Epigrafe.

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 20-11-2010

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Ieri è morta  Adriana Zarri, poetessa, teologa, militante. Quelle parole che ci giungevano dall’eremo ci mancheranno molto….

Facciamo nostra l’epigrafe pubblicata sul blog dell’amico Pietro Folena.

EPIGRAFE

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

E’ scomparsa Adriana Zarri. Poetessa, scrittrice, teologa

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 20-11-2010

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Adriana Zarri, teologa e scrittrice, è morta ieri a 91 anni. “Donna d’azione che nel suo eremitaggio ha saputo parlare al mondo con voce forte”, si legge oggi in un necrologio della casa editrice Einaudi, che pubblicava i suoi libri, sul quotidiano La Repubblica.

Adriana Zarri è stata una teologa progressista, illuminata e illuminante, per molti di noi cristiani e di sinistra è stata una guida sapiente e un pungolo nell’esercizio del pensiero e della politica.

Non posso che fare mia l’epigrafe, che Pietro Folena le ha dedicato sul suo Blog, e constatare che un altro importante pezzo della nostra storia è scomparso, lasciandosi soli, senza parole di saggezza utili a comprendere e criticare il degrado che ci circonda.

Lasciare il segno. Una mia intervista al “Comunicattore” su PicTurin

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 20-11-2010

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Per la puntata d’esordio de Il Comunicattore 2.0, Giuseppe, Michele e gli studenti dello staff della trasmissione hanno scelto un tema che si presta a molte riflessioni.
“Lasciare il segno” – questo il titolo della puntata – ha offerto l’occasione per riflettere (ma sempre con il sorriso) sui tentativi più o meno riusciti con cui ognuno di noi, nelle diverse attività in cui è impegnato, prova a lasciare traccia di sé.
Al centro della discussione, il recente restyling della facciata di Palazzo Nuovo (con tanto di mini sondaggio online) e, più in generale, la street art torinese. Ospite in studio il dott. Roberto Mastroianni (Filosofo del Linguaggio) esperto del tema.
Ascolta il podcast, clicca qui

Graffiti e molte altre cose… alcune risposte ai cittadini cui piacciono i muri grigi…

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 20-11-2010

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Una pioggia di colori è caduta sulla città di Torino (PicTurin-Torino Mural Art Festival) e ha portato alla realizzazione di interventi di arte urbana, che si pongono come la continuazione del “Progetto MurArte”, che in questi anni ha destinato di alcune superfici murarie a interventi artistici.

“Il progetto Murarte, presentato ufficialmente nel 1999, nasce principalmente, dall’esigenza di affrontare due diverse tematiche urbane: da una parte, l’esigenza di agire nel riconoscere alcune realtà artistico-giovanili spesso sconosciute e clandestine, ma che nascondono una forte potenzialità di espressione e creatività; dall’altra, la necessità di attivare nuove iniziative a basso costo per combattere il degrado fisico di alcune parti della nostra città migliorandone la percezione”. Come ricercatore del C.I.R.C.E. (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) dell’Università di Torino ho condotto, per conto del Settore Politiche giovanili della Città di Torino, una ricerca scientifica sul progetto MurArte e il graffittismo metropolitano, i cui risultati sono stati in parte presentati il 5 novembre, in un convegno realizzato in concomitanza con il festival “PicTurin”, dal titolo “Dal segno metropolitano al graffittismo artistico”. Con questo post vorrei rispondere alle perplessità di alcuni cittadini, con cui sono entrato in contatto e che si domandavano il perchè istituzionalizzare il fenomeno e non limitarsi a combatterlo con la repressione, affermando che:

1) la graffiti art è ormai un fenomeno artistico globalmente diffuso con una certa rilevanza estetica, economica e sociale, perfettamente integrato nel sistema dell’arte;

2) le opere realizzate dai giovani artisti (selezionati attraverso un bando internazionale) possono piacere oppure no, ma sicuramente non sono di pessimo gusto, lo sono certamente meno di certa pubblicità cartellonistica o dei muri grigi delle nostre periferie dormitorio, e concorrono alla riqualificazione artistica della nostra città;

3) che non basta “più vigilanza e repressione” per avere muri più puliti in una città, ne è la dimostrazione il risultato conseguito dalla città di Torino che, spendendo quasi 200 mila euro in 10 anni (20 mila euro circa all’anno) con il progetto MurArte contro i circa 3 milioni di euro spesi dalla città di Milano negli ultimi 3 anni in controlli e ripulitura dei muri, riesce a ridurre pressoché ai minimi termini l’impatto del vandalismo da graffiti sul tessuto urbano.

