Lectures at The University of Helsinki

Posted by roberto09 | Posted in Dove sono - Appuntamenti, Teoria e critica filosofica | Posted on 24-10-2014

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GUEST LECTURES BY ROBERTO MASTROIANNI AT THE UNIVERSITY OF HELSINKI

Existential Semiotics and  Philosophy ofEexistence

Monday October 27, 2014
at 6 p.m.
in Topelia, Unioninkatu 38, lecture room C120

FREE ENTRANCE

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Image and Imaginary. Sense and Meaning in the Borders of Representation

Wednesday October 29, 2014
at 6 p.m. for the “Saloon of Semioticians”
in Topelia, Unioninkatu 38, lecture room C120

FREE ENTRANCE

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The lecturer

Roberto Mastroianni is a philosopher, curator and art critic and an
independent researcher in semiotics, philosophical aesthetics and
language philosophy at the University of Turin. He studied philosophy
with Gianni Vattimo and Roberto Salizzoni at the University of Turin
where he received his Ph.D. in Language Philosophy and Communication
Studies under the supervision of Ugo Volli. He works on language
philosophy, philosophical aesthetics, semiotics, general theory of
politics and communications. He curated and published books, essays and
articles on philosophy, art, communication and politics. He curated
several contemporary art exhibitions in museums and lectured in several
universities in Italy and abroad.

Pasti d’Artista (vincitore del Bando)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 24-10-2014

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pasti artista

PASTI D’ARTISTA

Azione di sensibilizzazione per la creazione di un fondo per l’arte visiva in Italia, nato da un’ idea di Giada Pucci.

L’intento del progetto è di sensibilizzare le istituzioni ponendo al centro la figura dell’artista ricordando i principi della Raccomandazione dell’UNESCO del 1980 e delle successive Risoluzioni del Parlamento Europeo del 1999 e 2007, che riconosce all’arte una funzione importantissima per la vita, lo sviluppo dell’uomo e della società e che sottolinea la necessità di formulare e applicare un quadro giuridico istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica.

Se quindi l’arte e la cultura rappresentano un “nutrimento” indispensabile per la società si inizia a sostenere gli artisti “nutrendoli” nel vero senso della parola. Pasti d’Artista è un progetto pilota che approda a Torino attraverso un bando di concorso con l’erogazione di buoni pasto gratuiti, lanciando un grido di allarme e ponendo l’attenzione sulla condizione della figura dell’artista in Italia. Il progetto prende forma anche con gli incontri aperti al pubblicocon performance e con una serie d’interviste realizzate agli artisti, ai critici, agli storici dell’arte e ai galleristi per individuare le diverse problematiche del settore come il rapporto tra l’artista e le istituzioni, la cultura e i finanziamenti pubblici/privati, il supporto economico degli artisti, la definizione della figura dell’artista (culturale/professionale), la legislazione diritti/tutele degli artisti.

La commissione Scientifica del Concorso, della quale facevo  parte, ha selezionato: 

Nicole Riefolo  quale vincitrice del concorso e beneficerà quindi dei buoni pasto messi in palio.

nicole riefolo

L’intento del progetto Pasti d’Artista è di sensibilizzare pubblico e privato rispetto la necessità di riconoscere l’importanza della figura professionale dell’artista e del patrimonio d’arte contemporaneo italiano dichiarando anacronistica la condizione di precarietà di molte figure professionali che operano nell’ambito artistico-culturale. Un bando di concorso con l’erogazione di buoni pasto gratuiti e una serie di azioni (incontri, interviste, presentazioni, domande di richiesta di contributi, …) sono stati gli strumenti attraverso i quali si è cercato di rispondere alle molte domande degli artisti e degli operatori culturali.

Data la convinzione che l’adesione dei partecipanti al bando vada riconosciuta perché chi ha partecipato al concorso non solo cerca un’opportunità per il riconoscimento del proprio operato, ma dichiara fondamentale parlare di diritti dell’artista e di welfare, ancora del tutto inesistente in Italia, si è pensato di organizzare una presentazione della ricerca degli artisti che hanno partecipato al concorso affiancato ad un contributo critico in uno o più eventi espositivi ancora da definire.

Pasti d’Artista, in collaborazione con Pentolapvessione (progetto gastronomico a cura di Sara Casiraghi), ringrazia i partecipanti con un pasto presso il Caffè del teatro Astra di Torino.

