“Attraverso” di Verteramo (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi | Posted on 11-11-2014

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Segnalo l’Art Movie di Verteramo, presento  a The Others 2014, e il mio testo critico che lo accompagnava.

Scrive l’artista: “Attraverso pone al proprio centro la riflessione sulla violenza che riguarda la donna.

Questo lavoro è nato dal mio dialogo intercorso con prostitute, donne aventi un vario trascorso sentimentale ed emozionale, ma molto lontano dalla mia realtà. Ho raccolto e “sentito” la loro sofferenza, la loro solitudine. Mi sono accorta di come la violenza non sia solo quella riconoscibile, cioè quella fisica, ma possa essere verbale e avere radici sottili, ancora più profonde.

Ho voluto dedicare il video a tutte le donne che ogni giorno vivono piccole violazioni, che soffrono e si raccolgono nella loro solitudine. A quelle donne che vorrebbero ogni giorno grattare il muro su cui è scritta quella storia per poter cancellare ed eliminare. A quelle donne a cui è stata tolta la possibilità di pronunciarsi.

Sono le donne che magari vediamo e incontriamo quotidianamente ma che non lasciano trapelare nulla. Sono donne che appaiono come ritratte dalle pennellate in un quadro pittorico di Cézanne, ma assorte nella loro solitudine e in buio interiore.

Quale sguardo poniamo e pone la società sul tema della violenza? Dove risiede realmente la radice di questa permissione?”

 

direzione Verteramo,
riprese Renato Semolini

Testo Roberto Mastroianni

“Attraverso” di Roberta Verteramo è un art-movie di 5 minuti supportato dalla fondazione svizzera “Orienta-Art”, che si presenta come restituzione video di una performance realizzata nell’estate 2014 a Torino dalla poliedrica artista torinese. L’opera, ospitata dalla Riccardo Costantini Art Gallery negli spazi di “the Others 2014”, pone al proprio centro la riflessione sulla violenza di genere, creando un’atmosfera sospesa e anti-narrativa, che in modo allusivo e metaforico mette in scena la relazione tra il regime dello sguardo e quello dell’espressione corporeo-sensoriale. Il corpo della performer è infatti impegnato nel manifestare una presenza che, nell’azione e nel movimento, dà vita ad una serie di figurazioni conchiuse in dinamica relazione tra di loro. All’azione performativa spetta pertanto il compito di dare forma allo spazio e ad un’atmosfera di contraddittorie sensazioni di tensione, pacificazione e stabilità, che alternano disagio e quiete emotiva in una serie di immagini emblematiche della femminilità in rapporto alla realtà e alle sue costrizioni. Lo sguardo diventa quindi dispositivo semiotico capace di ritagliare e aprire varchi nel tessuto del reale, attraverso cui la figurazione performativa assume senso e significato, producendo degli squarci, capaci di portare in superfice le contraddizioni di una presenza umana, in qualche modo iconizzata e messa in cornice.  I varchi nella superfice testuale, prodotti dalle inquadrature e dagli oggetti, che fungono da cornice o da strappi nel tessuto visuale, spingono lo sguardo e l’attenzione dello spettatore ad “attraversare” la superficie del testo visuale che diventa in questo modo metafora della quotidianità e delle retoriche di verità e felicità obbligata.  Vi è in quest’opera della Verteramo la consapevolezza che lo sguardo è sempre di per sé oggettivante e che il “corpo-proprio”, specialmente quello femminile, subisce sempre un processo di costrizione/oggettivazione, che attribuisce forme, ruoli e valori attraverso un processo di limitazione della libera espressione del sè, in cui agiscono le mille forme di “microfisica del potere” in azione nella nostra quotidianità sociale e culturale. Vi è in questo opera una profonda consapevolezza della “scomodità” dello sguardo, che si presenta sempre come forma di violenza ed esercizio del potere, sia esso subito (in particolar modo quando esso è diretto sul corpo femminile), sia esso agito per imporre ruoli sociali o attribuzioni di senso e valore. A questa costrizione operata dalla visione, l’artista risponde con una liberazione del corpo in movimento, cosciente della “scomodità” imposta e rivendicando una forma di interazione naturale e “selvaggia”, anche se culturalmente e simbolicamente ordinata. In questo modo le scene presentano forme espressive del sé come la scrittura o movimenti in relazione allo spazio antropico, architettonico ed emotivo o agli oggetti culturali (quadri, utensili..), che si contrappongono a quell’oggettivazione che fa del corpo carne morta simile ai manichini presenti nel video. In questa prospettiva, il braccio penzolante dell’artista si presenta, ad un certo punto, come la denuncia di una violenza sottile e pervasiva, che “sempre produce retoriche di verità con cui ammantare logiche di dominio”, direbbe Michel Foucault, mentre l’unica presenza maschile in tutto il filmato, il continuo ondeggiamento della prospettiva e il sonoro ambientale ci ricordano il valore di artefatto culturale della realtà e dei ruoli vissuti ed imposti, presentandosi come elementi capaci di decostruire l’impianto retorico-discorsivo messo in campo dalla nostra realtà socio-culturale.

Roberto Mastroianni è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali. Ha tenuto seminari in differenti Università italiane e straniere.

Alessandro Bulgini. 000- 2014. “HAIRETIKOS-LABIRINTO, DELLE. GEOMETRIE COMPLICATE MIE E DI ANGELO FROGLIA”, FLASHBACK TORINO (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi | Posted on 10-11-2014

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 “Tu, tu rappresenti moltissimo, tu sei il mio referente, tu sei colui con il quale posso comunicare, i nostri lavori, situati vicino dialogheranno. Non hanno bisogno di noi per farlo. È così, checché tu ne pensi…”
Angelo Froglia ad Alessandro Bulgini, Livorno 1992

Il “labirinto” come luogo del pensiero e come spazio metaforico della condizione umana nel mondo, come svilupparsi di stratificate dimensioni di senso, significati e figurazioni; la “casa” come luogo dell’abitare e del pensare e l’“eresia” come cifra della pratica artistica, della dimensione sociale e politica: sono questi i tre elementi che Alessandro Bulgini articola nel suo ultimo lavoro, strutturando geometrie esistenziali e dando vita ad un’opera che è, al contempo, ritorno autobiografico e artistico al passato e risposta alle questioni del presente.“Hairetikos-Labirinto-delle geometrie complicate mie e di Angelo Froglia”, l’opera site specific che Bulgini presenta come progetto speciale all’interno di “Flashback 2014”, è infatti, il tentativo di dare risposta a delle questioni irrisolte del passato e, nello stesso tempo, affermare l’incombenza di una riflessione sulle strategie retoriche attive nel mondo dell’arte e nella società. Questioni solo apparentemente individuali (il rapporto tra Alessandro Bulgini ed Angelo Froglia) ma in realtà collettive (le strategie retoriche, politiche e comunicative attive nell’arte), che si accompagnano al grande rimosso storico che la nostra società ha messo in gioco rispetto al gesto e all’autorialità nel caso delle “vere false teste di Modigliani” ritrovate a Livorno nel 1984. La questione del passato che muove Bulgini è infine questa: come sia possibile che un artista del valore di Froglia sia stato posto ai margini della percezione e del ricordo? Una questione del passato che interroga la contemporaneità: come è possibile che la società e il mondo dell’arte non si interroghino sulle strategie che il potere mette in campo nella pratica e nel sistema dell’arte? Da questo punto di vista, “le complicate geometrie di Bulgini e di Froglia” assumono il valore di una risposta offerta al passato e al presente, mettendo in scena una prospettiva dissacrante e decostruente, che vede nell’arte la possibilità di aprire uno spazio di libertà profondo e accessibile, capace di mettere in discussione quelle che, con Michel Foucault, potremmo definire le “retoriche di verità che ammantano le logiche di potere” che disciplinano la società. In fin dei conti quale motivazione può essere addotta per la damnatio memoriae di Froglia, se non il fatto che con quella premeditata, consapevole e facilmente smascherabile operazione l’artista livornese ha inferto un colpo a tutto il mondo della critica e del sistema dell’arte, che non riuscì a riconoscere un “falso” nato per essere riconosciuto come tale. In quell’operazione “situazionista”, il cui obiettivo era svelare i meccanismi spettacolari della società e dell’arte, il dispositivo comunicativo cui Froglia dà vita assume una propria autonomia: smette di “recitare” il copione da lui scritto e comincia a “parlare” gli attori in campo. A quel punto la presenza di tre studenti universitari burloni e la mediatizzazione del caso rende così eccessivamente reale un’operazione nata per essere smascherante e decostruente e il suo valore decostruttivo non può più essere accettato, quindi deve essere rimosso. Bulgini si trova così a dover fare i conti con quella pratica artistica che lo accomuna all’amico scomparso e nello stesso tempo a dover dare risposte alle domande che la contemporaneità gli pone. Nasce così “Hairetikos-Labirinto” un’opera nata per rendere ragione: della percezione anestetizzata, con cui la maggior parte delle persone esperisce la realtà e lo spazio antropico in cui è immersa, e della volontà di alcuni di esercitare una critica eretica e decostruente rispetto all’ortodossia dominante. Bulgini dà pertanto vita ad un dispositivo spaziale che mette in scena le nostre relazioni con gli altri, con gli spazi di vita e di pensiero in cui l’esistenza umana prende forma. Entrando nel cubo/abitazione, allestito al secondo piano della fiera, si è pertanto repentinamente posti davanti alla banalità della nostra quotidianità, confortevole messa in forma di quelle “retoriche di felicità obbligata” che danno vita ad oggetti di consumo seriali e all’illusione di un confort e di un lusso a buon mercato accessibile a tutti. Le geometrie dell’esistenza sono però complicate e dietro la superficie della realtà sono sedimentati strati di senso e possibilità, che Bulgini indica aprendo delle porte/passaggi segreti posti sul fondo degli armadi, dalle quali si può accendere ad un fondo segreto della realtà: una stanza scura e nascosta, in cui il dialogo tra i due amici/artisti riprende e con esso un complotto decostruttivo e sovversivo delle retoriche di felicità obbligata proposte dalle ideologie dominanti. Nella stanza buia vengono così messe in scena due sedie vuote tra le quali è posta una bottiglia d’acqua e un bicchiere vuoto con cui condividerla e alle pareti due opere che “possono dialogare tra loro nel tempo in assenza dei due artisti”: un quadro nero di Bulgini (“Hairetikos”, 2006) e un manifesto che rappresenta Froglia (Manifesto della mostra sulle sculture di Modigliani, 1984). Bulgini mostra per l’ennesima volta di avere “un gusto del segreto” che, attraverso la potenza evocatrice degli oggetti, mette in scena l’incapacità di vedere di cui è affetta la nostra società, proponendo un elogio dell’eresia ospitato da una casa/labirinto. La ricostruzione di uno spazio antropico esemplare nella sua banalità e quotidianità diviene pertanto metafora di una dimensione labirintica del reale, che nasconde molteplici sensi e possibilità e quindi forme e spazi di libertà.

 

Roberto Mastroianni | è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali in Italia ed all’estero. Ha tenuto seminari in differenti Università Italiane e straniere.

Pasti d’Artista (vincitore del Bando)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 24-10-2014

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pasti artista

PASTI D’ARTISTA

Azione di sensibilizzazione per la creazione di un fondo per l’arte visiva in Italia, nato da un’ idea di Giada Pucci.

L’intento del progetto è di sensibilizzare le istituzioni ponendo al centro la figura dell’artista ricordando i principi della Raccomandazione dell’UNESCO del 1980 e delle successive Risoluzioni del Parlamento Europeo del 1999 e 2007, che riconosce all’arte una funzione importantissima per la vita, lo sviluppo dell’uomo e della società e che sottolinea la necessità di formulare e applicare un quadro giuridico istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica.

Se quindi l’arte e la cultura rappresentano un “nutrimento” indispensabile per la società si inizia a sostenere gli artisti “nutrendoli” nel vero senso della parola. Pasti d’Artista è un progetto pilota che approda a Torino attraverso un bando di concorso con l’erogazione di buoni pasto gratuiti, lanciando un grido di allarme e ponendo l’attenzione sulla condizione della figura dell’artista in Italia. Il progetto prende forma anche con gli incontri aperti al pubblicocon performance e con una serie d’interviste realizzate agli artisti, ai critici, agli storici dell’arte e ai galleristi per individuare le diverse problematiche del settore come il rapporto tra l’artista e le istituzioni, la cultura e i finanziamenti pubblici/privati, il supporto economico degli artisti, la definizione della figura dell’artista (culturale/professionale), la legislazione diritti/tutele degli artisti.

La commissione Scientifica del Concorso, della quale facevo  parte, ha selezionato: 

Nicole Riefolo  quale vincitrice del concorso e beneficerà quindi dei buoni pasto messi in palio.

nicole riefolo

L’intento del progetto Pasti d’Artista è di sensibilizzare pubblico e privato rispetto la necessità di riconoscere l’importanza della figura professionale dell’artista e del patrimonio d’arte contemporaneo italiano dichiarando anacronistica la condizione di precarietà di molte figure professionali che operano nell’ambito artistico-culturale. Un bando di concorso con l’erogazione di buoni pasto gratuiti e una serie di azioni (incontri, interviste, presentazioni, domande di richiesta di contributi, …) sono stati gli strumenti attraverso i quali si è cercato di rispondere alle molte domande degli artisti e degli operatori culturali.

Data la convinzione che l’adesione dei partecipanti al bando vada riconosciuta perché chi ha partecipato al concorso non solo cerca un’opportunità per il riconoscimento del proprio operato, ma dichiara fondamentale parlare di diritti dell’artista e di welfare, ancora del tutto inesistente in Italia, si è pensato di organizzare una presentazione della ricerca degli artisti che hanno partecipato al concorso affiancato ad un contributo critico in uno o più eventi espositivi ancora da definire.

Pasti d’Artista, in collaborazione con Pentolapvessione (progetto gastronomico a cura di Sara Casiraghi), ringrazia i partecipanti con un pasto presso il Caffè del teatro Astra di Torino.

Pasti d’Artista sarà inoltre presente dal 6 al 9 novembre 2014 alla fiera di FLASHBACK l’arte è tutta contemporanea a Torino, con la proiezione video delle interviste realizzate agli artisti, ai critici, agli storici, agli attori dell’arte per individuare le diverse problematiche del settore come il rapporto tra l’artista e le istituzioni, la cultura e i finanziamenti pubblici/privati, il supporto economico degli artisti, la definizione della figura dell’artista (culturale/professionale), la legislazione diritti/tutele degli artisti.

Per informazioni:

www.http://pastidartista.wordpress.com/

oppure

Emanuela Bernascone (Ufficio Stampa)

info@emanuelabernascone.com
www.emanuelabernascone.com

La periferia incontra la metropoli. Incontro con Hannu Kahakorpi

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 21-10-2014

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kahakorpiuniv

Altera presenta il secondo appuntamento sulla Finlandia contemporanea, con un’iniziativa incentrata sul cinema finlandese che avrà come ospite Hannu Kahakorpi, regista e docente di Produzione televisiva e cinematografica presso la Lapland University.

Kahakorpi è autore di numerose serie televisive e ha collaborato con numerosi artisti, tra i quali i fratelli Kaurismäki: proprio con Aki Kaurismäki, Kahakorpi ha realizzato il film Dirty Hands (1989), inedito in Italia, del quale in questa occasione verranno proiettati alcuni spezzoni.

Ad accompagnare il regista finlandese ci saranno Antonio Santangelo, docente di Semiotica della televisione presso l’Università degli Studi di Torino e Roberto Mastroianni, filosofo e critico d’arte, Presidente di Altera.

L’iniziativa si inserisce come evento speciale all’interno del Moving Tff, e si svolgerà il 22 ottobre alle ore 18.00 presso l’aula 9 di Palazzo Nuovo (via Sant’Ottavio 20, Torino).

Sarà presente la traduzione finlandese italiano.

Per ulteriori informazioni: info@alteracultura.org.

Dream of Love… (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 08-10-2014

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marilyn gagliano 

Dal 10 ottobre al 5 novembre 2014

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Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Mostra a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

in collaborazione con

 

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

“Queste immagini di Rosetta, ispirate ad uno dei servizi fotografici più famosi dedicati alla star hollywoodiana (Marilyn Monroe), vogliono dimostrare che anche tra le pieghe della disabilità si possono trovare numerosi elementi capaci di far emergere la sensualità di una donna: uno sguardo accattivante e trasognante, una bocca socchiusa che cela una sorriso appena accennato.
E se invece di un candido letto o di una comoda poltrona ci fosse una sedia a rotelle? Tutti questi elementi non cambierebbero il risultato finale, purché chi guarda riesca ad andare oltre quelle barriere che ostacolano i rapporti e cementano i pregiudizi…ma che in realtà sono solo un piccolo pezzo di un grande puzzle che se guardato per intero restituisce una immagine bellissima e sensuale” (Salvatore Giò Gagliano).

Salvatore Giò Gagliano: educatore, arte terapeuta e fotografo propone una re-interpretazione della storia dell’arte, con immagini capaci di includere la relazione tra iconografia classica e differenza psico-fisica, grazie a Rosetta la straordinaria interprete della comunità “Muni Prestinari” dell’ Anffas di Vercelli.

Una collaborazione con Studodieci/not for profit/citygallery/VC http://studiodiecivercelli.org/

Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

Fontewww.comune.torino.it/pass/ingenio

Tea Taramino. “Sulla soglia”. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014 (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 01-10-2014

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tea sulla soglia studio dieci

Inaugurazione venerdì 3 ottobre

 

TEA TARAMINO. “SULLA SOGLIA”

Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014

A cura di Roberto Mastroianni per studiodieci

Rassegna KatastrofèLa crisi e le sue forme

 

Dal 3 al 26 ottobre 2014

Inaugurazione venerdì 3 ore 18.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

guardiania a cura dell’ANFFAS di Vercelli

spazio senza barriere architettoniche

è possibile toccare alcune opere 

ECCELLENZE ILLUMINATE. LIGHT COMMUNICATION IN ART & DESIGN

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 07-07-2014

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Dal 07 Luglio 2014 al 07 Luglio 2014

MILANO

LUOGO: Accademia di Belle Arti di Brera

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 869551

E-MAIL INFO: adele.olivieri@tiscali.it

SITO UFFICIALE: http://www.accademiadibrera.milano.it/

 

La presentazione dell’Art-Book segue la Mostra tenutasi dall’8 al 13 aprile presso gli spazi pubblici dell’Accademia di Brera. Un Progetto nato dalla volonta’ di rappresentare, tramite l’interpretazione di artisti, “oggetti d’uso comune”, realizzati da eccellenze industriali e artigianali per elevarli a “simboli d’Arte”, attraverso un nuovo modo di essere protagonisti. Questa Mostra, diventa espressione di un innovativo approccio di comunicazione in cui il design e lo stile assurgono a “vere” Opere d’Arte illuminate da un particolare progetto di “comunicazione illuminotecnico”. Importanti artisti del gruppo “Quelli di Franco Fontana” – allievi del grande Maestro, eccellenza della moderna cultura italiana – hanno espresso e interpretato gli importanti marchi accuratamente selezionati per la loro particolare attenzione e sensibilita’ alla raffinatezza progettuale, esecutiva, ai valori e alla tradizione culturale di cui sono fieramente intrisi: Astor doors, Bike4light, Cordivari Design, Dyson, Cantine Giorgi, Enrico Cassina Manufactured by Officine Meccaniche Porro, Poltronova, Promemoria, Rubinetterie Stella, Kreoo.
La luce rappresenta la metafora del mettere in evidenza e dello scoprire i particolari e i dettagli più intimi, magari inespressi, di ciò che gli oggetti ci rappresentano e il progetto di luce ne amplifica la potenzialità comunicativa. La Mostra d’Arte “Eccellenze illuminate” esprime questo messaggio dualistico che intende mettere in risalto sotto una “nuova luce” quanto di meglio oggi le eccellenze produttive sono in grado di esprimere: se stesse e la nuova visione di comunicare con i propri pubblici attraverso il linguaggio colto, libero ed eclettico qual è quello dell’Arte Contemporanea.  Un Progetto complesso e articolato che ha richiesto un attento studio di Lighting Communication & Light Engineering in collaborazione con l’azienda DGA specializzata in prodotti e corpi iluminotecnici di alta qualita’, nonchè capacita’ multidisciplinari per equilibrare stili, oggetti, dimensioni, e soprattutto spazi, trasformandoli in un ”unicum d’Arte”. Un Progetto ideato per accogliere il visitatore in un’atmosfera quasi monografica sul tema a cui hanno congiuntamente lavorato bevisible+ e PLAN. Il curatore culturale PH.D. Roberto Mastroianni ha selezionato i Marchi di eccellenza e gli artisti coinvolti. Tre innovativi architetti hanno diretto il Progetto: Walter Vallini, architetto e designer di formazione artistico-progettuale, Lorenzo Polla e Chiara Bertolaja architetti e light designer, coadiuvati dal prof. Antonello Andrea D’Egidio, professore in comunicazione istituzionale e culturale.
TEMA EVENTO DI PRESENTAZIONE: ECCELLENZE ILLUMINATE: Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo”. Il meeting focalizza l’incontro tra “anime illuminate” che scelgono di comunicare attraverso l’Arte Contemporanea. Ossia attraverso un linguaggio universale diverso, dirompente e allo stesso tempo prestigioso, che offre “nuove e impensate” aree di dialogo con appassionati, professionisti e opinion leader del settore design e della cultura in generale. E’ questo lo spirito dell’incontro o meglio “l’intersezione” tra Arte e “imprese di eccellenza” che scelgono media eccellenti per comunicare – l’Arte appunto. E in tutto ciò prende forma il cosiddetto “nuovo mecenatismo” ossia l’impresa che non sponsorizza l’Arte ma bensì la sostiene, la stimola, la sviluppa come “missione sociale” dettata dal progresso intellettuale contemporaneo. Aziende, artisti e intellettuali uniti dal “livore” del miglioramento culturale che attraverso Eventi d’Arte formano, magari anche inconsapevolmente, nuove coscienze sociali.
La “luce” diventa il punto fermo di riferimento che illumina menti e oggetti, raccontando le forme attraverso una rappresentazione di chiaroscuri che permettono scenografie “essenziali” senza orpelli superflui in un’epoca contemporanea in cui anche l’eticismo dei costi fa la differenza per i moderni mecenati.

 

CATALOGO D’ARTE E PROGETTO EDITORIALE

La Mostra è stata interamente documentata con immagini e testi nel volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” curato da Antonello Andrea D’Egidio, Roberto Mastroianni e Walter Vallini con il contributo del Maestro Franco Fontana per – Altralinea Edizioni (Firenze) – sezione “Intersezioni”. Il libro verra’ distribuito e diffuso presso le migliori librerie in Italia e all’estero.
L’Art Book si struttura in tre parti: la prima dedicata ai contributi culturali seguita dallacsezione dedicata ai “Marchi eccellenti” e ai loro oggetti interpretati dagli artisti, quindi una parte conclusiva dedicata alle opere d’Arte del gruppo “Quelli di Franco Fontana”. Il volume “ECCELLENZE ILLUMINATE” verra’ presentato alla stampa il 07 luglio presso l’Accademia di Brera alla presenza dei curatori, delle autorita’ accademiche di Brera, dei giornalisti e dei rappresentanti delle imprese partner.
Programma di Eccellenze illuminate. Intersezioni tra Arte e impresa e il “nuovo mecenatismo” (inocontro del 7 luglio 2014).
11.30 Accrediti
11.45 Apertura lavori
Introduzione
Antonello Andrea D’Egidio – Communication director della Mostra
Roberto Mastroianni – Curatore della Mostra
Walter Vallini – Art Director e Curatore progetto Mostra
Luigi Erba – Critico d’Arte
Filippo De Filippi – Curatore progetto studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera
Adriana Toti – Altralinea Edizioni (Firenze)
Cristina Trivellin – DARS
Ringraziamenti
13.00 Light Lunch
13.45 Saluti e consegna libri

Street Art. Detroit-Torino: dall’industria al colore.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 29-06-2014

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Il 2 luglio 2014 alle ore 20.00 parteciperò a questa tavola rotonda sui temi della Street Art, della città e della scrittura e riscrittura della testualità metropolitana, presso i locali dell’Associazione “Tavolo Lungo” in via Treviso 45B a Torino.

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“Arte-ficio. Trasfigurare la comunicazione” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 11-05-2014

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trasfigurare la comunicazione

ARTE – FICIO”

Arte, comunicazione, linguaggi ed iconografie dei poteri dagli anni settanta ad oggi, nel percorso artistico di

ETTORE PASCULLI e GIULIANO GALLETTA

A CURA DI ROBERTO MASTROIANNI

PALAZZO DUCALE DI GENOVA – LOGGIA DEGLI ABATI

DALL’ 08 AL 29 MAGGIO – INGRESSO LIBERO

Aperto tutti i giorni dalle 14 alle 19

La mostra espone la ricerca artistica e il percorso culturale di Ettore Pasculli, un protagonista della rivolta creativa degli anni settanta a Milano, arricchiti e messi in relazione con quelli del genovese Giuliano Galletta, proponendo una panoramica emblematica della loro più che quarantennale carriera artistica. L’esposizione mostra e svela un interesse per l’iconografia del corpo e del potere, dei “segni”, l’immagine, il suo statuto disciplinante e la sua natura politica, tutte questioni che si pongono come fondamentali per la comunicazione, l’arte, lo spazio pubblico e le sue dinamiche a cavallo tra il XX e il XXI secolo. All’estetizzazione della società i due artisti hanno contrapposto una politicizzazione dell’arte espressa attraverso la scrittura e la manipolazione delle immagini. Si può affermare senza dubbio che nell’officina dell’arte e della comunicazione cui Pasculli ha dato vita siano state messe in discussione le pratiche artistiche e le strategie dell’informazione, il valore delle immagini e della rappresentazione dell’umanità; tutto ciò l’ha portato alla consapevolezza che il valore disciplinante delle immagini è prima di tutto antropologico e che il disciplinamento politico è solo una parte dell’azione portata avanti dalla rappresentazione e dall’auto-rappresentazione della corporeità e del potere.

L’incontro tra l’artista milanese e quello genovese è stato reso possibile dalla disponibilità di “Palazzo Ducale Genova. Fondazione per la cultura” ad accogliere l’esposizione museale dal titolo “Arteficio. Arte, comunicazione, linguaggi ed iconografia del potere dagli anni Settanta ad oggi”, ospitata nei prestigiosi spazi di Palazzo Ducale di Genova (“La Loggia degli Abati”, a cura di Roberto Mastroianni e con un progetto allestitivo di Walter Vallini, maggio 2014).
La mostra, divisa in due sezioni di carattere antologico, ha messo a confronto una selezione del corpus delle opere di Ettore Pasculli e Giuliano Galletta, proponendo un percorso nella loro pluriennale carriera artistica, e in questo modo ha restituito il filo rosso della loro poetica e sperimentazione su materiali, codici e linguaggi, nell’arco di tempo che intercorre dal periodo della stagione della “rivolta creativa” (1968-1980) alle loro attuali ricerche sulla rappresentazione/auto-rappresentazione della soggettività, in relazione ad alterità e crisi del soggetto e delle istituzioni sociali, e all’iconografia del corpo e del potere.
L’esposizione ha proposto pertanto un excursus nella storia e nella ricerca artistica di Ettore Pasculli, a partire dagli anni dell’esperienza milanese del “Laboratorio di Comunicazione Militante”, di cui E.P. è stato fondatore insieme a Brunone, Columbu e Rosa, e della “Fabbrica di Comunicazione Militante” di San Carpoforo a Brera, fino al contemporaneo interesse per l’arte visiva, il cinema sperimentale e le retoriche di costruzione dell’identità individuale e collettiva. L’immagine emersa come risultato di questo viaggio creativo, politico e concettuale è stata messa in dialogo con la produzione di Giuliano Galletta, un artista visivo, scrittore e giornalista genovese, che rappresenta a tutti gli effetti un altro caso esemplare, nel panorama italiano, di benjaminiana “politicizzazione della politica” in risposta all’estetizzazione diffusa della “società dello spettacolo”.
La sezione dedicata a Giuliano Galletta propone infatti stralci della trentennale ricerca portata avanti dall’artista genovese sul “soggetto”, sulla sua assenza/mobilità instabile, sulla sua costruzione e sui linguaggi visivi e scritturali, a partire dalla collaborazione con Edoardo Sanguineti per arrivare all’ultima sperimentazione sul “romanzo visivo” e il “museo del Caos”. Entrambi gli artisti portano avanti una critica decostruente alle retoriche della naturalità e della reificazione, attraverso le quali i poteri e la società mettono in forma l’umanità singola e associata. Come allievi ideali di Guy Debord, Roland Barthes, Michel Foucault, Marcel Duchamp, e Walter Benjamin, entrambi riconoscono al détournement e al bricolage concettuale ed espressivo un potere di smascheramento delle strategie di comunicazione e assoggettamento che riproducono impostazioni e rapporti di forza imposti dalle narrative sociali. Attraverso il foto-ritocco, il citazionismo e il mélange dei linguaggi, dei materiali e dei codici essi rivendicano per la sperimentazione artistica il valore critico di riappropriazione della propria individualità, libertà e possibilità e in qualche modo operano attraverso una “politicizzazione dell’arte” per contrastare l’estetizzazione della società dello spettacolo.

“Ultime Stanze” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Teoria e critica filosofica | Posted on 27-03-2014

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Invito Pittatore_Ultime stanze

Inaugurazione Venerdì 28 marzo

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Irene Pittatore “Ultime stanze”

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

Inaugurazione Venerdì 28 marzo ore 18,00

Dal 29 marzo al 27 aprile 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

 

 

Ultime stanze di Irene Pittatore inaugura la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da StudioDieci Citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati saranno chiamati a confrontarsi con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

“In principio era il verso, un urlo, un ringhio”, direbbe Irene Pittatore, un “verso” capace di far scaturire la forza contraddittoria, brutale, creativa e al contempo autodistruttiva della vita, ma nello stesso tempo era il “verso” che come figura linguistica, metrica e stilistica è capace di portare con sé razionalità e ordine poetico, diremmo noi.

Nell’arco disegnato tra il “verso”, inteso come raglio/urlo/vocalizzazione animalesca, e il “verso”, inteso come “unità metrica”, si colloca tutta la ricerca e la poetica dell’artista: proprio come il “verso” – “unità metrica”-, le opere dell’artista articolano, dal punto di vista ritmico e visivo, una “rappresentazione” che si presenta come il risultato di un’azione creativa (poetica), che sgorga da una forza individuale, primordiale e rimossa: una forza brutale e ferina che la nostra società anestetizza, incapace di reggere l’urto della sua collettiva pluralità, e spinge verso i margini di quella narrazione in technicolor prodotta dall’industria culturale.

La ricerca di Irene Pittatore parte, dunque, parte da qui e si concentra sul rapporto tra impulso vitale e forme del vivere singolo e associato, in una società che sembra ormai popolata di macerie e rovine, coscientemente espulse dal nostro immaginario cognitivo e ordinatamente collocate ai margini dell’auto-rappresentazione mainstream. La vita, in questa prospettiva, è eccesso di senso, la cui forza straborda rispetto allo spartito impostole dalle logiche del potere e dalle retoriche di verità: un eccesso di senso rimosso, anestetizzato, addomesticato e presentato nelle forme dell’organizzazione sociale, delle pratiche dell’innovazione e della bellezza artefatta, pratiche tese a presentare modalità di “vita giusta e buona”, che vedono nelle metropoli contemporanee il proprio palcoscenico privilegiato, in cui va in scena un’opera teatrale incapace di imporre fino in fondo il proprio copione e che è costretta ad inventarsi dei margini in cui relegare l’eccedere del senso e la marginalità indotta ed autoindotta. Le performance di Pittatore, restituite in modo video e foto realistico si collocano qui: nei margini veri o presunti dello spazio metropolitano contemporaneo, nei luoghi fisicamente marginali (le periferie degradate, gli spazi verdi apparentemente selvatici, ma urbanisticamente determinati, sulle linee di mappe fittizie o virtuali..) o simbolicamente di confine (il rapporto di genere, il conflitto/ incontro tra generazioni…). Questo perché il gesto artistico di Irene si rifà sempre a quel “duplice verso”, la cui forza vitale e genuina si può cogliere solo nei “margini” interni ed esterni, tra i “resti” di quelle “rovine”, che popolano il nostro immaginario e il nostro paesaggio cognitivo, presentandoci un mondo di macerie ordinate ed esteticamente organizzate, che non possono e non devono però essere “restaurate”, ma che devono in qualche modo essere “rovinate”, in modo che dai loro resti possa emergere senso e significazione. A ben vedere però, quella della Pittatore non è un’estetica o  una poetica degli “scarti” e dei “resti”: non vi è nella sua ricerca e nella sua poetica un’attenzione compiaciuta o auto compiaciuta e fine a se stessa per la marginalità o per lo scarto, sia esso di umanità o materialità, ma un’attenzione per le spazialità antropiche e gli effetti di linguaggio che le producono. L’attenzione infatti non è posta sul disagio, sulle contraddizioni sociali, esistenziali, politiche o ideologiche che producono “marginalità” o che vengono presentate come “scarti” dal mainstream, o forse sarebbe meglio dire non è solo posta su questi elementi, ma soprattutto sui meccanismi simbolici e linguistici che producono differenza: differenza sociale, sessuale, generazionale, culturale, antropologica…

La mostra Ultime stanze parte da questi presupposti e si pone come un punto di arrivo e una nuova partenza nella ricerca dell’artista. Le stanze di Studio Dieci si presentano infatti come le “ultime stanze” allestite dall’artista in questo percorso di svelamento delle macerie rimosse della nostra contemporaneità, al fine di mostrare l’inesorabile processo di degradazione della nostra società che si sta lentamente, ma inesorabilmente avvicinando al “punto catastrofico” di un cambiamento di forma, di cui non percepiamo ancora la configurazione. Macerie non rimosse, ma ostentate nel loro valore di degrado  e marginalità, che preannuncia un cambiamento di stato e di forma, sia nella realtà, sia nella poetica e nella pratica artistica di Pittatore.