25 aprile 1945-2015. Settanta anni di Libertà.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 25-04-2015

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E siamo arrivati a 70!  Buon anniversario della liberazione a tutti!

Ricordate, meditate e agite…

(intanto vi lascio con un po’ di musica….)

BE ANTIFASCIST! STAY FREE!

Appello della ragazza ucraina: le ragioni della protesta

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 21-02-2014

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Da piazza Maidan un’attivista dell’opposizione lancia un grido di aiuto sulla rete Internet via Facebook. Il video, sottotitolato in italiano dagli stessi attivisti, è un duro atto di accusa contro il governo – paragonato all’Unione Sovietica – accusato di dittatura, oppressione e di aggredire con violenza i manifestanti. Non c’è alcun cenno però alla organizzazione paramilitare degli attivisti, che usano bombe molotov e armi da fuoco contro le forze dell’ordine.

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 25-01-2014

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foto di scrittore ucraino

Un amico, Massimo Maurizio (che insegna letteratura russa all’Università di Torino), ha tradotto un documento dello scrittore ucraino Jurij Andruchovic. Leggete e diffondete per favore.

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Cari amici, ma prima di tutto, giornalisti e redattori di testate straniere, in questi giorni ricevo moltissime domande da parte vostra, mi si richiede di commentare la situazione a Kiev e in tutta l’Ucraina, di esprimere un giudizio su quello che sta succedendo e di formulare qualche previsione, almeno per il futuro prossimo.
Dal momento che non sono fisicamente in grado di scrivere un articolo di analisi per ogni singolo giornale, ho deciso di preparare questo breve documento, che ognuno di voi potrà utilizzare come meglio crede. Le cose importanti, di cui voglio parlare sono queste.

In quattro anni scarsi di governo il regime di Janukovič ha portato il paese e la società al limite della tolleranza. La cosa peggiore è che si è chiuso da sé in un vicolo cieco, dove deve mantenere il potere all’infinito e con ogni mezzo, altrimenti dovrà rispondere del suo operato in tribunale, incorrendo in pene severissime.

La portata dei furti e dell’arbitrio vanno ben oltre ogni concezione dell’avidità umana. Questa è l’unica risposta del perché da più di due mesi il regime spinge per un’escalation “organizzata” della violenza rivolta contro le proteste pacifiche: gli attacchi dei poliziotti delle squadre speciali al Majdan si accompagnano a persecuzioni individuali di attivisti d’opposizione e semplici partecipanti alle azioni di protesta (tallonamenti, percosse, automobili e case bruciate, incursioni in appartamenti privati, arresti, infiniti processi penali).

La parola chiave è impaurire. E poiché questa tattica non funziona e la gente protesta in maniera sempre più massiva, il potere intensifica la repressione. “La base legislativa” per attuarla è stata creata il 16 gennaio, quando i deputati del Parlamento, completamente sottomessi al presidente e con ogni tipo di violazioni dell’ordine del giorno, delle procedure di votazione e, non ultima, della Costituzione, hanno votato in pochi minuti (!) e per alzata di mano (!) una serie di cambiamenti legislativi, che introducono nel paese una vera dittatura e lo stato d’emergenza, senza che quest’ultimo sia stato dichiarato. Per esempio, io, scrivendo e diffondendo queste righe, sono perseguibile in base a diversi articoli del codice penale: “diffamazione”, “fomentazione d’odio” e altri.

In breve, se noi accettiamo queste “leggi”, dobbiamo rassegnarci al fatto che in Ucraina diventerà vietato tutto ciò, che non è permesso dal potere. E il potere permette una cosa sola: sottomettersi ad esso. Rifiutando queste “leggi”, la società ucraina il 19 gennaio è scesa in massa e per l’ennesima volta in piazza per difendere il proprio futuro.

Oggi i telegiornali mostrano i manifestanti a Kiev con caschi e maschere molto diverse tra loro, a volte tengono in mano bastoni di legno. Non credete che siano “eversivi”, “provocatori” o “estremisti di destra”. Io e i miei amici ora andiamo alle manifestazioni agghindati così. In questo senso gli “eversivi” siamo io, mia moglie, mia figlia, i nostri amici. Non abbiamo altra scelta: noi stiamo difendendo la salute nostra e dei nostri cari. I poliziotti delle squadre speciali ci sparano addosso, i loro cecchini uccidono i nostri amici. A seconda delle fonti il numero di manifestanti uccisi soltanto nella zona attorno del parlamento e soltanto negli ultimi due giorni è di 5 o 7. Il numero di coloro che sono spariti senza lasciare traccia in tutta Kiev raggiunge decine di unità. Non possiamo interrompere le proteste, perché questo significherebbe acconsentire a far diventare la vita nel Paese un ergastolo.