Pasti d’Artista sarà inoltre presente dal 6 al 9 novembre 2014 alla fiera di FLASHBACK l’arte è tutta contemporanea a Torino, con la proiezione video delle interviste realizzate agli artisti, ai critici, agli storici, agli attori dell’arte per individuare le diverse problematiche del settore come il rapporto tra l’artista e le istituzioni, la cultura e i finanziamenti pubblici/privati, il supporto economico degli artisti, la definizione della figura dell’artista (culturale/professionale), la legislazione diritti/tutele degli artisti.

Per informazioni:

www.http://pastidartista.wordpress.com/

oppure

Emanuela Bernascone (Ufficio Stampa)

info@emanuelabernascone.com
www.emanuelabernascone.com

Kairos di Sonia Ros (il libro)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Teoria e critica filosofica | Posted on 24-10-2014

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kairos libro

Testi di Roberto Mastroianni, Enzo Di Martino, Silvio Fuso, Jean Blanchaert, Myriam Zerbi, Alessandra Santin, Giovanna Dal Bon, Lorena Gava. Foto di Paolo Della Corte.

2014, 1 - 35.00 € ,

formato 28.5 x 30.5 cm

pagine 194, immagini 160

lingue Italiano-Inglese

In quest’opera di grande formato e di grande prestigio editoriale, viene presentata la pittura di un’artista con opere realizzate dal 2009 al 2014.

Il centro della poetica di Sonia Ros è sempre stato il rapporto tra desiderio e realtà, che lei affronta con una pittura astratto/concettuale capace di rendere in modo anti-naturalistico le forme e le figure del desiderio. Questo processo di alleggerimento e simbolizzazione allusiva restituisce delle istantanee pittoriche di mirabilia alleggeriti ed esonerati dalla necessità della figurazione realista: è come se la realtà fosse per l’artista un’enorme Wunderkammer e lei fosse in grado di restituire in un “patchwork surrealista” lo sguardo sull’insieme di oggetti meravigliosi che essa contiene. In questa prospettiva, gli elementi che formano la realtà interiore ed esteriore vengono colti, nella loro individualità e parzialità, un momento prima di divenire cose percepite e conosciute e ri-assemblati in un bestiario fantastico, che si presenta come la sintesi organica ed inorganica di tutto ciò che produce stupore e desiderio. È  come se lei guardasse dal buco della serratura di una Wunderkammer  e si girasse verso la tela per dipingere la visione estatica di un insieme di frammenti di realtà, accomunati dal filo rosso del desiderio di un collezionista assetato di forme eccezionali. La “camere delle meraviglie” sono, infatti, l’esempio storico di una musealità ingenua ed istintiva, priva di metodo, che sfida tassonomie e classificazioni e che risponde solamente alle logiche del  desiderio e dello stupore. In esse gli oggetti venivano collezionati, senza alcun metodo se non quello di soddisfare il desiderio e le pulsioni di appropriazione del mondo da parte del collezionista. In esse gli oggetti del desiderio erano accatastati  in modo da produrre un godimento estetico capace di rispecchiare lo sguardo del collezionista: i  naturalia (oggetti naturali, piume, elementi eccezionali per forma e colori…) e gli artificialia (particolari oggetti tecnologici), erano raccolti in quanto mirabilia (degli oggetti meravigliosi, capaci di destare stupore), non in quanto elementi di una narrazione utile a raccontare il mondo e lea realtà. Questa tensione al soddisfacimento del desiderio, all’accostamento anti-narrativo di oggetti rispecchianti lo sguardo del collezionista è presente nelle figurazioni dell’artista veneziana, che mette assieme elementi geometrici, voluminosità di forme organiche e inorganiche, che contemporaneamente mostrano un “mondo/patchwork”, prodotto dall’attrito tra la forza del desiderio e le cose percepite, e un “teatro del sé”, che si rispecchia nella scelta e nell’assemblamento delle cose. L’antinaturalismo e l’antirealismo che caratterizzano queste forme sono il frutto di una forte consapevolezza post-umanista, che rifiuta l’elemento ordinatore di un soggetto fondamento e cerca di restituire la realtà come sintesi relazionale, scomponendola  nei suoi elementi e ricomponendola in forme e figure che sfidano l’idea di limite e separazione tra i vari livelli e campi della realtà (dal testo di Roberto Mastroianni).

