25 aprile 1945-2015. Settanta anni di Libertà.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 25-04-2015

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E siamo arrivati a 70!  Buon anniversario della liberazione a tutti!

Ricordate, meditate e agite…

(intanto vi lascio con un po’ di musica….)

BE ANTIFASCIST! STAY FREE!

JE SUIS CHARLIE

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 07-01-2015

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Je-suis-Charlie

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.
—–
Peins un Mahomet glorieux, tu meurs.
Dessine un Mahomet rigolo, tu meurs.
Gribouille un Mahomet ignoble, tu meurs.
Réalise un film de merde sur Mahomet, tu meurs.
Tu résistes à la terreur religieuse, tu meurs.
Tu lèches le cul aux intégristes, tu meurs.
Pends un obscurantiste pour un abruti, tu meurs.
Essaie de débattre avec un obscurantiste, tu meurs.
Il n’y a rien à négocier avec les fascistes.
La liberté de nous marrer sans aucune retenue, la loi nous la donnait déjà, la violence systématique des extrémistes nous la donne aussi.
Merci, bande de cons.
(Stéphane “Charb” Charbonnier, Charlie Hebdo Officiel, 15 ottobre 2012)

L’eredita di Villa Nevski (presentazione del romanzo di Eero Tarasti)

Posted by roberto09 | Posted in Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 04-12-2014

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Gli amici dell’associazione italo finlandese Minuski hannno organizzato la presentazione torinese dell’ultimo romanzo di Eero Tarasti,  cui sono lieto di invitarvi.

tarast torino

Giovedì 4 dicembre ore 19.00

Presentazione di L’eredità di Villa Nevski di Eero Tarasti (Casa editrice Carabba)

con l’autore e Roberto Mastroianni.

Modera l’incontro Eija Tarkiainen di Minuksi.

Unica data torinese.

Un giovane impiegato di una agenzia viaggi fa, per caso, la conoscenza di una vecchia signora russa che abita in una villa in rovina e che sta scrivendo il romanzo della sua vita. La signora, di nome Sandra, chiede al giovane di trascrivere l’opera ambientata, in gran parte, in un castello dell’Estonia, Villa Nevski. Il romanzo inizia con una cena di fine estate organizzata proprio a Villa Nevski, alla quale partecipano familiari e amici provenienti da vari paesi d’Europa. I protagonisti parlano molte lingue e sono personaggi grotteschi, umoristici, a volte tragici e ribelli; non mancano i conservatori, qualche intellettuale e un artista famelico di fama. Attraverso le vicende e i dialoghi dei protagonisti, emergono i valori europei e come essi si siano preservati o distrutti o trasformati nel corso del ’900. La vicenda è ambientata tra la Villa in decadenza, la Parigi degli Esistenzialisti, il Brasile e la Siberia. L’aspetto epico e il racconto si armonizzano e si completano in un inaspettato epilogo.

Eero Tarasti (1948) è professore di Musicologia all’Università di Helsinki dal 1984, fondatore e direttore dell’International Semiotics Institute (ISI) di Imatra dal 1988 e presidente dell’IASS-AIS (International Association for Semiotic Studies) dal 2004. Ha pubblicato Myth and Music (1979, trad. francese 2002), Heitor Villa-Lobos (1985), A theory of Musical Semiotics (1994, Sémiotique musicale 1996), Existential Semiotics (2000), Signs of Music (2002, I segni della musica 2009), Fondamenti di semiotica esistenziale (Laterza 2009).

Margherita Levo Rosenberg. “Prima che il gallo canti”

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 18-11-2014

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invito

Personale a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

 

Inaugurazione Venerdì 21 novembre ore 18,00

Dal 21 novembre al 14 dicembre 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

QUESTO FILO È LUNICA COSA CHE MI LEGA ANCORA A TE (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 18-11-2014

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Dal 7 al 22 novembre 2014

InGenio Arte Contemporanea.

Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Testo Critico a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

 

Questo filo è l’unica cosa che mi lega ancora a te

“Questo filo è l’unica cosa che mi lega ancora a te” è un’installazione interattiva site specific, nata dalla collaborazione tra l’artista Ennio Bertrand, Docente di Sistemi Interattivi e sei studentesse dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino (Elena Barberis, Federica Lincetto, Chiara Mazzotta, Elahe Salarzehim, Giulia Somma, Martina Stocchetti).

