Grazie, figli.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 25-12-2010

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Postiamo questo articolo/ lettera aperta di Concita De Gregorio, tratto da L’Unità del 22/12/2011, speriamo possa essere un buono spunto di riflessione.

Grazie, figli, di questa lezione memorabile che avete dato a noi che solo per voi lavoriamo e viviamo e che per voi avevamo paura, dicevamo va bene vai ma stai attento, come sempre avremmo voluto essere al posto vostro per aiutarvi e proteggervi e chi se ne frega oggi di destra sinistra e centro, l’unica cosa che conta è il vostro futuro e il futuro è di tutti, anche – avete visto – di quei poliziotti e di quei finanzieri che vi applaudivano al passaggio, ce n’era un gruppo sotto al ministero Gelmini che si è messo a scherzare vi ha detto “non vi fate fregare che dipende solo da voi”, sono gli stessi agenti che manifestano davanti a Montecitorio e ad Arcore, gli stessi che vi hanno scritto, sono ragazzi anche loro, ce ne sono tanti come voi anche fra loro.

Non tutti, ma tanti.

In ricordo delle vittime del rogo del 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 20-12-2010

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Era il 6 dicembre 2007, esattamente 3 anni fa. Quel giorno una tragedia annunciata provocava la morte di 7 operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

Un incidente sul lavoro, l’ennesimo, e 7 persone presero fuoco, arse vive. La “fabbrica dei tedeschi”, la Thyssen di Torino, divenne un girone infernale e i 7 non tornarono più a casa, non abbracciarono più i loro cari: erano usciti per andare al lavoro, per guadagnare poche centinaia di euro e trovarono le fiamme ad attenderli e una morte straziante. Oggi sappiamo che quelle morti potevano essere evitate, oggi sappiamo che l’investimento di poche centinaia di euro in sistemi antincendio (anche gli estintori erano scarichi) avrebbe salvato la vita di 7 persone.

Ma per i tedeschi la vita di 7 persone valeva meno che poche centinaia di euro. Quello che fa più impressione è l’atteggiamento coloniale della dirigenza ThyssenKrupp: per loro Torino è come Bhopal e le fabbriche possono essere lasciate esplodere in India come in Italia, perché l’importante è guadagnare qualche lira risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori. La logica del profitto sopra ogni cosa e il mondo intero ridotto a campo di conquista del capitale e le persone ridotte a variabile aggiunta e trascurabile della logica aziendale.

Ma la logica dei diritti, forse, è più forte, (vedremo come andrà a finire il processo che vede imputati di omicidio volontario i dirigenti della “fabbrica dei tedeschi”): forse il diritto e i diritti avranno ragione del capitale e delle sue logiche di profitto, forse questa volta verrà fatta giustizia del diritto. Una cosa ci rincuora: la coscienza civile , la risposta di istituzioni e cittadini che si sono stretti attorno ai familiari delle vittime, che hanno manifestato il loro orrore e il loro sdegno, chiedendo giustizia.

Per questo è importante che, nel terzo anniversario dell’incendio alla ThyssenKrupp, il Comune di Torino ricordi le vittime del rogo attraverso la cerimonia pubblica al Cimitero monumentale e la deposizione della Corona sulla lapide dei lavoratori della Thyssenkrupp.

Come è importante che in corso Valdocco tra via Santa Chiara e via Giulio, alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale e delpresidente dell’Associazione dei familiari delle vittime e degli operai ThyssenKrupp, “Legàmi d’acciaio”, si sia svolta la cerimonia di scoprimento della targa posizionata sul murale dedicato alle vittime della ThyssenKrupp.

Il murale (eseguito da artisti delle associazioni Monkeys Evolution, Artefatti, Il Cerchio e Gocce, KNZ che collaborano col progetto MurArte) è stato realizzato in accordo con l’associazione “Legami d’Acciaio” , grazie al contributo della Città di Torino ed il benestare della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e dell’Archivio di Stato di Torino.

