Una proposta europea di riforma elettorale per l’elezione del Parlamento Europeo.

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Politica internazionale | Posted on 29-08-2010

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La percentuale dei votanti alle ultime elezioni europee è calata a livelli preoccupanti in mancanza di un convincente e coinvolgente messaggio agli elettori. Il sistema dei partiti politici dell’Unione è oggi un raggruppamento informale mentre c’è necessità di una disciplinata struttura di collegamento. Il primo passo è stato fatto con il riconoscimento dei partiti nel Trattato di Maastricht. Il secondo è stato il Regolamento concernente il finanziamento dei Partiti Politici Europei e delle loro Fondazioni. Una opportunità che non può essere perduta al fine di realizzare l’europeizzazione della sfera pubblica e del sistema dei partiti.

Alcuni euro-parlamentari liberali sostengono l’iniziativa di una lista trans-nazionale per il prossimo rinnovo del PE.

Il parlamentare europeo Andrew Duff, inglese e convinto europeista, ha presentato una proposta di riforma elettorale, di cui è relatore e della quale elenchiamo i punti principali:

Voglio ricordare la dignità di mio padre operaio

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis | Posted on 19-08-2010

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Posto questa bella nota di Luca Mazzuzzo perché credo sia importante, in questo periodo in cui molti fanno a gara per denigrare il lavoro e la sua dignità, ricordare il valore del lavoro e la dignità dei lavoratori per chiunque si definisca di sinistra. Per me socialismo è una parola che odora della stessa dignità di un operaio….

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010,  su La Stampa di Torino, ho letto l’editoriale del Professor. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal professor Mario Deaglio a Radio 24 tra le 17,30  e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.

Cavour. Una vita diversa dal solito di Claudio Bellavita

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Politica nazionale | Posted on 07-08-2010

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In tempo di festeggiamenti sull’Unità d’Italia e sul suo 150nario, si sentiranno dire molte sciocchezze, in verità abbiamo già cominciato a sentirne: dalle urla scomposte di Bossi, che ha già cominciato a inveire contro l’Unità con i terroni, al rimpianto dei meridionali per le loro riserve auree e i bilanci in pareggio; dalla rivalutazione dei Borboni alle scempiagini sulla superiorità padana o papista .

Volendo dare un piccolo contributo alla discussione, sin modo un po’ più serio, postiamo questo piccolo saggio dell’amico e compagno Claudio Bellavita. Buona lettura.

Cominciamo dall’anagrafe: quello che tutti chiamano Camillo di Cavour, e che così si firmava, tecnicamente era Camillo Benso dei marchesi di Cavour, conte di Isolabella.

I Benso erano una antica famiglia di banchieri di Chieri, che già alla fine del 1200 si nobilitarono acquistando con altre 4 famiglie dal vescovo di Torino la signoria di Santena (che era un acquitrino). ne nacque un ramo cadetto, i Benso di Ponticelli (un pezzetto di Santena), che ebbero maggior fortuna e si comprarono prima la contea di Isolabella poi il marchesato di Cavour . Si dice che il secondo marchese abbia reso un importante servizio al Duca Carlo Emanuele II, sposando una sua amante francese, la Trecesson, che metteva le corna al ducale amante con il suo comandante delle guardie, che aveva il palazzo contiguo al suo, passando attraverso un armadio forato. Il tutto avveniva dove c’è adesso il San Paolo, dove di armadi forati non dovrebbero più essercene..

Il ramo principale, che solo nel 700 acquistò il titolo di conti di Santena, si estinse poco dopo, e iCavour acquistarono i loro diritti.

Infine, se Camillo avesse messo su famiglia, avrebbe potuto provvedere anche a suoi eventuali rami cadetti rivendicando  il titolo di conte connesso alla tenuta di Leri, che di fatto gli spettava. Ma, restato scapolo, non si venne mai a una divisione dei beni con il fratello Gustavo.

La famiglia, che si era piuttosto mal ridotta ai tempi del bisnonno Michele che mise al mondo ben 16 figli, di cui 8 figlie, tutte da dotare, si tirò su grazie al matrimonio del primogenito Filippo con Filippina di Sales, ricca ma soprattutto intelligente amministratrice, oltre che di idee molto avanzate per l’epoca, nonostante la parentela  con San Francesco di Sales. Fu la cosa migliore che fece il nonno di Cavour, che non doveva essere un’aquila visto che nell’esercito non andò mai oltre il grado di capitano mentre un suo fratello cadetto divenne generale.

Un decennio vissuto da leader e da premier

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 01-08-2010

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Pubblichiamo un articolo dell’amico e compagno Aldo Garzia sul decennale di Zapatero leader e capo ci governo.

Zapatero, a sorpresa, è stato eletto segretario del Partito socialista spagnolo nel 2000. Poi ha vinto le elezioni politiche del 2004 e del 2008, rendendo più democratica e solidale la Spagna grazie alla messa in pratica dell’idea del “socialismo dei cittadini”. Da due anni il premier di Madrid fa però a pugni con la crisi economica. Ma nella festa per il decennale da segretario ha avvertito amici e nemici: «Non mi arrendo, ho voglia di combattere». Di lui aveva detto D’Alema: «È un fenomeno effimero»

di Aldo Garzia

Lunedì scorso 26 luglio, nella storica sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, si sono svolti i festeggiamenti per celebrare i dieci anni trascorsi da quando José Luis Rodríguez Zapatero è stato eletto segretario. Cerimonia sobria, come è nello stile del leader socialista. Invitato tutto il gruppo dirigente del Psoe e del governo, poi un discorso di poco più di venti minuti in cui Zapatero è tornato a sfoderare la grinta e l’ottimismo che gli sono abituali per ribadire l’impegno a fronteggiare la crisi economica in cui si è impantanata la Spagna (il video dei festeggiamenti si trova su internet: http://psoe.es/zapatero10/). Gli occhi gli sono diventati lucidi nel rivedere le immagini del Congresso che lo elesse leader nel 2000 e poi quelle delle due consecutive vittorie elettorali nel 2004 e nel 2008. La prima conferenza stampa da premier la concluse con una frase che resta un impegno: «Le responsabilità politiche non mi cambieranno». E in questa piccola cerimonia le prime parole di ringraziamento le ha rivolte a José Bono, oggi presidente del Parlamento, che nel 2000 batté ai voti per diventare segretario del Psoe.