BAM – Bergolo Lerici Art Museum

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 17-06-2013

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Dal 21 al 23 giugno 2013 nei borghi di Bergolo e Levice (CN) prenderà vita il BAM (Bergolo – Levice Art Museum).

Il BAM rappresenta una nuova concezione di museo d’arte a cielo aperto, che mira a valorizzare il patrimonio paesaggistico e culturale dell’Alta Langa integrandolo con una serie di interventi di street art realizzati dagli artisti Corn79, Mrfijodor, Refresh Ink, SeaCreative, Truly Design, Vesod, Vs., Fabio Weik, Whatafunk. Le opere andranno a formare un percorso espositivo all’aperto che consentirà ai visitatori di ammirare i dipinti realizzati sulle superfici presenti nell’area boschiva che collega i due paesi.

Il BAM è realizzato dalla Proloco di Bergolo e dal Comune di Levice nell’ambito della 3° edizione del Bergolo Art Festival, in collaborazione con le associazioni BorderGate e Il Cerchio e le Gocce, con la direzione artistica di Roberto Mastroianni e il coordinamento organizzativo di Carmelo Cambareri.

L’iniziativa costituisce la seconda applicazione del modello di rigenerazione degli spazi urbani sperimentato a Torino con il progetto SAM Street Art Museum, nonché una delle tappe di #SAM013 (attività che nel corso dell’anno saranno realizzate anche grazie al contributo di coloro che hanno aderito alla campagna di crowd funding #SAM013).

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Il 3° Bergolo Art Festival avrà inizio venerdì 21 giugno alle ore 19:00 con il vernissage delle mostre “La crocifissione dell’uomo comune” di Clet Abraham e “Anonymous idols” di Alessandro Caligaris a cura della galleria d’arte SQUARE23.

Sabato 22 giugno sarà la giornata dedicata alla street art nel corso della quale gli artisti realizzeranno le opere lungo il “Sentiero dei graffiti” e daranno vita al BAM. Sono inoltre previsti: il workshop “Graffiti-writing” a cura del writer Isma, il vernissage della mostra “U.S.A. URBAN STREET ART” a cura dell’associazione ArteYBarbieria di Cuneo, la cena popolare multigusto, il concerto etnofolk dei PasticcioMeticcio e la musica elettronica internazionale dei dj K.I.M. (United Kingdom, Grasshopper rec.) e TUK (Israel, Blacklite Rec.).

Domenica 23 giugno, presso la “Collina del vento” di Bergolo, si terrà la 3° edizione del Concorso Nazionale di Arte Murale organizzato da ArteYBarbieria. A seguire, gran finale con dj set a cura di Border Radio.

URL www.bam-museum.it

Mail info@bam-museum.it

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Twitter bam_museum

Mappa Bergolo, CN

Figure del desiderio. Soggettività mutanti nella ricerca pittorica e scultorea di Sonia Ros e Katja Kotikoski (la mostra).

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 14-06-2013

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Figure del desiderio. Soggettività mutanti nella ricerca pittorica e scultorea di Sonia Ros e Katja Kotikoski

19 giugno – 14 luglio 2013logo

Sala Liguria Spazio Aperto, Palazzo Ducale (Genova)

Informazioni:
Anteprima per la stampa e presentazione del catalogo mercoledì 19 giugno, ore 11.30
Vernissage: mercoledì 19 giugno, ore 18.00
Orario di aperura: dal lunedì al venerdì 9.00 – 19.00, sabato e domenica 14.00 – 19.0


Progetto a cura di Afrodite Oikonomidou e Roberto Mastroianni
Mostra prodotta da Benappi Arte Antica e Moderna – Umberto Benappi