Questo è un segno importante, è un segno d’arte che d’ora in poi si presenterà come un monumento alle vittime del lavoro.

Per vedere le foto del murales clicca qui e qui

Gruppo di Volpedo: “Lettera aperta sulla questione Fiat”

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 20-12-2010

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Ricevo e pubblico questa lettera aperta del Gruppo di Volpedo.

Noi socialisti, laici e libertari riuniti presso la Sala dell’Antico Macello di Po a Torino il giorno 16
dicembre 2010, con questa nostra lettera aperta rileviamo:

  • La grave crisi sociale determinata da una recessione di cui non si vede il termine, e che pone sulle spalle dei cittadini l’onere del rientro dalle scellerate politiche economiche ancora basate su una ideologia iperliberista;
  • il profondo discredito in cui sta sprofondando la politica italiana, ormai sempre più volta ad una azione di delegittimazione degli avversari politici, ma incapace di affrontare con provvedimenti adeguati la crisi;
  • la difficoltà dei partiti e dei sindacati di tutta Europa nel comprendere che problemi che hanno dimensioni globali debbono avere risposte se non internazionali almeno a livello europeo;
  • la frattura nell’Unità Sindacale ormai molto profonda, ma che deve essere ricomposta , per noi socialisti, l’UNITÀ è un obiettivo da perseguire nell’interesse dei lavoratori;
  • la sostanziale scomparsa dalle istituzioni rappresentative di consiglieri autenticamente socialisti  nelle Regioni dell’Italia settentrionale,

Il risultato di questo progressivo scadimento della politica e della società italiana si riverbera nei
territori ed in particolare sul territorio torinese.
A Torino stiamo assistendo con sgomento alla discussione in atto tra FIAT e Sindacati sul futuro
di Mirafiori, con la minaccia da parte dell’Amministratore Delegato di FIAT di non procedere
all’investimento promesso nei mesi passati, condizionandola all’accettazione, senza contrattazione,
le proposte di organizzazione della produzione avanzate dalla FIAT stessa.
É un modo singolare di procedere da parte di una Azienda a cui la Comunità torinese ha
concesso negli anni molte opportunità e molti vantaggi, ne prendiamo atto, e prendiamo atto che
ormai FIAT è una azienda globale di cui Torino è solo più una delle tante province.
Riconosciamo il buon diritto di FIAT a chiedere certezze e sicurezze nell’applicazione degli
accordi, ma nel contempo chiediamo a FIAT un maggiore rispetto per chi nel 2004, momento di
massima difficoltà dell’Azienda, non si sottrasse dall’onere di sostenerla, acquistando parti di
Mirafiori con un esborso di 70 milioni di Euro, sacrificio non indifferente per le casse comunali.
Il momento è grave ma non possiamo semplicemente limitarci alle rampogne per quanto fatto in
favore della FIAT, compito di un Movimento politico è quello di proporre alternative utili per il futuro
della città in cui viviamo.
Partito Socialista Italiano Gruppo di Volpedo
Federazione provinciale di Torino Lega dei circoli torinesi
www.psipiemonte.it www.gruppodivolpedo.it
info@gruppodivolpedo.it
Per questi motivi riteniamo sia giunto il tempo che le Istituzioni locali (Regione, Provincia e
Comuni), i partiti, i sindacati e le organizzazioni imprenditoriali assumano la consapevolezza che
quello di Mirafiori non è un problema puramente “sindacale” che, come molti dicono, deve essere
risolto da una trattativa tra sindacati e management FIAT,
la questione è POLITICA e con una priorità massima.
É una questione che nasce dalla mancanza di un qualsiasi Progetto di Politica Industriale nel
torinese, e che richiede non solo l’intervento delle Istituzioni locali bensì del Governo, ed in
particolare del Ministero per le Attività Produttive, che non può limitarsi al ruolo di Osservatore
Neutrale.
Noi socialisti laici e libertari di Torino chiediamo pertanto, a chi è investito delle responsabilità
istituzionali, politiche, sindacali ed aziendali, di avviare la costruzione di un
PROGETTO DI POLITICA INDUSTRIALE volto a TRASFORMARE Torino
da CITTÀ DELLA FIAT  a CITTÀ DELL’AUTO, ricercando tutte le risorse necessarie per:
1. sostenere e sviluppare le ricerche sui nuovi motori (ibridi, elettrici ecc), a partire da
quanto già fatto dal Politecnico di Torino;
2. salvaguardare e sostenere know how, esperienze, tecnologie e professionalità connesse
con l’auto e di cui il territorio torinese è in possesso;
3. favorire l’installazione di eventuali nuovi produttori di auto interessati a localizzare
attività produttive a Torino;
4. attivare, nella fase di transizione verso la nuova città dell’auto, degli ammortizzatori
sociali non lasciati alla casualità (es. casse integrazioni in deroga), bensì funzionali alla
formazione, al sostegno del reddito ed alla eventuale mobilità dei lavoratori.

