivo di opposizione come Halk Tv, IMC Tv e Ulusal Kanal decide di dedicare tutto il palinsesto a quello che succede a Istanbul.

Contemporaneamente partono delle manifestazioni di sostegno in diverse città della Turchia; Izmir, Ankara, Giresun, Trabzon, Rize, Afyon, Antalya, Bursa, Isparta, Eskisehir, Edirne, Adana, Antakya, Bolu, Mersin, Konya, Hopa, Samsun, Kocaeli, Zonguldak, Kayseri. Sindacati, partiti politici, ONG, i gruppi politici della tifoseria calcistica. La polizia risponde brutalmente anche in queste occasioni, ad Izmir, Antalya, Isparta, Mugla e Kocaeli si sparano i lacrimogeni e vari manifestanti vengono portati in caserma. Le persone bloccano le strade e camminano verso la sede centrale del partito al governo AKP della loro città per sollecitare il presidente a dimettersi.

Infatti ormai lo slogan principale è “dimissioni Erdogan”. Secondo alcuni tweet ed il portale Ntvmsnbc la polizia di Istanbul in tarda serata aveva esaurito i lacrimogeni di scorta ed ora si inizia a buttare i lacrimogeni dagli elicotteri; la polizia spara con munizioni di plastica. Partono diversi bus da varie città confinanti portando nuovi rinforzi per la polizia. La metropolitana di Istanbul viene chiusa. In questo momento gli ospedali privati attraverso le comunicazioni in rete fanno sapere che accolgono gratuitamente i feriti, persone mettono dei fogli fuori dei loro palazzi in zona specificando che sono disposte ad accogliere i manifestanti feriti, i negozi aprono i battenti a Taksim, gli alberghi accolgono i manifestanti, i bordelli non ufficiali aprono le porte per accogliere le persone che scappano dai lacrimogeni, le farmacie decidono di non chiudere questa notte, in rete circolano i numeri telefonici degli avvocati volontari per difendere i manifestanti portati in caserma e le persone che vivono a Taksim tolgono la password della connessione wi-fi per compensare la mancata connessione 3G perché si deve parlare di quello che succede a Taksim al mondo e dalle caserme militari si vedono i soldati distribuire delle maschere anti-gas. Nessun canale televisivo grande interrompe la sua trasmissione per lanciare la diretta. Di notte ormai Taksim è coperta di capsule vuote di lacrimogeni, i pronti soccorsi sono pieni di persone ferite gravemente. Si parla di un morto, di una in fine di vita ma nessuna notizia ufficiale e definitiva ancora.

Il mercato senza vincoli della Thatcher e di Reagan è stato causa della crisi mondiale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 11-04-2013

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Vi propongo questa riflessione sulla Thatcher preso dal Blog/sito di Romano Prodi così per riflettere assieme su quello che sarebbe potuto essere il centro sinistra di questo Paese, se non fosse nato il PD e su quello che potrebbe essere questo Paese se avessimo Prodi come Presidente della Repubblica.

Thatcher/ Prodi: Suo successo è all’origine di attuale crisi “Mercato senza regole ha aumentato disparità fra ricchi e poveri”

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(AGI)  Bruxelles, 8 apr. – Margaret Thatcher “ha cambiato il mondo“, ma ha anche piantato le radici dell’aumento delle disuguaglianze fra ricchi e poveri, che ha provocato l’attuale crisi economica. Il giudizio è dell’ex premier italiano Romano Prodi.

“Non è stato Reagan che ha intuito e organizzato la nuova economia” ultraliberista negli anni ’80. “E’ stata Thatcher che l’ha applicata e diffusa in tutto il mondo, con il vangelo del tutto mercato”, ha ricordato Prodi, oggi a Bruxelles,
parlando con i cronisti a margine di una sua audizione all’Europarlamento nella sua veste di inviato Onu per il Sahel.