Alcuni artisti fanno del desiderio e della sua capacità di “mettere in figura il mondo” il tema principale del loro lavoro: questo è il caso di Sonia Ros e Katja Kotikoski. La loro ricerca artistica si propone, infatti, in modo diverso, ma complementare di indagare il rapporto tra desiderio, realtà e umanità, mettendo in scena le “figure del desiderio” da punti di vista per certi versi opposti e per altri coincidenti. Non è solo la modalità tecnico espressiva scelta dalle due artiste ad essere differente (per una la scultura, per l’altra la pittura) e complementare in un’esposizione, quanto lo è il regime dello sguardo che indaga il fenomeno, portando a rappresentazione momenti diversi del rapporto tra soggetto, mondo e desiderio. Il desiderare è una tensione caratterizzata da un intervallo spaziale e temporale tra ciò che si desidera e l’incontro con l’oggetto/soggetto che soddisfa il desiderio. La produzione delle due artiste tenta di rendere ragione di questo intervallo e dei suoi effetti a partire da punti di osservazione differenti: Katja Kotikoski è interessata a rappresentare gli effetti narrativi prodotti dalla forza desiderante sul mondo, attraverso delle sculture dalle forme sinuose ed avvolgenti, che, nelle sue parole, si presentano come “piccole storie o poesie figurative”, che parlano il linguaggio corporeo dell’argilla e della ceramica; mentre Sonia Ros è interessata a portare a rappresentazione in modo anti-narrativo, attraverso una pittura colta e raffinata, “il momento stesso in cui il desiderio incontra la realtà”.
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In ambedue i casi, si assiste ad una rappresentazione del corporeo inteso come lo spazio in cui il flusso dei desideri prende forma. In un caso, i corpi sono “macchine desideranti” metamorfiche e plurali, sede di pulsioni e di un’energia sessuata e sensuale, capace di integrare organico ed inorganico (Ros); nell’altro, sono “figure della narrazione” e dell’immaginario individuale e collettivo, che prende le mosse dal desiderio (Kotikoski). I grandi tableau dell’artista veneziana mettono in scena immagini anti-narrative ed anti-iconiche, che in maniera poco grafica portano a rappresentazione l’alleggerimento dei corpi la loro esplosione/implosione e la loro integrazione con l’oggetto del desiderio, sia esso organico o inorganico. Le sculture dell’artista finlandese mettono in scena, invece, superfici e linee che ricordano la pelle umana quasi a riprodurre figure corporee tanto astratte quanto concrete, che danno vita ad una narratività materica e dai tratti archetipali. Insieme, queste due artiste di differenti formazioni e contesti geografici, danno vita ad un dialogo sulla natura del corporeo, del desiderio e dell’immaginario e della loro potenza produttiva.

Contatti
Afrodite Oikonomidou – afrodite.contact@gmail.comima3
Roberto Mastroianni – roberto.mastroianni@gmail.com

 

Sonia Ros

Sonia Ros nasce a Conegliano Veneto. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, studiando pittura con Maurizio Martelli, Luca Bendini e Carlo Maschietto. A partire dal 2001 il suo lavoro è stato presentato in mostre personali e collettive in Italia e all’estero (Argentina, Regno Unito, Slovenia, Germania, Russia, Finlandia, Bulgaria). Le sue opere si trovano in numerose collezioni private. Attualmente vive e lavora tra Venezia e Vittorio Veneto.

Katja Kotikoski
La scultrice ceramista Katja Kotikoski è nata nel 1973, in Espoo, Finlandia. Nel 2008 si è laureata in Design di Ceramica e Vetro presso la Facoltà di Design della Aalto University di Helsinki. Nel 2011 ha preso il Master in Arte dalla Aalto University, programma di Arti Applicate e Design. Dal 2006 ha cominciato a partecipare a mostre collettive in Finlandia e all’estero e parallelamente alla sua attività artistica insegna ceramica. Il suo lavoro è stato presentato in Finlandia, Estonia, Danimarca, Regno Unito, Irlanda e Cina. Le sue opere si trovano nella Finnish State Art Collection. Vive e lavora in Helsinki.

GIORNALE DI CARTA. Scatti in memoria di un oggetto cult prima della sua (presunta) sparizione.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 11-06-2013

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mostra giornale di carta di martina federico

Martina Federico 

 

GIORNALE DI CARTA

Scatti in memoria di un oggetto cult

prima della sua (presunta) sparizione.

 

Centro Caprense, piazzetta Cerio 11, Capri

dall’8 al 14 giugno 2013, h 10-13,  17-21

Inaugurazione Sabato 8, h 19

 

Dieci modelle, undici composizioni (7 sequenze + 4 fotografie singole) per fermare le pose, i tic e le posture tipici della lettura del quotidiano di carta, che hanno fatto e fanno parte dell’arredamento urbano. Le Monde, il New York Times, la Repubblica, il Corriere, il Foglio, il Sole 24 Ore, il Manifesto, la Stampa sono i coprotagonisti della messa in scena di “situazioni da giornale di carta”: donne al bar, sul tram, sulle panchine dei parchi, o sulle scale della New York Public Library, alle prese con un giornale difficile da sfogliare o che sfugge, sfasciato dal vento. Donne che leggono il giornale sul tavolo, che lo tengono sulle gambe, per terra, che lo mantengono sotto al braccio, o sospeso in aria con una mano, con due. Un  giornale chiuso, ripiegato, aperto, poco maneggevole ma comunque sempre molto romantico.