Gruppo di Volpedo

E’ morto Tommaso Padoa Schioppa

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 19-12-2010

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È morto un’europeista instancabile, un economista colto e preparato che sognava un’Italia europea e proiettata nel futuro, che sognava un’Europa cosmopolita, all’altezza delle sfide del nuovo secolo. È morto Tommaso Padoa Schioppa.

A70 anni dopo un arresto cardiaco, nella notte di sabato, è morto l’ex Ministro dell’Economia del Governo Prodi, economista, professore, aveva guidato la Consob (l’autorità che vigila sulla Borsa), era stato banchiere centrale, prima alla Banca d’Italia e poi della Banca centrale europea, dove ha potuto contribuire alla realizzazione di un progetto politico ed economico di cui è stato tra i massimi sostenitori, la costituzione della moneta unica europea, primo traguardo verso un’Europa dei popoli.

Aveva lasciato la politica attiva e pochi sembravano rimpiangere la sua presenza sulla scena pubblica, presiedeva il centro di ricerca fondato da Jacques Delors Notre Europe e scriveva editoriali per il Corriere della Sera e il Financial Times.

A noi, invece, Tommaso Padoa Schioppa mancherà, mancherà il rigore e la capacità di un economista liberale e di sinistra che si spendeva per rendere concreta l’utopia di Altiero Spinelli, ci mancherà la sua solidità e la sua preparazione.

A lui avremmo voluto dire: non siamo bamboccioni e anche noi crediamo che “pagare le tasse sia bellissimo” e non perché siamo masochisti, ma perché crediamo che pagare le tasse garantisca servizi indispensabili che vogliamo concorrere a pagare in quanto membri di una comunità civile e politica.

Sembriamo bamboccioni perché la politica e l’economia ci hanno precarizzati e resi insicuri, ma nello stesso tempo vogliamo lottare per uscire da questa condizione e, pure nelle differenze politiche e culturali, crediamo che la Figura di Padoa Schioppa rappresenti bene l’altra Italia che non si vuole immedesimare con Berlusconi e gli istinti peggiori che esso rappresenta.

Da uomo di sinistra so che queste parole non saranno condivise da molti esponenti ed elettori della “mia parte”, ma sono sicuro di poter affermare che la sua figura è stata parte essenziale di una sintesi di governo (quando il centro sinistra era al governo del Paese con Prodi) e di opposizione civile alla deriva berlusconiana e che la “nostra parte” da oggi è più povera perché priva di un interlocutore importante con cui fare i conti nel dissenso in vista di pensieri lunghi sul futuro della nostra “povera Patria”.

vogliamo ricordarlo con queste sue parole:

Chi frena la scuola italiana? Le private!

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 12-12-2010

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Postiamo questo articolo di Salvo Intravaia uscito su Repubblica il 10 dicembre 2010, in quanto crediamo sia doveroso mantenere acceso il dibattito su scuola e formazione pubblica.