“L’economia si basa sul mercato, ma non un mercato senza nessun controllo, con il ruolo dello Stato sempre minore, con meno regole di tutti i tipi; il risultato di questo è stato un aumento delle differenze fra ricchi e poveri in tutti i paesi del mondo, esclusi
quelli scandinavi. La crisi economica stessa – ha continuato Prodi – è stata provocata da questa disparità“, basata sull’idea di “aumentare i consumi e pagare sempre meno chi produce i beni. Questo è stato un successo della Thatcher: l’idea – ha concluso l’ex premier – che il mondo debba svilupparsi senza alcuna regola e senza alcun controllo è stata sua”, ha concluso.

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Prodi: ”Thatcher e Reagan padri della crisi mondiale”

Audiointervista di Giulia Santerini a Romano Prodi su La Repubblica online del 8 aprile 2013

Prodi non nega le responsabilità della Thatcher relaticamente alla situazione economica mondiale. Anzi, le individua e le addita, e ne legge le conseguenze. Anzi, precisa:

«Le conseguenze non le leggo io, le leggono i fatti. In questo mondo affidato solo al mercato, per un brevissimo periodo di tempo ha tolto alcune incrostazioni all’economia mondiale. E poi ha progressivamente preparato questa crisi. Che questo sia dovuto alla Tatcher o ai suoi interpreti lo vedrà la storia».

In che modo la Thatcher avrebbe contribuito alla crisi?

«Voleva il mercato al 100%. Nessuno è contro il mercato, ma il solo mercato, senza vincoli di alcun tipo, ha portato gli squilibri che oggi sentiamo».

Prodi individua, poi, la naturale comunanza di intenti fra la politica della Gran Bretagna della lady di ferro e quella degli U.S.A. di Ronald Reagan.

La Thatcher e Reagan hanno cambiato il mondo, hanno portato una nuova regola nel mondo, non nella sola Gran Bretagna. La traccia che lascia è quella di essere stata la maestra di Reagan e di aver cambiato l’economia mondiale. Hanno cambiato il concetto del mondo. Stato il meno possibile, nessun intervento dello stato, gli squilibri sono la salute dell’umanità e noi siamo arrivati dove siamo arrivati.

Il mondo Smart è già qui.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo | Posted on 09-03-2012

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Smartcity on www.lastampa.itQui sotto un’intervista a Carlo Ratti di  Paolo Mastrolilli, tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

Carlo Ratti, ingegnere a Torino, docente al Mit, ci accompagna nel futuro prossimo.

di PAOLO MASTROLILLI

INVIATO A NEW YORK

Quando ci sveglieremo nelle città intelligenti, i muri di casa si sposteranno al nostro passaggio, gli elettrodomestici ci parleranno, e l’autobus verrà a prenderci al portone invece di doverlo rincorrere. L’auto si guiderà da sola, ricordando a memoria dove vogliamo andare, dove parcheggiare e quale menù ci piace, al nostro ristorante preferito, per prenotarlo senza neppure telefonare.

La nostra bici saprà fra quanti minuti comincerà a piovere, e chi provasse a rubarla non riuscirà a svoltare l’angolo. Sceglieremo le strade da percorrere in base alle previsioni del traffico o di quanto è pulita la loro aria, e se qualcuno si sentisse male, tutti saprebbero in fretta dove sta e come soccorrerlo.

Professor Ratti, quando ci sveglieremo in queste città?

«Oggi. Al massimo domani, perché molte cose che abbiamo descritto sono già operative, o lo stanno diventando».

Carlo Ratti ha 41 anni e dirige il Senseable City Lab al Massachusetts Institute of Technology, dove si progettano i centri urbani del futuro prossimo. Se Italo Calvino fosse ancora vivo lo odierebbe, perché Ratti ha più fantasia di lui, e le sue città non sono invisibili.

Smart City. La sfida delle città intelligenti.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Le città visibili-Smart city, Lo spazio della Polis, Mondo, Teoria e critica filosofica | Posted on 09-03-2012

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Qui sotto un articolo di  Juan Carlos De Martin tratto dallo speciale di 8 pagine di “La Stampa” del 9 marzo 2012 sulle Smart City, come utile strumento di comprensione del fenomeno e delle trasformazioni in corso.

