Altera sbarca a Biennale Democrazia

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 31-03-2011

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Altera sta per sbarcare a Biennale Democrazia. E Biennale Democrazia sta per sbarcare a Torino.Dal 13 al 17 aprile Torino si veste di riflessione culturale a 360°, grazia all’idea di Zagrebelsky (che è il presidente di Biennale). Un’occasione per Torino di alimentare il dibattito democratico, la coscienza politica e il valore del cittadino. Un’occasione non solo torinese: Biennale Democrazia è un’orchestra di iniziative ed incontri rivolti a tutti!

Altera ci sarà. Sì (grazie al sostegno del Senato degli Studenti di Torino). Con 8, e dicasi OTTo, iniziative. Giurin giuretta: si annunciano essere una figata…

Volete anteprime?
e invece NO. anche se è tutto pronto, temporeggiamo nel dare il programma[tutta colpa del nostro grafico… che è lo scrivente stesso. eh! (no! scherzo è un altro scrivente, vediamo se indovinate chi..)].

A breve news.
Vi sommergeremo di Democrazia.

Altera – generatore di pensieri in movimento

Il discorso del Presidente sui 150 anni dell’Italia unita

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica nazionale | Posted on 18-03-2011

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Intervento del Presidente Napolitano alla Seduta comune del Parlamento in occasione dell’apertura delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Montecitorio, 17 marzo 2011

Sento di dover rivolgere un riconoscente saluto ai tanti che hanno raccolto l’appello a festeggiare e a celebrare i 150 anni dell’Italia unita : ai tanti cittadini che ho incontrato o che mi hanno indirizzato messaggi, esprimendo sentimenti e pensieri sinceri, e a tutti i soggetti pubblici e privati che hanno promosso iniziative sempre più numerose in tutto il Paese. Istituzioni rappresentative e Amministrazioni pubbliche : Regioni e Provincie, e innanzitutto municipalità, Sindaci anche e in particolare di piccoli Comuni, a conferma che quella è la nostra istituzione di più antica e radicata tradizione storica, il fulcro dell’autogoverno democratico e di ogni assetto autonomistico. Scuole, i cui insegnanti e dirigenti hanno espresso la loro sensibilità per i valori dell’unità nazionale, stimolando e raccogliendo un’attenzione e disponibilità diffusa tra gli studenti. Istituzioni culturali di alto prestigio nazionale, Università, Associazioni locali legate alla memoria della nostra storia nei mille luoghi in cui essa si è svolta. E ancora, case editrici, giornali, radiotelevisioni, in primo luogo quella pubblica. Grazie a tutti. Grazie a quanti hanno dato il loro apporto nel Comitato interministeriale e nel Comitato dei garanti, a cominciare dal suo Presidente. Comune può essere la soddisfazione per questo dispiegamento di iniziative e contributi, che continuerà ben oltre la ricorrenza di oggi. E anche, aggiungo, per un rilancio, mai così vasto e diffuso, dei nostri simboli, della bandiera tricolore, dell’Inno di Mameli, delle melodie risorgimentali.

Si è dunque largamente compresa e condivisa la convinzione che ci muoveva e che così formulerò : la memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale. Possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c’è più bisogno : orgoglio e fiducia ; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare ; senso della missione e dell’unità nazionale. E’ in questo spirito che abbiamo concepito le celebrazioni del Centocinquantenario.

Orgoglio e fiducia, innanzitutto. Non temiamo di trarre questa lezione dalle vicende risorgimentali! Non lasciamoci paralizzare dall’orrore della retorica : per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. L’unificazione italiana ha rappresentato un’impresa storica straordinaria, per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse, per il successo che la coronò superando le previsioni di molti e premiando le speranze più audaci.
Come si presentò agli occhi del mondo quel risultato? Rileggiamo la lettera che quello stesso giorno, il 17 marzo 1861, il Presidente del Consiglio indirizzò a Emanuele Tapparelli D’Azeglio, che reggeva la Legazione d’Italia a Londra :
“Il Parlamento Nazionale ha appena votato e il Re ha sanzionato la legge in virtù della quale Sua Maestà Vittorio Emanuele II assume, per sé e per i suoi successori, il titolo di Re d’Italia. La legalità costituzionale ha così consacrato l’opera di giustizia e di riparazione che ha restituito l’Italia a se stessa.
A partire da questo giorno, l’Italia afferma a voce alta di fronte al mondo la propria esistenza. Il diritto che le apparteneva di essere indipendente e libera, e che essa ha sostenuto sui campi di battaglia e nei Consigli, l’Italia lo proclama solennemente oggi”.

