Manifesto del “Gruppo Altiero Spinelli”

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 17-09-2010

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Sottopongo all’attenzione e alla firma dei lettori il Manifesto, che si trova sul sito del “Gruppo Spinelli“, lanciato pochi giorni fa da Verhofstadt e Cohn- Bendit, nel quale è possibile sottoscrivere il “manifesto” dell’iniziativa.

Di seguito una (mia) traduzione del manifesto, per firmarlo clicca qui.

Più che mai, le sfide che affrontiamo oggi sono mondiali: mutamento climatico, esaurimento delle risorse e distruzione ambientale, normativa finanziaria economica e, minaccia nucleare e sicurezza collettiva, commercio più giusto, costruzione della pace…

In questo nuovo mondo, ogni paese europeo è un piccolo paese. Ma presentiamo un vantaggio: abbiamo costruito insieme Unione Europea. È una costruzione notevole in cui stato-nazioni europee, lungamente divise da prolungati conflitti, hanno deciso di “essere unite nella diversità” e formare un Commonwealth, una Comunità nel senso vero senso della parola.

Tentando d’ottenere la pace e la prosperità comuni, siamo riusciti a lavorare insieme e combinare le forze, promuovendo così la prosperità, la democrazia e la riconciliazione, risultato senza precedenti nel continente. Gli Stati nazionali hanno delegato i poteri sovrani alle istituzioni europee per raggiungere gli obiettivi comuni e un’ Unione “sempre più vicina”.

Purtroppo, mentre le sfide ardue di una crisi molteplice richiedono risposte comuni, disegnate almeno al livello europeo, troppi politici cadono nella tentazione di credere nella sola salvezza nazionale. In un momento di interdipendenza e di un mondo globalizzato, aderire ai principi di sovranità e inter-governamentalismo nazionali è non solo una guerra contro lo spirito europeo; è ma un’aggiunta all’impotenza politica.

Oggi le cose stanno muovendo nella direzione opposta, verso la separazione invece che verso un’Unione più vicina, verso un ritorno al nazionale invece che verso un’Europa posta-nazionale. Gettandosi dietro lo spirito comunitario, gli interessi a breve termine degli Stati membri hanno coperto la visione comune. Favorendo le soluzioni intergovernative sopra le soluzioni europee. Quasi arrivando al punto di rottura sull’euro, il simbolo più concreto di integrazione europea.

Ci opponiamo a questa direzione a rovescio e reazionaria. L’Europa ancora una volta è stata messa sotto scacco da una coalizione di politici nazionali. È tempo di riportarla sulla giusta rotta. Crediamo che questo non sia il momento per l’Europa di rallentare un’ulteriore integrazione, ma al contrario accelerarla. La storia dell’Unione Europea ha provato che più Europa, non meno, è la risposta ai problemi che stiamo affrontiamo. Soltanto con le soluzioni europee e uno spirito europeo rinnovato potremo affrontare le sfide mondiali.

Il nazionalismo è un’ideologia del passato. Il nostro scopo è un’Europa federale e post-nazionale, un’Europa dei cittadini. Questo era il sogno. che i padri fondatori hanno lavorato così duro per raggiungere. Ciò era il progetto di Altiero Spinelli. Questa è l’Europa che vogliamo. Poiché questa è l’Europa del futuro.

Una proposta europea di riforma elettorale per l’elezione del Parlamento Europeo.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 29-08-2010

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La percentuale dei votanti alle ultime elezioni europee è calata a livelli preoccupanti in mancanza di un convincente e coinvolgente messaggio agli elettori. Il sistema dei partiti politici dell’Unione è oggi un raggruppamento informale mentre c’è necessità di una disciplinata struttura di collegamento. Il primo passo è stato fatto con il riconoscimento dei partiti nel Trattato di Maastricht. Il secondo è stato il Regolamento concernente il finanziamento dei Partiti Politici Europei e delle loro Fondazioni. Una opportunità che non può essere perduta al fine di realizzare l’europeizzazione della sfera pubblica e del sistema dei partiti.

Alcuni euro-parlamentari liberali sostengono l’iniziativa di una lista trans-nazionale per il prossimo rinnovo del PE.

Il parlamentare europeo Andrew Duff, inglese e convinto europeista, ha presentato una proposta di riforma elettorale, di cui è relatore e della quale elenchiamo i punti principali:

Un decennio vissuto da leader e da premier

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 01-08-2010

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Pubblichiamo un articolo dell’amico e compagno Aldo Garzia sul decennale di Zapatero leader e capo ci governo.