 

L’opera, ospitata negli spazi di InGenio Arte Contemporanea, si colloca all’interno del filone di ricerca sull’accessibilità per  un pubblico non vedente avviato nel 2012 – in preparazione di Arte Plurale – da Ennio Bertrand in collaborazione con Francesco Fratta dell’UICI Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino, con il coinvolgimento attivo di  studenti  nella progettazione,  realizzazione e mediazione culturale.

L’opera si presenta come una rilettura installativa del testo di Jean Cocteau La Voce Umana (1930).

Questo monologo sul crepuscolo dell’amore, sull’abbandono e l’incomunicabilità, vede come protagonista una donna che, attaccata al telefono cerca disperatamente di trattenere l’uomo che l’ha appena lasciata per un’altra donna, e consapevole dell’abbandono si strugge, trovando sull’orlo del suicidio – come unica ragione di vita – la telefonata promessa dall’amato. Cocteau usa il dramma straziante della donna frustrata e malata d’amore per setacciare l’angoscia umana, portando a rappresentazione un impasto contradditorio di tristezza, delusione, voglia di rivalsa, umiliazione, disperazione, affrontato dalla protagonista con apparente dignità che cede il posto allo sconforto, alla disperazione e ad improvvisi slanci d’ira. Il filo del telefono si trasforma così nell’unico, precario, e apparentemente indiscutibile strumento di relazione con l’altro e con le proprie emozioni.

A partire dal lavoro dell’artista francese e dalle sue innumerevoli interpretazioni cinematografiche e teatrali, Bertrand e le sue allieve mettono in scena l’interazione del pubblico con 4 telefoni, sviluppando la narrazione da quattro punti di vista diversi. Si crea così un gioco di immedesimazione, interazione e scambio di identità, attraverso cui il fruitore dell’opera ha la possibilità di entrare percettivamente e visivamente nella trama del testo, scomporlo e ricomporlo in una fruizione personale, ma comunque volutamente distonica. L’opera dell’artista francese viene infatti smembrata e ri-articolata e da essa vengono estrapolati alcuni nuclei tematici: la “violenza sulla donna”, la “fedeltà al testo”, il “discorso diretto/interpellazione” e la “vena tragicomica”, che diventano gli assi portanti dell’installazione. Attraverso la ricostruzione di una camera da letto, in cui gli oggetti ripropongono iconicamente le retoriche romanticamente leziose sulla condizione femminile, e la messa nello spazio di un artificioso letto a baldacchino, sul materasso del quale sono collocati i telefoni vintage, viene creata un’atmosfera di sospensione che si presenta come contesto ideale per la creazione di una fruizione relazionale dell’opera. Il pubblico è chiamato ad attivare l’installazione sollevando una delle cornette degli apparecchi telefonici, ad ognuno di essi sono stati attribuiti stralci casuali del testo, recitati dalla voce delle attrici, che nel tempo hanno interpretato La voce umana a teatro o al cinema, voci che si accompagnano alla proiezione sul materasso di immagini tratte da film contemporanei, che con i quattro temi e con il testo recitato non hanno niente a che fare. In questo modo l’installazione dà vita ad un contesto immersivo basato sugli innumerevoli montaggi narrativi che i fruitori possono mettere in atto. Il telefono diventa pertanto lo strumento attraverso cui il pubblico viene sollecitato, diventando interlocutore primo di una domanda/interpellazione esistenziale che arriva dalla cornetta o dalle immagini proiettate sul materasso. I fruitori possono allora decidere di immedesimarsi nella protagonista de La voce umana, accettando le sfide esistenziali del testo, oppure creare una narrazione composita attraverso l’articolazione di immagini e parole differenti. In ogni modo, la percezione concomitante dello spazio, delle immagini proiettate sul materasso creano un effetto distonico, capace di restituire l’atmosfera angosciante, anche se ironicamente articolata, gli intervalli e i silenzi, i vuoti della coscienza, della memoria e della percezione di sé alla base dell’opera di Cocteau. Se la grandezza de La voce umana è quella di elevare l’incomunicabilità e il vuoto a tema e la presenza di un canale comunicativo ad apertura vitale di speranza ed emozioni, il valore di questa installazione è restituire al telefono, oggetto ormai di uso comune e simbolo della banalità del quotidiano, la sua funzione di tramite con l’interiorità umana attraverso una costante relazione con gli altri. L’opera dà infatti vita a una molteplicità di spazi in cui prendono forma sollecitazioni sulla “quotidiana comunicativa” delle persone: uno spazio “reale” (quello della camera da letto della donna, nella piece e nell’installazione), uno “virtuale” (quello della telefonata/e, per essere più precisi quello contenuto negli apparecchi telefonici, di entrambe le opere) e  uno “immaginario” (quello delle emozioni e della riflessione sull’identità e sull’esistenza), nonché uno “relazionale” (quello messo in atto dai fruitori). In questa composita stratificazione di spazi, riferimenti testuali e visive, e relazioni, la condizione umana trova una possibilità di essere interrogata e portata a rappresentazione, attraverso un’installazione di forte impatto e valore concettuale.