OCSE-PISA
Nella scuola pubblica si impara di più
L’Italia in basso per colpa delle private
La lettura approfondita dei dati resi noti qualche giorno fa dimostra che senza le paritarie il nostro Paese scalerebbe le tre classifiche (Lettura, Matematica e Scienze) anche di dieci posizioni
di SALVO INTRAVAIA

Nella scuola pubblica si impara di più L’Italia in basso per colpa delle private
La scuola pubblica italiana sta meglio di quello che sembra, basta leggere correttamente i dati. Sono le private la vera zavorra del sistema. Almeno stando agli ultimi dati dell’indagine Ocse-Pisa 1 sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni di mezzo mondo. Insomma: a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro “contributo”, la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni. La notizia arriva nel bel mezzo del dibattito sui tagli all’istruzione pubblica e sui finanziamenti alle paritarie, mantenuti anche dall’ultima legge di stabilità, che hanno fatto esplodere la protesta studentesca.

L’Università sotto assedio e l’onda

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 11-12-2010

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L’Università è sotto assedio, è al centro di un attacco politico e culturale, di cui la Riforma Gelmini è solo un episodio e non il più devastante e pericoloso. Questa presunta riforma è solo presunta in quanto: non  è nuova, non è innovativa e soprattutto non è finanziata. L’università, come molte istituzioni di questo Paese, avrebbe un bisogno urgente di essere riformata, ma l’obiettivo della Gelmini (leggasi Berlusconi-Tremonti) non è tanto la Riforma, che così come è ideata è poco innovativa, quanto portare al centro del dibattito politico l’Università  e costruire una percezione e un senso comune ad essa contrari. L’Università è infatti rappresentata da questo Governo come un elemento improduttivo e parassitario della società, come qualcosa di cui sbarazzarsi in vista di una privatizzazione della formazione universitaria, simile a quella operata con le municipalizzate o le industrie di stato (l’ultima parentopoli romana dovrebbe farci riflettere sui presunti vantaggi delle privatizzazioni), e della sua addomesticazione culturale. È indicativo che, in questo momento di crisi della maggioranza  e di forte disagio economico, l’attenzione del governo sia orientata verso le Università. L’obiettivo infatti non è portare avanti un’attività riformatrice, quanto mettere al centro della scena l’Università, che volenti o nolenti e con alti e bassi è l’ultima indipendente agenzia formatrice di etica pubblica e pensiero autonomo di questo Paese, mettendone in discussione il ruolo e l’indipendenza, facendo perdere ad essa l’ultimo prestigio che ha, attraverso una forte campagna di delegittimazione (ex. attraverso giornali, TV…). L’obiettivo ultimo di questo dibattito/assedio è quindi ridurre l’autonomia degli Atenei nello stesso modo in cui si cerca di ridurre l’autonomia della magistratura. Questa riforma infatti non esiste ed è solamente utile ad una campagna politica che mette al centro il ruolo del pensiero, della ricerca, della cultura e della formazione, al fine di delegittimarli. Questa è una Riforma universitaria, che nei fatti non è diversa dalla Riforma Moratti, contiene alcuni (pochi) provvedimenti di qualche utilità (ad ex. l’Agenzia di valutazione nazionale della ricerca, già presente nell’iniziativa dell’ex Ministro Mussi, o il concorso nazionale di reclutamento al posto dei concorsi locali), ha il grande difetto è di essere una riforma non finanziata, quindi irrealizzabile, inapplicabile. Il problema della Gelmini è pertanto che presenta come rivoluzionario qualche provvedimento riciclato dalle scorse esperienze di governo, un’operazione di riciclo che nasconde l’ennesimo  taglio di quella macelleria sociale portata avanti da Tremonti. Il ministro dell’economia è infatti il vero responsabile dei tagli generalizzati al welfare e della destrutturazione dello stato sociale, in questa prospettiva i tagli agli enti pubblici, alla scuola e alle università pubbliche non sono che dei tasselli di una più generale opera di smantellamento dello stato sociale in Italia. Il nostro Paese avrebbe invece bisogno di maggiori investimenti nel campo della formazione e della cultura e di una razionalizzazione profonda del sistema universitario. Bisognerebbe aumentare le risorse per la ricerca, sganciando la figura del ricercatore da quella del docente universitario: riducendo a due (professore ordinario e associato) le figure professionali che svolgono didattica a tempo indeterminato all’interno degli Atenei italiani, affiancandoli a figure di docenti a contratto decentemente retribuiti e costruendo una carriera parallela per i ricercatori puri (ipotizzando forme diverse di retribuzione). Bisognerebbe ridurre e accorpare gli atenei italiani, spezzando la logica che li ha fatti proliferare negli ultimi 15 anni, seguendo logiche irrazionali e spesso clientelari. Bisognerebbe tornare a un concorso nazionale unico al posto dei concorsi locali, soggetti al potere delle baronie locali; bisognerebbe aprire ai fondi dei privati, evitando che essi possano entrare nei Consigli di Amministrazione e quindi evitare la privatizzazione de facto delle Università. Bisognerebbe individuare criteri condivisi e trasparenti per valutare la ricerca e il reclutamento. Tutti questi sono problemi elusi dalla riforma, in quanto sarebbero affrontabili solo con maggiori, non con minori, risorse. Per questi e altri motivi la riforma non cambierà nulla, anche se il governo avesse  la fiducia e se potesse farla diventare legge dello Stato. La Gelmini infatti sbaglia due volte: la prima, portando avanti una riforma che non è una riforma; la seconda credendo che le proteste degli studenti siano pilotate dai baroni universitari.