Zapatero, a sorpresa, è stato eletto segretario del Partito socialista spagnolo nel 2000. Poi ha vinto le elezioni politiche del 2004 e del 2008, rendendo più democratica e solidale la Spagna grazie alla messa in pratica dell’idea del “socialismo dei cittadini”. Da due anni il premier di Madrid fa però a pugni con la crisi economica. Ma nella festa per il decennale da segretario ha avvertito amici e nemici: «Non mi arrendo, ho voglia di combattere». Di lui aveva detto D’Alema: «È un fenomeno effimero»

di Aldo Garzia

Lunedì scorso 26 luglio, nella storica sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, si sono svolti i festeggiamenti per celebrare i dieci anni trascorsi da quando José Luis Rodríguez Zapatero è stato eletto segretario. Cerimonia sobria, come è nello stile del leader socialista. Invitato tutto il gruppo dirigente del Psoe e del governo, poi un discorso di poco più di venti minuti in cui Zapatero è tornato a sfoderare la grinta e l’ottimismo che gli sono abituali per ribadire l’impegno a fronteggiare la crisi economica in cui si è impantanata la Spagna (il video dei festeggiamenti si trova su internet: http://psoe.es/zapatero10/). Gli occhi gli sono diventati lucidi nel rivedere le immagini del Congresso che lo elesse leader nel 2000 e poi quelle delle due consecutive vittorie elettorali nel 2004 e nel 2008. La prima conferenza stampa da premier la concluse con una frase che resta un impegno: «Le responsabilità politiche non mi cambieranno». E in questa piccola cerimonia le prime parole di ringraziamento le ha rivolte a José Bono, oggi presidente del Parlamento, che nel 2000 batté ai voti per diventare segretario del Psoe.

Nagorno Karabakh. L’utile retorica sulla “terra dei padri”

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 31-07-2010

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Scusandoci per il prolungato periodo di mancato aggiornamento del blog, proponiamo questo post, seguito da un articolo di Vittorio Emanuele Parsi del 17 luglio 2010, con il quale vorremmo aprire una riflessione sulla situazione geopolitica che coinvolge la Repubblica Armena e il Caucaso.

L’articolo di Parsi, infarcito di retorica buonista (la retorica sulla “terra dei padri” è in questo caso insopportabile), sembra non tenere conto di alcuni elementi, tra i quali :

  1. Il Nagorno-Karabakh (o Nagorno-Karabah) è una regione situata nel Caucaso meridionale, quasi interamente circondata dallo stato dell’Azerbaijan.
  2. La regione è abitata attualmente e storicamente da tre etnie: gli Azeri, gli Armeni nei fondovalle e dai Curdi sulle montagne.
  3. Storicamente la regione diviene parte dell’Azerbaijan solo dal primo dopoguerra e gli Azeri ne sono sempre stati una minoranza.
  4. Dagli anni ‘90 del Novecento l’area è sotto il controllo militare armeno, in seguito ad uno scontro con i vicini dell’Azerbaijan durante il quale, nel1991, la popolazione locale, a maggioranza armena, aveva cercato di dichiarare la propria indipendenza.
  5. La legittimità all’autodeterminazione dei popoli dovrebbe valere per il Nagorno Karabakh come e quanto è valsa recentemente a legittimare l’indipendenza del Kossovo.
  6. Quella zona è la “terra dei padri” dei Curdi e degli Armeni, almeno quanto quella degli Azeri.
  7. L’Arzebaijan ha dichiarato guerra al Nagorno autoproclamatosi indipendente nel 1991 e che la Repubblica Armena è intervenuta in difesa della popolazione, a maggioranza armena del Nagorno, evitando una probabile pulizia etnica da parte degli Azeri che avrebbe coinvolto, probabilmente, oltre gli Armeni anche i Curdi del Nagorno.
  8. Gli Armeni sono cristiani e gli Azeri mussulmani
  9. La Turchia, che solo recentemente (2009) ha parzialmente risolto il conflitto secolare con l’Armenia e che non riconosce di avere perpetrato il genocidio degli armeni nel 1915, è alleato dell’Azerbaijan nel conflitto scaturito dall’indipendenza del Nagorno.