La sfida delle Città intelligenti di

Juan Carlos De Martin

Anche in Italia si parla sempre più spesso di “Smart City”, le metropoli del futuro più efficienti, ecologiche e digitali. Vi raccontiamo i progetti che promettono di migliorarci la vita

TORINO

Nel 1800 solo il 3% della popolazione mondiale viveva in città. Oggi circa un persona su due ci vive. Nel 2050 si prevede che la percentuale salirà al 70%. Insomma, per scelta o per necessità, gli esseri umani vogliono vivere sempre più vicini gli uni agli altri. Non stupisce, quindi, che di recente abbiano successo negli Stati Uniti libri come quello di Edward Glaeser, dal titolo «Il trionfo della città: come la nostra più grande invenzione ci rende più ricchi, più intelligenti, più ecologici, in salute e felici».

Oltre a rendere più intelligenti noi che ci abitiamo, però, ora c’è un forte interesse a rendere le città stesse più «intelligenti». Ecco perché si parla tanto, in Italia come in Europa e nel resto del mondo, di «smart cities», di «città intelligenti». Il concetto di «smart city» è frutto dell’incontro di almeno quattro profonde trasformazioni che da decenni stanno cambiando il mondo intorno noi.

 La rivoluzione urbana sopra ricordata. Una consapevolezza ecologica ormai patrimonio condiviso. L’emergere della cosiddetta società dell’informazione, con la conseguente enfasi sull’intelligenza, la preparazione e la creatività. E infine la rivoluzione digitale, ovvero, quell’insieme di tecnologie che sta mutando il modo in cui lavoriamo, impariamo e, più in generale, viviamo.

Parlare di «smart city» significa pensare alla città del futuro in maniera integrata: ambiente, persone, tecnologie. In questo senso, la «smart city» si distingue dalla sorella più strettamente tecnologica, la città digitale, espressione che sottolinea il ruolo delle tecnologie informatiche. Tuttavia la città digitale è essenziale per la realizzazione della «smart city».

Le illusioni di Messori e dei “terzomondisti pavloviani”. Un incontro all’insegna dell’antisemitismo

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 09-01-2011

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Ecco trovata la sintesi tra la destra reazionaria, bigotta e ultra cattolica e il terzomondismo pavloviano che crede che ancora il mondo sia popolato da figure di colonizzati ribelli e antimperialisti, da appoggiare senza riserve sempre e comunque contro l’impero capitalista americano e la sua longa manu in Medio Oriente (Israele).

Sì, l’incontro è possibile, tra un socialismo degli imbecilli e un cristianesimo degli imbecilli, all’insegna di un punto di sintesi che da centinaia di anni trova il giusto male nel mondo: l’antisemitismo.

Per il cristianesimo degli imbecilli i mali del mondo sono prodotti dal popolo deicida, dal perfido giudeo capace dei crimini peggiori; per il socialismo degli imbecilli invece ogni dietrologia è giustificata dal complotto giudaico-massonico e da una volontà di conquista del mondo (alla Savi di Sion, per intenderci) contro la quale i diseredati di tutto il mondo devono unirsi e resistere, con la violenza generatrice di un nuovo ordine sociale.

La sintesi è quindi evidente: gli ebrei (i sionisti se preferite) sono la causa di tutti i problemi internazionali e il conflitto israelo palestinese è il problema, senza il quale la pace e la concordia governerebbero il mondo.

Non leggevamo, infatti, dal tempo del peggiore antiebraismo cattolico frasi come quelle di Vittorio Messori sul Corriere della Sera del 7 gennaio frasi che si presentano come un “inquadramento storico” della strage dei copti avvenuta la sera di capodanno ad Alessandria di Egitto e che, analizzando le radici dell’odio anticristiano in Medio Oriente, ne trovano la causa originaria nella presenza ebraica/sionista a Gerusalemme.