L’Onda sembra essere infatti uno dei pochi eventi/movimenti politici che sta animando questa tetra, smorta e piatta stagione politica, se qualcosa di buono uscirà in questi anni dalle opposizioni civili al berlusconismo, probabilmente sarà da questo movimento fatto di ragazzi e ragazze creativi, decostruzionisti e non violenti, che hanno deciso di protestare contro la precarietà esistenziale e il furto di futuro che, dopo la precarietà lavorativa, sarà rappresentato anche dall’affossamento del sistema del “diritto allo studio”.

Questi ragazzi protestano perché sanno che, dopo averli resi precari e senza ammortizzatori o reti sociali, le classi dirigenti di questo paese porteranno via loro anche il diritto a studiare e così tentare di costruirsi un futuro più consapevole e un avvenire professionale degno.

Questi ragazzi protestano non perché eterodiretti dai baroni universitari, ma perché si sono accorti che negli ultimi quindici anni hanno perso certezze esistenziali, che passano dalla tutela e dalla garanzia del lavoro, da una sanità efficiente, per arrivare a un sistema pensionistico che possa garantire la loro sopravvivenza in tarda età. Questa generazione di studenti ha infatti perso questi tutte le certezze, tranne una: la possibilità di avere a disposizione un sistema di formazione superiore, grazie al quale studiare, garantirsi professionalità e mobilità sociale. Ora anche questa ultima certezza sembra svanire, sotto i tagli operati dal governo nazionale e da quelli regionali ai fondi per il diritto allo studio, sotto una riforma incomprensibile che arriva dopo molte alte riforme abortite e  come la terza o la quarta in pochi anni.

Per questo motivo protestano  e protestando scoprono che i loro problemi individuali sono in realtà problemi collettivi, e quindi politici, e che in modo politico, quindi collettivo, possono affrontarli. Questa generazione orfana della politica scopre la politica e con tutte le sue ingenuità si organizza collettivamente. Questa generazione, a cui la crisi dei partiti e della politica aveva sottratto sogni e capacità di agire politicamente, ri-scopre l’agire collettivo. Questa è un’altra sconfitta del trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini ed è una vittoria della società, una vittoria che darà probabilmente dei frutti nei prossimi anni e che adesso ci dona un po’ di speranza.