Questi motivi, sinteticamente esposti, parrebbero sufficienti a promuovere un’iniziativa dell’amministrazione pubblica, che ha prodotto risultati di limitazione/estinzione del vandalismo da graffito ed è riuscita, al contempo, a produrre, anche grazie questo progetto, una riqualificazione estetica del tessuto urbano di una certa entità e qualità.

A meno che il richiamarsi a un certo “paesaggio” e a una certa “architettura della città” (quale quella barocca, quella novecentesca o quella delle periferie dormitorio?) che verrebbero “deturpati”, non sia solo il modo per richiedere ideologicamente più repressione?

Forse bisognerebbe apprezzare di più i tentativi delle amministrazioni pubbliche di incanalare e istituzionalizzare un fenomeno giovanile come il graffiti/writing, evitando che rimanga controcultura e vandalismo, lasciando perdere i grigi muri in tinta unita e apprezzando di più le piogge di colore.

PicTurin – Torino Mural Art Festival

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 20-11-2010

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PicTurin Festival è un grande evento internazionale di arte murale, che ha contribuito alla riqualificazione di alcune aree di Torino coinvolgendo artisti nazionali e internazionali. PicTurin, ha portato a Torino artisti come Aryz, Dome, Grito, Morcky, Nychos, Roa, Sague, Sat, Spok, Zedz, Xtrm, solo per citare quelli internazionali.
La città, dal centro alle periferie, è stata travolta da un’onda di colore e immagini su una decina di pareti cieche e altri spazi cittadini, per un totale di oltre 3.500 mq di superfici murali dipinte.

Per vedere la galleria di immagini delle opere realizzate clicca qui.

Per vedere gli artisti clicca qui.

Scrivere e ri-scrivere la città. MurArte, il graffiti/writing e il muralismo artistico.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Lo spazio della Polis | Posted on 20-11-2010

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Le città sono testi sottoposti a processi di scrittura e riscrittura, che mettono in scena le evoluzioni sociali, politiche e storiche attraverso processi di senso e significazione in grado di raccontare la storia degli spazi urbani, delle comunità che in esse vengono ospitate e delle avventure dei fenomeni antropici che li percorrono.

La pratica di scrittura urbana è sempre pratica del potere, di poteri egemonici o di contro-poteri subalterni, è storia di conflitti e di appropriazione dello spazio da parte degli attori singoli o associati. Ogni spazio antropico è infatti prodotto da attività di linguaggio che in qualche modo spazializzano lo spazio, trasformando l’ambiente in un mondo abitabile e abitato. Il processo di segnatura urbana è un processo di enunciazione e scrittura capace di “monumentalizzare” le pratiche umane. Per quanto effimero, un gesto di scrittura urbana ha infatti una vocazione “monumentale” in quanto si propone, attraverso pratiche di scrittura e riscrittura, di disegnare una realtà sociale in modo da fare emergere i posizionamenti di gruppi sociali al suo interno istituzionalizzando gerarchie di potere e fruibilità del testo urbano.

Un esempio tra tutti la toponomastica che scrive sui muri delle città i nomi eccellenti della storia. Nomi che diventano elementi di un racconto capace di produrre un’identità storica, che nominando le strade narra percorsi di un immaginario enciclopedico capace di presentarsi come una semantica (ciò che può essere detto è pensato della propria narrazione storica e sociale) della rappresentazione della vita associata, organizzata attorno agli elementi utili a vivere e usufruire del tessuto urbano.