 

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Sede: Centro Caprense, piazzetta Cerio 11, Capri

Opening: Sabato 08 giugno 2013, h 19.

Durata: dall’ 08 al 14 giugno 2013

Orario: h 10-13/17-21

 

 

Martina Federico ha 32 anni, è semiologa e fotografa e vive e lavora tra Capri e Torino. Sta ultimando la tesi di dottorato in semiotica del cinema.Nel 2010 ha esposto a Torino per Paratissima un progetto dal titolo “Bianco casa, gli altri sono andati al mare”, e per Turin Live Festival una foto estratta dal progetto “Il tram, la domenica mattina”. Nel 2011 frequenta un corso di lighting presso l’ICP (international center of photography) di New York. Nel 2012 pubblica sulla rivista Artribune un reportage da Londra sulla trasformazione degli spazi urbani in occasione delle olimpiadi 2012 “Il fascino dell’urban backstage”. Sempre nel 2012 i suoi progetti “Bianco casa, gli altri sono andati al mare” e “Il tram, la domenica mattina” vengono esposti all’interno di “Salerno Arte Expo. Internazionale di pittura e scultura”. Nel 2013 espone a Roma, al Forte Prenestino, per OcchiRossi Festival Indipendente di Fotografia un progetto dal titolo “Quelli che stanno a casa”. Sta lavorando a un progetto con l’associazione fotografica Nur di Torino. È fotografa ufficiale dei concerti per Musica90, stagione 2012/2013. È stata fotografa ufficiale per il Salone del Libro 2013 circuito off della circoscrizione 1 di Torino. Scatta per la rivista bimestrale “In ogni dove”.

 

 

Fiori dal cemento. Storia di donne che costruiscono (recensione di Elvira Sessa).

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 09-06-2013

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Proponiamo la recensione di  “Fiori dal cemento- Storie di donne che costruiscono” (di Raffaella R. Ferrè, Carmen Pellegrino, Maria Cristina Sarò, Cristina Zagari, a cura di Ileana Bonadies, Ed. Caracò) scritta da Elvira Sessa.

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“Non credi ai giuramenti, tu, non credi nemmeno alle battaglie.

Dici che sono per i cuori di malta impastati con la calce (…).

Li hai mai visti i girasoli?

Dici che sono slavati, smorti (…). Sbagli.

Anche annientati da un’ascia (…) si aprono e si chiudono come un ventaglio ferito, ma le complicazioni dorate del giallo sono sempre più vive (…), come solchi di dinamite.”

 

Clizia rivolge questi pensieri al suo datore di lavoro che l’aveva demansionata da segretaria a centralinista. L’aveva punita. Perchè Clizia, dopo aver visto i suoi colleghi “soffrire terribilmente per l’impossibilità di far valere i propri diritti nei luoghi di lavoro”, aveva deciso che a lei, donna dal “cuore di malta impastato di calce”, non sarebbe accaduto, e si era iscritta al sindacato.

E così, per aver scelto di tutelare i diritti suoi e dei suoi colleghi, era stata recisa.

Ma rimaneva viva, anzi “sempre più viva come solchi di dinamite”, come un girasole che, a poco a poco, si fa largo nel grigio cemento di un mondo del lavoro declinato al maschile, dove sembra esserci posto solo per donne arriviste, spietate o disposte ad adbicare ai propri diritti.

“Fiori dal cemento- Storie di donne che costruiscono”, raccoglie le testimonianze di Clizia e di altre tre donne che descrivono, con un pudore, una delicatezza e un coraggio tutto femminile, la loro lotta per l’indipendenza economica e il loro percorso di costruzione che si realizza, contemporaneamente, sul piano lavorativo e sul piano affettivo (famiglia, relazioni tra colleghi di lavoro).

La prima storia è quella di Linda, restauratrice, che per svolgere il lavoro per cui aveva studiato, emigra all’estero, “mollata” dalla sua Italia cui non interessano le sue competenze. Poi, “vai a capire perchè”, torna nella sua regione nel Sud dell’Italia. Il ritorno appare una sconfitta. Ma in quel soggiorno all’estero, Linda si è “costruita”, ha messo in gioco se stessa, ha modellato la sua identità.