La meritocrazia delle chiacchiere

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 11-12-2010

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Postiamo questa lettera dell’amico e  Walter Tocci, Direttore nazionale del CRS (Centro per la Riforma dello Stato) e Deputato PD che porta avanti il lavoro di contrasto alla Riforma Gelmini, può essere un utile elemento di riflessione.

Comincia una settimana decisiva per il futuro dell’università e del Paese. Cade o non cade il governo Berlusconi? Da questo dipende la sorte della legge Gelmini. Speriamo che domenica prossima sia un giorno di festa e si possa esultare sia per l’abbandono del Cavaliere sia per la cancellazione di un progetto dannoso.

Lavoreremo col massimo impegno in Parlamento. Occorre tenere alta la mobilitazione contro la legge. E soprattutto si deve continuare a smascherare la propaganda che l’ha sostenuta e che purtroppo è penetrata in profondità nel senso comune accademico. Ancora oggi mi sento dire da tante persone in buona fede che la Gelmini introduce la politica del merito. Purtroppo è vero esattamente il contrario. Il merito è solo nella straordinaria capacità del governo di raccontare un falso clamoroso. In tutti i sensi, è il trionfo della Meritocrazia delle Chiacchiere.

Per dimostrarlo ho provato a elencare una serie di fatti relativi sia al disegno di legge sia alla gestione corrente del ministero. Se vi sono errori o eccessi vi prego di correggerli, se vi sono dimenticanze vi prego di integrare le informazioni, se proprio non condividete neppure l’impianto del documento ditemelo sinceramente.

Insomma, vi propongo una sorta di gioco collettivo, una sorta di Wikipedia dello smascheramento mediatico o, se preferite, una sorta di Aufklärung dell’ideologia governativa.

La dialettica interna al movimento studentesco

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 11-12-2010

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L’amico e compagno Francesco Migliaccio (che ormai da anni fa parte di Altera-generatore di pensieri in movimento, associazione che ho l’onere e l’onore di presiedere), è uno dei leader politici torinesi riconosciuti di questo movimento studentesco, che sta mettendo a soqquadro le Università italiane.

Posto un suo articolo (pubblicato sul sito/blog  della nostra associazione) sul movimento studentesco torinese e le dinamiche politiche che lo percorrono.

La protesta contro il DDL Gelmini è un laboratorio politico. L’opposizione contro il disegno del governo ha determinato le condizioni sperimentali adeguate ed è nato il movimento studentesco a Torino. I contenuti e le parole d’ordine della protesta (la difesa dell’università pubblica, la richiesta di una diversagovernance universitaria, la contestazione delle ingerenze private nelle decisioni accademiche) sono la provetta dentro alla quale si gioca una partita ben più decisiva. In questo senso,l’opposizione al DDL Gelmini un pretesto. È il catalizzatore (o ambiente sperimentale) che apre una posta in gioco più importante per le forze in campo. In gioco è infatti un’idea di politica, una tipologia di partecipazione democratica, una declinazione delle pratiche civili finalizzate a operare una pressione sul potere. In gioco sono (almeno) due modi di fare e pensare la politica a sinistra. Questi due modi di politica si coalizzano contro una manovra di governo nemicaa entrambi. Si coalizzano, ma non possono trovare una sintesi. Come già sottolineato, infatti, l’opposizione al DDL è solo il motore per dare vita a una dialettica radicalmente oppositiva.

Almeno due fronti, quindi, si contendono la primazia dentro il movimento universitario. Da una parte una corrente sostanzialmente riformista, che accetta il principio di rappresentanza (seppur come mezzo) e non esclude il dialogo con le istituzioni. Sono gli Studenti Indipendenti. Dall’altra una corrente più radicale, fautrice di una politica fondata sul conflitto permanente, sul rifiuto di ogni rappresentanza, restia a ogni dialogo o accordo con le componenti istituzionali. Linea identificabile nel Collettivo Autonomo. Le due realtà si contendono all’interno della provetta-mobilitazione l’egemonia della propria idea di politica: la lotta di una contro l’altra è il vero fulcro di ogni dibattito assembleare. Al futuro dell’università se ne sovrappone un altro ancora più decisivo: l’avvenire dell’idea di cittadinanza e delle pratiche di partecipazione proposte da una possibile nuova sinistra nel nostro paese.