In questo caso, la periferia o il centro di una città saranno delimitati dai nomi di battaglie, re, principi, artisti, pensatori o uomini politici che avranno concorso a istituire uno spazio sociale e una comunità, e i nomi che caratterizzano la viabilità cittadina cambieranno al seguito di eventi storici più o meno traumatici. La caduta di un regno, di un regime o l’instaurazione di un altro, porterà alla cancellazione e all’imposizione di nuovi nomi o alla loro permanenza e le stesse città potranno mutare i loro nomi in base ai mutamenti politici e sociali: la caduta dell’Unione sovietica ha portato, per esempio, alla scomparsa di Stalingrado e Leningrado o ancora le piazze che ospitavano, durante il ventennio fascista, le sedi del potere possono prendere, come a Torino, il nome del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) dopo la fine del regime.

L’attività di scrittura e riscrittura urbana non è però solo pratica del potere e delle istituzioni, che con essa segnano lo spazio, indicando gerarchie e disegnando il tessuto urbano, è anche attività sub-culturale o antagonista come nel caso del graffit-writing.

Il graffiti-writing è infatti un fenomeno dalle origini sub-culturali (il ghetto newyorkese), che si è fatto fenomeno globale e interno al sistema dell’arte, che si presenta inizialmente come una pratica di ri-scrittura e ri-appropriazione del tessuto urbano da parte di una comunità di esclusi per poi diventare street art, un fenomeno di appropriazione artistica negoziata del tessuto urbano.

L’antiamore

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica nazionale, Teoria e critica filosofica | Posted on 12-11-2010

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In questi giorni di politica urlata e spiata dal buco della serratura, tra minorenni, merda lanciata sul ventilatore e atmosfera da fine dell’impero, mi sembra utile postare questo articolo (L’antiamore di Cristian Raimo), sperando sia utile per aprire a qualche riflessione sul dopo Berlusconi, con la consapevolezza che il dopo Berlusconi non sarà probabilmente de-berlusconizzato.

Facciamo un’ipotesi. Immaginiamo che nei prossimi tempi venga fuori un video. Venti minuti che ritraggono un rapporto sessuale di Berlusconi con qualcuna delle sue ragazze pagate. Non si sa chi l’ha fatto, non si sa chi come è arrivato alla tale redazione, non si sa se c’è un ricatto dietro… Le reazioni sarebbero ovviamente clamorose. L’opposizione, i giudici, i giornali, l’opinione pubblica, la Chiesa, chiunque: quello che succede ogni volta elevato all’ennesima potenza. E mettiamo che nel video si veda – come per uno qualsiasi dei tanti filmati che vengono caricati ogni giorno su youporn – un Berlusconi che goda e faccia godere questa ragazza, scherzi, mosse da macho, parolacce, sculacciate, pose erotiche: una scopata come tante. Ma mettiamo ancora che il giorno dopo, Berlusconi invece di dimettersi da ogni ruolo pubblico, di nascondersi sommerso dalla vergogna, di ammettere di avere avuto un comportamento dissoluto, di essere ormai incontenibile, o di essere malato addirittura; ancora una volta rilanci e dica: “Avete visto, ho settantacinque anni, e mi faccio minimo una donna al giorno”. Dichiarazioni indignate, manifestazioni in piazza, scomuniche. Potrebbe esserci un rimpasto di governo. Un rimescolamento politico globale. Elezioni. Campagne moralizzatrici. Eccetera. E poi? Altri video. Dichiarazioni a gò gò. Sputtanamenti incrociati. Una sessuopoli che coinvolge politici e vari e eventuali. E poi? Ossia. È davvero questo che stiamo aspettando? Una scena orgiastica terminale che ci faccia veramente dire basta a questo tardo impero prolungato oltre ogni limite? E se invece il sentimento di massa fosse l’opposto di quello che pensiamo ci accomuni? E se gli italiani non volessero (come auspicava Vendola nella sua videolettera) un paese più sobrio, e rispetto a un video del genere, alzassero invece le spalle, o provassero anche un po’ di arrapamento, o di invidia – come di fronte alle foto di Ruby o di Nadia Macrì postate con grande dovizia sui siti diRepubblica.it o del Corriere.it, dicessero: “Sorca questa”. Così, senza vergogna.