La generazione dei giovani ucraini, cresciuti e formatisi nel periodo post-sovietico, rigetta organicamente ogni forma di dittatura. Se la dittatura vincerà, l’Europa sarà costretta a fare i conti con una Corea del Nord al suo confine orientale e, secondo stime diversa, con una quantità di profughi tra i 5 e i 10 milioni.

Non voglio spaventarvi. La nostra è una rivoluzione di giovani. Il potere combatte la sua guerra non dichiarata prima di tutto contro di loro. Quando scende il buio, per Kiev si muovono gruppi di “persone in borghese”, che sequestrano prima di tutto giovani, soprattutto se portano simboli europiesti o del Majdan. Li rapiscono e li portano nei boschi, dove li fanno spogliare e li torturano al freddo di gennaio.

Stranamente, vittime di queste arresti sono sempre più spesso giovani artisti, attori, pittori, poeti. Si ha l’impressione che nel Paese agiscano degli “squadroni della morte”, il cui scopo è distruggere tutto ciò che c’è di buono.

Un altro dettaglio importante: le forze di polizia organizzano negli ospedali imboscate ai manifestanti feriti, li portano via anche da lì (ripeto, i feriti!), li trasferiscono n luoghi sconosciuti per interrogarli. È diventato molto pericoloso chiedere aiuto in ospedale anche per un passante, ferito da una scheggia impazzita di una granata di plastica della polizia. I dottori alzano le bracciamo e consegnano i pazienti nelle mani dei cosiddetti “tutori dell’ordine”.

Tiriamo le somme: in Ucraina si stanno verificando senza fine crimini contro l’umanità, dei quali è responsabili l’attuale potere.

Se in questa situazione ci sono degli estremisti, essi sono i massimi rappresentanti del governo del Paese.

E ora sulle due domande che mi vengono fatte in continuazione: non so che cosa succederà e non so nemmeno che cosa potete fare per noi.

Potete però diffondere massimamente tra tutti i vostri contatti questa mia lettera. E inoltre, siate solidali con noi. Pensateci. Vinceremo in ogni caso, indipendentemente da quanto loro saranno brutali.

Senza esagerare si può dire che ora la popolazione ucraina sta difendendo con il proprio sangue l’idea europea di una società libera e giusta.

Spero davvero che lo apprezziate.

PS: I ragazzi ucraini chiedono di tradurre questa lettera nelle diverse lingue europee e di diffonderla

Occupy Taksim

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-06-2013

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 Pubblichiamo questo reportage di Murat Cinar, un amico turco (blogger e giornalista freelancer) che vive a Torino, sugli avvenimenti che si stanno svolgendo a Istanbul. Diamo tutto l’appoggio all’opposizione ed ai ragazzi turchi che in questi giorni stanno protestando contro la svolta repressiva, islamista ed autoritaria del Governo Erdogan, che mai ha brillato per laicità, ma che adesso getta la maschera sotto la quale si nascondono pulsioni da neo-califfo.

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Tutto inizia con le proteste pacifiche contro la distruzione di uno dei pochi parchi rimasti in centro città. Taksim è il cuore di Istanbul dal punto di vista dell’aggregazione sociale e lo è ancora di più il Parco di Gezi che è destinato a scomparire.

Le volontà politiche legate al partito al governo, AKP, da un po’ di tempo in modo arguto continuano a dire che al posto del parco sorgerà una caserma militare che era presente proprio in quel posto tempo fa, della quale però oggi non c’è nessun residuo. La nuova caserma oltre ad essere nettamente un simbolo militaristico in centro città comprenderà anche un centro commerciale, che ad Istanbul non manca proprio data la presenza di quelli costruiti in quantità esagerata in questi ultimi anni.