La periferia incontra la metropoli. Incontro con Hannu Kahakorpi

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 21-10-2014

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kahakorpiuniv

Altera presenta il secondo appuntamento sulla Finlandia contemporanea, con un’iniziativa incentrata sul cinema finlandese che avrà come ospite Hannu Kahakorpi, regista e docente di Produzione televisiva e cinematografica presso la Lapland University.

Kahakorpi è autore di numerose serie televisive e ha collaborato con numerosi artisti, tra i quali i fratelli Kaurismäki: proprio con Aki Kaurismäki, Kahakorpi ha realizzato il film Dirty Hands (1989), inedito in Italia, del quale in questa occasione verranno proiettati alcuni spezzoni.

Ad accompagnare il regista finlandese ci saranno Antonio Santangelo, docente di Semiotica della televisione presso l’Università degli Studi di Torino e Roberto Mastroianni, filosofo e critico d’arte, Presidente di Altera.

L’iniziativa si inserisce come evento speciale all’interno del Moving Tff, e si svolgerà il 22 ottobre alle ore 18.00 presso l’aula 9 di Palazzo Nuovo (via Sant’Ottavio 20, Torino).

Sarà presente la traduzione finlandese italiano.

Per ulteriori informazioni: info@alteracultura.org.

Dream of Love… (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 10-10-2014

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Salvatore Giò Gagliano è un artista piemontese, un educatore, un arte terapeuta che da anni ha orientato la sua ricerca artistica in vista di una re-interpretazione critica della storia dell’arte, dando vita a immagini capaci di includere la relazione tra iconografia classica e differenza psico-fisica. Un fotografo che dal 2004 porta avanti un lavoro sulle forme e i canoni della bellezza e della perfezione, mettendo in scacco i codici e le retoriche della nostra società dell’apparenza e del consumismo estetico, attraverso un ciclo fotografico dal titolo “I volti della Passione”, in cui la sofferenza e l’imperfezione rimosse dalla nostra società trovano espressione. Le fotografie di Gagliano danno infatti vita ad una galleria di immagini, che reinterpretano i grandi capolavori della storia dell’arte mettendo in scena persone con disabilità dalle grandi capacità espressive e, in questo modo, forzano il nostro immaginario estetico e con esso le retoriche del bello e della perfezione. Il corpo e i canoni della bellezza diventano pertanto l’oggetto e il soggetto della sua ricerca artistica e vengono messi in questione, attraverso la rappresentazione distonica del “canone” stesso e delle forme del bello, che la storia ha sedimentato nel nostro immaginario individuale e collettivo. Il rapporto arte-disabilità diventa in questo modo la cifra espressiva di un artista interessato a portare a rappresentazione la ricchezza dell’imperfezione e a mettere in crisi i pregiudizi e i modelli estetici che la società ci impone, valorizzando il sentire e la sensualità di coloro che comunemente vengono etichettati come diversi. Si tratti di mettere in scena “Amore e Psiche” o “la Pietà” oppure di reinterpretare l’icona pop di Marilyn Monroe, il gesto artistico di Gagliano è sempre lo stesso: forzare gli stereotipi enfatizzando il valore iconografico delle immagini che produce e in questo modo creare un corto circuito tra l’iconografia classica, il desiderio, delle persone con disabilità, di esprimere se stesse, e superare i propri limiti e quelli popolari, attraverso la carnale sensualità dei corpi che porta a rappresentazione. In tutte le foto è infatti evidente il lato pulsionale ed affettivo, che la nostra società reprime nelle persone diversamente abili ed è proprio ciò che produce distonia: proprio perché questa forza, questi desideri e questi impulsi vengono riportati ai canoni dell’iconografia artistica tradizionale, che producono spaesamento. Lo sguardo, ormai abituato a immagini divenute punti di riferimento nella nostra personale e collettiva grammatica del bello, viene infatti forzato ad accettare l’imperfezione e la stessa rivendicazione da parte degli “imperfetti” di desiderio, passione e corporeità e in questo modo il fastidio provocato si fa anticipatore di riflessioni più ampie sul nostro rapporto con il corpo, la diversità e le retoriche sociali della “normalità”.
In questa personale l’artista mette in scena una ri-articolazione dell’icona della femminilità e della sensualità per antonomasia: Marilyn Monroe. Rosetta, una donna costretta a vivere sulla sedia a rotelle, diventa in questo modo la protagonista di un remake delle più celebri immagini della diva ponendosi come immagine doppiamente falsata dell’icona della donna contemporanea. Le foto infatti alludono ad un’infermità non manifesta, che l’occhio deve ricercare con attenzione all’interno di un contesto iconografico conosciuto, abituale. Nel rapporto bellezza-disabilità, nella relazione tra sesso/sensualità e infermità si porta alla luce il desiderio di amore e carnalità negata, che i protagonisti delle foto di Gagliano ricercano e che la società nega loro.Ogni immagine diventa quindi un’interpellazione per l’osservatore, spingendolo in modo allusivo ad interrogarsi su tabù, cliché e pregiudizi.