Parsi è un giornalista troppo colto e attento per non avere in testa queste rozze e basilari coordinate geopolitiche, mentre scrive il suo articolo; per questo motivo non possiamo fare a ameno che dedurre che le retoriche sulla “terra dei padri” e l’articolo non siano che un tassello di una più ampia operazione mediatica, probabilmente solo al suo inizio. L’intento è forse quello di delegittimare l’autodeterminazione del Nagorno e dipingere gli Armeni come pericolosi e cattivi colonialisti pronti a produrre con le loro guerre migliaia di profughi innocenti.
Non vorremmo pensar male (che si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, come diceva quello là), ma ci viene da ipotizzare che le guerre della Repubblica Armena diventino cattive, violente ed incomprensibili, proprio in quanto condotte da una Repubblica in conflitto con quello stesso Paese (la Turchia) che non vuole riconoscere di avere perpetrato il primo genocidio del Novecento contro la popolazione armena (1915, 1 milione e mezzo di morti sterminati dai giovani turchi).

Insomma, la Turchia è un importante partner economico dell’Italia, non riconosce il genocidio armeno e soprattutto appoggia nel conflitto in corso l’Azerbaijan a maggioranza mussulmana.

Da questo punto di vista, si comprenderebbe bene il motivo per cui, agli occhi di molti, alcuni padri sono più utili degli altri per quella terra contesa che si chiama Nagorno.

Nagorno Karabakh. Tra i miserabili fuggiti dalla guerra

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 31-07-2010

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di VITTORIO EMANUELE PARSI (tratto da La Stampa del 18 luglio 2010)

BAKU

Qui manca l’aria. Non solo ai polmoni, ma all’anima». Shafiga ha sessant’anni, ma potrebbe averne molti di più o qualcuno in meno, cambierebbe poco. La sua è l’espressione franta, dal fisico piegato, di tutti i rifugiati, dei profughi di ogni guerra. Mentre parla, sembra che si chieda, che ti chieda, per che cosa è sopravvissuta, in nome di quale orizzonte è sfuggita alle bombe. Non si è fatta ammazzare come un cane per far la fine del sorcio.

Lettera degli economisti

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 24-06-2010

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di seguito una “lettera degli economisti” firmata da docenti e ricercatori di Università o di Enti di ricerca nazionali ed esteri. Promotori dell’iniziativa sono Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre). Gli economisti che intendono aderire possono scrivere a: info@letteradeglieconomisti.it

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14 giugno 2010

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Ai membri del Governo e del Parlamento

Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica

La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.

Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.

Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.

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La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.

Vi è chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense. Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all’accumulo di riserve valutarie.

Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione.

Olof Palme ed il socialismo democratico

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 12-04-2010

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Recensione di Aldo Garzia del libro: “Tra utopia e realtà. Olof Palme ed il socialismo democratico” di Monica Quirico

Gli Editori Riuniti University Press hanno inviato in libreria Olof Palme e il socialismo democratico, un’antologia di scritti e discorsi del leader svedese.

Si tratta di un piccolo evento editoriale perché è la prima volta che quei testi sono tradotti in italiano. Del «modello svedese» si è discusso appassionatamente in alcuni cenacoli della sinistra italiana degli anni Settanta. Anche la personalità politica e di statista di Palme ha incuriosito a lungo, prima che una mano tuttora misteriosa premesse il grilletto nella notte del 28 febbraio 1986 uccidendolo all’uscita di un cinema mentre si apprestava a fare ritorno in metropolitana nella sua residenza accompagnato dalla moglie. Dopo quel delitto politico, l’oblio è tornato a dominare il dibattito italiano sulla socialdemocrazia svedese, che intanto declinava priva del suo leader di maggior prestigio. Destino d’oblio capitato pure a personaggi del calibro del tedesco Willy Brandt e dell’austriaco Bruno Kreisky che – come Palme – avevano cercato di far risorgere la socialdemocrazia europea negli anni più bui della «guerra fredda». Chi voleva documentarsi su quella fase, aveva a disposizione in italiano solo un libro del 1976 (Quale socialismo per l’Europa, edizioni Lerici), introdotto da Gaetano Arfè, che raccoglieva un carteggio tra Brandt, Palme e Kreisky che si interrogavano sul passaggio d’epoca di quegli anni. Avendo scritto l’unica biografia in italiano di Palme (Editori Riuniti, 2007), posso testimoniare l’assoluta assenza di fonti perfino sui suoi incontri con Enrico Berlinguer a Roma nel 1983 e nel 1984. Ora il lettore può farsi finalmente una opinione sulle idee-forza di uno straordinario protagonista della scena europea prima che cadesse il Muro di Berlino. E può orientarsi sui riferimenti politici contenuti nei testi tradotti grazie alla puntuale introduzione di Monica Quirico, curatrice e ideatrice del libro.

Analisi del voto n.1: il centrodestra.

Posted by roberto09 | Posted in Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 12-04-2010

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di Aldo Garzia (tratto da Left del 2 aprile 2010).

Ringrazio l’amico Aldo per il contributo.