Nonostante il progetto sia già stato approvato da chi di dovere, il permesso per l’abbattimento degli alberi non era ancora arrivato, ma, abusivamente qualche giorno fa gli operai hanno iniziato a radere al suolo con il sostegno della polizia. I manifestanti che protestavano fin dal primo momento sono stati allontanati con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo. In giornata grazie ad un lavoro eccezionale di coordinazione il Parco di Gezi si riempie di nuovo di manifestanti, ‘sta volta si dorme anche di notte al parco. Il giorno dopo alle 05:00 di mattina le ruspe iniziano a distruggere gli alberi sempre con il sostegno della polizia. Dopo pochi minuti la polizia oltre a sparare di nuovo lacrimogeni inizia a raccogliere le tende dei manifestanti e le brucia con tutto quello che c’è dentro in mezzo al parco.

Sia il primo giorno sia il secondo vari parlamentari dell’opposizione appartenenti ai partiti CHP e BDP si presentano ad ore diverse al Parco per sostenere i manifestanti. Ormai si poteva parlare dell’inizio di un atto di resistenza. Infatti uno dei parlamentari del BDP Sirri Sureyya si mette per ben due volte davanti alle ruspe e blocca i lavori.

In questi istanti il presidente del consiglio Recep Tayyip Erdogan inaugura l’inizio lavori del terzo ponte sul Bosforo. Un progetto totalmente bocciato da parte di diversi istituti di ricerca privati e statali e dall’intero mondo scientifico. Come hanno dimostrato i due precedenti la soluzione per risolvere il problema del traffico di Istanbul non è costruire un terzo ponte. Durante il festeggiamento dell’inizio lavori Erdogan dice due cose su quello che sta succedendo a Istanbul affermando la “loro” decisione sulla costruzione della caserma, che nessuno potrà fermare i lavori e che, se qualcuno volesse piantare degli alberi al posto di quelli che verranno abbattuti, il suo governo sarebbe disposto a riservare una zona libera. La proposta di Erdogan è proprio come quella che ha fatto dopo i festeggiamenti negati del Primo Maggio, ossia quella di creare una grande piazza lungo mare, isolata dal resto della città, destinata alle manifestazioni.

La sera del terzo giorno il Sindaco di Istanbul insieme al prefetto ed al capo della Polizia tiene una conferenza stampa in cui oltre a condannare gli scontri e definire i manifestanti come degli infiltrati oppure esponenti dei gruppi estremisti specifica che i lavori avviati riguardano la ricostruzione del marciapiede del Parco. Anche questa presa in giro non ferma i manifestanti.

Dal pomeriggio di Venerdì 31 Maggio i manifestanti allontanati dal Parco di Gezi iniziano a raggrupparsi lungo la strada centrale di Taksim ossia Istiklal Caddesi. Secondo alcuni tweet di sera si iniziano a contare più di 40 mila persone. La polizia risponde brutalmente:lacrimogeni, manganelli ed idranti. In poco tempo Taksim diventa un campo di battaglia e sono più di 100 i feriti. Dopo qualche minuto la connessione internet telefonica 3G smette di coprire la zona di Taksim, tutte le vie che danno su Taksim da diverse zone vengono bloccate e secondo alcuni testimoni vari bus provenienti da diverse città per sostenere la rivolta vengono fermati ai caselli in autostrada. In questo momento i principali canali televisivi al servizio del potere trasmettono soap opera oppure Miss Turchia. Soltanto qualche canale televisivo di opposizione come Halk Tv, IMC Tv e Ulusal Kanal decide di dedicare tutto il palinsesto a quello che succede a Istanbul.

Contemporaneamente partono delle manifestazioni di sostegno in diverse città della Turchia; Izmir, Ankara, Giresun, Trabzon, Rize, Afyon, Antalya, Bursa, Isparta, Eskisehir, Edirne, Adana, Antakya, Bolu, Mersin, Konya, Hopa, Samsun, Kocaeli, Zonguldak, Kayseri. Sindacati, partiti politici, ONG, i gruppi politici della tifoseria calcistica. La polizia risponde brutalmente anche in queste occasioni, ad Izmir, Antalya, Isparta, Mugla e Kocaeli si sparano i lacrimogeni e vari manifestanti vengono portati in caserma. Le persone bloccano le strade e camminano verso la sede centrale del partito al governo AKP della loro città per sollecitare il presidente a dimettersi.