Così Cavour, con parole che rispecchiavano l’emozione e la fierezza per il traguardo raggiunto : sentimenti, questi, con cui possiamo ancor oggi identificarci. Il plurisecolare cammino dell’idea d’Italia si era concluso : quell’idea-guida, per lungo tempo irradiatasi grazie all’impulso di altissimi messaggi di lingua, letteratura e cultura, si era fatta strada sempre più largamente, nell’età della rivoluzione francese e napoleonica e nei decenni successivi, raccogliendo adesioni e forze combattenti, ispirando rivendicazioni di libertà e moti rivoluzionari, e infine imponendosi negli anni decisivi per lo sviluppo del movimento unitario, fino al suo compimento nel 1861. Non c’è discussione, pur lecita e feconda, sulle ombre, sulle contraddizioni e tensioni di quel movimento che possa oscurare il dato fondamentale dello storico balzo in avanti che la nascita del nostro Stato nazionale rappresentò per l’insieme degli italiani, per le popolazioni di ogni parte, Nord e Sud, che in esso si unirono. Entrammo, così, insieme, nella modernità, rimuovendo le barriere che ci precludevano quell’ingresso.

Occorre ricordare qual era la condizione degli italiani prima dell’unificazione? Facciamolo con le parole di Giuseppe Mazzini – 1845 : “Noi non abbiamo bandiera nostra, non nome politico, non voce tra le nazioni d’Europa ; non abbiamo centro comune, né patto comune, né comune mercato. Siamo smembrati in otto Stati, indipendenti l’uno dall’altro…Otto linee doganali….dividono i nostri interessi materiali, inceppano il nostro progresso….otto sistemi diversi di monetazione, di pesi e di misure, di legislazione civile, commerciale e penale, di ordinamento amministrativo, ci fanno come stranieri gli uni agli altri”. E ancora, proseguiva Mazzini, Stati governati dispoticamente, “uno dei quali – contenente quasi il quarto della popolazione italiana – appartiene allo straniero, all’Austria”. Eppure, per Mazzini era indubitabile che una nazione italiana esistesse, e che non vi fossero “cinque, quattro, tre Italie” ma “una Italia”.

PSE. Il documento di Atene.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 14-03-2011

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Il 4 marzo 2011, i leader del PSE convenuti ad Atene hanno approvato un forte documento di politica europea e economica, alternativo alle linee che si stanno affermando a livello europeo. All’incontro non hanno partecipato esponenti italiani, troppo impegnati nelle discussioni interne ad un partito che non esiste e che non si può/vuole  definire socialdemocratico (il PD).

La retorica “oltrista” ha portato il PD a non avere collocazione e cornice teorico politica. Scegliere il PSE significherebbe perdere Fioroni e pochi altri ex democristiani e allora i dirigenti del Pd preferiscono non essere socialisti e tenersi Fioroni… lascio giudicare a voi: tra andare a parlare con Milliband di politica, di economia e di  Europa o  tenersi Fioroni scelgono Fioroni… Totò avrebbe risposto: “ma mi facci il piacere”…

Qui di seguito un’ampia sintesi, che tradotta da Claudio Bellavita.


L’Europa è nelle mani sbagliate. Non bisogna dare la colpa all’Europa ma alla maggioranza conservatrice che la governa.

Ci siamo riuniti per mettere  a punto una alternativa alla linea dominante “solo austerità”: questo mese sarà decisivo per l’Unione Europea, i paesi dell’eurozona e soprattutto per il popolo europeo. Sono in gioco i principi su cui fu fondata l’unione europea: solidarietà e destino comune.

I conservatori europei si stanno preparando a sacrificare questi principi per mettere stati e cittadini in competizione gli uni con gli altri. le proposte che sono state messe all’ordine del giorno del  prossimo Consiglio Europeo sono tutte improntate all’istituzionalizzazione dell’austerità e all’annacquamento del nostro modello sociale e delle istituzioni di welfare.

Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi 30 mesi, la linea è ancora quella di far pagare il fallimento dei mercati finanziari alla gente comune.

Il PSE ha una alternativa chiara,socialmente responsabile ed economicamente credibile,

per mantenere un corretto ritmo di crescita, e garantire l’occupazione, il progresso sociale e il pareggio dei bilanci pubblici.

Il PSE ha capito che la crisi non è colpa della gente comune o del welfare, ma dell’avida e irresponsabile politica dei governi conservatori di alcuni stati dell’Unione e della perdurante mancanza di controlli sui mercati finanziari.

Nel corso del 2011, lo smantellamento del welfare attraverso la riduzione generalizzata degli stanziamenti ridurrà il livello di vita in tutta la UE, indebolendo quelli che sono già deboli. Il messaggio che mandano i conservatori è “noi prendiamo le decisioni, voi i sacrifici, noi parliamo a nome dei ricchi che sono i soli che possono permettersi uno stato povero”.