Dream of Love… (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 08-10-2014

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marilyn gagliano 

Dal 10 ottobre al 5 novembre 2014

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Inaugurazione venerdì 10 ore 17.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Mostra a cura di Roberto Mastroianni

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Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

in collaborazione con

 

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

“Queste immagini di Rosetta, ispirate ad uno dei servizi fotografici più famosi dedicati alla star hollywoodiana (Marilyn Monroe), vogliono dimostrare che anche tra le pieghe della disabilità si possono trovare numerosi elementi capaci di far emergere la sensualità di una donna: uno sguardo accattivante e trasognante, una bocca socchiusa che cela una sorriso appena accennato.
E se invece di un candido letto o di una comoda poltrona ci fosse una sedia a rotelle? Tutti questi elementi non cambierebbero il risultato finale, purché chi guarda riesca ad andare oltre quelle barriere che ostacolano i rapporti e cementano i pregiudizi…ma che in realtà sono solo un piccolo pezzo di un grande puzzle che se guardato per intero restituisce una immagine bellissima e sensuale” (Salvatore Giò Gagliano).

Salvatore Giò Gagliano: educatore, arte terapeuta e fotografo propone una re-interpretazione della storia dell’arte, con immagini capaci di includere la relazione tra iconografia classica e differenza psico-fisica, grazie a Rosetta la straordinaria interprete della comunità “Muni Prestinari” dell’ Anffas di Vercelli.

Una collaborazione con Studodieci/not for profit/citygallery/VC http://studiodiecivercelli.org/

Ingenio Arte Contemporanea
Corso San Maurizio 14/e Torino
Apertura su richiesta dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle 19.00, orario continuato.
Telefono 011 883157- ingenio@comune.torino.it

Fontewww.comune.torino.it/pass/ingenio

Tea Taramino. “Sulla soglia”. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014 (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele | Posted on 02-10-2014

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tea sulla soglia studio dieci

Sulla Soglia. Sculture e installazioni (2004-2014)

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

Inaugurazione Venerdì 3 ottobre ore 18,00

Dal 4 ottobre al 26 ottobre 2014, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

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“Sulla Soglia. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014” di Tea Taramino è una mostra personale inserita nella rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da studiodieci citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati sono chiamati a confrontare la loro poetica con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

Il quarto appuntamento della rassegna propone una retrospettiva (2004-2014) del lavoro di Tea Taramino: artista torinese che indaga i processi di morfogenesi dinamica del reale, attraverso una sperimentazione sui materiali organici e inorganici e una ricerca sulla loro trasformazione in una serialità di forme solo apparentemente stabili e in precario equilibrio, nel tentativo di rendere ragione del rapporto tra soggetto e mondo, tra immaginazione-percezione, staticità-movimento, equilibrio-instabilità, differenza-ripetizione, logiche del vivente e della relazione.

 

“Tutto merita un secondo sguardo” e “tutto merita una seconda possibilità”, direbbe Tea Taramino. Tutto merita un “secondo sguardo”, che vada oltre la superficialità, che sia capace di far emergere la logica profonda delle cose, l’arbitrarietà mutante e vivente delle configurazioni del reale.  Uno “sguardo” che assume il valore della “cura”, per l’organico come per l’inorganico, garantendo una seconda possibilità agli oggetti, come alle persone e agli elementi naturali. In questo modo le cose tornano a nuova vita, vengono scomposte nei propri elementi primi e rientrano in un gioco di riciclo, riuso e interazione che permette loro di diventare materiale per nuove configurazioni oggettuali di senso. Il “secondo sguardo” di Tea è un’attitudine spirituale che diventa operativa: è la capacità di andare oltre le apparenze e creare una relazione produttiva con le cose e le persone, dando forma a sculture e installazioni dalla forte valenza simbolica.