Infatti ormai lo slogan principale è “dimissioni Erdogan”. Secondo alcuni tweet ed il portale Ntvmsnbc la polizia di Istanbul in tarda serata aveva esaurito i lacrimogeni di scorta ed ora si inizia a buttare i lacrimogeni dagli elicotteri; la polizia spara con munizioni di plastica. Partono diversi bus da varie città confinanti portando nuovi rinforzi per la polizia. La metropolitana di Istanbul viene chiusa. In questo momento gli ospedali privati attraverso le comunicazioni in rete fanno sapere che accolgono gratuitamente i feriti, persone mettono dei fogli fuori dei loro palazzi in zona specificando che sono disposte ad accogliere i manifestanti feriti, i negozi aprono i battenti a Taksim, gli alberghi accolgono i manifestanti, i bordelli non ufficiali aprono le porte per accogliere le persone che scappano dai lacrimogeni, le farmacie decidono di non chiudere questa notte, in rete circolano i numeri telefonici degli avvocati volontari per difendere i manifestanti portati in caserma e le persone che vivono a Taksim tolgono la password della connessione wi-fi per compensare la mancata connessione 3G perché si deve parlare di quello che succede a Taksim al mondo e dalle caserme militari si vedono i soldati distribuire delle maschere anti-gas. Nessun canale televisivo grande interrompe la sua trasmissione per lanciare la diretta. Di notte ormai Taksim è coperta di capsule vuote di lacrimogeni, i pronti soccorsi sono pieni di persone ferite gravemente. Si parla di un morto, di una in fine di vita ma nessuna notizia ufficiale e definitiva ancora.

Il mercato senza vincoli della Thatcher e di Reagan è stato causa della crisi mondiale

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 11-04-2013

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Vi propongo questa riflessione sulla Thatcher preso dal Blog/sito di Romano Prodi così per riflettere assieme su quello che sarebbe potuto essere il centro sinistra di questo Paese, se non fosse nato il PD e su quello che potrebbe essere questo Paese se avessimo Prodi come Presidente della Repubblica.

Thatcher/ Prodi: Suo successo è all’origine di attuale crisi “Mercato senza regole ha aumentato disparità fra ricchi e poveri”

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(AGI)  Bruxelles, 8 apr. – Margaret Thatcher “ha cambiato il mondo“, ma ha anche piantato le radici dell’aumento delle disuguaglianze fra ricchi e poveri, che ha provocato l’attuale crisi economica. Il giudizio è dell’ex premier italiano Romano Prodi.

“Non è stato Reagan che ha intuito e organizzato la nuova economia” ultraliberista negli anni ’80. “E’ stata Thatcher che l’ha applicata e diffusa in tutto il mondo, con il vangelo del tutto mercato”, ha ricordato Prodi, oggi a Bruxelles,
parlando con i cronisti a margine di una sua audizione all’Europarlamento nella sua veste di inviato Onu per il Sahel.

“L’economia si basa sul mercato, ma non un mercato senza nessun controllo, con il ruolo dello Stato sempre minore, con meno regole di tutti i tipi; il risultato di questo è stato un aumento delle differenze fra ricchi e poveri in tutti i paesi del mondo, esclusi
quelli scandinavi. La crisi economica stessa – ha continuato Prodi – è stata provocata da questa disparità“, basata sull’idea di “aumentare i consumi e pagare sempre meno chi produce i beni. Questo è stato un successo della Thatcher: l’idea – ha concluso l’ex premier – che il mondo debba svilupparsi senza alcuna regola e senza alcun controllo è stata sua”, ha concluso.

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Prodi: ”Thatcher e Reagan padri della crisi mondiale”

Audiointervista di Giulia Santerini a Romano Prodi su La Repubblica online del 8 aprile 2013

Prodi non nega le responsabilità della Thatcher relaticamente alla situazione economica mondiale. Anzi, le individua e le addita, e ne legge le conseguenze. Anzi, precisa:

«Le conseguenze non le leggo io, le leggono i fatti. In questo mondo affidato solo al mercato, per un brevissimo periodo di tempo ha tolto alcune incrostazioni all’economia mondiale. E poi ha progressivamente preparato questa crisi. Che questo sia dovuto alla Tatcher o ai suoi interpreti lo vedrà la storia».

In che modo la Thatcher avrebbe contribuito alla crisi?

«Voleva il mercato al 100%. Nessuno è contro il mercato, ma il solo mercato, senza vincoli di alcun tipo, ha portato gli squilibri che oggi sentiamo».