E c’è la storia di Clizia, che consuma il suo corpo nel lavoro (“non l’ho mai trattato bene questo corpo: dovevo lavorare, solo lavorare, sempre lavorare”) pur di avere un’autosufficienza economica, e, dopo alcuni lavoretti, viene assunta come segretaria di una impresa edile.

Nella impresa si misura con turni e strumenti di lavoro forgiati sulla resistenza maschile e con un modo di concepire il lavoro che non le dà spazio: “Ogni mattina mettevo insieme la giornata di edili, operai, carpentieri, muratori, idraulici, elettricisti, ossia maschi, sempre e solo maschi (…) che inorridivano all’idea di una donna a organizzargli i tempi”. Nel suo lavoro, Clizia conosce il mobbing ed è costretta a rivolgersi al sindacato per veder ripristinate le sue originarie mansioni.

Invisible cities of Claudia Virginia Vitari, Arts Santa Monica, Barcellona

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 02-06-2013

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04/06/2013

The exhibition, “Invisible Cities” will open Tuesday, June 4th, 2013 at 19:00 hours at the Arts Santa Monica art gallery, La Rambla 7.

Claudia Vitari, Le Città Invisibili. La Maschera (Gorka)

The introduction of the catalogue, edited by the Berlin Art Projects, is a work by anthropologist Martín Correa Urquiza, founder of “Radio Nicosia”, and the psychologists Márcio Mariath Belloc y Karol Veiga Cabral. Critical texts by Roberto Mastroianni y Elisa Teodoro will be on sale at The Private Space, Barcelona.

On June 11th, 2013 from 19:00-20:30 there will be a performance/open-radio in collaboration with “Radio Nikosia”. On this occasion, the idea is to broadcast a program based on Claudia Vitari’s exhibition, “Invisible Cities” and talk about each Nicosian participant’s experience in the creation of Vitari’s final work.

The exhibition, “Invisible Cities” is a representation of the aim of Claudia Virginia Vitari’s artistic and theoretical research journey which began with her works “Melancholie” and “Percorsogalera”, (works inspired/based on the/her experiences in the Halle an der Saale psychiatric hospital in Germany and at the Casa Circondariale Lorusso e Cutugno de Turin) and of what she has seen in Nicosia (the “non-institutional” experience from “Radio Nikosia”, in Barcelona) and Nicosioans which was fundamental and had a profound impact in the definition of the artist’s interests, poetry and expression.

The exhibition is comprised of seventeen works (fourteen cubes laid on the floor and three exhibitors) and two videos (a documentary done in collaboration with Andrea Testini and a video installation done in collaboration with the artist, Fernando Dominguez Cozar), which will be projected on the Ramblas. Through these works, Vitari rearticulates the scientific cataloging’s logic of lombrosian heritage (which can be seen in the group of the fourteen cubes that give shape to “Invisible Cities – The Mask”) and in the linguistic discourse of the dominant narration on marginalization, the insanity and mental imbalance (in the three narrative modules of “Invisible Cities – Nikosia”).

There is a deep awareness of the anthropological value of the institutions in Claudia Virginia Vitari’s work: The artist is aware and acknowledges that the “realization of what is human” continuously responds to training dynamics and institutional, communicative and symbolical interactions that Foucault would define as the “micro-physics of power” and that can be evidently observed in marginalization practices such as seclusion discourse, mediation and psychiatrization. The “Total Institutions” become, therefore, the exemplary field of study that can simultaneously be the object of artistic analysis and expression with the aim to shed light on the stories, symbolic and material constraints employed by society to organize itself in a “bio-political” manner, and resulting in forms of inclusion and exclusion. With this, Vitari presents an artistic “phenomenon of the invisible”, true to the idea that art should bring light to the senses of all that remains hidden in the shadows, invisible, and make it comprehensible in its deepest dynamics. Thus, the logic of scientific cataloging is, as Stuart Hall would say, “rearticulated”, so that the same issues (scientific and literary citations, patients’ or inmates’ stories, etc.) that legitimize marginalization can become elements of a story about the individuality, courage and dignity of a person. Through her exhibition, Claudia creates a new “order of discourse”, different to that of the “Total Institutions” cage, that acknowledges the marginalized, violated and wounded human beings giving them back their dignity and the voice, that the institutions’ “rhetoric of truth” tend to portray as dangerous, not self-sufficient, criminalistics.
The employment of materials, writings and figuration allow the artist to highlight the symbolic and physical margins that separate inclusion and exclusion: the cubes and iron frames of the exhibitors become a metaphor of the chains imposed by “total institutions”. The glass and resin, diaphanous and transparent materials, take the value of a lens through which one could observe more closely the marginalized human beings while producing a gelatinous distance that helps perceive social distance between the “normal “and” abnormal” and rupture culturally organized with the excluded. The screen, meanwhile, provides a view to the practice of writings that the hegemonic discourses produce and that the “regimes of truth” impose and with which they legitimize the marginalization and exclusion and, in turn, symbolically and physically stamp the marginalized human being. Thus, the exhibit presents fragments of humanity (the faces), arising from the “cubes” as footprints of the individual stories of the people or that speak with the writing of the “exhibitors”, creating figurative fables (writings, words, portraits) with printed texts by authors such as Erving Goffman, Kafka, Foucault or epic or ancient writings as the Epic of Gilgamesh.
Claudia Virginia Vitari is a “storyteller of forms of humanity”. She offers an epic narrative of the everyday life of those who are subjected to the training and institutionalization processes and, aware that the institutions’ symbolic and material links respond to “rhethorics of truth” used to cover logics of power and that people, in some way, can dodge through processes of release based on the narrative and symbolic rearticulation of themselves and the world.