Il primo vincitore delle regionali è lui: Silvio Berlusconi, da un quindicennio protagonista della politica italiana tra lo stupore dei suoi omologhi europei e di metà dei suoi connazionali. Il governo che guida di nuovo dal 2008 non è penalizzato dalla crisi economica, come invece è capitato a Nicolas Sarkozy nelle recenti elezioni regionali in Francia. Se ci fossero alle porte elezioni politiche, Pdl e Lega – con alleati tutti i pezzi della destra estrema – tornerebbero a vincere senza eccessivi affanni.

Il centrodestra espande infatti la sua presa elettorale come dimostrano i successi al fotofinish in Piemonte, Lazio e quelli al sud in Campania e Calabria. Quale leader della destra europea può vantare un tale primato, mentre la disoccupazione aumenta e sono in rosso tutti i numeri dell’economia nazionale?

Non resta che prendere atto che per buttare giù dalla torre Berlusconi non bastano i racconti a luci rosse delle escort, gli scandali del G8 o della Protezione civile pensata come una task force al di sopra di ogni controllo, le casuali intercettazioni telefoniche con componenti di una Autority per eliminare alcune trasmissioni tv ritenute scomode.

IL pd al bivio

Posted by roberto09 | Posted in Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 12-04-2010

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di Pietro Folena (tratto da Epolis del 7 aprile 2010)

Le premesse della discussione che si sta aprendo nel Pd non lasciano presagire conclusioni costruttive.

Sembra che si stia preparando il solito rito post-elettorale in cui la sinistra, con massicce dosi di masochismo, si è impegnata spesso, specialmente in questa lunghissima era berlusconiana. La minoranza annuncia gli stati generali, i popolari fanno rullare i tamburi di guerra, si preparano nuove fondazioni – oramai se ne contano a decine – che, si giura, non sono correnti. Nella discussione democratica non c’è nulla di male. Ma essa, soprattutto quando investe un grande partito popolare, deve avere immediatamente un senso agli occhi degli elettori e dei cittadini. Dev’essere ordinata e propositiva.

Il risultato delle elezioni regionali non è tale da rappresentare per Bersani una disfatta.

Il Pd ha difeso le sue posizioni, e certo – dopo la vicenda Marrazzo – non era facilmente pensabile di riconquistare il Lazio. Ed era impossibile pensare seriamente alla vittoria in Campania e Calabria, dopo le negative prove di governo degli ultimi anni. La Puglia e la Liguria potevano essere perdute, e invece la sinistra ha vinto. Solo la vittoria della Lega in Piemonte suona come un grave e ulteriore arretramento del centrosinistra. Bersani ha quindi ragione nel rispondere ai suoi critici rifiutando ogni drammatizzazione. Ma quello che da lui e dal Pd ci si aspetterebbe è una riflessione culturale più seria e coraggiosa sulla crisi di civiltà che colpisce nel cuore la società italiana.

Il “giorno della memoria” tra antisemitismo ed antisionismo

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 30-01-2010

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Si chiude una settimana piena di celebrazioni attorno al “giorno della memoria”, in cui abbiamo assistito a provocazioni e sfregi antisemiti di ogni colore e tendenza culturale.

Abbiamo già affrontato il tema delle provocazioni leghiste, con le quali esponenti politici e la radio dei “nazisti in camicia verde” (Radio Padania) hanno paragonato Anna Frank ad una santa pornografa, a questo si aggiungono: gli sfregi (le scritte fasciste di Militia in Via Cavour e in Via Tasso a Roma), la deliranti promesse di Khamenei sulla distruzione dello Stato di Israele ed  il volantino fascista (del Movimento d’Azione Sociale) trovato in via Veronese a Roma, nel cortile dei Templi.

Tutte queste manifestazioni di antisemitismo hanno trovato la condanna di esponenti politici italiani (di destra e di sinistra), della stampa progressista (“Liberazione”, “L’unità” ed “Il Manifesto”), di quella cattolica (“Avvenire”) e della Chiesa.

Insomma, tutti hanno condannato e tutti condannano (“Il manifesto” titolava “Vergogna nera”, “L’Unità” “La Roma fascista sporca il ricordo dell’Olocausto”e l’ “Avvenire” “La vergogna”) e si dicono addolorati .

Nello stesso tempo, l’ambiguità tra antisionismo ed antisemitismo si perpetua: la sinistra come l’estrema destra si presenta  incapace, nelle migliori ipotesi, di trattare Israele come uno Stato normale e nelle peggiori di fomentare la confusione tra i due concetti, al fine di utilizzare la questione ebraica e quella palestinese come retoriche nella battaglia politica.