Prodi individua, poi, la naturale comunanza di intenti fra la politica della Gran Bretagna della lady di ferro e quella degli U.S.A. di Ronald Reagan.

La Thatcher e Reagan hanno cambiato il mondo, hanno portato una nuova regola nel mondo, non nella sola Gran Bretagna. La traccia che lascia è quella di essere stata la maestra di Reagan e di aver cambiato l’economia mondiale. Hanno cambiato il concetto del mondo. Stato il meno possibile, nessun intervento dello stato, gli squilibri sono la salute dell’umanità e noi siamo arrivati dove siamo arrivati.

Spagna, verso le elezioni 2012 (di Aldo Garzia).

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 06-04-2011

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È assai singolare la situazione che si è venuta a creare in Spagna dopo l’annuncio di José Luis Rodríguez Zapatero che non sarà lui a guidare il Psoe nelle elezioni politiche del 2012. Reggerà la sfida in Parlamento con i Popolari di Mariano Rajoy nell’ultimo anno di legislatura ma sarà un altro a disputare il match in cui in ballo c’è il terzo mandato consecutivo a guida socialista. Quanto al metodo della successione, è probabile che vengano usate le “primarie” con qualche accortezza maggiore rispetto a ciò che accade nell’italico Pd (voteranno, come nel caso recente che ha scelto il candidato socialista per la Comunidad di Madrid, solo gli iscritti al Psoe).

Si chiude così un ciclo politico iniziato nel 2000 con la conquista – a sorpresa – della segreteria del Psoe e consolidatosi nel 2004 con la leadership di governo. Con l’uscita di scena tra un anno di Zapatero esce però ammaccato pure quel “socialismo dei cittadini” che era l’idea-forza con cui il leader socialista aveva cercato di voltar pagina rispetto all’era di Felipe González (premier dal 1982 al 1996). Zetape, come lo chiamano in Spagna, pensava che nell’epoca della globalizzazione economica e della fine dei vincoli interni in economia una nuova idea di socialismo andasse praticata più sul terreno della democrazia politica, dei diritti e della laicità rispetto alle tradizionali politiche socialdemocratiche di welfare all’insegna di piena occupazione e ridistribuzione dei redditi. La Spagna del dopo José Maria Aznar, tornata per otto anni a una politica di destra estrema, sembrava la società ideale per praticare quel nuovo socialismo che aveva nel filosofo Philip Pettit il teorico ispiratore.

PSE. Il documento di Atene.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 14-03-2011

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Il 4 marzo 2011, i leader del PSE convenuti ad Atene hanno approvato un forte documento di politica europea e economica, alternativo alle linee che si stanno affermando a livello europeo. All’incontro non hanno partecipato esponenti italiani, troppo impegnati nelle discussioni interne ad un partito che non esiste e che non si può/vuole  definire socialdemocratico (il PD).

La retorica “oltrista” ha portato il PD a non avere collocazione e cornice teorico politica. Scegliere il PSE significherebbe perdere Fioroni e pochi altri ex democristiani e allora i dirigenti del Pd preferiscono non essere socialisti e tenersi Fioroni… lascio giudicare a voi: tra andare a parlare con Milliband di politica, di economia e di  Europa o  tenersi Fioroni scelgono Fioroni… Totò avrebbe risposto: “ma mi facci il piacere”…

Qui di seguito un’ampia sintesi, che tradotta da Claudio Bellavita.


L’Europa è nelle mani sbagliate. Non bisogna dare la colpa all’Europa ma alla maggioranza conservatrice che la governa.

Ci siamo riuniti per mettere  a punto una alternativa alla linea dominante “solo austerità”: questo mese sarà decisivo per l’Unione Europea, i paesi dell’eurozona e soprattutto per il popolo europeo. Sono in gioco i principi su cui fu fondata l’unione europea: solidarietà e destino comune.

I conservatori europei si stanno preparando a sacrificare questi principi per mettere stati e cittadini in competizione gli uni con gli altri. le proposte che sono state messe all’ordine del giorno del  prossimo Consiglio Europeo sono tutte improntate all’istituzionalizzazione dell’austerità e all’annacquamento del nostro modello sociale e delle istituzioni di welfare.

Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi 30 mesi, la linea è ancora quella di far pagare il fallimento dei mercati finanziari alla gente comune.

Il PSE ha una alternativa chiara,socialmente responsabile ed economicamente credibile,

per mantenere un corretto ritmo di crescita, e garantire l’occupazione, il progresso sociale e il pareggio dei bilanci pubblici.

Il PSE ha capito che la crisi non è colpa della gente comune o del welfare, ma dell’avida e irresponsabile politica dei governi conservatori di alcuni stati dell’Unione e della perdurante mancanza di controlli sui mercati finanziari.

Nel corso del 2011, lo smantellamento del welfare attraverso la riduzione generalizzata degli stanziamenti ridurrà il livello di vita in tutta la UE, indebolendo quelli che sono già deboli. Il messaggio che mandano i conservatori è “noi prendiamo le decisioni, voi i sacrifici, noi parliamo a nome dei ricchi che sono i soli che possono permettersi uno stato povero”.

Invocando confuse e misteriose “esigenza tecniche”, i conservatori vogliono imporre, a partire dai piccoli stati, un diktat di ultraliberismo e di misure di sola austerità che renderà impossibile superare la crisi, perché bloccherà le possibilità di crescita.

L’Europa non riesce a resistere alle pressioni dei governi conservatori di Francia e Germania, e  a dare una risposta alla crisi del debito diversa dagli aumenti fiscali e dai tagli alla politica sociale, di crescita e di occupazione.

La politica franco-tedesca vuole ridurre i paesi europei a sussidiari delle grandi corporations: con un’Europa dominata da due stati, gli altri paesi e il parlamento europeo verranno totalmente ignorati.

Noi non vogliamo uno scontro tra stati in Europa: l’Europa ha un valore suo proprio. E siamo convinti che per uscire dalla crisi bisogna usare il metodo della Comunità Europea, basato non sugli ukase, ma su coordinamento, sussidiarietà e solidarietà, coinvolgendo tutti gli stati dell’Unione e le istituzioni europee.

Le misure che si stanno preparando e che si  vorrebbero imporre in fretta,sono di strangolamento economico,riduzioni salariali, tagli nella protezione sociale e nella funzione pubblica, in contraddizione non solo col progetto di Europa 2020, ma anche alla Carta dei diritti e alla sovranità dei singoli stati nel perseguire le loro politiche sociali.

I conservatori non hanno un quadro complessivo della crisi mondiale: in nome della sovranità del mercato finanziario globale non hanno proposte per affrontare con le cospicue forze dell’Europa gli attacchi alle valute, i dumping commerciali e la speculazione sulle materie prime.

I socialisti d’Europa hanno un progetto per una crescita sostenibile,per avere più lavoro e lavori migliori con una politica industriale europea, per garantire la piena occupazione e il progresso sociale, per ridurre il debito pubblico aumentando il reddito e quindi le entrate fiscali.

Vogliamo il progresso nella prosperità e non la recessione con l’austerità: la differenza tra la nostra strategia e quella dei conservatori osannati dalla finanza mondiale è di 8 milioni di posti di lavoro  nei prossimi 5 anni.

Il nostro progetto è di fare agire tutti insieme i paesi e le istituzioni europee

-insieme, darci una vera politica industriale europea e far riprendere gli investimenti nelle manifatture. Servono regole, innovazione, ricerca energetica e ambientale, investimenti nell’efficienza produttiva, non tagli ai salari e ai benefici sociali

-insieme, arrivare a  una vera integrazione sociale europea, anziché incoraggiare la concorrenza al ribasso delle protezioni sociali. Definire insieme standard minimi di spesa sociale e di eguaglianza di possibilità e di genere.

Occorre un Patto europeo per l’occupazione e il progresso sociale, per garantire la crescita e combattere la disoccupazione. Gli stati membri devono essere posti in grado di investire in miglioramento dell’istruzione, dell’innovazione, dell’addestramento al lavoro nei settori a maggiore intensità di lavoro, come le tecnologie verdi, la salute e l’assistenza.

Bisogna elaborare politiche per combattere la disoccupazione giovanile e lo sfruttamento all’ingresso del mercato del lavoro.

Occorre stabilire standard europei minimi di sicurezza sociale, di salario e di qualità del lavoro. Su tutti questi temi, il Pse lancerà una campagna sociale di informazione e di lotta.