Arts Santa Monica La Rambla 7/08002 Barcelona
Tel 0034 93 567 November 10
www.artssantamonica.cat
Opening: Tuesday June 4, 2013, 19:00 hours
5 – June 15
Tues-Fri 11h-21h
Saturday 11h-14h/16h-20h
Closed Sunday and Monday
Free admission

 

Occupy Taksim

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 02-06-2013

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 Pubblichiamo questo reportage di Murat Cinar, un amico turco (blogger e giornalista freelancer) che vive a Torino, sugli avvenimenti che si stanno svolgendo a Istanbul. Diamo tutto l’appoggio all’opposizione ed ai ragazzi turchi che in questi giorni stanno protestando contro la svolta repressiva, islamista ed autoritaria del Governo Erdogan, che mai ha brillato per laicità, ma che adesso getta la maschera sotto la quale si nascondono pulsioni da neo-califfo.

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Tutto inizia con le proteste pacifiche contro la distruzione di uno dei pochi parchi rimasti in centro città. Taksim è il cuore di Istanbul dal punto di vista dell’aggregazione sociale e lo è ancora di più il Parco di Gezi che è destinato a scomparire.

Le volontà politiche legate al partito al governo, AKP, da un po’ di tempo in modo arguto continuano a dire che al posto del parco sorgerà una caserma militare che era presente proprio in quel posto tempo fa, della quale però oggi non c’è nessun residuo. La nuova caserma oltre ad essere nettamente un simbolo militaristico in centro città comprenderà anche un centro commerciale, che ad Istanbul non manca proprio data la presenza di quelli costruiti in quantità esagerata in questi ultimi anni.

Nonostante il progetto sia già stato approvato da chi di dovere, il permesso per l’abbattimento degli alberi non era ancora arrivato, ma, abusivamente qualche giorno fa gli operai hanno iniziato a radere al suolo con il sostegno della polizia. I manifestanti che protestavano fin dal primo momento sono stati allontanati con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo. In giornata grazie ad un lavoro eccezionale di coordinazione il Parco di Gezi si riempie di nuovo di manifestanti, ‘sta volta si dorme anche di notte al parco. Il giorno dopo alle 05:00 di mattina le ruspe iniziano a distruggere gli alberi sempre con il sostegno della polizia. Dopo pochi minuti la polizia oltre a sparare di nuovo lacrimogeni inizia a raccogliere le tende dei manifestanti e le brucia con tutto quello che c’è dentro in mezzo al parco.

Sia il primo giorno sia il secondo vari parlamentari dell’opposizione appartenenti ai partiti CHP e BDP si presentano ad ore diverse al Parco per sostenere i manifestanti. Ormai si poteva parlare dell’inizio di un atto di resistenza. Infatti uno dei parlamentari del BDP Sirri Sureyya si mette per ben due volte davanti alle ruspe e blocca i lavori.