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Ennio Bertrand vive a Torino e lavora impiegando immagini e tecnologie digitali. Le sue opere ripropongono minuscoli eventi, isolati dal flusso indistinto di informazioni e immagini che saturano le soglie della percezione, e quindi dilatati come sotto la lente di un microscopio da laboratorio.

Così nascono i Cieli, preziosi velluti trapuntati di piccoli LEDs che si illuminano con ritmi minimali. Le sequenze di fotogrammi televisivi riorganizzate in micro racconti di due, quattro o più immagini, si impongono con la forza di un tempo infinito nonostante provengano da una visione di frazioni di secondi.

Le installazioni sonore sono spazi interattivi in cui ogni movimento, nostro o di altri esseri viventi, viene amplificato e tradotto in suono, parola, immagine cangiante. O ancora sculture ottenute esclusivamente attraverso sistemi computerizzati, senza alcun intervento manuale e virtualmente riproducibili all’infinito.

È membro dell’associazione Arstechnica fondata nel 1988 a Parigi presso “La Cité des sciences et de l’industrie, La Villette” e cofondatore di Arslab, Arte Scienza e Nuovi Media a Torino nel 1996.

 

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere.

 

 

 

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” (rassegna di arte contemporanea)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 27-03-2014

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 LOGO StudioDieci

 

 

“Katastrofé. La crisi e le sue forme” è il titolo della stagione espositiva 2014-2015, curata da Roberto Mastroianni e prodotta da Studio Dieci CityGallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici. Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati dal curatore saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”. Le personali e bi-personali dal valore retrospettivo hanno la finalità di mettere in luce il filo rosso nella produzione di artisti giovani o affermati che hanno consapevolmente o inconsapevolmente affrontato i temi della morfogenesi dei fenomeni naturali, culturali e politici e del loro mutamento radicale in momenti di crisi e trasformazione. La collettiva dal titolo “Katastrofè. La crisi e le sue forme” rappresenterà, invece, il momento di sintesi del percorso espositivo, in cui un numero maggiore di artisti saranno chiamati a produrre opere inedite, la cui realizzazione è sollecitata dalle teorie dell’epistemologo francese.

Assumendo il precedente di Salvador Dalì, che dedicò un ciclo di opere alla teoria di René Thom (la più famosa è “La coda di rondine- serie sulle catastrofi” del 1983), gli artisti accettano la sfida di confrontarsi con una teoria filosofica e farla interagire con la propria poetica, i materiali e i linguaggi da loro utilizzati, al fine di dare vita ad un’indagine artistica sulla crisi che il mondo sta attraversando e sulle sue possibili evoluzioni.

 

Una rappresentazione artistica della teoria delle catastrofi, della crisi e delle sue forme.

 

La “teoria delle catastrofi” è una teoria epistemologica, il cui iniziatore è René Thom (filosofo e matematico francese), che cerca di rendere ragione della morfogenesi dei fenomeni naturali e sociali.