Umberto Magno. La lega, le coop verdi e il buco reggiano

Posted by roberto09 | Posted in Politica nazionale | Posted on 11-12-2010

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Postiamo questa recensione tratta da www.zappingrivista.it perchè la discussione sul leghismo, la sua pericolosità sociale e culturale continui.

Lo scandalo delle cooperative padane, il tentativo leghista della fine degli anni ’90 di convertire il sistema delle coop “di sinistra” a favore dell’ideale padano, ha prodotto alla fine dei conti solo un buco da diverse centinaia di milioni di lire e una serie di fallimenti a catena, oltre alla scia di delusioni e debiti lasciati in giro che ha lambito anche l’Emilia, e nemmeno troppo marginalmente, avendo toccato in prima persona la stessa militanza reggiana del partito del Nord. La vicenda, raccontata ora dal giornalista Leonardo Facco – ex redattore del quotidiano verde “La Padania” – nel suo ultimo libro “Umberto Magno, la vera storia dell’imperatore della Padania” (edizioni Aliberti) risale all’ultimo scorcio del secolo scorso e coinvolge direttamente i big del Carroccio, a partire dal senatùr e gran capo della Lega Nord, Umberto Bossi, fino all’attuale ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli.
La strategia delle cooperative leghiste, tra le tante iniziative promosse dal partito con l’obiettivo di finanziarsi, pubblicizzare e dare concretezza al progetto indipendentista padano, ha visto fin da subito nomi illustri: sel’idea viene dallo stesso vertice del movimento politico, infatti, all’atto costitutivo – sottoscrittori di quote per centomila lire – figurano anche i nomi dei parlamentari Davide Caparini e Paolo Grimoldi e di Ludovico Maria Gilberti (amministratore del quotidiano “La Padania” e vicepresidente della prima coop di Paderno Dugnano), Piergiorgio Martinelli (già sindaco di Chiuduno e amministratore della Lega lombarda), Davide Boni (oggi presidente del Consiglio regionale lombardo ed ex presidente della Provincia di Mantova), Andrea Angelo Gibelli (parlamentare e vicegovernatore della Regione Lombardia). Non manca naturalmente Roberto Calderoli, a quel tempo segretario della Lega lombarda, in veste di legale rappresentante e presidente della neonata società cooperativa a responsabilità limitata.
Nell’atto costitutivo, registrato il 27 maggio 1998 presso lo studio di Guido Malusa, notaio di Carate Brianza, repertorio n. 2805I, si legge: “È costituita con sede in Milano in Corso Italia n. 16 una società cooperativa a responsabilità limitata denominata in breve Made in Padania Coop Scrl”. Il patrimonio sociale della società è costituito da un capitale sociale variabile formato da unnumero illimitato di quote, ciascuna delle quali di valore nominale non inferiore a 50mila lire, e da un numero illimitato di azioni nominative trasferibili di valore nominale pari a 500mila lire.

Nasce il CRS-sezione torinese

Posted by roberto09 | Posted in Dicono di me..., Lo spazio della Polis, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 05-12-2010

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Cari amici/e Compagni/e;

da oggi è presente sul nostro territorio un nuovo soggetto culturale e politico: la sezione torinese del CRS (Centro per la Riforma dello Stato).

Abbiamo sentito la necessità, da molti e non solo da noi percepita come urgente, di dare vita a una sezione torinese del Centro per la Riforma dello Stato perché crediamo che la sinistra torinese abbia, specialmente in questo momento, bisogno di uno spazio di confronto, di un luogo in cui poter esprimere le sue differenti posizioni e appartenenze, ritrovando al contempo dignità e rispetto per l’argomentazione, l’analisi, lo studio e il confronto non determinato da motivi contingenti ed elettoralistici.