Rispetto e riguardo sono un’attitudine spontanea per un’artista come Tea che ha sperimentato la “pratica dell’arte vivente”, attraverso un’esperienza pluriennale maturata all’interno del progetto del PAV/Parco Arte Vivente di Torino, e in quella “dell’arte relazionale”, vissuta – in rapporto con la disabilità fisica e psichica o la marginalità sociale – come educatrice e conduttrice dell’atelier e archivio storico La Galleria, Circoscrizione 8 e come curatrice della manifestazione internazionale Arte Plurale e dello spazio InGenio Arte Contemporanea della Città di Torino: luoghi e progetti in cui l’arte diventa forma di integrazione e valorizzazione delle differenze.

Nelle opere e nella pratica dell’artista si ritrova un’attenzione per le piccole cose che compongono il reale e per le infinite possibilità che esse racchiudono, sempre nel tentativo di dare ad esse nuova forma e nuova vita. Che si tratti dei fiori o delle argille, della carta o dei gesti del pubblico, tutti gli elementi su cui si poggia lo sguardo e la mano dell’artista vengono riarticolati in nuova oggettualità attenta alla logica interna degli stessi elementi. Siamo infatti di fronte a una pratica artistica che tenta di vedere e ascoltare le dinamiche profonde delle cose, di seguire le venature della materia e dare spazio alle spontanee trasformazioni che la vita porta con sé: si tratti, ad esempio, di restituire nuova vita a fiori secchi o argilla, che mescolati danno forma a “terre crude” e che continuano a vivere e trasformarsi (le “Terremadri”,  2004-14), cambiando colore, densità e ospitando al proprio interno la vita di micro-organismi (ex. le muffe) e subendo trasformazioni bio-chimiche (ex. ossidazioni) oppure di installazioni relazionali che, all’insegna del riciclo e riuso, trasformano vecchia carta da recupero in origami tridimensionali che necessitano del respiro del pubblico per assumere nuova configurazione (“Prestami il tuo respiro”, 2014).

Come artista, curatrice, educatrice e progettista culturale del lavoro artistico della Divisione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie della Città di Torino, Tea Taramino ha maturato un’esperienza pratica nell’organizzazione e umana nella relazione che, unita alla sua competenza tecnica di artista di vecchia scuola, incontra il regime dello sguardo e la gestualità dando vita a opere che, “vivendo una propria esistenza”, si presentano come metafore oggettuali della dinamica strutturale del reale. In questa mostra, le cui opere sono presentate nella loro totalità come interventi installativi site specific, vengono messi in scena lavori che sono il frutto di questa dimensione di “attenzione” e “relazione” frutto di una doppia spinta di “controllo” e “abbandono”, cui la materia è sottoposta nel processo creativo. Da una parte il desiderio di forma, la volontà di controllare la materia e le sue reazioni nella sua trasformazione in opera; dall’altra, la capacità di abbandonare la materia a se stessa, permettendo ad essa di seguire le proprie strutturali trasformazioni e continuare a vivere e mutare, trasformandosi in forma vivente. L’equilibrio prodotto da questa doppia spinta porta l’artista ad individuare il confine labile in cui le cose si trasformano e assumono una forma apparentemente stabile: è quello il momento in cui la morfogenesi del reale dà vita ad una serialità di cose e situazioni che nella loro similarità si presentano come sempre differenti e che Tea porta a rappresentazione. Nel momento in cui l’equilibrio precario delle forme compare e diventa intellegibile per l’artista lei diventa cosciente della loro precarietà e scatta una pulsione conservativa, che porta Tea ad assumere il ruolo di “imbalsamatrice delle forme”, che vengono da lei portate a rappresentazione come dispositivi di senso e significato dall’altro valore simbolico. L’artista è infatti consapevole che gli elementi materici (l’argilla, i fiori, l’acqua e il colore…) subiscono sempre la “catastrofe” di una trasformazione, da cui emergono nuove forme, che nella ripetizione seriale si presentano come stabili, ma che si preparano sempre con piccoli mutamenti a nuove trasformazioni. In quello spazio tra il nuovo che già diventa vecchio, tra la materia che prende forma e tra la forma che torna materia si pone il gesto di antica sapienza manuale ed artistica di Tea ovvero il tentativo di “imbalsamazione” delle cose in manufatti artistici. In questo modo i fiori secchi e le terre vengono “conservate” in sfere e coni, che fissano in una forma pura e simbolicamente densa i processi di decomposizione e trasformazione della materia oppure i movimenti imprevedibili dell’acqua e gli inchiostri, vengono fissati con la tecnica del Suminagashi, sulla carta velina giapponese e fissati da elementi metallici – quale sorta di ulteriore scivolamento di piano e d’accento sulla precarietà della vita umana – per diventare un’ installazione muraria (“Si possiede solo ciò che non si può perdere in un naufragio”, 2014), capace di portare a rappresentazione il valore politico e sociale oltre che fisico e morfogenetico del mutamento del reale.