Per Thom, la realtà è composta da campi di forze ed elementi in equilibro dinamico, che tendono ad una stabilità strutturale. L’evoluzione cui sono soggetti passa attraverso dei momenti di instabilità, che non sono caotici e causali, ma che seguono configurazioni topologicamente stabili e ripetibili, che  sono indipendenti dalla natura stessa del fenomeno fisico analizzato, sia esso fisico, chimico, biologico, linguistico, storico, psicologico, politico….

La realtà tutta è soggetta, in questa prospettiva, ad evoluzione e cambiamento che porta sistemi dinamici (un elemento, una forma, uno Stato, una Persona…) a lenti e inesorabili trasformazioni che sfociano in repentini cambiamenti di stato. Il momento della trasformazione repentina è definito “evento catastrofico” ed è caratterizzato da punti e configurazioni determinate che possono essere descritte secondo le categorie sopracitate. Secondo questa teoria fenomeni come l’acqua che bolle, la schizzofrenia, l’oltrepassamento di un confine il collasso di una civiltà, possono essere spiegati come eventi catastrofici, attraverso i quali i fenomeni stessi assumono nuova stabilità e forma.

Gli artisti sono chiamati a portare a rappresentazione, da punti di vista e con poetiche e materiali differenti, gli eventi le configurazioni catastrofiche che i fenomeni naturali e sociali e la nostra condizione socio-storica stanno attraversando.

 

STAGIONE  ESPOSITIVA 2014/2015

Roberto Mastroianni incontra lo StudioDieci CityGallery di Vercelli

Katastrofé. La crisi e le sue forme

  

Irene Pittatore. “Ultime stanze”

(28 marzo-27 aprile 2014). Personale

 

Pietro Reviglio ed Eleonora Roaro, “Instabilità, equilibrio ed infinito. Forma, ripetizione, differenza e movimento”

(2-18 maggio 2014). Bipersonale

 

Walter Vallini e Tea Giobbio, “Trans-formazioni. La luce e le sue forme”

(6 giugno-27 luglio). Bipersonale

 

Lucia Nazzaro, “Scarti. Forme dell’umanità negata”

(12 -28 settembre 2014). Personale

 

Tea Taramino, “Sulla soglia”

(3- 26 ottobre 2014).Personale

 

Carla Crosio e Fiorenzo Rosso, “Futuro anteriore” e “Spazi per l’immaginario”

(31 ottobre- 16 novembre 2014). Bipersonale

 

 

Margherita Levo Rosenberg, “Prima che il gallo canti”.

(21 novembre-14 dicembre 2014). Personale

 

Claudia Virginia Vitari, “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti”

(16 gennaio- 1 febbraio 2015). Personale

 

Elio Garis,  “Le logiche della natura. Tensione, spazio e movimento”

(6-22 febbraio 2015). Personale

 

Davide Lovatti, “Istantanee del tempo e dello spazio”

(27 febbraio- 23 marzo 2015). Personale

 

Valter Luca Signorile, “a belly without reins”

(29 marzo- 19 aprile 2015).

 

Claudio Rotta Loria, “Morfogenesi dello spazio”

(8 – 31maggio-2015).

 

“Katastrofé. La Crisi e le sue forme”

5-28 giugno 2015

 

Appello della ragazza ucraina: le ragioni della protesta

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 21-02-2014

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Da piazza Maidan un’attivista dell’opposizione lancia un grido di aiuto sulla rete Internet via Facebook. Il video, sottotitolato in italiano dagli stessi attivisti, è un duro atto di accusa contro il governo – paragonato all’Unione Sovietica – accusato di dittatura, oppressione e di aggredire con violenza i manifestanti. Non c’è alcun cenno però alla organizzazione paramilitare degli attivisti, che usano bombe molotov e armi da fuoco contro le forze dell’ordine.

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 25-01-2014

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foto di scrittore ucraino

Un amico, Massimo Maurizio (che insegna letteratura russa all’Università di Torino), ha tradotto un documento dello scrittore ucraino Jurij Andruchovic. Leggete e diffondete per favore.