-insieme, riesaminare la spesa pubblica con criteri di efficienza, e istituire la tassa sulle transazioni finanziarie e la carbon tax sulle produzioni inquinanti di energia per avere risorse aggiuntive per la riduzione del debito e gli incentivi all’innovazione

-insieme affrontare il problema del debito, cercando di ridurlo con l’aumento del Pil e degli occupati e non con la riduzione dei contributi ai disoccupati , la miseria e la disperazione sociale. Anche i creditori delle banche che hanno provocato il disastro devono contribuire al risanamento. E poi dobbiamo usare fino in fondo la grande forza dell’euro e delle emissioni garantite dalla Banca Centrale Europea

-insieme, ricordare lo scopo per cui è stata costituita l’Unione europea, per superare gli egoismi delle nazioni e per garantire un progresso sociale ed economico costante coerente e solidale. L’Unione Europea è una fantastica opportunità per le nazioni e per gli individui. ma dobbiamo cambiarne le regole di funzionamento, accentuando la parte sociale e dettando precise regole di controllo finanziario e intelligenti regole fiscali che lascino lo spazio per garantire il progresso sociale comune e gli investimenti anticiclici.

Le illusioni di Messori e dei “terzomondisti pavloviani”. Un incontro all’insegna dell’antisemitismo

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 09-01-2011

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Ecco trovata la sintesi tra la destra reazionaria, bigotta e ultra cattolica e il terzomondismo pavloviano che crede che ancora il mondo sia popolato da figure di colonizzati ribelli e antimperialisti, da appoggiare senza riserve sempre e comunque contro l’impero capitalista americano e la sua longa manu in Medio Oriente (Israele).

Sì, l’incontro è possibile, tra un socialismo degli imbecilli e un cristianesimo degli imbecilli, all’insegna di un punto di sintesi che da centinaia di anni trova il giusto male nel mondo: l’antisemitismo.

Per il cristianesimo degli imbecilli i mali del mondo sono prodotti dal popolo deicida, dal perfido giudeo capace dei crimini peggiori; per il socialismo degli imbecilli invece ogni dietrologia è giustificata dal complotto giudaico-massonico e da una volontà di conquista del mondo (alla Savi di Sion, per intenderci) contro la quale i diseredati di tutto il mondo devono unirsi e resistere, con la violenza generatrice di un nuovo ordine sociale.

La sintesi è quindi evidente: gli ebrei (i sionisti se preferite) sono la causa di tutti i problemi internazionali e il conflitto israelo palestinese è il problema, senza il quale la pace e la concordia governerebbero il mondo.

Non leggevamo, infatti, dal tempo del peggiore antiebraismo cattolico frasi come quelle di Vittorio Messori sul Corriere della Sera del 7 gennaio frasi che si presentano come un “inquadramento storico” della strage dei copti avvenuta la sera di capodanno ad Alessandria di Egitto e che, analizzando le radici dell’odio anticristiano in Medio Oriente, ne trovano la causa originaria nella presenza ebraica/sionista a Gerusalemme.

In ricordo delle vittime del rogo del 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 20-12-2010

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Era il 6 dicembre 2007, esattamente 3 anni fa. Quel giorno una tragedia annunciata provocava la morte di 7 operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

Un incidente sul lavoro, l’ennesimo, e 7 persone presero fuoco, arse vive. La “fabbrica dei tedeschi”, la Thyssen di Torino, divenne un girone infernale e i 7 non tornarono più a casa, non abbracciarono più i loro cari: erano usciti per andare al lavoro, per guadagnare poche centinaia di euro e trovarono le fiamme ad attenderli e una morte straziante. Oggi sappiamo che quelle morti potevano essere evitate, oggi sappiamo che l’investimento di poche centinaia di euro in sistemi antincendio (anche gli estintori erano scarichi) avrebbe salvato la vita di 7 persone.

Ma per i tedeschi la vita di 7 persone valeva meno che poche centinaia di euro. Quello che fa più impressione è l’atteggiamento coloniale della dirigenza ThyssenKrupp: per loro Torino è come Bhopal e le fabbriche possono essere lasciate esplodere in India come in Italia, perché l’importante è guadagnare qualche lira risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori. La logica del profitto sopra ogni cosa e il mondo intero ridotto a campo di conquista del capitale e le persone ridotte a variabile aggiunta e trascurabile della logica aziendale.