Un giorno il mio Paese sarà libero.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 13-12-2010

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Da una parte, molte le retoriche sulla società civile, sui diritti umani e sulle libertà; dall’altra il ripetersi convulso delle retoriche anti-imperialiste.Da una parte, le retoriche che vedono nel premio Nobel una delle armi per contrastare le dittature; dall’altra, coloro che vedono nel Nobel una delle armi della propaganda dell’impero americano. Da una parte, la solidarietà a parole con la lotta di dissidenti che in ogni parte del mondo lottano contro dittature violente, repressive e antidemocratiche; dall’altra, la solidarietà radical chic con i peggiori regimi in nome di un comunismo anti-imperialista e terzomondista grottesco e di maniera.

No! Non vogliamo scegliere tra le due opposte e insensate posizioni, perché siamo democratici, laici, libertari e socialisti. Per questo motivo rigettiamo le retoriche e cerchiamo di costruire con la pratica politica un mondo migliore più giusto, libero e uguale in opportunità e diritti. Per questo motivo siamo a fianco, non solo a parole per quello che le nostre forze ci permettono, con i dissidenti di ogni regime totalitario e antidemocratico, siano essi iraniani, cinesi o africani.

Per questo motivo non spenderemo molte parole sul Nobel attribuito a un dissidente cinese e da esso non ritirato, poiché il regime lo costringe al silenzio e alla reclusione, e visto che non vogliamo spendere troppe parole vane, passiamo la parola a lui, sperando di farcene megafono, sperando che un giorno il suo Paese sia libero.

Di seguito un discorso di Liu Xiaobo, pubblicato su la Repubblica del 11/12/2010.

Per poter esercitare il diritto alla libertà di parola accordato dalla Costituzione bisogna adempiere al proprio dovere sociale di cittadino cinese.

La Cina alla fine diventerà una nazione governata dal diritto, dove i diritti umani saranno messi al primo posto.
Cara moglie, il tuo amore è la luce del sole che scavalca le mura del carcere. Riempie di senso ogni minuto che trascorro dietro le sbarre
Voglio ribadire a questo regime che io rimango fedele ai principi espressi nella Dichiarazione per lo sciopero della fame del 2 giugno, vent´anni fa: io non ho alcun nemico e non provo nessun odio

Questo è uno stralcio del discorso letto ieri dall´attrice Liv Ullmann alla cerimonia di consegna del Nobel per la Pace. E´ stato scritto da nel dicembre del 2009, quando venne condannato dal regime di Pechino a 11 anni di carcere

Nel corso dei miei oltre cinquant´anni di vita, il giugno del 1989 ha rappresentato uno spartiacque. Fino a quel momento ero un esponente della prima generazione di studenti entrati all´università dopo la reintroduzione degli esami d´ingresso che la Rivoluzione Culturale aveva abolito. Dopo aver completato gli studi rimasi all´Università Normale di Pechino per insegnare. Gli studenti mi accolsero bene. E nel frattempo facevo l´intellettuale pubblico, scrivevo articoli e libri che suscitarono un certo clamore negli anni 80. Dopo il 4 giugno del 1989 fui gettato in prigione con l´accusa di «propaganda controrivoluzionaria e istigazione» perché ero tornato dagli Stati Uniti per prendere parte al movimento di protesta.

I SENSI DEL MEDITERRANEO. Bando di selezioni per Giovani Artisti

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo | Posted on 11-12-2010

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L’Associazione degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv, che dal 2001 con la propria attività sostiene il fondamentale ruolo della cultura per la pace in Medio Oriente, ha scelto di festeggiare il proprio decimo anniversario con un’importante iniziativa: una doppia mostra dal titolo Italia-Israele. I sensi del Mediterraneo, patrocinata dall’Ambasciata Italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura in Israele, dall’Ambasciata Israeliana in Italia e dalla regione Lombardia.