LETTERA DELLO SCRITTORE UCRAINO JURIJ ANDRUCHOVIČ AI CITTADINI D’EUROPA

Cari amici, ma prima di tutto, giornalisti e redattori di testate straniere, in questi giorni ricevo moltissime domande da parte vostra, mi si richiede di commentare la situazione a Kiev e in tutta l’Ucraina, di esprimere un giudizio su quello che sta succedendo e di formulare qualche previsione, almeno per il futuro prossimo.
Dal momento che non sono fisicamente in grado di scrivere un articolo di analisi per ogni singolo giornale, ho deciso di preparare questo breve documento, che ognuno di voi potrà utilizzare come meglio crede. Le cose importanti, di cui voglio parlare sono queste.

In quattro anni scarsi di governo il regime di Janukovič ha portato il paese e la società al limite della tolleranza. La cosa peggiore è che si è chiuso da sé in un vicolo cieco, dove deve mantenere il potere all’infinito e con ogni mezzo, altrimenti dovrà rispondere del suo operato in tribunale, incorrendo in pene severissime.

La portata dei furti e dell’arbitrio vanno ben oltre ogni concezione dell’avidità umana. Questa è l’unica risposta del perché da più di due mesi il regime spinge per un’escalation “organizzata” della violenza rivolta contro le proteste pacifiche: gli attacchi dei poliziotti delle squadre speciali al Majdan si accompagnano a persecuzioni individuali di attivisti d’opposizione e semplici partecipanti alle azioni di protesta (tallonamenti, percosse, automobili e case bruciate, incursioni in appartamenti privati, arresti, infiniti processi penali).

La parola chiave è impaurire. E poiché questa tattica non funziona e la gente protesta in maniera sempre più massiva, il potere intensifica la repressione. “La base legislativa” per attuarla è stata creata il 16 gennaio, quando i deputati del Parlamento, completamente sottomessi al presidente e con ogni tipo di violazioni dell’ordine del giorno, delle procedure di votazione e, non ultima, della Costituzione, hanno votato in pochi minuti (!) e per alzata di mano (!) una serie di cambiamenti legislativi, che introducono nel paese una vera dittatura e lo stato d’emergenza, senza che quest’ultimo sia stato dichiarato. Per esempio, io, scrivendo e diffondendo queste righe, sono perseguibile in base a diversi articoli del codice penale: “diffamazione”, “fomentazione d’odio” e altri.

In breve, se noi accettiamo queste “leggi”, dobbiamo rassegnarci al fatto che in Ucraina diventerà vietato tutto ciò, che non è permesso dal potere. E il potere permette una cosa sola: sottomettersi ad esso. Rifiutando queste “leggi”, la società ucraina il 19 gennaio è scesa in massa e per l’ennesima volta in piazza per difendere il proprio futuro.

Oggi i telegiornali mostrano i manifestanti a Kiev con caschi e maschere molto diverse tra loro, a volte tengono in mano bastoni di legno. Non credete che siano “eversivi”, “provocatori” o “estremisti di destra”. Io e i miei amici ora andiamo alle manifestazioni agghindati così. In questo senso gli “eversivi” siamo io, mia moglie, mia figlia, i nostri amici. Non abbiamo altra scelta: noi stiamo difendendo la salute nostra e dei nostri cari. I poliziotti delle squadre speciali ci sparano addosso, i loro cecchini uccidono i nostri amici. A seconda delle fonti il numero di manifestanti uccisi soltanto nella zona attorno del parlamento e soltanto negli ultimi due giorni è di 5 o 7. Il numero di coloro che sono spariti senza lasciare traccia in tutta Kiev raggiunge decine di unità. Non possiamo interrompere le proteste, perché questo significherebbe acconsentire a far diventare la vita nel Paese un ergastolo.

La generazione dei giovani ucraini, cresciuti e formatisi nel periodo post-sovietico, rigetta organicamente ogni forma di dittatura. Se la dittatura vincerà, l’Europa sarà costretta a fare i conti con una Corea del Nord al suo confine orientale e, secondo stime diversa, con una quantità di profughi tra i 5 e i 10 milioni.