Ma la logica dei diritti, forse, è più forte, (vedremo come andrà a finire il processo che vede imputati di omicidio volontario i dirigenti della “fabbrica dei tedeschi”): forse il diritto e i diritti avranno ragione del capitale e delle sue logiche di profitto, forse questa volta verrà fatta giustizia del diritto. Una cosa ci rincuora: la coscienza civile , la risposta di istituzioni e cittadini che si sono stretti attorno ai familiari delle vittime, che hanno manifestato il loro orrore e il loro sdegno, chiedendo giustizia.

Per questo è importante che, nel terzo anniversario dell’incendio alla ThyssenKrupp, il Comune di Torino ricordi le vittime del rogo attraverso la cerimonia pubblica al Cimitero monumentale e la deposizione della Corona sulla lapide dei lavoratori della Thyssenkrupp.

Come è importante che in corso Valdocco tra via Santa Chiara e via Giulio, alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale e delpresidente dell’Associazione dei familiari delle vittime e degli operai ThyssenKrupp, “Legàmi d’acciaio”, si sia svolta la cerimonia di scoprimento della targa posizionata sul murale dedicato alle vittime della ThyssenKrupp.

Il murale (eseguito da artisti delle associazioni Monkeys Evolution, Artefatti, Il Cerchio e Gocce, KNZ che collaborano col progetto MurArte) è stato realizzato in accordo con l’associazione “Legami d’Acciaio” , grazie al contributo della Città di Torino ed il benestare della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e dell’Archivio di Stato di Torino.

Questo è un segno importante, è un segno d’arte che d’ora in poi si presenterà come un monumento alle vittime del lavoro.

Per vedere le foto del murales clicca qui e qui

E’ morto Tommaso Padoa Schioppa

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 19-12-2010

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È morto un’europeista instancabile, un economista colto e preparato che sognava un’Italia europea e proiettata nel futuro, che sognava un’Europa cosmopolita, all’altezza delle sfide del nuovo secolo. È morto Tommaso Padoa Schioppa.

A70 anni dopo un arresto cardiaco, nella notte di sabato, è morto l’ex Ministro dell’Economia del Governo Prodi, economista, professore, aveva guidato la Consob (l’autorità che vigila sulla Borsa), era stato banchiere centrale, prima alla Banca d’Italia e poi della Banca centrale europea, dove ha potuto contribuire alla realizzazione di un progetto politico ed economico di cui è stato tra i massimi sostenitori, la costituzione della moneta unica europea, primo traguardo verso un’Europa dei popoli.

Aveva lasciato la politica attiva e pochi sembravano rimpiangere la sua presenza sulla scena pubblica, presiedeva il centro di ricerca fondato da Jacques Delors Notre Europe e scriveva editoriali per il Corriere della Sera e il Financial Times.

A noi, invece, Tommaso Padoa Schioppa mancherà, mancherà il rigore e la capacità di un economista liberale e di sinistra che si spendeva per rendere concreta l’utopia di Altiero Spinelli, ci mancherà la sua solidità e la sua preparazione.

A lui avremmo voluto dire: non siamo bamboccioni e anche noi crediamo che “pagare le tasse sia bellissimo” e non perché siamo masochisti, ma perché crediamo che pagare le tasse garantisca servizi indispensabili che vogliamo concorrere a pagare in quanto membri di una comunità civile e politica.

Sembriamo bamboccioni perché la politica e l’economia ci hanno precarizzati e resi insicuri, ma nello stesso tempo vogliamo lottare per uscire da questa condizione e, pure nelle differenze politiche e culturali, crediamo che la Figura di Padoa Schioppa rappresenti bene l’altra Italia che non si vuole immedesimare con Berlusconi e gli istinti peggiori che esso rappresenta.

Da uomo di sinistra so che queste parole non saranno condivise da molti esponenti ed elettori della “mia parte”, ma sono sicuro di poter affermare che la sua figura è stata parte essenziale di una sintesi di governo (quando il centro sinistra era al governo del Paese con Prodi) e di opposizione civile alla deriva berlusconiana e che la “nostra parte” da oggi è più povera perché priva di un interlocutore importante con cui fare i conti nel dissenso in vista di pensieri lunghi sul futuro della nostra “povera Patria”.

vogliamo ricordarlo con queste sue parole: