Auguri Presidente e buona fortuna.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 02-01-2011

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Per leggere il testo integrale del discorso presidenziale cliccare qui.

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sì è confermato essere l’unico evento di unità politica, culturale e sociale della Nazione in questo momento difficile della storia repubblicana. 13 milioni di persone, secondo i dati auditel, hanno ascoltato il discorso del Presidente, che in 15 cartelle ha sintetizzato il disagio di un paese al cui interno operano svariate forze disgregatrici: forze che mirano a frantumare l’Unità nazionale, come quella sociale, che sono interessate a riportare i rapporti di forza tra le differenti componenti istituzionali, economiche e politiche a una specie di guerra permanente, finalizzata a sfibrare il tessuto connettivo del Paese in vista del trionfo degli interessi particolari sull’interesse collettivo e generale.

Non stupisce, da questo punto di vista, la freddezza e le critiche che arrivano da casa leghista, dopo le importanti parole del Presidente sul valore della storia patria, sulla sua Unità (in occasione del 150enario), di quel momento costitutivo che è stato il Risorgimento e di quella stagione costituente che è stata la resistenza partigiana e la liberazione dal dominio nazi-fascista.

Il Presidente ha deciso di incarnare fino in fondo, in questo momento di crisi, il suo ruolo di garante dell’Unità nazionale e della Carta costituzionale, affermando in modo lucido e sobrio, nel suo stile fermo e privo di retorica allarmista, che l’Italia potrà salvarsi dal declino solamente tornando alle proprie radici (la propria storia risorgimentale, antifascista e repubblicana) e guardando al futuro (l’Europa, l’utopia concreta di Altiero Spinelli e degli europeisti).

Non è un caso che a fianco della scrivania del Presidente troneggino le tre bandiere (italiana, europea e quirinalizia) a indicare il ruolo di garante verso l’Italia e verso l’Europa dell’Unità politica, culturale e territoriale della Repubblica; come non è un caso che le 2 foto presenti nello studio presidenziale mostrino Napolitano con Obama (l’Unità repubblicana in relazione alla politica estera di un Paese democratico che si riconosce nell’Alleanza atlantica) e un giovane Napolitano a fianco di Altiero Spinelli. Insomma, il Presidente e naturalmente propenso a riconoscere e riconsocersi nel suo ruolo di garante e anello di congiunzione tra la storia repubblicana e nazionale e l’avvenire europeista dell’Italia, a conferma di ciò: il “Manifesto di Ventotene” e alcuni scritti risorgimentali e copia della Costituzione.

Compito duro quello che avoca a sé il Presidente in questo momento, compito che lo porterà entro breve in conflitto con quelle forze (molte delle quali siedono in Parlamento) che vorrebbero vedere definitivamente archiviato il sogno europeo (derubricato a semplice unione commerciale) e dissolta la storia patria (sostituita con un secessionismo travestito da federalismo).

Da questo punto di vista, il “discorso di fine anno” è stato in linea con i compiti, il ruolo e la storia del Napolitano uomo politico e Presidente, sorprende e da il segno dell’urgenza l’attacco del discorso e il continuo riferimento ai giovani, al loro futuro e ai rischi che la democrazia stessa corre negando futuro e speranze ai giovani cittadini.

Questo è un “Paese per vecchi”, sembra dire Napolitano, aggiungendo che proprio per questo motivo rischia di morire con le vecchie generazioni. È chiaro che Napolitano abbia voluto dare un segno politico e assumersi la responsabilità di essere il portavoce di una generazione che dopo essere stata precarizzata esistenzialmente dalla legislazione sul lavoro si trova a subire il peso di una crisi economica internazionale che sembra togliere ogni speranza. L’ennesimo paradosso di una “nazione per vecchi”, che vede i propri giovani dover essere rappresentata dall’Ottantenne capo dello Stato: unico vero terminale di ascolto e rappresentanza per quei giovani che marciano per le strade a causa della riforma Gelmini e che nella protesta hanno riscoperto la partecipazione politica.

Il Presidente ha un anno duro davanti a sé: dovrà affrontare le forze disgregatrici in opera nel Paese e continuare a dare voce a un Paese che non si riconosce più, a destra come a sinistra, nella sua rappresentanza parlamentare e dovrà trovare il modo di fare tutto ciò senza cadere nelle trappole della politica ridotta a fango.

Non possiamo che augurare buona fortuna a Giorgio Napolitano, sapendo che rimane l’unica istituzione in cui riporre la nostra fiducia.

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