In questi istanti il presidente del consiglio Recep Tayyip Erdogan inaugura l’inizio lavori del terzo ponte sul Bosforo. Un progetto totalmente bocciato da parte di diversi istituti di ricerca privati e statali e dall’intero mondo scientifico. Come hanno dimostrato i due precedenti la soluzione per risolvere il problema del traffico di Istanbul non è costruire un terzo ponte. Durante il festeggiamento dell’inizio lavori Erdogan dice due cose su quello che sta succedendo a Istanbul affermando la “loro” decisione sulla costruzione della caserma, che nessuno potrà fermare i lavori e che, se qualcuno volesse piantare degli alberi al posto di quelli che verranno abbattuti, il suo governo sarebbe disposto a riservare una zona libera. La proposta di Erdogan è proprio come quella che ha fatto dopo i festeggiamenti negati del Primo Maggio, ossia quella di creare una grande piazza lungo mare, isolata dal resto della città, destinata alle manifestazioni.

La sera del terzo giorno il Sindaco di Istanbul insieme al prefetto ed al capo della Polizia tiene una conferenza stampa in cui oltre a condannare gli scontri e definire i manifestanti come degli infiltrati oppure esponenti dei gruppi estremisti specifica che i lavori avviati riguardano la ricostruzione del marciapiede del Parco. Anche questa presa in giro non ferma i manifestanti.

Dal pomeriggio di Venerdì 31 Maggio i manifestanti allontanati dal Parco di Gezi iniziano a raggrupparsi lungo la strada centrale di Taksim ossia Istiklal Caddesi. Secondo alcuni tweet di sera si iniziano a contare più di 40 mila persone. La polizia risponde brutalmente:lacrimogeni, manganelli ed idranti. In poco tempo Taksim diventa un campo di battaglia e sono più di 100 i feriti. Dopo qualche minuto la connessione internet telefonica 3G smette di coprire la zona di Taksim, tutte le vie che danno su Taksim da diverse zone vengono bloccate e secondo alcuni testimoni vari bus provenienti da diverse città per sostenere la rivolta vengono fermati ai caselli in autostrada. In questo momento i principali canali televisivi al servizio del potere trasmettono soap opera oppure Miss Turchia. Soltanto qualche canale televisivo di opposizione come Halk Tv, IMC Tv e Ulusal Kanal decide di dedicare tutto il palinsesto a quello che succede a Istanbul.

Contemporaneamente partono delle manifestazioni di sostegno in diverse città della Turchia; Izmir, Ankara, Giresun, Trabzon, Rize, Afyon, Antalya, Bursa, Isparta, Eskisehir, Edirne, Adana, Antakya, Bolu, Mersin, Konya, Hopa, Samsun, Kocaeli, Zonguldak, Kayseri. Sindacati, partiti politici, ONG, i gruppi politici della tifoseria calcistica. La polizia risponde brutalmente anche in queste occasioni, ad Izmir, Antalya, Isparta, Mugla e Kocaeli si sparano i lacrimogeni e vari manifestanti vengono portati in caserma. Le persone bloccano le strade e camminano verso la sede centrale del partito al governo AKP della loro città per sollecitare il presidente a dimettersi.

Infatti ormai lo slogan principale è “dimissioni Erdogan”. Secondo alcuni tweet ed il portale Ntvmsnbc la polizia di Istanbul in tarda serata aveva esaurito i lacrimogeni di scorta ed ora si inizia a buttare i lacrimogeni dagli elicotteri; la polizia spara con munizioni di plastica. Partono diversi bus da varie città confinanti portando nuovi rinforzi per la polizia. La metropolitana di Istanbul viene chiusa. In questo momento gli ospedali privati attraverso le comunicazioni in rete fanno sapere che accolgono gratuitamente i feriti, persone mettono dei fogli fuori dei loro palazzi in zona specificando che sono disposte ad accogliere i manifestanti feriti, i negozi aprono i battenti a Taksim, gli alberghi accolgono i manifestanti, i bordelli non ufficiali aprono le porte per accogliere le persone che scappano dai lacrimogeni, le farmacie decidono di non chiudere questa notte, in rete circolano i numeri telefonici degli avvocati volontari per difendere i manifestanti portati in caserma e le persone che vivono a Taksim tolgono la password della connessione wi-fi per compensare la mancata connessione 3G perché si deve parlare di quello che succede a Taksim al mondo e dalle caserme militari si vedono i soldati distribuire delle maschere anti-gas. Nessun canale televisivo grande interrompe la sua trasmissione per lanciare la diretta. Di notte ormai Taksim è coperta di capsule vuote di lacrimogeni, i pronti soccorsi sono pieni di persone ferite gravemente. Si parla di un morto, di una in fine di vita ma nessuna notizia ufficiale e definitiva ancora.