L’indagine di Taramino si concentra pertanto in questa retrospettiva sul concetto di “soglia” ovvero in quel confine mobile e fluttuante in cui la materia e le forme sembrano cristallizzarsi in una stabilità apparente che però è in continua trasformazione. La “soglia” è lo spazio in cui le forme si rapprendono dopo quelli che René Thom definirebbe “eventi catastrofici” ovvero “repentini mutamenti di stato”, che danno vita a nuove forme, distruggendo le precedenti. Questo spazio liminale viene portato a rappresentazione dall’artista nel contrasto tra il “desiderio di forma e mantenimento” e il flusso naturale delle cose, in un’attività che produce opere, materia manipolata, che continuamente fanno riferimento ad un immaginario collettivo ed individuale, che contiene forme del passato proiettate nel futuro (Cfr. “Quali certezze? Il futuro è immaginario”, 2013). È questo il modo per fissare le trasformazioni del reale in una simbolica potente, che prende la materia e l’articola attraverso una grammatica e una semantica antica, capace di rappresentare in modo inedito antiche contrapposizioni tra gli elementi naturali e tra il flusso e la struttura come nell’unione della simbolica del fuoco e dell’acqua, che dà vita ad una grande installazione di pesci di materiale metallico scurito capaci di ospitare il fuoco della materia in trasformazione (“Il mare brucia”, 2014). Tea sa che la natura contiene al suo interno una logica di emersione della realtà, che le continue trasformazioni cui sono sottoposte le cose rispondono alla legge della frattura e ricomposizione delle forme e sa che la realtà contiene il germe del cambiamento, anche sociale e politico non solo fisico, e che il comparire delle cose è come il sorgere di idee, corpi, stelle e che le cose nascono piccole e sono soggette a continui ed impercettibili mutamenti di stato, che ad un certo punto diventano così imponenti da dare vita a nuovi oggetti, nuove realtà fisiche, sociali, politiche o umane… In questa dinamica di trasformazione del mondo e della realtà si presentano i germogli di nuove forme, che forse potrebbero rendere migliore il nostro mondo. Davanti a questa consapevolezza scatta di nuovo il meccanismo della cura e si interseca con la pulsione dell’imbalsamatrice, per questo motivo lei prende in mano ciò che il suo “secondo sguardo” vede nella profondità delle cose e dà vita a degli spazi protettivi per quelle “scintille di vita”, che prima o poi supereranno il “punto catastrofico” diventando nuove realtà. Lei lo sa e nel frattempo se ne prende cura e crea per esse (idee, progetti…), che sembrano delle stelle nascenti, delle piccole abitazioni che le proteggano nella loro crescita (“Abitazioni per stelle nascenti”, 2014).

Tea Taramino. “Sulla soglia”. Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014 (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 01-10-2014

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tea sulla soglia studio dieci

Inaugurazione venerdì 3 ottobre

 

TEA TARAMINO. “SULLA SOGLIA”

Sculture e installazioni. Una selezione dal 2004 al 2014

A cura di Roberto Mastroianni per studiodieci

Rassegna KatastrofèLa crisi e le sue forme

 

Dal 3 al 26 ottobre 2014

Inaugurazione venerdì 3 ore 18.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

guardiania a cura dell’ANFFAS di Vercelli

spazio senza barriere architettoniche

è possibile toccare alcune opere