La mostra è finalizzata a promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca tra Italia e Israele, attraverso la rappresentazione e l’interpretazione del tema del Mediterraneo, luogo simbolo dell’incontro tra differenti culture. Un’esigenza che appare più urgente oggi, nell’anno in cui nel nostro paese si festeggia il centocinquantenario della proclamazione dell’Unità nazionale. Un evento senz’altro felice e decisivo per l’ingresso della penisola in Europa e nella modernità, ma che ha comportato anche difficoltà politiche, sociali e culturali importanti e transizioni dolorose e violente, ma necessarie al fine di costruire almeno una base di legalità comune a tutti e una coscienza civica condivisa, indipendentemente dalla provenienza geografica e sociale. Chi ricorda oggi che centocinquant’anni fa gli italiani del sud e quelli del nord non parlavano la stessa lingua, avevano usi e  costumi diversissimi, mangiavano cose diverse e si conoscevano appena? L’anniversario attuale è un’occasione preziosa per ripensare tutto questo: soprattutto insieme ad Israele, paese che a sua volta, nel corso dei sessantadue anni della sua esistenza, ha dovuto affrontare un complicato processo di integrazione e di fondazione di una base di vita e di diritto comune per  tutti i suoi cittadini, indipendentemente dalle loro radici etniche e religiose. Un’esperienza di grande valore e importanza che si volge anch’essa, non a caso, sulle rive di questo Mediterraneo i cui “sensi” vogliamo vivere ed intendere, oggi più che mai come prospettive di cambiamento, di civiltà e di pace.

Gli artisti potranno partecipare con l’invio del progetto di un’opera di pittura, scultura, video o fotografia che rievochi “i sensi” del Mediterraneo, nella doppia accezione di “sensazioni” e “significati”.

La mostra si rivolge esclusivamente a giovani artisti al di sotto dei 35 anni e con nazionalità italiana o israeliana.

La mostra si svolgerà in Italia, a Milano, presso l’Hangar Bicocca; e in Israele, a Tel Aviv, presso l’ex stazione di Jaffa.

La mostra sarà curata dal Prof. Martina Corgnati, curatrice del progetto per conto di A.m.a.t.a. e responsabile in particolare della parte italiana, e dal Prof. Mordechai Omer, direttore del Museo d’Arte di Tel Aviv, responsabile in particolare della parte israeliana.

La Commissione di Giuria Italiana sarà presieduta dal Presidente degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv, Anna Sikos.

I Membri della Giuria Italiana sono (in ordine alfabetico):

Piero Addis

Jean Blanchaert

Maria Giuseppina Caccia Dominioni

Andrea Fustinoni

Roberto Morese

Giulia Puri Negri

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

La Commissione di Giuria Israeliana sarà presieduta dal Prof. Mordechai Omer e sarà a cura del Museo d’Arte di Tel Aviv.

A conclusione della mostra sarà pubblicato un doppio catalogo.

Per Scaricare il bando clicca qui.

Manifesto del “Gruppo Altiero Spinelli”

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 17-09-2010

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Sottopongo all’attenzione e alla firma dei lettori il Manifesto, che si trova sul sito del “Gruppo Spinelli“, lanciato pochi giorni fa da Verhofstadt e Cohn- Bendit, nel quale è possibile sottoscrivere il “manifesto” dell’iniziativa.

Di seguito una (mia) traduzione del manifesto, per firmarlo clicca qui.

Più che mai, le sfide che affrontiamo oggi sono mondiali: mutamento climatico, esaurimento delle risorse e distruzione ambientale, normativa finanziaria economica e, minaccia nucleare e sicurezza collettiva, commercio più giusto, costruzione della pace…

In questo nuovo mondo, ogni paese europeo è un piccolo paese. Ma presentiamo un vantaggio: abbiamo costruito insieme Unione Europea. È una costruzione notevole in cui stato-nazioni europee, lungamente divise da prolungati conflitti, hanno deciso di “essere unite nella diversità” e formare un Commonwealth, una Comunità nel senso vero senso della parola.