Non voglio spaventarvi. La nostra è una rivoluzione di giovani. Il potere combatte la sua guerra non dichiarata prima di tutto contro di loro. Quando scende il buio, per Kiev si muovono gruppi di “persone in borghese”, che sequestrano prima di tutto giovani, soprattutto se portano simboli europiesti o del Majdan. Li rapiscono e li portano nei boschi, dove li fanno spogliare e li torturano al freddo di gennaio.

Stranamente, vittime di queste arresti sono sempre più spesso giovani artisti, attori, pittori, poeti. Si ha l’impressione che nel Paese agiscano degli “squadroni della morte”, il cui scopo è distruggere tutto ciò che c’è di buono.

Un altro dettaglio importante: le forze di polizia organizzano negli ospedali imboscate ai manifestanti feriti, li portano via anche da lì (ripeto, i feriti!), li trasferiscono n luoghi sconosciuti per interrogarli. È diventato molto pericoloso chiedere aiuto in ospedale anche per un passante, ferito da una scheggia impazzita di una granata di plastica della polizia. I dottori alzano le bracciamo e consegnano i pazienti nelle mani dei cosiddetti “tutori dell’ordine”.

Tiriamo le somme: in Ucraina si stanno verificando senza fine crimini contro l’umanità, dei quali è responsabili l’attuale potere.

Se in questa situazione ci sono degli estremisti, essi sono i massimi rappresentanti del governo del Paese.

E ora sulle due domande che mi vengono fatte in continuazione: non so che cosa succederà e non so nemmeno che cosa potete fare per noi.

Potete però diffondere massimamente tra tutti i vostri contatti questa mia lettera. E inoltre, siate solidali con noi. Pensateci. Vinceremo in ogni caso, indipendentemente da quanto loro saranno brutali.

Senza esagerare si può dire che ora la popolazione ucraina sta difendendo con il proprio sangue l’idea europea di una società libera e giusta.

Spero davvero che lo apprezziate.

PS: I ragazzi ucraini chiedono di tradurre questa lettera nelle diverse lingue europee e di diffonderla

“LOVE SONG UNIVERSITY”- puntata radiofonica sulla street art, il writing e il post-graffitismo

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Lo spazio della Polis | Posted on 24-01-2014

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Sabato  25 gennaio 2014 alle ore 15.00 andrà in onda in diretta su Radio Banda Larga la seconda puntata di “Love Song University” condotta da Renato Rossi. La puntata tratterà dell’amore che Carmelo Cambareri (giovane street artista torinese), fondatore di SAM as I AM, ha per la street art. Saranno presenti al dibattito, oltre alcuni artisti torinesi, Roberto Mastroianni (filosofo e critico d’arte) che parlerà dell’ultimo libro da lui curato “Writing the City. Scrivere la città. Graffitismo, immaginario urbano e street art”, edito da Aracne Editrice. La puntata, trasmessa dal “La Vetreria” di Corso Regina Margherita 27 (Torino), prevede la presenza del pubblico.

Siete tutti invitati a partecipare e intervenire, nel caso non ci riusciste potrete ascoltare la diretta dalle 15.00 alle 17.00 su Radio Banda Larga in streaming  cliccando su questo qui.

“LE CITTA’ INVISIBILI” di Claudia Virginia Vitari (Evento collaterale della torinese Kermesse Internazionale Arte Plurale)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 27-11-2013

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DAL 30 NOVEMBRE AL 6 GENNAIO 2013
Inaugurazione Sabato 30 alle ore 17
LE CITTÀ INVISIBILI 
personale di Claudia Virginia Vitari.
A cura di Roberto Mastroianni.
Mausoleo della Bela Rosin, Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino
Orario apertura:
dal venerdì alla domenica,10-12 e14-17
o su prenotazione.per info Ufficio attività culturali:
tel. 011 4429836-55-58-63
Evento collaterale della Kermesse Arte Plurale 2013 la  tappa torinese della mostra di Claudia Virginia Vitari, dopo la personale del giugno 2013 all’Arts Santa Monica di Barcellona , mette in mostra disegni, suoni e light box dal work in progress in collaborazione con Radio Nikosia di Barcellona: una delle prime emittenti realizzata da persone con problemi di salute mentale (http://radionikosia.org).
In collaborazione con Biblioteche Civiche Torinesi, Cooperativa I passi e Associazione Volontari Arcobaleno.
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Una Selezione di Lightboxes e disegni  di Claudia Virginia Vitari saranno in esposizione e vendita presso la Galleria d’Arte Raffaella De Chirico.
Dal Martedì al Venerdì 
14.30 – 20 Sabato
11 – 19.30 Aperture straordinarie: 
1-8-15-22-29 Dicembre 2013Lunedì chiusoGalleria d’Arte Raffaella De ChiricoVia Vanchiglia 11/A
10124 TorinoPh +39 011.19.50.35.50Fax +39 011.19.50.27.65