Invocando confuse e misteriose “esigenza tecniche”, i conservatori vogliono imporre, a partire dai piccoli stati, un diktat di ultraliberismo e di misure di sola austerità che renderà impossibile superare la crisi, perché bloccherà le possibilità di crescita.

L’Europa non riesce a resistere alle pressioni dei governi conservatori di Francia e Germania, e  a dare una risposta alla crisi del debito diversa dagli aumenti fiscali e dai tagli alla politica sociale, di crescita e di occupazione.

La politica franco-tedesca vuole ridurre i paesi europei a sussidiari delle grandi corporations: con un’Europa dominata da due stati, gli altri paesi e il parlamento europeo verranno totalmente ignorati.

Noi non vogliamo uno scontro tra stati in Europa: l’Europa ha un valore suo proprio. E siamo convinti che per uscire dalla crisi bisogna usare il metodo della Comunità Europea, basato non sugli ukase, ma su coordinamento, sussidiarietà e solidarietà, coinvolgendo tutti gli stati dell’Unione e le istituzioni europee.

Le misure che si stanno preparando e che si  vorrebbero imporre in fretta,sono di strangolamento economico,riduzioni salariali, tagli nella protezione sociale e nella funzione pubblica, in contraddizione non solo col progetto di Europa 2020, ma anche alla Carta dei diritti e alla sovranità dei singoli stati nel perseguire le loro politiche sociali.

I conservatori non hanno un quadro complessivo della crisi mondiale: in nome della sovranità del mercato finanziario globale non hanno proposte per affrontare con le cospicue forze dell’Europa gli attacchi alle valute, i dumping commerciali e la speculazione sulle materie prime.

I socialisti d’Europa hanno un progetto per una crescita sostenibile,per avere più lavoro e lavori migliori con una politica industriale europea, per garantire la piena occupazione e il progresso sociale, per ridurre il debito pubblico aumentando il reddito e quindi le entrate fiscali.

Vogliamo il progresso nella prosperità e non la recessione con l’austerità: la differenza tra la nostra strategia e quella dei conservatori osannati dalla finanza mondiale è di 8 milioni di posti di lavoro  nei prossimi 5 anni.

Il nostro progetto è di fare agire tutti insieme i paesi e le istituzioni europee

-insieme, darci una vera politica industriale europea e far riprendere gli investimenti nelle manifatture. Servono regole, innovazione, ricerca energetica e ambientale, investimenti nell’efficienza produttiva, non tagli ai salari e ai benefici sociali

-insieme, arrivare a  una vera integrazione sociale europea, anziché incoraggiare la concorrenza al ribasso delle protezioni sociali. Definire insieme standard minimi di spesa sociale e di eguaglianza di possibilità e di genere.

Occorre un Patto europeo per l’occupazione e il progresso sociale, per garantire la crescita e combattere la disoccupazione. Gli stati membri devono essere posti in grado di investire in miglioramento dell’istruzione, dell’innovazione, dell’addestramento al lavoro nei settori a maggiore intensità di lavoro, come le tecnologie verdi, la salute e l’assistenza.

Bisogna elaborare politiche per combattere la disoccupazione giovanile e lo sfruttamento all’ingresso del mercato del lavoro.

Occorre stabilire standard europei minimi di sicurezza sociale, di salario e di qualità del lavoro. Su tutti questi temi, il Pse lancerà una campagna sociale di informazione e di lotta.

-insieme, riesaminare la spesa pubblica con criteri di efficienza, e istituire la tassa sulle transazioni finanziarie e la carbon tax sulle produzioni inquinanti di energia per avere risorse aggiuntive per la riduzione del debito e gli incentivi all’innovazione

-insieme affrontare il problema del debito, cercando di ridurlo con l’aumento del Pil e degli occupati e non con la riduzione dei contributi ai disoccupati , la miseria e la disperazione sociale. Anche i creditori delle banche che hanno provocato il disastro devono contribuire al risanamento. E poi dobbiamo usare fino in fondo la grande forza dell’euro e delle emissioni garantite dalla Banca Centrale Europea

-insieme, ricordare lo scopo per cui è stata costituita l’Unione europea, per superare gli egoismi delle nazioni e per garantire un progresso sociale ed economico costante coerente e solidale. L’Unione Europea è una fantastica opportunità per le nazioni e per gli individui. ma dobbiamo cambiarne le regole di funzionamento, accentuando la parte sociale e dettando precise regole di controllo finanziario e intelligenti regole fiscali che lascino lo spazio per garantire il progresso sociale comune e gli investimenti anticiclici.