Tentando d’ottenere la pace e la prosperità comuni, siamo riusciti a lavorare insieme e combinare le forze, promuovendo così la prosperità, la democrazia e la riconciliazione, risultato senza precedenti nel continente. Gli Stati nazionali hanno delegato i poteri sovrani alle istituzioni europee per raggiungere gli obiettivi comuni e un’ Unione “sempre più vicina”.

Purtroppo, mentre le sfide ardue di una crisi molteplice richiedono risposte comuni, disegnate almeno al livello europeo, troppi politici cadono nella tentazione di credere nella sola salvezza nazionale. In un momento di interdipendenza e di un mondo globalizzato, aderire ai principi di sovranità e inter-governamentalismo nazionali è non solo una guerra contro lo spirito europeo; è ma un’aggiunta all’impotenza politica.

Oggi le cose stanno muovendo nella direzione opposta, verso la separazione invece che verso un’Unione più vicina, verso un ritorno al nazionale invece che verso un’Europa posta-nazionale. Gettandosi dietro lo spirito comunitario, gli interessi a breve termine degli Stati membri hanno coperto la visione comune. Favorendo le soluzioni intergovernative sopra le soluzioni europee. Quasi arrivando al punto di rottura sull’euro, il simbolo più concreto di integrazione europea.

Ci opponiamo a questa direzione a rovescio e reazionaria. L’Europa ancora una volta è stata messa sotto scacco da una coalizione di politici nazionali. È tempo di riportarla sulla giusta rotta. Crediamo che questo non sia il momento per l’Europa di rallentare un’ulteriore integrazione, ma al contrario accelerarla. La storia dell’Unione Europea ha provato che più Europa, non meno, è la risposta ai problemi che stiamo affrontiamo. Soltanto con le soluzioni europee e uno spirito europeo rinnovato potremo affrontare le sfide mondiali.

Il nazionalismo è un’ideologia del passato. Il nostro scopo è un’Europa federale e post-nazionale, un’Europa dei cittadini. Questo era il sogno. che i padri fondatori hanno lavorato così duro per raggiungere. Ciò era il progetto di Altiero Spinelli. Questa è l’Europa che vogliamo. Poiché questa è l’Europa del futuro.

Un decennio vissuto da leader e da premier

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 01-08-2010

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Pubblichiamo un articolo dell’amico e compagno Aldo Garzia sul decennale di Zapatero leader e capo ci governo.

Zapatero, a sorpresa, è stato eletto segretario del Partito socialista spagnolo nel 2000. Poi ha vinto le elezioni politiche del 2004 e del 2008, rendendo più democratica e solidale la Spagna grazie alla messa in pratica dell’idea del “socialismo dei cittadini”. Da due anni il premier di Madrid fa però a pugni con la crisi economica. Ma nella festa per il decennale da segretario ha avvertito amici e nemici: «Non mi arrendo, ho voglia di combattere». Di lui aveva detto D’Alema: «È un fenomeno effimero»

di Aldo Garzia

Lunedì scorso 26 luglio, nella storica sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, si sono svolti i festeggiamenti per celebrare i dieci anni trascorsi da quando José Luis Rodríguez Zapatero è stato eletto segretario. Cerimonia sobria, come è nello stile del leader socialista. Invitato tutto il gruppo dirigente del Psoe e del governo, poi un discorso di poco più di venti minuti in cui Zapatero è tornato a sfoderare la grinta e l’ottimismo che gli sono abituali per ribadire l’impegno a fronteggiare la crisi economica in cui si è impantanata la Spagna (il video dei festeggiamenti si trova su internet: http://psoe.es/zapatero10/). Gli occhi gli sono diventati lucidi nel rivedere le immagini del Congresso che lo elesse leader nel 2000 e poi quelle delle due consecutive vittorie elettorali nel 2004 e nel 2008. La prima conferenza stampa da premier la concluse con una frase che resta un impegno: «Le responsabilità politiche non mi cambieranno». E in questa piccola cerimonia le prime parole di ringraziamento le ha rivolte a José Bono, oggi presidente del Parlamento, che nel 2000 batté ai voti per diventare segretario del Psoe.