La mostra “Le città invisibili” sarà inaugurata sabato 30 novembre 2013 alle ore 17.00 presso gli spazi espositivi del Mausoleo de la Bela Rosin  Circoscrizione 10, Strada Castello di Mirafiori 148/7, Torino.

L’introduzione del catalogo,edito da Berlin Art Projects,è a cura dell’antropologo e fotografo Martin Correa, ideatore del progetto Radio Nikosia, e degli psicologi Márcio Mariath Belloc e Karol VeigaCabral.

Testo  critico di Roberto Mastroianni.

La mostra “Le città invisibili” rappresenta il punto di arrivo del suo percorso di ricerca artistica e teorica, iniziato con “Melancholie” e “Percorso Galera” (realizzati a partire dalle esperienze nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e che ha visto in Nikosia e nei nikosiani (l’esperienza “non istituzionale” di Radio Nikosia, a Barcellona) un punto di svolta fondamentale per definire gli interessi, la poetica e le modalità espressive dell’artista.  Vitari ri-articola la logica della catalogazione scientifica di tipo lombrosiano (evidente nel gruppo di 14 cubi che danno forma a “Le città invisibili- la maschera”) e la genesi linguistico discorsiva della narrazione dominante sulla marginalità, la follia e l’uomo folle (nelle 3 vetrine/ moduli narrativi, “Le città invisibili- Nikosia”).  Vi è una consapevolezza profonda del valore antropologico delle istituzioni nel lavoro di Claudia Virginia Vitari: lei è cosciente che la “messa in forma dell’umano” risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche  che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione e della psichiatrizzazione. Le “istituzioni totali” diventano, quindi, il caso studio esemplare capace di diventare oggetto di analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce, rendere visibile, le narrative, le costrizioni simboliche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa, producendo forme di inclusione ed esclusione.  Vitari mette in scena, in questo modo,  una “fenomenologia artistica dell’invisibile”, fedele all’idea che l’arte debba portare a percezione ciò che  rimane occultato, invisibile, e renderlo comprensibile nelle sue dinamiche profonde. La logica della catalogazione scientifica viene quindi “ri-articolata”, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le narrazioni dei pazienti o dei carcerati..) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza la gabbia dell’istituzione totale e rimette al centro del discorso l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” istituzionali tendono a presentare come  pericolosa,  non autosufficiente, criminale…

Il lavoro sui materiali, la pratica di scrittura e la figurazione permettono infatti all’artista di mettere in evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica scritturale che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione e, al contempo, marchiare simbolicamente e materialmente il marginale. Il percorso espositivo mette quindi in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” , come fossero orme tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine”, dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come  Erving Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici o antichi come l’Epopea di Gilgamesh.

Claudia Virgina Vitari  è una “cantastorie delle forme di umanità” intenta a raccontare l’epica quotidiana dei processi di disciplinamento ed istituzionalizzazione, cosciente che i vincoli simbolici e materiali delle istituzioni rispondano a “retoriche di verità che ammantano logiche di potere”, cui le persone possono in qualche modo sottrarsi, innescando processi di liberazione basati sulla narrazione e la ri-articolazione simbolica del sé e del mondo.

 

Claudia Virginia Vitari/ Note biografiche

Claudia Virginia Vitari è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’ Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects“ con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

Roberto Mastroianni

 

Roberto Mastroiani è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari  in differenti Università Italiane e straniere.